La notte d’arte del Centro antico di Napoli: una cosa proprio brutta

Ieri c’è stata la notte bianca del Centro antico di Napoli (che non è il centro storico sotto un altro nome, sono proprio due aree diverse: il Centro storico è la zona dei Quartieri Spagnoli, risale al XVI secolo, mentre il Centro antico è la zona dei decumani, e risale a circa il V secolo A.C. Quando vedete i presepi di San Gregorio Armeno, state vedendo il Centro antico).

Questo è stato il programma, che mi ha sommamente indispettito.

Non c’è niente, ma dico niente, che abbia qualcosa a che fare con l’arte e con la sua valorizzazione. Le chiese e i musei aperti sono strutture che sono sempre e già aperte. Le poche visite guidate sono quelle che già si fanno ogni normale Sabato. Non c’è una tra le chiese del Centro antico che sono di solito chiuse o difficilmente visitabili che sia stata aperta per l’occasione. C’è solo molto desiderio di fare soldi con i gonzi, per cui viene aperta S. Chiara ma non certo il chiostro (grazie al cazzo, quello se lo vuoi vedere lo paghi) e la Cappella S. Severo non è certo visitabile gratis, ma solo con lo sconto (grazie due). Poi per il resto la mmmusica perché la ggggente vuole sentire la mmmusica e poi deve mangiare con il cibo da strada, perché ovviamente al Centro antico di Napoli non esiste il cibo da strada, è una cosa inventata per l’occasione.

Cortesemente, andate affanculo. Voi e quelli che si sono infilati in questa ignobile calca (per i napoletani: ho visto foto sotto S. Chiara dove c’era la stessa quantità di gente a S. Gregorio Armeno l’otto Dicembre).

Ripeto, affanculo. Non vi meritate questa città, non vi meritate le sue bellezze, avete una idea disgustosa di cosa sia l’arte e la cultura, un modo per vendere paccottiglia cinese e cibi di qualità scadente a delle sacche ambulanti (non esseri umani) che avranno camminato in mezzo alla folla senza capire dove erano, cosa stavano vedendo e quale era la storia dei posti in cui eravate. State in una zona in cui ogni sasso e ogni pietra raccontano secoli di storia e siete in grado di andarla a vedere quando c’è la Notte Bianca, perché c’è la mmmusica.

Sapete che vi dico? Che se poi ci scappa la sparatoria, è giusto che sia così, in fondo siete popolo bue e andate trattati da animali, quando ce ne sono troppi bisogna fare la razzolata.

La crisi greca e il Presidente italiano

Quale è lo scopo di uno Stato? Verrebbe da dire quello di garantire e tutelare la sicurezza dei suoi cittadini, liberarli dal bisogno, dare una società giusta dove non viga la legge del più forte. Se è così, la perdita di oltre il 12 per cento della Borsa di Atene, occorsa ieri, è una buona notizia.

La Borsa non perdeva perché c’era qualche improvvisa notizia negativa, ma per le convulsioni della politica greca che deve eleggere un nuovo Presidente della Repubblica; se non ci riuscirà come sembra probabile, si andrà a nuove elezioni dove vincerà la sinistra di Tsipras.

Una sinistra scioccamente indicata come antieuropea dai giornaloni di lor signori, quando invece è la forza più europea di tutte nel panorama greco. Solo che è una forza che non pensa che ci si debba impiccare al debito e che la Grecia, essendo ormai arrivata al 170% di debito rispetto al PIL, debba occuparsi di altre cose prima di pensare di pagarlo visto che, tanto, non può essere pagato.

Per dire, debba dare le cure ai malati di cancro, cosa che oggi non si può fare perché non ci sono i soldi. Oppure che possa aiutare i poveri con una forma di sussidio statale e non debba portarli ad iniettarsi volontariamente sangue infetto con il virus dell’AIDS per poter contare su una pensione di invalidità.

Il problema e la discussione non sono se la Grecia fosse una nazione corrotta e con una economia inefficiente, era risaputamente così e forse si doveva pensare bene se accettarla o meno nell’Euro, ma che oggi, dopo anni di sacrifici che sono stati non lacrime e sangue, magari, ma sangue e morti, si deve decidere se sia così importante pagare il debito oppure destinare i soldi pubblici a poche altre priorità.

Tutto questo ci riguarda decisamente da vicino, non solo per motivi geografici e di vicinanza ideale, cose di cui comunque la penosa politica italiana non sa occuparsi – rendono di più le tangenti al Mose, all’Expo o al Comune di Roma – ma anche perché l’Italia ha un debito che ormai è il 136% del PIL, cioè prossimo ad una soglia di non ritorno: la Grecia cominciò a ballare quando era intorno alla stessa percentuale.

Da questo problema, viene l’identikit del prossimo Presidente della Repubblica che dovrà essere in grado di gestire i rapporti con l’Europa e di garantire per il governo italiano quando si renderanno necessarie scelte difficili come il consolidamento di una parte o di tutto del debito italiano (ricordo che pochi giorni fa S&P l’ha classificato come quasi spazzatura, quindi lo scenario di riferimento è ormai questo).

Gli unici candidati che hanno una rete eccellente di rapporti internazionali ed una conoscenza dei meccanismi dell’economia sono, ad ora, Romano Prodi e Giuliano Amato con, più defilata, Emma Bonino; tutti gli altri appaiono meno capaci e più adatti a fare le belle statuine lasciando fare al governo e alla maggioranza del momento, una cosa che difficilmente i partner europei saranno disposti ad accettare: quando hai un debito, sono i creditori che ti condizionano nelle scelte.

Il doping di #Mafiacapitale

Si osservi la foto qui riportata.

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Si tratta di Teo Mammucari, presentatore televisivo (di cui so punto o poco e sono ben contento così, a volte mi capita di doverlo vedere per motivi sociali e mi lascia del tutto indifferente). Costui è entrato nella vicenda di Mafia Capitale perché ha chiesto ad uno dei capi dell’organizzazione mafiosa un aiuto a procurarsi il GH, un ormone dopante che aumenta la produzione di massa muscolare. Il mafioso gli garantisce che non lo andrà a dire in giro.

Ora, a noi non interessano gli eventuali profili di illegalità di cui si occuperanno gli inquirenti. Non ci interessa se sia normale o meno che uno che in televisione conduce un programma di moralizzazione dei costumi abbia il numero di telefono di un mafioso, che lo chiami, che gli chieda aiuto a compiere un reato, che mostri insomma una certa familiarità. Problemi suoi, forse nel caso del suo avvocato e dei telespettatori che valuteranno la congruità dei comportamenti pubblici e privati.

A noi interessa dire una cosa: caro Teo, con il fisico mediocre che hai, il GH non ti serve proprio a niente. Guarda, sugli ormoni dopanti io ho una posizione molto semplice: non servono a niente, a meno che tu non sia un atleta professionista, che ti guadagni da vivere con il tuo corpo, nel qual caso a fronte di effetti collaterali terribili e possibilmente mortali, danno un vantaggio. Però si tratta di una minoranza esigua della popolazione, gente che comunque va incontro a problemi per quello che fa (lo sport a livello agonistico, qualsiasi sport, è dannoso per la salute) e che per quello che fa guadagna un sacco di soldi. A me, un professionista che si dopa sembra un poveraccio, ma sono abbastanza uomo di mondo per sapere che succede. Aggiungo che, anni di frequentazione di palestre, mi hanno permesso di distinguere a colpo d’occhio chi si allena ed è grosso di suo e chi si dopa, perché li riconosci subito da come si allena, dal fatto che riesce a proseguire nello sforzo fisico anche quando evidentemente dovrebbe aver terminato di farlo (finora, ne ho trovato uno di sospetto dopato, tanto per dire che non è che sia un fenomeno così diffuso, seppure esistente).

Però, torniamo a te Teo, non è proprio il tuo caso. Se tu pensi che prendendoti il GH cresci di massa muscolare compi un errore di logica, confondendo il risultato con la causa. Perchè potrebbe anche succedere che se ti prendi il GH aumenti di massa muscolare, ma ti accadrebbe lo stesso se ti allenassi, cosa che tu chiaramente non fai. Sul serio, non hai la metà della metà della metà dei muscoli di cui avresti bisogno per poter valutare se doparti ti darebbe o meno un vantaggio.

Allora su, capisci da solo che hai pensato e fatto una cazzata e che dalla pubblicazione di questi atti di inchiesta in cui sei finito pure te, sta arrivando un messaggio tremendo a chi va in palestra e non sa valutare come ci si allena, perché si troverà a pensare che sì, il GH fa bene.

Per informazione di chi ci legge, un ciclo di GH costa sui 5-10.000 euro, tanto per ricordare che forse, caro Teo, guadagni più soldi di quelli che ti meriti o che, come diceva Rockfeller, bisogna adorare il capitalismo perché è il modo in cui gli imbecilli vengono privati dei loro soldi.

Recensione: Cloudburst

Il destino dei film di genere GLBT in Italia è quasi sempre quello per cui quello che viene acclamato dalla critica e ha un certo riscontro di pubblico risulta invece abbastanza insignificante per il pubblico gay. Se una eccezione a questo è stata rappresentata da Brokeback Mountain, la regola viene invece spesso confermata, ultimo caso dall’insopportabile La Vita di Adele, che è piaciuto tanto al pubblico non GLBT e alla critica perché se mettiamo due lesbiche sullo schermo allora sì che siamo progressisti, sopratutto se poi se la leccano e si vede qualcosa.

Regola che allora viene confermata per questo bellissimo Cloudburst, la storia di due anziane lesbiche, benissimo rese da Olympia Dukakis e Brenda Fricker.

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Quando Dotty cade da letto mentre scherzava con Stella, la nipote decide che deve essere messa in una struttura che possa seguirla, visto che è sovrappeso e ipovedente. La nipote proprio non arriva a capire che la nonna sia lesbica, con tutto che il marito prova a dirglielo anche esplicitamente.

Allora Stella decide di recuperare Dotty (con uno dei passaggi più divertenti del film) e di andare in Canada, dove le due potranno sposarsi e quindi non essere soggette alla tirannia della nipote. Lungo il viaggio, anche a scopo di destare meno sospetti, rimorchiano per un passaggio fino in Canada un ballerino, interpretato dal belloccio Ryan Doucette.

Il film è quindi un road-movie, tra automobilisti che si scandalizzano per i toni espliciti di Stella (“a me la fica piace bella larga, siete voi uomini che la volete stretta perché ce l’avete piccolo”), gli equivoci tra la famiglia del ballerino e Dotty e tutti i sentimenti e le interazioni tra questa coppia che riesce benissimo sullo schermo.

Un film indovinato e riuscito, forse limitato in una regia e in una fotografia un po’ troppo da serial americano, ma che comunque stacca tante lagne più mainstream.

Voto: 8

Recensione: Due giorni, una notte

I due giorni e la notte è il tempo in cui Sandra (sandrà, è ambientato in Belgio) deve convincere i suoi colleghi a votare perché lei rimanga al suo posto di lavoro, rinunciando al bonus di 1000 euro (annuali, quindi 80 euro al mese, vedi le coincidenze) che il datore di lavoro ha altrimenti promesso loro; in realtà, questi colleghi hanno già votato e lei riesce ad ottenere che votino di nuovo. Il voto è avvenuto quando lei era assente dal lavoro, per una depressione da cui non si è ancora ripresa del tutto e che avrà alcune brutte ricadute anche durante questo fine settimana.

Un film proprio brutto. Brutti gli esterni in cui è girato (finanziato dal governo belga? Si vede proprio che sono anni che lì sono senza governo), nell’umanità rappresentata che è tutta senza speranza, che si attacca a tutto pur di andare avanti, con la protagonista così debole e fragile, spesso inquadrata mentre sta a letto rannicchiata in profonda spossatezza.

Alla fine, quale sarà il riscatto di Sandra? Non dico come va a finire sulla questione del reintegro, dico che lei si dirà “sono felice”. Tutto qui, per un film che vorrebbe essere di denuncia sociale (vorrebbe?) ma rimane solo noioso.

Sinceramente, un buon reportage fatto da Ballarò, diMartedì e simili rappresenta uno spaccato più interessante e, lasciatemi dire, con un qualità di ripresa e fotografia assai migliore.

Voto: 5

La mafia di Roma

L’avevo scritto giusto venti giorni fa, con Marino per sempre e anzi aggiungevo in commento a quest’articolo di Anelli di Fumo: “Capitale marcia, nazione infetta”.

Perché il livello di fogna in cui era arrivata Roma era una cosa che tutti i romani che non volevano far finta di non sapere e di non vedere, vedevano e sapevano benissimo. Che ci  fosse una cupola fascio-mafiosa a gestire la torta, che si comprava non solo gli appalti ma direttamente i rappresentanti politici, che occupava tutte le posizioni di vertice delle municipalizzate romane, che prosperava all’interno di quell’indecenza che è l’Ente EUR (praticamente, una SPA che è proprietaria del quartiere dell’EUR).

Ora, cosa faranno i romani? Già stupisce che da ieri non stiano occupando la piazza del Campidoglio, invocando benedizioni a Marino e proteggendolo anche fisicamente, anche da spezzoni della sua stessa maggioranza.

Con tutti i limiti della sua azione, il sindaco chirurgo è stato l’unico ad opporsi a questa spartizione mafiosa della città, con tutti gli errori perché anche alcuni esponenti della sua maggioranza sono coinvolti, rimane l’unico presidio di civiltà, ed infatti hanno provato in tutti i modi a fargliela pagare.

Chissà quali vibranti denuncie a favore della legalità farà oggi il camerata Augello, ieri tanto preso a chiedere le dimissioni del sindaco per quella storiaccia artefatta di multe stradali: oggi chiederà la pena di morte per Alemanno, immagino, altrimenti dovremmo pensare che non sia un uomo tutto d’un pezzo.

E’ purtroppo vero, come scrisse Barbara Palombelli in un mirabile articolo sul Foglio che non riesco a trovare, che a Roma l’espressione più comune è “c’ho un amico”: c’ho un amico per quella pratica, per quella autorizzazione, in Questura, all’INPS, al giornale, fa il primario. E’ tutto un essere amici di tutti, fottendosene del funzionamento del sistema.

Tanto, se il sistema va a puttane e si sfascia, se Roma si trova con dodici miliardi di debito, questo debito lo pagherà qualcun altro, lo Stato italiano in particolare. E se il sindaco Marino chiede, come primo atto della sua giunta, una ricognizione su questo debito, se la relazione denuncia le gravi inefficienze della macchina amministrativa e se gli ispettori del MEF dichiarano che Roma non ha iniziato alcun processo di risanamento perché si sa che tanto pagherà Pantalone, Repubblica non trova di meglio che di fare due pagine nell’edizione nazionale per raccontare questo rapporto, scordandosi però (guarda i casi) di dire che l’indagine era stata sollecitata dallo stesso Marino (vedi qui)

A Roma si sta combattendo una battaglia di legalità, che deve decidere se a Roma governa la mafia oppure no. Non so quanto i romani sapranno essere consapevoli della battaglia e pronti a sostenere un rinnovamento della politica che non è di là da venira, è già qui nelle fattezze di una amministrazione comunale in carica.

Circondata, comunque, da nemici anche dentro il PD. Guardate e leggete questo articolo qui, con la foto dell’attuale ministro del Lavoro, Poletti, mentre cena con un pregiudicato del clan dei Casamonica, un clan mafioso che spadroneggia a Roma Sud (e fatevi raccontare quanta gente è stata picchiata dagli scagnozzi dei Casamonica, già che ci siete).

Questa battaglia va ben oltre quello che scrivono su RomaFaSchifo. E’ la battaglia delle battaglie contro la mafia a Roma. Non so quanto i romani l’abbiano capito e quanto siano disposti a combatterla, malgrado gli amici che c’hanno.

Vedi pure:

 

L’ordinanza contro i raccoglitori di rifiuti di Napoli

Il sindaco di Napoli ha emesso un’ordinanza contro i raccoglitori abusivi di rifiuti.

Dubito che chi non sta a Napoli, anzi non sta in alcune particolari zone di Napoli, possa capire di che cosa si tratti, per cui lo racconto qui.

Intorno alla stazione centrale si incontrano spesso persone, in genere non italiani almeno a dire dai tratti somatici, che vanno in giro a raccogliere rifiuti dai cassonetti. Sono tutti organizzati con un passeggino per neonati, da cui hanno tolto la culla e tengono solo la struttura portante, dove hanno incastrato una grande scatola in cartone, come quelle che si usano per gli elettrodomestici più pesanti come ad esempio un condizionatore. Quindi, spingendo avanti questo carrello improvvisato vanno a cercare rifiuti “pregiati” all’interno dei cassonetti, in genere rovistando armati di un bastoncino in ferro, anche arpionato (quelli meglio organizzati).

Raccolti questi rifiuti, li commerciano e li rivendono. In molti casi, credo, a degli smaltitori che sono magari interessati ad avere dei materiali ferrosi. In troppi casi, purtroppo, si organizzano delle lunghe file di recuperi che sono messi in vendita, sul marciapiede, in genere sempre nei paraggi della stazione centrale.

Non è piacevolissimo incontrarli per strada, perché le condizioni igieniche in cui operano sono precarie ma è assai peggio quando viene loro in mente di salire sull’autobus, in particolare la linea 1 che è una di quelle favorite (visto che collega la stazione con Poggioreale e S. Giovanni, quindi altre zone in cui andare a comprare e vendere). Quando si presentano sull’autobus ci possono essere diverse reazioni dei passeggeri, che vanno dalla tolleranza mal tollerata, quando l’autobus è semivuoto, alle proteste che impongono a questi poveracci di scendere quando l’autobus è pieno e la puzza di immondizia e lo sporco non sono sopportabili.

Ho spesso incrociato gli sguardi di questi derelitti rimanendo sempre colpito da una cosa, l’atteggiamento che hanno che è, mi si lasci dire, quasi di orgoglio, come se a fare quella cosa, per quanto terribile ed umile, loro si sentissero comunque impegnati a fare qualcosa e ad avere un senso e un ruolo.

Però, detto questo, con tutta l’empatia, non posso che essere d’accordo con la ordinanza del sindaco che prevede la distruzione di questi carrellini e del loro contenuto, lasciamo perdere la multa di cinquecento euro che dubito sia nelle loro possibilità pagare, perché il degrado e l’immagine che risulta per la città è tremenda. Le proteste dei residenti stanno crescendo e sono già esplose e a ragion veduta.

Questi scavengers sono infatti concentrati sopratutto nei dintorni della stazione centrale (andando fino a porta Nolana), che è poi la stessa zona dove si concentra la maggior parte degli alberghi di Napoli. Vedere piazza Garibaldi ridotta ad un mercatino di immondizie, truffatori del gioco delle tre carte e venditori di pacchi è insopportabile.

Per evitare equivoci: questi fenomeni sono comunque molto circoscritti in un’area della città che ha scarso, se non nullo, valore turistico, non li ho mai visti arrivare anche solo all’inizio del Rettifilo, tantomeno nel centro antico.

“Sposati e sii sottomessa”. Seriously.

Credo che sulle Sentinelle in Piedi, tutto sia scritto in questo splendido articolo sull’Espresso, che narra le gesta e le idee di tale Costanza Miriano, autrice di un imperdibile libro “Sposati e sii sottomessa”.

Veramente, esaltante, nel senso che ti procura quella stessa sensazione di una colichetta: occorre fare una scoreggina e poi andare avanti, beandosi del cessato fastidio.

A quando il processo a Beppe Grillo?

Diciamo che se il Movimento Cinque Stelle fosse un partito democratico, dopo i risultati in Emilia-Romagna si sarebbero riuniti gli organismi dirigenti che avrebbero ringraziato, innanzitutto, l’impegno profuso dal segretario in una situazione così complessa. Prima, ovviamente, di accompagnarlo alla porta.

Il disastro dei Cinque Stelle è la notizia di queste elezioni regionali che meno riceve attenzione. Loro si baloccano felici del loro tredici per cento, che è secondo loro il doppio delle precedenti regionali. Vero, ma da quelle sono passati tanti anni e un intero quadro politico è cambiato. Quei voti sono viceversa la metà di quanto preso alle ultime politiche; quindi nella regione del PD, nella regione del Presidente del PD che si dimette per una storia poco chiara di affari fatti con il fratello, nella regione del Consiglio Regionale che viene inquisito per le spese allegre che cosa succede al partito che doveva fare la rivoluzione? Che doveva cambiare la politica? Che non si allea con nessuno perché governerà solo quando avrà più del 50% dei voti?

Semplicemente, non succede niente, il partito-movimento si eclissa e non riesce a portare a votare una quantità di astenuti enorme che si astiene, sicuramente, contro il PD, proprio per tutti i motivi appena detti ma che non decide, per nessun motivo, di andare a votare M5S.

C’è una cosa da dire di Renzi: ha sempre pensato ai cinque stelle come al suo nemico principale e, dopo alcuni mesi di governo, ha dato loro una serie di mazzate fenomenali. Talmente è bravo, Pittibimbo, a fare questo e talmente è poco capace a fare qualsiasi altra cosa, o quasi, che viene proprio da pensare che sia stato messo lì sopratutto per questo motivo, per evitare che il sistema istituzionale finisse nelle mani dei grillini.

Poi, però, e qui pecca di incapacità, non è riuscito a fare altro che neutralizzarli, perché non ha costruito un partito o una proposta politica che portasse i delusi a votare.

Rimane comunque che, dopo queste elezioni, le carte del mazzo continua a darle lui, mentre nei Cinque Stelle non comincia quel processo a Grillo e Casaleggio che sarebbe invece necessario. L’alternativa è che il movimento sparisca e si riduca ad una forza contestataria che fa folclore, una versione riveduta ma non corretta del Partito Radicale (almeno in quanto a incidenza nella vita politica; poi in quanto a capacità del personale e dei dirigenti, i due partiti sono agli antipodi).

I toni dell’amore

Commedia che vede protagonisti due gay newyorchesi di terza età, interpretati da Alfred Molina e John Lightow che arrivati a quarant’anni di convivenza decidono di sposarsi e da lì cominciano i guai, perché la scuola cattolica di uno dei due decide di licenziarlo. Sono così costretti a chiedere ospitalità a parenti ed amici, cosa che li porta a conoscere fin troppo bene famiglie, costumi ed usanze che avrebbero preferito vedere solo dal di fuori.

Non è un film troppo riuscito, questo di Ira Sachs. Sicuramente il migliore tra quelli visti negli ultimi tempi sul tema “vita di persone gay” (penso a La Vita di Adele, insopportabile e irrilevante), ma che non riesce mai ad avere un momento di leggerezza e di allegria. Anzi, in tutto il film incombe l’idea che qualcosa di drammatico e di tragico possa accadere, una cappa anche abbastanza pesante il cui contraltare sono delle scene abbastanza vuote ed inutili, messe sembra più per sfruttare la notevole alchimia tra i due protagonisti maschili del film, unico vero momento piacevole che non per veicolare qualche messaggio o qualche idea registica. Direi che la regia è la vera assente del film, il dolce aveva tutti gli ingredienti giusti ma è mancato il lievito.

Voto: 6

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