Parlando della tesi

In tutto questo, c’è sempre una tesi di dottorato da fare. Qualche giorno fa ho finito il secondo capitolo, e l’ho mandato alle due persone che il mio direttore di tesi (ok, non si dice così ma rende l’idea) mi ha indicato come quelli con cui interagire.

Il primo capitolo della tesi era stato a costoro spedito circa cinquanta giorni fa, e nessuna risposta. Ovvio che, quando è arrivato il secondo capitolo, era dovuta una risposta. Non una risposta nel merito, che implica la lettura di quanto scritto (e io scrivo abbastanza fitto che non te la cavi sfogliando distrattamente le pagine, con cinquanta riferimenti bibliografici per quel capitolo credo di aver fatto anzi un ottimissimo lavoro)  bensì la risposta è stata “ok, ora contatta il professore perchè organizzi una commissione di tesi”.

Ovvero: non ce ne frega niente, ma proprio niente, di quello che stai scrivendo, nemmeno ci preoccupiamo di leggerlo e di fare delle correzioni (ora, ok che questa persona qui, quando m’ha corretto la tesi di specialistica, l’unica correzione che m’ha fatto era una cosa che non era un errore, e non mi pare che sia migliorato), l’unico problema è cercare una commissione che non rompa i coglioni (a noi, innanzitutto), ti dia la bella medaglia di dottore di ricerca e grazie e arrivederci, non penserai certo che possiamo accettare l’idea che uno, lavorando da solo, possa produrre una cosa così buona che noi, per valutarla, dovremmo leggercela? Ao’, qua stiamo nell’università, qua facciamo ricerca, che per quanto ho capito in questi anni è una intima disposizione dell’animo per questi personaggi, e si traduce in: facciamo un cazzo, ma con modi presuntuosi.

Così, ora mi trovo a meditare sul terzo capitolo, in cui devo affrontare un problema di combinatorica, e i metodi per risolverlo (necessariamente delle euristiche). La cosa interessante è che questo problema è del tutto ignoto in letteratura, nessuno l’ha mai studiato, e gli unici riferimenti sono in numero di due in una altra tesi di dottorato americana (quindi una cosa tendenzialmente seria) in cui si dice però che è in effetti talmente complicato che è meglio dedicarcisi in seguito. Nemmeno nelle pubblicazioni di ricerca operativa se ne parla, e se uno lo cerca con google ottiene informazioni su, per quel che ho capito, un gruppo rock. Per cui in realtà, la mia tesi di dottorato potrebbe essere molto innovativa. Solo che lorsignori non sono nelle condizioni di capirlo. E questo mi scoraggia.

Mi verrebbe da parafrasare Totò: e dopo dice che uno si butta a destra.

Il grande duello del PD

Il solito duello, in realtà, tra D’Alema e Veltroni, di cui avremmo proprio le palle piene.

(sul Corriere di oggi, un articolo di Paolo Franchi).

Il Berlusconi IV

Pensavo peggio, e non penso che sia pessimo, solo mediocrem esattamente come il precedente. Il dato che più mi colpisce è che ci sono molti trentenni nel governo, quando nel precedente governo di Romano Prodi la più giovane aveva 45 anni. Alcuni di questi trentenni sono anche in ministeri chiave, come Istruzione e Giustizia. La gioventù che c’è è portata da Forza Italia, perchè quelli che vengono dalla Lega, e ancora di più da AN, sono più grandi d’età.

Farebbe bene, il PD, a pensare a quali giovani avrebbe messo come ministri, se avesse vinto. Ho il sospetto che non ce ne sarebbero stati molti, perchè la classe dirigente del PD è vecchia, vecchia, vecchia.

Una nota: la Carfagna avrà di professione fatto la valletta, ma a parte che è laureata, non è che ci voglia chissà che titolo per fare il ministro per le Pari Opportunità, a parte quello di essere una donna (la Pollastrini  che ci stava prima non è che sia questo titano della politica). Trovo quindi abbastanza fastidioso stare a commentare  sul lavoro che faceva prima, un comportamento molto sessista e molto maschilista. E’ ben più fonte di preoccupazione la Prestigiacomo all’Ambiente, mentre la Gelmini all’Istruzione ha già detto che pensa alla chiamata nominativa dei docenti, una cosa utilmente inutile a discutere del niente per i prossimi tempi.

Una ulteriore nota: c’è molto meno tanfo di sacrestia e di Comunione e Liberazione in questo governo che nel precedente. Non credo che la CEI sia entusiasta di come siano andate le elezioni, e di quanto il suo potere ricattatorio si sia ridotto, pur rimanendo cospicuo.

La cognizione del dolore

Mia madre non rifiuta le cure, oggi è stata più agitata e nervosa che gli ultimi giorni, ma credo dipenda dal fatto che l’effetto “terapeutico” del ritorno a casa stia svanendo e sia la cura a dover fare il suo effetto, e appunto è fondamentale che la faccia.

Certo non è solo questo quello che sta accadendo in questi giorni, anzi dire questo è essere parziali come un cronista che, per parlare dell’11 Settembre, dicesse: macerie a New York. E’ una ridda di cose da fare, di preoccupazioni che ho, di momenti di tensione, di stanchezza che si manifesta con una serie di disturbi psicosomatici (però ieri sono tornato in palestra, dopo due settimane di assenza).

Ma sopratutto è questo dolore, che ho messo da parte in queste due settimane perchè avevo bisogno di erigere delle dighe per non farmi travolgere, e che ora invece va visto per quel che è. La seduta di psicoterapia di oggi è stata molto difficile, so quello che devo fare nei prossimi giorni e ho quasi paura di farlo, perchè so che significa fare i conti con i miei peggiori demoni.

Dimessa

Oggi mamma è stata dimessa dall’ospedale. Fino ad una settimana fa, loro pensavano di trasferirla al reparto psichiatrico che copre questo territorio, e poi da lì in una clinica per una degenza di “uno, due mesi”. Oggi invece ci hanno chiamato per dirci che la dimettevano. Hanno carenza di posti letto. Certo, se fosse grave non la dimetterebbero, ma quando ho chiesto al medico se questa dimissione avveniva in condizioni di sicurezza, ha variamente farfugliato alcune cose. Non dimenticherò il suo sguardo imbarazzato e i suoi occhi che sfuggono i miei.

Così dall’ospedale siamo andati al DSM, ovvero l’ambulatorio della ASL specializzato per il disagio psichico. Lì mia madre ha preso contatto con la sua psichiatra, che intanto le ha cambiato la cura che le avevano dato in ospedale e le ha dato appuntamento la settimana prossima.

Mamma ha fatto diverse obiezioni, sulla via del ritorno, all’ipotesi di curarsi, ma basta dirle che se non si cura si troverà di nuovo in un reparto ospedaliero che la pasticca da prendere va improvvisamente bene.

Quanto dolore c’è in lei. Quante ferite ci portiamo tutti appresso in questa famiglia, e quanto ci vorrà per curarle.

Adesso dorme profondamente.

Io ho gli occhi lucidi. Non piango perchè non penso che sia tutto passato.

Io e mamma

Ci sono periodi di stasi e periodi di crescita. Ora sto attraversando un periodo di crescita, e le cose che accadono sono così tante che nemmeno riesco a rielaborarle compiutamente. Penso: se volessi fare l’elenco di quello che è successo oggi, di come ho reagito a queste difficoltà, sarebbe troppo difficile, anche faticoso, come cercare un filo conduttore per legare cose che ora, non rielaborate, sembrano così distanti tra di loro. E’ il motivo per cui mi è così difficile scrivere sul blog, non perchè non succeda nulla o perchè ci siano delle urgenze, ma solo vivere questi giorni significa proprio sentirsi come voler andare lungo una certa direzione, ed andarci, mentre intorno a me c’è una tempesta impetuosa che porta via molte cose e cambia il paesaggio. Cercando come dei nuovi punti di riferimento.

Mi comporto in modo diverso con mia madre, cercando di impedirle di attuare i suoi meccanismi invischianti e ricattatori. Ieri sono stato meno di cinque minuti in ospedale, perchè appena sono arrivato ha esordito dicendo che lei non vuole andare nella clinica di lunga degenza dove è previsto che vada dopo questo periodo nel reparto di cura della fase acuta. Non mi sono incazzato, non ho urlato, non mi sono esasperato, le ho solo detto che deve curarsi, a prescindere da quel che vuole, perchè a casa non si curerebbe, come non si è curata finora. La sua prima reazione è stata chiedermi se, in questi decenni in cui non si è curata, mi fosse mancato qualcosa. Mia madre ha costruito il mito della madre perfetta, per non affrontare la sua malattia: io sono una madre perfetta, quindi non posso ammalarmi, quindi non sono malata. E’ stata questa la sua ancora di salvezza rispetto alla malattia e all’infelice matrimonio che ha avuto, ma ora è la zavorra che non la aiuta a prendere coscienza della realtà e a curarsi. E infatti subito dopo ha aggiunto che da lì potevo pure andarmene, che è la sua frase tipica quando stiamo a casa e si litiga, un modo per ricattare ma in realtà creare un rapporto più invischiante, ovvero se stai qui è perchè mi dai ragione. Invece no, ora ho un vantaggio perchè lei è nel reparto d’ospedale, per cui all’invito ad andarmene ripetuto un paio di volte ha fatto seguito il mio andarmene. Poi, qualche ora dopo, mia madre ha chiamato mia sorella, lamentandosi di quante cose brutte le avessi detto e del fatto che me ne fossi andato. Bisogna insegnare a mia madre che certi meccanismi ricattatori non funzionano più, perchè altrimenti è concreto il rischio che provi a ricattarci di nuovo con un nuovo tentativo di suicidio, o più generalmente evitando di curarsi per davvero, rimanendo così non del tutto autosufficiente e quindi richiedendo la presenza dei figli.

Invece no, per quel che mi riguarda, che fosse tra una settimana o due mesi, appena vedessi che non fa la cura prevista, andrò diretto dallo psichiatra pubblico e chiederò un loro intervento, anche un ricovero coatto, perchè altrimenti ricomincia tutto questo vietnam fatto di ricoveri d’urgenza, mia madre va anche gestita nel senso di tenerla a bada e non consentirle di prendersi tutto.

Ieri pensavo, è stata la prima volta che questo pensiero si manifestava compiutamente, che mia madre ha sempre vissuto come una persona viziata, con delle figure maschili intorno a lei che sono state troppo accondiscendenti. Mio nonno, che la trattava come una principessina a cui tutto veniva concesso, a differenza degli altri figli maschi che invece erano buoni solo per lavorare e mio padre, che era una figura che provava ad essere autoritario, senza mai esserlo, e certamente non era autorevole. Mia madre non si sarebbe mai sposata con un uomo forte, perchè non avrebbe potuto continuare questi suoi meccanismi del fare come le pare e piace. Così l’accordo tra lei e mio padre era che ognuno dei due continuava ad avere atteggiamenti bambineschi, potendo nel caso di proteste dell’altro lamentargli le altrui manchevolezze.

E siccome io non ho questo atteggiamento, anzi sono severo con lei ma senza farmi appunto invischiare nella tela (quantomeno, ora ci provo, e mi rendo conto di come lei provi sempre a tesserla) allora giusto qualche giorno fa mi ha detto che io mi comporto da mussoliniano. Ovvio che no, e io ho fatto finta di niente, continuando a parlarle della sua malattia e della sua cura, registrando il commento a conferma della giustezza del mio modo di agire con lei.

Poi non è tutto così semplice e così lineare. Qualche giorno prima del fine settimana di passione, ho fatto un sogno che è anche un monito. Il sogno è molto semplice, io vado in bagno, vedo la tavoletta della tazza che è bagnata d’acqua, penso che l’abbia bagnata mia madre, allora la asciugo e nuovamente si bagna, la asciugo e di nuovo si bagna, come se essudasse, e la cosa mi sconcerta.

Ho analizzato il sogno da me (la mia psicoterapeuta dice che sto facendo dei progressi notevoli nella capacità di comprendermi, ma su questo sogno è da tornarci): la tavoletta è uno dei punti di contatto tra i membri della famiglia, l’acqua è l’archetipo junghiano delle emozioni, e il sogno mi dice che tra me e mia madre, per il semplice contatto e per il semplice stare vicini, si scatenano delle emozioni molto forti, che escono in modo incontrollabile e che non possono essere messe da parte.

Un monito per dirmi che devo essere consapevole di questo, e gestirlo senza farmi travolgere: mia madre non ha questa capacità di controllo delle emozioni e invece ne viene travolta. Devo quindi trovare, con lei, il giusto equilibrio tra carota e bastone, tra atteggiamenti dolci e comportamenti severi.

Nuove esperienze

Uscito dal parrucchiere, ero sulla via principale del paese, a piedi, quando mi sento apostrofare con un “A maschione!” da una voce un poco insolita, mi giro per guardare e vedo una trans (o un travestito, non saprei dire) conciata in modo assai vistoso, a bordo di una strana auto (sembrava una Fiat 131) che mi ammicca e mi manda dei bacetti.

Questa cosa in effetti ancora mi mancava.

Ale ale Alemanno alè!

Ha vinto Alemanno, quindi ha perso Rutelli.

60mila romani hanno preferito non votare Rutelli dopo aver votato Zingaretti, cancellando questa schifosa sinistra romana, tutta presa dalle cementeficazioni e dai salotti, lontana anni luce dal popolo e invece invischiata nella Roma bene.

Su queste splendide e meravigliose macerie, ora si può cominciare a costruire una vera sinistra. Intanto, voglio dire grazie a questi 60mila coraggiosi, con le parole di Winston Churchill: “Mai così tante persone dovettero così tanto a così pochi”.

Certi vizi sono duri a morire

Francesco Storace, sul suo sito/blog, ha utilizzato delle immagini prelevate da un altro sito, e non erano immagini pubbliche. L’ha perdipiù fatto ricorrendo all’hotlinking (cioè, metto il link all’immagine).

Così, il proprietario di queste immagini s’è ben organizzato, sostituendole con altro, e il risultato è questo qui.

-60

Oggi siamo stati a trovare mamma in ospedale. La situazione migliora per alcuni aspetti, anzi ora a vederla e a parlarle sembrerebbe che non abbia quasi niente, ovviamente non è così. La cura che le hanno cominciato a dare richiede infatti 20-30 giorni per fare effetto. Loro pensano ad una TAC per mercoledì prossimo, quindi quando gli eventuali effetti dei farmaci che ha ingerito saranno certamente esclusi, e poi di dimetterla per la fine della settimana inizio della prossima, anche se la dimissione non è per riportarla a casa, ma per andare in una casa di cura per lungo-degenti, dove dovrà rimanere uno o due mesi, secondo l’evoluzione del quadro clinico.

Ci sono tutta una lunga serie di questioni da affrontare e di soluzioni da organizzare ed adottare, ma sento un leggero ottimismo, anche lo psichiatra con cui ho parlato oggi mi è sembrata una persona veramente capace e comprensiva, per cui mi sento molto più tranquillo. Andare a dormire sapendo che mamma è seguita ed è sotto controllo è una grande tranquillità. Ma la strada sarà molto lunga. Però, mi pare non tanto stretta.

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