Solidarietà tra persone

Oggi ho fatto male una cosa, cioè mi sono messo a sentire Servizio Pubblico. Non è il programma in sé, o forse sì, ma è sentire il livello a cui è scesa la politica italiana e la società che ci sta dietro.

Comunque, in tutto questo ho sentito il servizio su quella persona di Vittoria, provincia di Ragusa, che s’è dato fuoco perché non aveva i soldi per poter pagare un debito che aveva, cosa che l’ha portato a perdere la casa. La figlia ha smesso di fare l’università, non aveva i soldi per studiare, e la moglie, nonostante sia malata, sta in ospedale vicino al marito, sperando che si salvi.

Hanno detto che c’è un conto corrente per aiutare questa famiglia. L’ho cercato sul sito del comune di Vittoria, si trova lì.

Ora lo so che ce ne sono altri mille che stanno così, ora lo so che c’è tutta l’arbitrarietà possibile nel decidere quale caso finisce in televisione e quale no, e che quindi fare beneficenza è una scelta, se volete, arbitraria. Però a parte il dramma che rimane in sé, a parte la solidarietà in sé, a parte tutto questo, credo che il messaggio da dare sia che noi italiani no, noi non accetteremo di essere divisi tra una parte e l’altra per consentire a chi ruba e malgoverna di continuare a rubare e malgovernare.

Come Berlusconi si salverà

Diciamo che il problema di Berlusconi è come scampare dalle condanne che si stanno accumulando, questa è la sua preoccupazione principale e questo sarà il suo unico criterio di azione nei prossimi mesi. Proprio a partire da questo criterio, anzi da questa premessa razionale, viene subito fuori che il governo non è destinato a cadere, visto che è l’unica posizione di potere che per ora detiene insieme al PD, e visto che farlo cadere non porterebbe certo alla sospensione dei processi, delle condanne o delle interdizioni, anzi renderebbe più facile la nascita di un governo o senza il PDL (ma con il M5S) o anche senza Berlusconi, cose che ovviamente Berlusconi non può preferire alla situazione attuale.

Allora cosa si può fare? La cosa più assennata da fare è una bella riforma costituzionale, anzi una riformona, ben escogitata per far contento il PD ed essere non digeribile al M5S. Questo perché, una volta che la riforma sarà stata discussa e concordata con il PD, questo partito si troverà a dover scegliere se farla passare o lasciarla cadere. Per farla passare, a quel punto, non potrà che contare sul sostegno del PDL, che sarà graziosamente fornito in cambio di un salvacondotto per Berlusconi (ottenibile tramite una bella amnistia che risolverebbe un sacco di guai in casa PD, a cominciare da quel Penati che gli sta tanto a venire voglia di parlare, e tacciamo di MPS). A quel punto, quindi, il PD potrebbe presentarsi ai suoi elettori e dire quello che oggi non ha il coraggio di dire, e cioè che vuole salvare Berlusconi per salvare sè stesso, ma potendo presentare la cosa con la graziosa confezione della riforma istituzionale: compagni, vi pare che ormai che abbiamo ammodernato lo Stato, ci lasciamo bloccare da una vicenda personale? Il PD non potrebbe contare sui voti dei M5S, perché la riforma non sarebbe di loro gradimento, e dovrebbe per forza ingoiare l’amaro boccone dell’amnistia (che poi, appunto, tanto amaro non sarebbe).

Per far questo, è meglio una Commissione Bicamerale per le riforme; visto il precedente negativo di quella presieduta da D’Alema, si troverà un agile sostituto.

C’è poco da fare, Berlusconi conosce benissimo i suoi polli, e sa come fargli credere, per l’ennesima volta, di stare a fare un accordo a loro favorevole, quando invece avrà tutto quello che vuole. Un (presunto) togliattiano come D’Alema già gongola all’idea di un accordo di questo tipo.

Casa

Casa è il posto dove ti dicono: “Ti amo”.

Sulla durata del governo

I. Con circa il 25% dei voti, il PD ha preso il 55% dei seggi alla Camera. Per ripetere questo exploit, dovrebbe succedere che vinca le elezioni, e che le elezioni si svolgano con questa legge elettorale. Si tratta di due ipotesi poco plausibili, e questo vuol dire che per oltre la metà dei deputati del PD la rielezione non è possibile. Quei seggi sono quindi in vendita, anche considerate le condizioni del partito (se ancora esiste) e quindi questi parlamentari sono pronti a sostenere qualsiasi tipo di governo.

II. I deputati del M5S danno segni di insofferenza crescenti verso Grillo, anche su una cosa su cui il comico ha ragione da vendere: se ti sei impegnato a farti rimborsare solo le spese, allora prima le documenti e poi prendi il rimborso, senza prendere tutto il massimale possibile. E’ un principio ovvio, io quando sono in trasferta ho 50 euro per il pasto ma non è che mi danno 50 euro, poi mi prendo un panino da McDonalds e mi tengo la differenza. Il fatto che ci sia questo contrasto indica che qualcosa di ben più profondo va smottando, e se questo avviene su un tema così lineare e semplice, c’è da pensare sulla tenuta del movimento stesso.

III. Berlusconi può strillare quanto vuole dicendo che minaccia le elezioni, e se il PD non fosse un partito di fregnoni gli chiederebbe di vedere il suo bluff. Perché, se questo governo cade, Napolitano sarà costretto – da Costituzione – a verificare se non se ne possa fare un altro, che sarebbe un governo tra PD e M5S, perché per i punti precedenti il PD voterebbe qualsiasi cosa, e il M5S quasi pure. L’alternativa a questo scenario sarebbero sì le elezioni, forse pure vinte da Berlusconi, ma poi me lo voglio vedere a governare questo disastro economico: rende molto di più promettere e intestarsi la battaglia sull’IMU, che non doversi poi sporcare le mani.

IV. Letta è accorto e furbo, anche perché sa che nel PD la sua carriera politica è finita. A D’Alema hanno fatto pagare il suo governo con Mastella, che a confronto era una delizia di composizione politica, dubito che ad Enrichetto faranno passare l’alleanza con Berlusconi. Forse, se riesce a durare alcuni anni, e a sistemare l’economia, forse, dico forse, se ne può parlare.

Ricordando Federico Zeri

Diceva Federico Zeri che se gli italiani fossero consapevoli del loro passato, farebbero la rivoluzione per liberarsi della classe politica che li governa.

Oggi, nella morte di Giulio Andreotti, le parole di Zeri risuonano ancora per quello che sono: parole dolorosamente eterne.

Il TG2, parlando della prolifica produzione letteraria di Andreotti (tutta roba, sia detto, assai mediocre, buona giusta a riempire le pareti di quella volgarotta piccola borghesia romana buona solo a leggere Il Tempo) ha detto che la sua serie dei Visti da Vicino (in cui il senatore a vita tracciava i profili di vari uomini politici conosciuti personalmente) ne ha fatto il Vasari della politica.

Appunto, nelle Vite di Vasari si parla di, e cito alla rinfusa, Cimabue, Giotto, Donatello, Brunelleschi, Antonello da Messina, Piero dalla Francesca, Botticelli, Leonardo da Vinci, eccetera, eccetera, eccetera.

Giotto, Donatello, Leonardo da Vinci.

Le parole di Federico Zeri sono atrocemente attuali.

Questo paese ha perso se stesso, e non si ritroverà se non con un trauma violento.

Alcune considerazioni sulla lieta giornata odierna

I. Dei quattro principali partiti italiani, nessuno di questi può essere per davvero considerato un partito. Uno è un partito padronale, uno è un agglomerato di tre o quattro grosse correnti (a loro volta divise in sotto-correnti), uno per definizione è un non-partito, l’ultimo è una lista civica che non riesce a sintetizzare niente.

II. Questa situazione è destinata a perdurare per i prossimi anni.

III. Le proteste dei cittadini, sia nelle piazze virtuali che in quelle reali, contro la porcata dell’elezione di Marini, sono state dovute anche dal fatto che tutti noi sentiamo come il Presidente della Repubblica sia una figura che interviene già molto nella vita politica, e per i punti I e II interverrà sempre di più, con un ruolo di supplenza e di garanzia, in particolare verso l’Europa.

IV. Quindi, noi siamo già in una repubblica semi-presidenziale: così la vivono i cittadini, così la subiscono i partiti, così si comporta l’Europa e in generale tutti gli alleati.

V. Quindi, la prossima riforma istituzionale dovrà essere una riforma semi-presidenziale, per prendere atto di una realtà di fatto e per evitare che una pericolosa Costituzione materiale si sovrapponga e si sostituisca a quella formale senza garanzie e meccanismi di controllo.

Piccola aggiunta: la strategia suicida di Bersani è del tutto inspiegabile per quello che si sa. Dopo un mese e mezzo di corteggiamento al M5S, decide di buttare tutto per aria, di sfasciare il partito e di distruggere la propria segreteria per nessun motivo noto. Ci saranno dei motivi non noti, allora. Io sarei proprio curioso di sapere se non ci sia stata una qualche reciproca assicurazione sulle vicende giudiziarie che colpiscono i due partiti, perché ormai sospetto che da Siena, per la vicenda MPS, comincino a tintinnare le manette.

Il Partito Disgustoso

Il Partito Disgustoso (PD) ha deciso di votare un vecchio sindacalista, talmente svalutato che addirittura i suoi corregionali abruzzesi hanno preferito votare il PDL, facendo eleggere Scilipoti, piuttosto che vederlo di nuovo a fare inciuci al Senato.

Il Partito Disgustoso (PD) ha deciso di chiudere la porta in faccia a Rodotà, una persona perbene, capace, che conosce Internet e le sue implicazioni come pochi altri, che è di una specchiata onestà.

Il Partito Disgustoso (PD) ha fatto tutto questo pur di non fare un accordo con il M5S, e ansioso invece di fare una bella tresca con Berlusconi, così per evitare di occuparsi di questioni come l’antitrust e il conflitto di interessi, e per invece normalizzare la magistratura, sia mai che indagassero sul Monte dei Paschi di Siena per davvero.

Il Partito Disgustoso (PD) deve essere assolutamente distrutto, ridotto a pezzi e i suoi dirigenti cacciati da ogni incarico, a cominciare da Bersani che, lo dico, mi fa profondamente schifo, ha fatto tutta una battaglia per salvare la sua poltrona, con l’assoluta miopia di chi non ha capito che così, con questa scelta disgustosa, ha favorito la distruzione del sistema politico attuale e ha messo a rischio l’intera tenuta sociale della Nazione.

Milena Gabanelli for President

Se il PD fosse un partito di sinistra, se fosse un partito contro gli sprechi, se fosse un partito che vede alla parte migliore della società italiana con cui rispettosamente dialoga, se fosse l’erede di quei comunisti e della loro superiorità morale, se fosse in grado di andare ben oltre i proclami di bandiera sulla diversità, se non temesse le indagini su Penati e Tedesco, se fosse pronto a sfidare il rinnovamento, allora il PD voterebbe in massa Milena Gabanelli presidente della Repubblica. Poi, agli inevitabili strilli di Berlusconi, farebbe semplicemente spallucce, perché lo avrebbe consegnato alla storia, visto che se si andasse poi alle elezioni il PD prenderebbe almeno il 40% dei voti. E anzi correrebbe il rischio di fare il governo con il M5S.

Invece, il PD voterà Amato, un uomo che, come dice chi lo conosce bene, ha un buco al posto del cuore. Lo farà (o lo farà votando qualcun altro) solo per perpetuare il proprio gruppo dirigente. E il risultato è che verranno, giustamente, distrutti.

Su Facebook e l’esperimento fallito

Negli ultimi mesi mi sono messo di impegno a cercare di cavare qualcosa di buono da Facebook.

L’iscrizione è avvenuta perché alcuni miei amici (e molti conoscenti) sono presenti solo lì sopra (non c’è stato verso di convincerli ad avere un blog, o almeno a leggere questo con costanza, e dire che molti di questi sono stati usenettari di quelli tosti) e allora era quello il modo di poter rimanere in contatto, anzi di riprendere i contatti che si sono allentati durante gli anni. Allo stesso modo, ho visto come il mondo gay e non gay napoletano passa da lì, quindi se volevo partecipare ad una pizza o ad una escursione non potevo che stare là sopra.

Per questo, per le pizze, Facebook è ottimo. Per tutto il resto è proprio un disastro, innanzitutto sociologico. E’ del tutto impossibile fare una discussione minimamente interessante o stimolante via Facebook, e questo perché è proprio il sistema a non essere adatto. Non tanto per un motivo tecnologico, ma per una questione che mi sono convinto sia strutturale e quindi irrisolubile. Il problema è che, su Facebook, quando tu scrivi una cosa questa finisce nella bacheca degli altri, cioè finisce a casa loro. E quindi o non dici niente di particolarmente profondo, oppure sei almeno fuori contesto, se non molesto, se non gradito. Su un blog, sei tu che scrivi a casa tua, e chi ti legge – bontà sua – almeno decide di farlo e ti viene a cercare.

Facebook va benissimo per pubblicare un certo tipo di contenuti, tipo le foto di gatti in posizioni buffe, e la quantità di messsaggi di questo tipo è talmente alto che è inutile cercare di dire qualcosa di diverso.

Poi, tutto questo, per tacere del fatto che c’è un sacco di gente che usa Facebook senza che abbia gli strumenti culturali per capire cosa sia la comunicazione mediata da un computer, come si svolge e che regole ha.

Decisamente, essendo questo circa il quattordicesimo anno in cui mi trovo a dover spiegare il significato delle faccine, e il perché si usino e come si usano e come consentono di dire cose anche forti che quindi forti non sono, e sentirmi rispondere che no, non è che con le faccine si possa dire tutto, ecco diciamo che al quattordicesimo anno scopro, laicamente, di essermi rotto i coglioni dei niubbi e della loro inutile e già vista insolenza. Solo che su USENET, i niubbi erano in minoranza e venivano bastonati per il loro stesso bene (anzi, pure io lo sono stato e ringrazio i bastonatori, a distanza di decenni), invece su Facebook che vuoi fare? è la loro casetta in cui possono dire quello che vogliono e anzi se provi a dirglielo è pure peggio.

Devo dire che non tutti i social network sono così, di sicuro Google+ è un altro pianeta, perché su Google+ hai la possibilità di leggere contenuti interessanti di persone che non conosci (ci sono poche foto di gatti in pose buffe, per dire) mentre su Facebook puoi partecipare alla rimasticata di cose che alla fine perdono qualsiasi valore.

Così, proverò a tornare a scrivere qui con più frequenza e convinzione, e lascerò Facebook alle discussioni sulle pizze, i gatti e l’indignazione da società civile. Poi sì, se scrivete lì sopra ci sentiamo e parliamo pure, ma i miei contenuti sono destinati a ridursi. E di sicuro non metterò le mie foto delle vacanze su Facebook, è un tipo di pornografia che non mi si addice. Giusto quelle due o tre per la citazione, ma gli album di duecento fotografie ho intenzione di risparmiarmeli.

Ho letto, in questi giorni di pensieri, una frase che ho rimasticato (ma che comunque non è mia), e che dice che la televisione, inventata per combattere la noia, è in realtà una grande fonte di noia. Allo stesso modo, i social network, inventati per combattere la solitudine, rendono le persone che li usano più sole. non l’intenzione che ho quando uso un computer per condividere i miei pensieri.

Cogli la differenza

Le scale che portano a casa mia, e quelle che portano invece a casa del mio ragazzo, hanno molte differenze.

Sono differenze che nascono sopratutto dall’essere state costruite a due secoli e mezzo di distanza. Quelle del mio palazzo sono scale antiche, in piperno, con i soffitti a botte alti quattro e più metri, dei corrimani da ambo i lati, e sono tutte diverse. Piano per piano, non ci sono mai due piani uguali, perché in ognuno si affacciano porte diverse, diversamente disposte, che portano ad appartamenti tutti diversi. Al primo piano, c’è poi una scaletta che si dirama per andare ad un appartamento costruito di lato, che si affaccia e si appollaia sul cortile interno, poi al secondo piano le scale più antiche lasciano spazio a quelle un po’ più moderne, che sono infatti più ripide e meno lise. In tutto questo, ogni metro di queste scale rappresenta stratificazioni, interventi, modifiche e correzioni apportate da appunto duecento e passa anni. Sono scale che hanno digerito tutto, hanno retto a più terremoti e ai bombardamenti, insomma sono fatte per durare.

Le scale che portano a casa del mio ragazzo sono invece scale moderne. Hanno una bella ringhiera da un solo lato, sono ben pulite e fatte di quel marmo lucido che si pulisce facilmente, larghe quanto basta per farci passare una persona, e gelosamente custodite dai condomini. Sono proprio le scale che potete immaginare di trovare in ogni casa e in ogni palazzo.

Ma la differenza vera, profonda ed autentica tra tutte queste scale, è una cosa che potete trovare a Napoli e da qualche altra parte, e che sfugge al calpestatore distratto.

Ogni rampa delle scale “nuove” è fatta di 10 gradini, del resto abbiamo una base decimale.

Ogni rampa delle scale “vecchie”, è fatta da 13 gradini.

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