L’estetica e l’etica (dell’Otello, sopratutto)

Pensierini sparsi sull’Otello visto al San Carlo di Napoli.

I. Pare che ad una serata all’Opera si possa andare vestiti come si preferisce. Non solo non è obbligatoria la cravatta, ma ogni concessione è data. Passi per i turisti, che certo non hanno un guardaroba molto fornito, ma non si capisce perché ai residenti dovrebbe essere consentito entrare in scarpe da ginnastica (!) o con una camicia nera aperta fino a metà petto per mostrare tutti i peli del mondo (!!). Se penso che per andare in molti ristoranti di gran lusso è obbligatorio indossare la giacca e cravatta, penso che è vero quello che diceva Tremonti, cioè che con la cultura non si mangia. Direi, anzi, che ce lo siamo meritato.

II. E’ una figata pazzesca poter vedere un’opera senza dover rincorrere i sopratitoli. Conosco molto bene il primo atto dell’Otello di Verdi, e ho potuto apprezzare come non mai un’opera che proprio nella parte iniziale si porta dentro tutti i sentimenti e le emozioni del mondo.

III. Otello è proprio un poveraccio. Il gran condottiero è alla fine un morto di fame che ha fatto fortuna, come viene anticipato nel primo atto (“Tu m’amavi per le mie sventure”), ma questa sua difficoltà a gestire la fortuna e la fama sarà quello che lo porterà alla rovina. Sarà proprio l’ambasciatore di Venezia a dirsi stupito, quando ormai il tarlo della gelosia ha corroso la mente di Otello, vedendo un condottiero che è uno zoticone fragile e debole. Otello è il dramma della gelosia, ma direi anche il dramma del non riscatto sociale. Desdemona, in questa mia lettura, non risponde e non si chiarisce con Otello non solo perché innamorata, ma perché evidentemente di buona famiglia, per cui nemmeno può capire le fragilità del suo amato.

IV. Otello è quindi un ruolo stilisticamente complesso, sopratutto nel primo atto quando si passa dall’Esultate (“Esultate, l’orgoglio musulmano sepolto è in mar…”) alla dimensione intimista del dialogo con Desdemona. Ci vuole quindi un signor tenore; mi spiace, ma questo Marco Berti non è stato del tutto all’altezza. In particolare, proprio l’Esultate l’ha sbagliato. Otello lo dice con un tono di disprezzo, dato dall’accento che mette in quell”orgoglio”, cosa di cui qui non s’è vista traccia. Fischi alla fine, abbastanza meritati quindi, anche se nel resto della rappresentazione si è difeso bene (con una buona presenza scenica).

V. Brava Desdemona (Lianna Haroutounian) giustamente omaggiata da grandi applausi alla fine, abbastanza bravo Jago (Roberto Frontali) anche se mi è sempre parso un po’ a disagio sulla scena. Era sicuramente convincente Cassio (Alessandro Liberatore), proprio con la voce che deve avere.

VI. Scarsina l’orchestra, secondo me la fine del primo atto va resa con una delicatezza maggiore (il confronto sarebbe facile a farsi con una direzione, ad esempio, di von Karajan), poco scenografico il coro che sembra stia solo a cantare e non a muoversi. Pessima invece la regia, per alcune trovate poco convincenti. Da Cassio che si intrattiene un po’ troppo con la cortigiana al fuoco del primo atto che viene reso con dei mangiatori di fuoco (?) quando il testo dice che “arde la palma col sicomoro” perché i ciprioti, dopo il diluvio e la pioggia, si asciugano accendendo dei fuochi, non è che chiamano dei mangiatori di fuoco per vedere i giochi di luce.

Presi!!!

Qualche anno fa ci fu un’aggressione a Roma ai danni di un ragazzo gay, che in uscita dal Coming Out venne rapinato e picchiato. Gli amici lo portarono in una gelateria di Via Cavour per i primi soccorsi, e i commessi si rifiutarono persino di dargli un fazzoletto per fermare il sangue. Il ragazzo rischiava di perdere l’occhio.

Ci fu una manifestazione di protesta (qui il resoconto, utile per ricordare anche che tipo sia Fabrizio Marrazzo).

La notizia buona è invece un’altra: dopo tutti questi anni, gli aggressori sono stati identificati, e verranno processati a metà Maggio. Me l’ha riferito uno dei presenti quella sera.

Chiunque può, riporti questa notizia, perché è intanto una bella notizia e perché se creassimo la dovuta pressione mediatica potremmo contare in una condanna esemplare.

Celestiali corrispondenze

Io ero abbastanza convinto che, quando il mio compagno avesse conosciuto la mia famiglia, sarebbe andato loro molto a genio, per tanti motivi che si riassumono nel fatto che è un uomo meraviglioso. In particolare, pensavo che sarebbe andato d’accordo con mia sorella, anzi ho pensato di come il suo modo di fare e di vedere le cose le avrebbe fatto bene durante la malattia. Non pensavo, invece, che potesse essere così in sintonia con mia madre.

Siamo stati un paio di giorni a casa, ed è stato un continuo corrispondersi di celestiali sensi, e quando cucina non pulisce, è vero signora non pulisce devo pulire sempre io (ma quando mai, provava lo sventurato – che sarei io – a ribattere), e la frutta non la mangia, e la verdura insomma, ah meno male, e quando fa colazione intinge più di un biscotto per volta nel latte, sì sì lo fa, è goloso, e io glielo dico (se vi siete persi su chi dica cosa, è un dettaglio: i due sono intercambiabili), insomma tutto un inciucio a cui io provavo a far cambiare direzione, non voglio dire a difendermi ma almeno a mantenere la posizione, e invece niente.

Il massimo è stato raggiunto quando siamo tornati a casa con un ramoscello d’ulivo preso durante la Messa… ah che bravi…ma sei stato tu a portarcelo, vero? Che lui non ci sarebbe andato.

Ecco, ho capito che adesso mi devo solo che stare zitto e mosca, che qui è nata un’intesa contro cui nulla potrò opporre.

Casomai mi faccio adottare dalla suocera.

Manipolatori di professione

I. Quanto è caro e premuroso il nostro Re della Repubblica, che ieri intervistato da Fazio (ottima legittimazione per una mediocrità di presentatore che andrebbe viceversa consegnato agli annali della televisione, ammesso che ne abbia mai fatto parte) ci ha tenuto a dire che il debito pubblico va pagato, per i nostri giovani.

E no, signor Presidente, il debito pubblico va pagato da chi l’ha fatto. Se tu lo paghi togliendo a me le tutele, i diritti e le opportunità che tu invece hai avuto, allora non lo stai pagando per me, ma lo stai pagando da me. Comincia a ridurti lo stipendio, comincia a far sì che il Quirinale non costi cinque volte Buckingham Palace (o trenta volte la presidenza tedesca), poi ne riparliamo.

II. In un ospedale pubblico di Roma, un deplorevole incidente ha fatto sì che una donna stia aspettando i figli di un’altra coppia, per un errore di procedura nel laboratorio di fecondazione assistita. A parte i commenti, che sono facezie fuori contesto, per cui allora la fecondazione eterologa in Italia si faceva già (sai quante altre volte avranno sbagliato senza che nessuno se ne accorgesse, e quante volte non hanno sbagliato ma l’hanno fatto apposta con il consenso della coppia) la cosa che colpisce è la reazione della Regione Lazio, che ha deciso di chiudere il reparto. Bravi, bravissimi, così si fa! Questo è il pensiero che viene suggerito dai manipolatori del potere, perché è giusto che chi sbaglia paghi. Però, chiudendo uno dei pochi reparti pubblici che si occupano della fecondazione assistita significa lasciar spazio ai privati. Però, il compito della politica non è chiudere i reparti che non funzionano, ma fare in modo che funzionino: siamo sicuri che in quel reparto ci fossero macchinari avanzati? Che non ci fossero dirigenti raccomandati? Che il personale fosse di ruolo, non costretto a campare con contratti di qualche mese in qualche mese, con turni di lavoro massacranti? Però, il compito della politica non è ingraziarsi i cattolici, che alla chiusura di un reparto di fecondazione assistita saranno, nelle loro frange più oltranziste, ben contenti. Il compito della politica è organizzare le attività pubbliche, cosa che non pare sia successo e di cui non è il caso di occuparsi. Se serve, si può fare una bella intervista da Fazio per farsi vedere con il pugno duro. Che fa tanto Renzi, e non impegna.

Ciao ciao bambino

L’amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, dottor ingegner Mauro Moretti, ha dichiarato che se viene applicato il limite sugli stipendi dei manager pubblici di cui si parla, costoro se ne andranno all’estero. Del resto, il mondo attende con ansia questi manager italiani, noti per la ferocia con cui inseguono l’efficienza aziendale, la cura maniacale dei rapporti con i clienti, il disgusto di ogni compromissione con la politica, la conoscenza profonda di ogni innovazione tecnologica, l’antipatia per ogni loggia, loggetta e loggione, e ho detto qualcosa degli straordinari risultati di bilancio che portano? Dei milioni di posti di lavoro che hanno creato?

(negli ultimi 20 anni, le Ferrovie dello Stato hanno avuto trasferimenti dallo Stato per circa 400 miliardi di euro, più l’alta velocità. Nonostante questo, i treni non sono fatti d’oro massiccio)

http://www.youtube.com/watch?v=8t3Ru6EaF-Q

L’ennesimo ladro

Esattamente, perché quando Josefa Idem si fa pagare i contributi previdenziali da parte del Comune è uno scandalo, e invece quando lo fa Renzi va bene?

Esattamente, perché è normale che Renzi si sia fatto pagare l’affitto da un amico imprenditore, che ha poi vinto una serie di appalti dal Comune di Firenze?

E la fidanzata dell’amico imprenditore, che a 26 anni, fresca di laurea, diventa curatrice di una mostra?

Ciao casetta di Paolo

Ciao casetta di Paolo, sono gli ultimi giorni che starò qui, protetto e coccolato da te.

Io non sono uno che si affeziona alle cose, ma tu non sei una cosa. Nei tuoi secoli e secoli di vita, hai conosciuto molte persone, visto guerre, pestilenze, carestie e bombardamenti, hai avuto molte amicizie e credo molte disillusioni; poi sono arrivato io, quasi per caso, trovata all’ultimo, anzi all’inizio ero pure diffidente. Però, pochi giorni dopo, ti sei subito mostrata protettiva, quando l’irreparabile era accaduto e sono tornato qui, pensavo che avrei pianto, invece mi hai protetto e non è stata nemmeno l’unica volta. Ho cominciato a sentire, proprio in quei giorni, quelle energie positive che sprigionavi e distendevi intorno a me, quei messaggi e quei simboli che si consentono quelli che hanno superato il mezzo millennio di vita.

Mi mancherai, molto. Mi mancherai per un bellissimo motivo, per una nuova parte di vita che si apre e che, guarda un po’, è nata proprio qui. Non potrò mai dimenticare quando proprio in questa casa, con una certa luce di un mezzo pomeriggio autunnale, io mi sono sentito di dirgli che non potevo stare senza di lui, lui s’è preso il suo tempo e mi ha risposto. E poi, poi tutto quello che è venuto dopo.

Quando ho lasciato la casa natale, ho fatto tutto in modo più semplice; forse perché non pensavo che sarebbe stato un addio definitivo, mentre con te è diverso, chissà se ti rivedrò. E poi, dopo due anni che sono stato qui, ho visto quanto due anni possono cambiare una persona, quante cose la vita possa metterti davanti, quanto può succedere perché sei da un’altra parte. Così penso a come la vita ci metta di fronte sempre dei sogni migliori, ma tu sei stato un sogno bellissimo.

Ciao casetta bella, veglia su di  me come hai già fatto, forse un giorno ci vedremo di nuovo, forse questo che dico mi fa sembrare un adolescente che dice “per sempre” senza sapere cosa significa, forse il nostro futuro non è ancora scritto, io ti ricorderò con l’affetto e il calore che si devono a chi ci cambia la vita.

I rischi di Bergoglio

Qualche mese fa scrivevo come Bergoglio fosse a possibile rischio della vita, perché la fazione conservatrice-finanziaria (che in realtà sono due fazioni, perché non tutti i conservatori sono intellettualmente disonesti e non tutti quelli che gestiscono i soldi della mafia con lo IOR sono conservatori) lo teme e lo detesta massimamente.

Ieri, piccola soddisfazione, la stessa cosa è stata detta, con molta non chalance, durante Otto e Mezzo, il programma de La7 che aveva come ospiti Corrado Augias e Massimo Franco.

Siccome ho motivo di credere che nessuno dei due abbia particolari entrature in Vaticano (in particolare Massimo Franco sta cercando di fare il vaticanista, ma direi senza particolare successo, e le sue analisi pre-Conclave si sono rivelate tutte sbagliate), credo che ormai il tema del rischio della vita di Bergoglio sia di dominio comune, nei Sacri Palazzi e fuori di essi.

Detto questo, aggiungo un elemento: di questi rischi è consapevole lo stesso Papa, tanto che invece di procedere motu proprio nella riforma indispensabile del Vaticano (non della Chiesa, del Vaticano) si è circondato di collaboratori, a cominciare dalla commissione degli otto cardinali incaricati di riformare l’istituzione. Il messaggio, molto evidente, è che se gli succedesse qualcosa, non finirà come papa Luciani, ma il suo successore verrà scelto tra questi otto, e allora procederà con la bonifica senza mostrare quel senso di pietà cristiana che Bergoglio è invece pronto a dimostrare.

Purtuttavia, Lilli Gruber poteva invitare pure me. 

La legge elettorale al tempo di MasterChef

Negli anni ’80, il vincitore del Festival di Sanremo veniva votato con le schedine di un concorso ippico. Anche se ogni schedina aveva un costo, questo non impediva combine di vario tipo, dall’acquisto di massa di schedine alle pressioni sulla giuria popolare e su quella di qualità, alla falsificazione dei risultati. Credo ci siano stati addirittura dei processi sul tema.

Comunque, vari soloni si scagliavano non tanto contro il sistema e la fallibilità degli esseri umani, ma sull’idea che il Festival della canzone italiana dovesse essere in mano alla Rai: se fosse passato ad un privato (ed uno solo ce ne era) il concorso, magicamente, sarebbe stato onesto, senza raggiri.

Ci abbiamo messo oltre vent’anni, ma ora possiamo smentire la tesi. L’occasione ce la dà MasterChef, su Sky. Si tratta, permettete la nota più personale, di un programma che può piacere solo a chi non ama cucinare, visto che trasforma un’esperienza bella, stimolante e complessiva come quella di cucinare (come ho già detto, la più alta forma di carità quando viene fatta per gli altri) in una cosa inutilmente spettacolare, complicatissima, piena di stravaganze e senza particolare aderenza alla realtà. Sopratutto, qualcosa che non insegna, a chi non sa cucinare, a fare qualcosa, fosse pure un uovo sodo.

Pare che questo programma riscuota un enorme successo, e qualche giorno fa c’è stata la finale. Le polemiche sono venute sul vincitore, perché gli sconfitti si sono lamentati del fatto che ha avuto più tempo per cucinare, e che sia uno in rapporti con la Barilla, sponsor del programma.

Sì dirà, sono le polemiche degli sconfitti che ci stanno, quando il programma è così nazional-popolare.

Fino ad un certo punto, perché poi si parla pure di soldi: oggi una grande società di scommesse ha denunciato come, ore prima della proclamazione del vincitore, siano cominciate ad arrivare scommesse anomale, per quantità e intensità, sul vincitore. Tutte concentrate, poi, nella zona di Milano, dove si registra il programma (le gare di cucina sono state registrate, la proclamazione è avvenuta in diretta, se ho ben capito: considerato che i piatti si assaggiano appena fatti, ci siamo detti tutto).

Questo non dovrebbe stupire. Forse stupirà i soloni che volevano il Festival di Sanremo ai privati, ma non chi pensa, io tra questi, che il problema è sempre culturale e che se non lavori su quello puoi pensare le leggi che vuoi, ma non risolvi mai la radice della questione.

Poi, sicuro, alcune leggi, alcune organizzazioni, alcune attività sono più a rischio di altre, non voglio dire che sia tutto uguale e non si debba fare niente, ma se anche il programma di punta di una televisione a pagamento, cioè di una televisione che chiede diverse decine di euro al mese ai suoi abbonati per avere il privilegio di vederla, riesce ad essere manipolato, forse non si deve pensare che, ora spiego il titolo, la legge elettorale risolverà chissà quali problemi. 

Nel 2008 abbiamo votato con la legge porcata, che ha portato in Parlamento cinque partiti, ma ora ne abbiamo venticinque. Nel 2013 abbiamo votato con la stessa legge e oltre ai venticinque partiti abbiamo che quello più grande, il PD, quello che ha ricevuto un grosso premio di maggioranza, è diviso in due partiti, i quali pur di farsi la guerra sono pronti a tutto, anche ad affossare le quote rosa.

Ora, con questa nuova legge elettorale, la situazione peggiorerà, su questo non vale la pena di avere dubbi. Certo, ripeto, alcune leggi sono peggiori di altre, in quanto ai risultati che possono produrre; questa qui, infatti, è una delle peggiori possibili. Il concorso ippico del Festival di Sanremo sentitamente ringrazia.

Pratico progressismo materno

-Allora veniamo su per il compleanno di mia sorella?
-Sì, però qui fa ancora freddo…
-E quindi?
-C’è un solo piumone
-E se dormiamo insieme?
-Dormite insieme

(se me l’avessero detto non ci avrei creduto…)

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