Se avessi votato al referendum, avrei votato sì.
Le discussioni su quanto sarebbe pericolosa la legge elettorale che uscirebbe con una vittoria dei sì sono abbastanza inconcludenti, se non altro perchà questa legge elettorale è già una schifezza assoluta, sia perchè la legge che verrebbe fuori avrebbe breve vita, sarebbe modificata prima delle prossime elezioni. Mentre, se vincessero i no, sarebbe una conferma di una legge porcata, e questa argomentazione vale in buona misura anche se non si raggiunge il quorum: evidentemente la legge non è una legge cattiva, se gli italiani non hanno sentito la necessità di abrogarla.
Perchè queste parole saranno quelle che la Lega (la guardia pretoriana di Berlusconi, per usare una felice espressione di D’Alema: ogni tanto gli capita) dirà il giorno dopo il mancato quorum; e non sarà certo un’opposizione ancora debolissima a poter decidere di discutere di legge elettorale. Quindi, se non si raggiunge il quorum, la prossima volta voteremo ancora con questa legge, che alle segreterie di partito piace moltissimo (non a caso, i partiti sono quasi tutti schierati per il no o l’astensione, con l’eccezione del PdL il cui elettorato ha una forte tendenza all’astensione a meno che non venga mobilitato, e non è questo il caso).
Non vale manco l’argomentazione principale di chi dice di votare no, ovvero che in questo modo un partito minoritario potrebbe ottenere una maggioranza schiacciante: già adesso è così, poi se uno vuole baloccarsi a pensare a delle alleanze da Sinistra e Libertà all’UDC forgiate dal sacro fuoco dell’anti-berlusconismo non sta facendo i conti con la triste realtà.
Penso peraltro che il referendum fallirà, anche in modo pesante, credo anzi che sarà l’ultimo referendum dell’Italia democratica, e per un bel pezzo. Poi che sia l’ultimo dei referendum di un regime ancora democratico, o l’ultimo atto di un regime democratico morente, ognuno se la può vedere a modo suo, il mio pessimismo l’ho già scritto.
Anzi, per molti aspetti avrei votato sì proprio per favorire questa concentrazione di poteri, ulteriore, in modo tale da favorire lo spurgo: in me alberga una certa quota di spirito marxista che ogni tanto si fa avanti.
Ma, come detto, non voterò per il referendum, sarò fuori Roma. Per un motivo molto bello, che si potrebbe riassumere nel fatto che la vita è tutto quello che ci succede mentre siamo impegnati a fare altro.
Su qualche blog, non mi ricordo quale e mi spiace, ho letto di un interessante parallelismo storico: l’imperatore Tiberio, morente, venne ucciso dalla stessa guardia pretoriana, che voleva evitare una diarchia e liberarsi anche di un leader che non era stato particolarmente amato. Gli subentrò Caligola, quello che fece senatore un suo cavallo.
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