Decostruendo Renzi – la vicenda Mogherini

La quasi totalità dei mezzi d’informazione è ormai schierata a favore di Renzi, tanto che gli sta facendo passare una riforma costituzionale che gli permetterà di governare come un Cesare per i prossimi vent’anni. Di questo vorrei parlare in un’altra occasione, ho accennato al tema solo per mostrare come quello che vado a ricostruire (anzi, a decostruire, essendo una operazione che smonta le scemenze che Pittibimbo racconta) non sia passato sui giornali italiani.

Pittibimbo si è ad un certo punto convinto che la cosa migliore da fare per sé stesso e il suo governo fosse liberarsi della Mogherini, messa da lui medesimo a capo degli Esteri non più di pochi mesi fa. Questo perché la Fede (sì, fatemela chiamare così, che è comunque un soprannome migliore di quello che le hanno rifilato gli alti ambasciatori della Farnesina, dove viene chiamata “mare mostrum” per la sua propensione a occuparsi di barconi di immigrati ma con scarse cognizioni anche in quel settore peraltro non particolarmente complesso) dicevo la Fede è poco capace e al suo posto potrebbe invece andare utilmente Angelino Alfano. Questo passaggio, per lui, da Interni ad Esteri avrebbe il significato di salvargli la faccia, per quanto ne sia rimasta dopo le costanti cazzate che ha combinato al ministero dell’Interno. E’ interessante aggiungere che Interni ed Esteri non potrebbero essere due ministeri più diversi per funzionamento. Mentre al Viminale il ruolo del ministro è essenziale, essendo una struttura molto verticistica, agli Esteri il ministro è un grazioso soprammobile, visto che la burocrazia, di altissima competenza, è autonoma e risponde al segretario generale della Farnesina. Quindi, non ci sarebbe un posto migliore per uno che non sa fare il ministro e che vuole occuparsi invece del suo asfittico partitino.

Così, Pittibimbo ha deciso di silurare la Fede. Salvo che in Europa non ci tengono tanto a prendersi gli scarti italiani. Prima, quando ha parlato con Hollande e gli ha detto, a Fransuià, ma lo sai che ho un ottimo candidato come capo della diplomazia europea, è rimasto basito quando Hollande gli ha detto: ottimo, anche io sostengo Emma Bonino. Sì, perché i francesi avranno tanti problemi di politica interna, ma hanno ancora un senso della politica estera che a noi manca del tutto. Di questa idea di Hollande, per cominciare, la stampa italiana non ha fatto cenno, fosse mai che Pittibimbo si offende che gli vogliono rompere il giocattolo.

Allora Renzie è andato avanti con la Fede (in effetti, gli mancavano proprio Speranza e Carità), per incontrare le opposizioni di molti paesi. In massima parte, per l’inesperienza di Fede, che è tanto simpatica ma non ha particolari capacità. Sopratutto, brucia a tutti la pessima esperienza dell’attuale capo della diplomazia europa, la signora Ashton, di cui non si ricorda una sortita utile che fosse una. Ma non per questo si vuole cadere nella brace con la Fede. Che, tanto per dire, quando si fanno i gruppi di contatto sulla crisi siriana non viene manco invitata ed, anzi, le hanno appunto proposto di andare a capo della istituenda “commissione barconi”, ovvero un gruppo di lavoro senza fondi e senza personale (quindi alla sua portata, secondo i maligni) per occuparsi dell’immigrazione clandestina.

Allora Pittibimbo ha pensato di rabbonire D’Alema, in modo tale da tenere buona quella parte del PD che gli ha giurato vendetta e che è pronta a tutto, fosse pure al crollo dell’Europa, per liberarsi del fiorentino considerato un personaggio stupido e rivoltante. D’Alema ha altro spessore rispetto alla Fede, ma le sue simpatie filopalestinesi gli causano problemi con gli USA (la Fede, che è invece furba, sta facendo circolare le foto di lei che si interessa ai danni causati dai razzi di Hamas su Israele, giusto per far scolorire le sue foto con Arafat).

Peraltro, in tutta questa vicenda, i giornali italiani compiono due grandi, ed ulteriori, omissioni. La prima è non dire che la Ashton, l’attuale capo, quando si insediò fece presente che lei con gli italiani si rifiutava di lavorare, tanto che le ambasciature che abbiamo avuto come servizio diplomatico europeo sono delle terze scelte. Un paese orgoglioso di sé stesso ne avrebbe chiesto, viceversa, l’immediata rimozione.

La seconda omissione, assai più grave, riguarda il fatto che questo ruolo a capo della PESC non avrà alcun effetto nella capacità di Pittibimbo di negoziare migliori condizioni economiche con l’Europa. E’ un contentino che gli può solo risolvere qualche problema di stabilità interna, ma si comincerà a ballare a fine Ottobre, quando bisognerà trovare un pacco di miliardi per sistemare i conti.

Così, il grande Renzi, salutato dalla stampa italiana come il salvatore dell’Italia, anzi dell’Europa, si trova schiaffeggiato e perculato dalla stessa, che gli propone candidati indigesti (Enrico Letta, Emma Bonino) nel ruolo di commissari europei, irride i suoi candidati (Federica Mogherini, Massimo D’Alema) e beatamente se ne strafotte il cazzo dei problemi di Pittibimbo.

Di tutto questo, sui giornali italiani, manco una riga di analisi, giusto per ricordarci che d’estate si mangia dell’ottimo pesce e la carta con cui sono fatti è ottima per incartarcelo.

 

 

 

 

 

 

 

Wool, Shift e Dust

Scrivo una recensione di questi tre volumi, avendo notato che non ne esiste una lingua italiana.

Wool

Ambientati in un futuro prossimo, sono un buon esempio di fantascienza apocalittica (o distopica), in cui l’umanità fugge dal disastro (non causato da bombe nucleari, ma da una nanotecnologia che consente di cancellare interi ceppi dell’umanità tramite una contaminazione dell’aria) rifugiandosi all’interno di un silo. Le regole di questa convivenza sono quelle di una società estremamente rigida, controllata e piena di taboo. I discendenti dei primi abitanti infatti non hanno alcuna memoria di come fosse la Terra prima del loro forzato esilio, anzi pensano che quella sottoterra sia l’unica vita possibile. Chiunque faccia delle domande, chiunque si ponga il dubbio su cosa c’è fuori, viene sottoposto al brutale rituale del “cleaning”, ovvero viene equipaggiato di una tuta e spedito fuori, dove invariabilmente troverà la morte.

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Eppure, tutti quelli che ricevono questa mortale punizione, appena raggiungono l’uscita, si mettono di buona lena a pulire, proprio con un panno di lana, i sensori delle telecamere che consentono a chi è sotto di vedere il monotono e grigio paesaggio all’esterno. Perché fanno questo? Cosa li spinge? Cosa vedono o cosa sanno che gli altri non sanno?

Così comincia Wool, che è il primo di una serie di tre non romanzi ma raccolte di racconti. Originariamente pubblicato senza un editore e distribuito da Amazon tramite Kindle, questa opera di Hugh Owey ha ricevuto un incredibile successo di pubblico, diventando un caso editoriale: mai un autore era riuscito a vendere centinaia di migliaia di copie senza la mediazione di un gruppo editoriale. In effetti, questo primo volume (edito in Italia, come gli altri, per i tipi di Fabbri) si legge con grande piacere. La prosa di Howey (ho letto tutto in ciclo in inglese) è asciutta, tagliente ed efficace, in grado di rappresentare con poche parole una azione rendendola quanto mai viva.

Il mondo distopico di Wool lascia, in parte, il posto in Shift il racconto a come questo silo è stato costruito, a chi lo governa e alle dinamiche che hanno portato una piccola parte dell’umanità ad auto-esiliarsi. Questo libro, va detto, mi è piaciuto di meno, con alcuni personaggi che proprio non mi hanno colpito, dei passaggi a volte troppo lenti e una velocità dell’azione assai altalenante, ma ho preferito insistere perché ero caduto nella trappola del voler sapere come va a finire.

shiftIn Dust si conclude il ciclo, con la fine della vita all’interno dei silo. Sono volutamente vago ed impreciso rispetto a quello che accade per non togliere il piacere di scoprirlo a chi vorrà leggerlo. Posso invece dire che la qualità della conclusione è abbastanza modesta, a volte sembra che le cose siano tirate per i capelli e che Howey avrebbe potuto scrivere tanto cento pagine in meno che cento pagine in più. Inoltre, si congeda dal lettore con una conclusione non definitiva, in cui tanto è possibile pensare che finisca lì che pensare che possa esserci un ulteriore sviluppo.

Rimane, comunque, un prodotto editoriale interessante, anche appunto per le sue fortune. Non solo, Howey ha mostrato una grande intelligenza consentendo ad altri lettori di diventare scrittori sviluppando altre idee all’interno del mondo di Wool. Allo stesso modo, sul suo sito permette a chi avesse letto le opere senza scaricarle legalmente di mettersi l’anima in pace pagando un contributo libero, così per stare a posto almeno dal punto di vista morale.

Infine, tutti i diritti cinematografici sono stati opzionati dalla 20th Century Fox. A me sembra che da questi libri e, più in generale, dall’universo che anche altri autori hanno creato, si potrebbe tirare fuori una buona serie televisiva, piuttosto che fare un film o anche una trilogia che sarebbe comunque molto compressa. Nell’attesa, se amate la fantascienza potete dare una possibilità almeno a Wool.

Il molto è molto meglio del niente

Il governo ha anticipato, per bocca del suo ciarliero premier, il disegno di legge sulle unioni civili. Una parte della comunità LGBT ha già deciso di dire no a prescindere, perché è animata da un sacro furore contro Pittibimbo. Facciamo a capirci, va bene pensar male di costui, però a volte bisognerebbe anche entrare nel merito, facendo una sana valutazione politica, a contatto con la realtà.

Secondo il piano del governo, le unioni civili avranno gli stessi diritti e doveri dei matrimoni civili, salvo il diritto di adottare. Se così fosse, sarebbe un ottimo compromesso e il tono di chi si lamenta perché vuole avere la parola “matrimonio” a me pare abbastanza fuori posto.

I tre punti che trovo molto positivi di questa proposta sono: a) che ci si unisce andando dall’ufficiale d’anagrafe in Comune, quindi con una modalità simile a quella del matrimonio civile, con una netta evoluzione rispetto alla proposta dei Di.Co. in cui ci si univa per raccomandata; b) che è riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità, cosa che è fondamentale per tantissime diverse ragioni, sopratutto perché è una norma non a costo zero per le finanze pubbliche; c) che è possibile adottare il figlio del proprio “unito”, quindi in realtà un inizio di principio di adozione c’è già.

L’ultimo punto, in particolare, suscita perplessità dei vari integralisti cattolicoidi e baciapile. Se queste fossero le premesse, sarebbe quindi un ottimo disegno di legge e una ottima legge. E’ evidente poi, in prospettiva, che avere un istituto giuridico come quello delle unioni civili così simile a quello del matrimonio civile porterà necessariamente, prima o poi, ad unificarli, come è stato in molti paesi europei (Francia, Inghilterra e credo anche Germania) che hanno iniziato con le unioni civili e poi sono andati oltre. Significherebbe inoltre migliorare e di molto le condizioni di vita di tante coppie gay, dando loro diritti e tutele e, mi ripeto, anche a costo non zero per lo stato italiano, perché i diritti a costo zero sono già una concessione ma è dove è la pecunia che si fanno le politiche vere di inclusione.

Viceversa, fare la polemica perchè non si parla di “matrimonio” significa non voler fare una vera battaglia politica, ma perdersi nel massimalismo che è poi minoritarismo. Chiudersi in quel recinto, in cui siamo già da tanto tempo chiusi, in cui dobbiamo ricorrere sempre al sostegno assai interessato delle varie associazioni gay, che sono poi quasi sempre associazioni di imprenditori interessati alla clientela gay.

Poi vedremo come andrà, è vero che questo governo è noto per promettere 100, anzi 1000, e realizzare poi da -5 a +23 (circa), quindi tutto può succedere. Qualcosa, non molto ma qualcosa, dipenderà da quale tipo di sostegno e critica sensata e non pregiudizievole per principio sapremo noi del mondo LGBT nei prossimi mesi; e qui temo il peggio.

Un eterno ripetersi/ 2

Ecco, lo sapevo. Basta far passare un giorno e la nuova inchiesta sulla corruzione, questa volta una grande corruzione presunta per una grande opera come il MOSE.

Non dico altro, che poi divento noioso. Aggiungo solo una cosa.

E’ evidente il perché Piero Fassino sostenga a spada tratta il sindaco di Venezia, accusato di essere uno che ha preso mazzette per favorire la costruzione del MOSE. Questo perché Fassino è chiaramente estraneo alla vicenda analoga dell’EXPO del 2015, non conosce affatto Primo Greganti, tutti del resto sanno che le mazzette a Greganti arrivavano per la sua bella faccia e l’eleganza dell’eloquio, non perché fosse il terminale della vecchia guardia del PD (calunnie, calunnie, tutte calunnie dette da un indagato durante l’interrogatorio, risaputamente quindi estorte con la tortura). Quindi, dall’alto della sua completa estraneità, è giusto e dovuto che Fassino prenda le difese di un sindaco di una città che, rispetto a Torino, sta dall’altra parte dell’Italia. Tra onesti si riconoscono al volo.

Un eterno ripetersi

Credo che uno dei motivi per cui scrivo meno sul blog dipende dal fatto che molte vicende pubbliche sono la riproposizione ennesima ed ulteriore di cose di cui ho già parlato e detto. Faccio giusto due esempi.

Alitalia-Etihad. Ma che bravi, coraggiosi et audaci gli emiri che si comprano l’Alitalia. Pensa, hanno chiesto solo che: i debiti che Alitalia ha con le banche vengano cancellati (questo causerà che le banche dovranno rifarsi con tutti gli altri clienti, concedendo meno prestiti ovvero aumentando i tassi di quelli concessi o da concedere); lo Stato si faccia carico dei lavoratori licenziati (questo causerà che le tasse di tutti finanzieranno la cassa integrazione dei licenziati, che dovrà durare molti, molti anni, sufficienti a spegnere ogni tentativo di contestazione dei lavoratori); la concorrenza sui voli interni venga ridotta (questo causerà che i costi dei biglietti saliranno). Quindi, cari cittadini italiani, sappiate che voi pagherete tre volte: come contribuenti fiscali, come controparte delle banche, come clienti di un volo di linea. Non siete contenti? Non vi sembra a quel punto che quel “sul lusso, gli emiri non badano a spese” che c’era scritto ieri su Repubblica sia una solenne presa per il culo? Che siamo tutti buoni a fare i ricchi con i soldi degli altri?

Debito pubblico. Ma basta, eh. Dopo anni che ho scritto che il debito pubblico italiano non si può pagare e che non verrà pagato, ora si comincia a scrivere anche sui giornali dei poteri forti. Giusto per far circolare l’idea e vedere come attecchisce.

Solo che, ecco, non ho voglia di esplorare più questi temi, tanto ho già detto tutto anni fa.

Recensione: “Le week-end”

Mentre mi scervellavo per provare a spiegare quanto è brutto Le Week-end, sono entrato in possesso di una trascrizione della conversazione tra due dei produttori, che spiega come sono andate le cose (o come sarebbero potute andare):

Produttore 1: Ao’, dovemo fa’ ‘n film?
Produttore 2: Sicuro? E che tipo de firm dovremmo da fà?
Produttore 1: Io pensavo a ‘na commedia…
Produttore 2: Fico!
Produttore 1: …romantica…
Produttore 2: Fico!
Produttore 1: …però co’ quarche idea originale…
Produttore 2: Fico!
Produttore 1: …tipo…nun so…tu che idea c’avrebbe?
Produttore 2: …
Produttore 1: …
Produttore 1:…ho capito, ce devo pensà da me…
Produttore 2: Fico!
Produttore 1: Allora farei ‘na commedia co du’ che vanno a Parigi…
Produttore 2: Parigi è sempre romantica
Produttore 1: Bravo! Bella battuta! Semo già passati alla sceneggiatura?
Produttore 2: Ma sì…io ce la metterei ad un certo punto così a gente penza: “Ammazza ao’, sto a vedè un firm pe’ davero che è girato a Pariggi”
Produttore 1: Però famo quarcosa de diverzo…pe’ differenziasse…
Produttore 2: Tipo?
Produttore 1: Che ce mannamo ‘na coppia de mezza età
Produttore 2: Bene…trovamo du’ attori economici che ce costeno de meno
Produttore 1: Fico! Poi famo che… pe’ ditte… c’hanno ‘na certa stanchezza…
Produttore 2: Tipo quando te magni lì rigatoni co la’ pajata?
Produttore 1: No… più esistenziale… Però me piace l’idea che questi magneno ‘nsacco de cose bbone, a Pariggi, e ne parlemo durante il film
Produttore 2: Poi che succede?
Produttore 1: Che nun pagheno e scappeno! Almeno essimo fatto pure l’intermezzo comico!
Produttore 2: Me piace… già me fa ride… ma poi senti, famo pure che nun pagheno altro, tipo l’albergo…
Produttore 1: Giusto. Così anzi manco dovemo spiegà sur serio perché vanno in un arbergo che nun se ponno permette
Produttore 2: Me pare che la sceneggiatura già ce sta… Ma ce volemo mette quarche artra idea?
Produttore 1: Fammè pensà… ma mo’ ar volo te la devo dì?
Produttore 2: Sforzate…
Produttore 1: Allora potemo fa che intanto loro so’ inglesi… poi so’ un po’ sfigati… poi che trovano un vecchio amico de lui che ha fatto lì sordi…
Produttore 2: C’hai già in mente uno che po’ fà il ruolo dell’amico?
Produttore 1: Pensavo… sì so’ inglesi, ce mettemo un americano, che così fa contrasto
Produttore 2: Fico!
Produttore 1: Poi magari, pe’ la sceneggiatura, pensamo a quarche battuta che nun se capisce, che pare che è profonda ma che nun vordì un cazzo
Produttore 2: Tipo? Che quanno parli così complicato me ce perdo
Produttore 1: Pe’ ditte… Lei dà ‘no schiaffo a lui pe’ sbaglio, e poi pe’ fasse perdonà lui je dice “Famme vede le tette”…
Produttore 2: Così ce mettemo pure la parola tette
Produttore 1: Bravo. Anzi così la gente pensa che ce sta’ ‘nsignificato ner firm, invece so solo du parole
Produttore 2: E poi? Ce mettemo un po’ de sentimenti?
Produttore 1: Sì, ma sempre a risparmià… Cioè mica se potemo permette Aaronsorkine e giossvedon, quelli sì che sannò fa le battute…
Produttore 2: Noi dovemo pensà a quarche idea forte…
Produttore 1: Tipo che lei dice che l’amore è un’assurdità… la buttamo là in mezzo ar firm, poi lui se la guarda e fa finta de gnente, così la gente se domanda qualche che po’ da esse er senso der firm
Produttore 2: Senti, me’ pare che c’hai grandi idee… ma dimme un po’, de regista?
Produttore 1: Pensavo quello de nottinghill, che così fa scena
Produttore 2: Sarà un successone de firm… C’avemo nà bella idea, a sceneggiatura è praticamente scritta, er regista individduato, che ce manca pe’ fa’ ‘n capolavoro?
Produttore 1: Pe ‘r titolo?
Produttore 2: Pensavo de mettece ‘na parola de francese e una de inglese, così colpimo er pubblico
Produttore 1: Bravo, te sei guadagnato ‘a giornata. Mo’ annamo, che quei rigatoni co ‘a pajata ce ‘spettemo pe’ davvero.

Remains (of the day, and of the work too)

Mi ero piuttosto sbagliato sugli esiti delle elezioni europee, tutto pensavo tranne che il PD di Pittibimbo potesse avere una tale affermazione, sopratutto distanziando il M5S.

Posso dire, a mia parziale discolpa, che avevo comunque fatto una stima prima degli ultimi giorni di campagna elettorale, in cui Grillo ha dato prova del peggio di sé, parlando di Hitler, tribunali speciali, licenziamenti e così via, facendo insomma di tutto per spaventare e mettere paura agli indecisi. Anzi, favorendo il travaso di una piccola o grande quota di voti dai partiti di centro-destra al PD.

Si potrebbero fare varie osservazioni. La prima che mi viene è che questi voti del PD non sono scritti nella pietra, ma sono voti molto mobili. La vera novità di queste elezioni europee è che, per la prima volta, c’è stato uno spostamento di elettori, da alcuni partiti ad altri e da alcuni partiti all’astensionismo. Questo è avvenuto per lucida disperazione, non per convinta adesione. Dopo aver provato la Lega, Berlusconi, i Cinque Stelle, a Milano hanno deciso di provare Renzi, dandogli il 43 per cento ed oltre. Ma quei voti, come ci sono oggi potrebbero sparire domani. Tanto di cappello, quindi, a Renzi che ha detto che la rottamazione ora può iniziare per davvero, consapevole che ora deve guadagnarseli e il tempo non lavora a suo favore.

Si potrebbe anche osservare che nessuno dei problemi dell’Italia è stato risolto; questo non per dire che se ne può fare colpa a Renzi che è premier da tre mesi (Papa Francesco, che per i cattolici romani è pur sempre il Vicario di Cristo in terra, è un anno che sta lì e ancora non è riuscito a fare niente per l’opposizione proprio di molti cattolici di alto rango), ma per dire che sarà grave colpa sua se non farà niente. I temi su cui esercitarsi sono infiniti: la corruzione dilaga e la burocrazia soffoca ogni spiraglio di libertà, mentre il merito sparisce.

Certamente mi ha colpito molto come, di tutte le persone di sinistra o anche solo genericamente riformiste, non ce ne sia uno, dico uno, che sia contento di questo esito elettorale. Proprio perché in questa campagna elettorale di temi di sinistra non ne sono stati toccati molti, né Renzi è un leader di sinistra.

Aggiungo poi una piccola nota personale. La situazione in azienda è ormai arrivata al collasso, la stessa continuità operativa è a rischio. Se non mi fa piacere sapere che sono in uscita, dall’altra parte non ho particolare desiderio di rimanere in questo posto un minuto più del necessario, perché la situazione è di una pesantezza estrema. Qui gli uffici sembrano quelle piazzette di paese dove le persone anziane si mettono sedute e vedono chi passa, non avendo altro da fare.

Sondaggi

Sicuro che il pessimo dato sul PIL ha contribuito molto al botto della borsa di oggi. Ma credo che tanto sia dato dai sondaggi che circolano, per cui i Cinque Stelle stanno dal 28% in su e Forza Italia è stabilmente sotto il 20%. Queste due cose mettono il governo di Pittibimbo a rischio; peggio, danno il via ad un avvitamento da cui non si vede una via d’uscita. Sarebbe la prova provata che affidare il governo del Paese ad uno che è sostanzialmente un bulletto di provincia, convinto di essere più furbo di tutti solo perché il più furbo del suo paese, è stato un errore.

(Alle politiche avevo detto che M5S avrebbe preso più di quello che gli attribuivano i sondaggi, anche se fui troppo generoso)

Ricetta: Hamburger vegetale di farro e verza

Ho cercato in Rete qualche idea per un hamburger vegetale, ma senza particolare successo. Il motivo era ed è che ci siamo un po’ stufati degli hamburger vegetali che troviamo al supermercato, in particolare quelli biologici di Carrefour. Non sono male, ma a parte che il sapore è sempre lo stesso, l’idea che siano inscatolati a stretto contatto con una cosa di plastica non mi è mai particolarmente piaciuta.

Così ho deciso di sperimentare ed inventare una ricetta; l’esito è stato particolarmente buono, quindi ve la posto qui. Considerate che le dosi sono comunque indicative:

Ingredienti (per una decina buona di hamburger):

- Una verza

- 150-200 grammi di farro (corrispondenti ad un vasetto di farro già lessato o poco più)

- Un cipollotto (o anche una cipolla non troppo grande)

- Concentrato di pomodoro

- Pangrattato

- E’ molto raccomandato avere l’apposito utensile per fare gli hamburger

- Opzionalmente: un po’ di carota, salsa di soia, fecola di patate, colla di pesce

Per questa ricetta è necessario l’uso del frullatore.

1. Pulite la verza, togliendo le foglie esterne verdi e rimanendo con quelle gialle, che vanno sciaquate e tagliate a listarelle non troppo sottili. Tagliate anche il cipollotto o la cipolla che sia, facendone dei dadini. Se volete un po’ di carota, tagliatela a listarelle sottili.

2. Mettete la verza e il cipollotto in una padella, insieme alla carota se l’avete tagliata, aggiungendo un po’ d’olio extra vergine d’oliva. Salate e pepate (facilita l’uscita dell’acqua perchè crea una pressione osmotica) e fate cuocere a fuoco medio basso finché la verza non avrà tirato fuori l’acqua e si sarà fatta morbida.

3. Mettete il contenuto della padella in un frullatore, aggiungete un po’ di gocce di concentrato di pomodoro e il farro che avrete tolto dal barattolo e risciaquato lasciandolo asciugare leggermente in un colino (meno acqua c’è meglio verranno gli hamburger). Aggiungete qualche goccia di salsa di soia e frullate fino ad ottenere un composto molto omogeneo. Salate e pepate se necessario, ma non dovrebbe esserlo. Se il vostro frullatore è piccolo, potete passare gli ingredienti uno per volta e poi mescolare accuratamente tutto. Alla fine, se il composto fosse troppo liquido potete aggiungere della fecola di patate o anche della colla di pesce, che però è di origine animale, quindi valutate se volete fare o meno un piatto puramente vegetariano (è lo stesso motivo per cui non dico di usare un uovo per legare gli ingredienti, gli hamburger verranno un po’ morbidi ma vanno bene lo stesso).

4. Prendete la quantità di prodotto necessaria per fare un hamburger usando l’apposito strumento, e cospargete di pangrattato sui entrambi i lati. Se non avete lo stampino, prendete circa due cucchiai pieni, metteteli su un foglio di carta da forno con molto pangrattato e dategli una forma da hamburger usando magari una paletta per aiutarvi.

5. Mettete a cuocere gli hamburger in una padella unta di olio d’arachide quanto basta per asciugare il pangrattato, e servite caldi. Se li accompagnate con della salsa (agrodolce, di soia o anche della semplice maionese) li apprezzate ancora di più. Per la cottura, regolatevi voi su come li volete, visto che le verdure all’interno sono in realtà già tutte cotte e la cottura serve sopratutto a creare la crosticina che li tiene insieme.

Sono sicuramente congelabili in frigorifero e, sopratutto, sono buonissimi.

 

Dolce malinconia

E’ il mio stato di fondo di questi giorni, che mi sorprende anche, perché avrei diritto a tutti altri sentimenti. Alla rabbia, alla gioia, al disgusto, ma non alla malinconia.

Tutto comincia qualche giorno fa, quando scopro che un mio articolo scientifico è stato citato in una richiesta di brevetto da parte di una grande, grande, grande società di informatica. Oh, wow! Questo dovrebbe essere l’unico commento possibile. E’ non troppo frequente, anzi, che un articolo scientifico possa saltare il gap che c’è tra il mondo della ricerca e l’industria e, sopratutto, che questo avvenga con un nome così prestigioso dietro. Leggendo la richiesta di brevetto (da cui a me non verrà niente dal punto di vista economico) ho così visto che il linguaggio usato è quello del mio articolo (se non leggi quello che ho scritto io, non capisci cosa c’è scritto lì sopra), la bibliografia riportata è quella che avevo riportato io nel mio articolo, che è quindi stata una ottima base. Avrei tutto il diritto di vantarmene, di costruirci sopra tutte le leggende e le montagne che voglio, quantomeno potrei sentirmi un gran figo. E invece, la reazione più forte è stata quella di questa dolce malinconia.

M’è venuta a pensare a tutto quello che poteva essere e che non è stato. Alla fatica fatta, non tanto per scrivere quell’articolo, ma per contrastare il mondo universitario che s’era messo contro di me non per il lavoro fatto, ma per questioni politiche in cui io non c’entravo niente. Al senso di solitudine che ho vissuto in quel lavoro e in quel periodo, in cui anche chi doveva credere in me faceva la faccia perplessa. Poverini, mi sono solo occupato di un settore che nell’arco di due anni è diventato il centro di tutte le discussioni in informatica, ma del resto non si può pretendere – e non sono sarcastico – che un professore di ingegneria informatica capisca l’informatica. Quelli sono presi da concorsi, lotte di potere, scontri personali, misurazioni del proprio ego e del proprio prestigio, non hanno tempo di fare altro.

Rimaneva così la malinconia, a pensare che un giorno questa grande, grande, grande società potrà sfruttare una parte di una mia idea per produrre qualcosa, da vendere anche agli italiani ad un ottimo prezzo, giustamente dovuto. A pensare alla quantità di personaggi mediocri del mondo del lavoro che si sentiranno protetti e coccolati nel fare certi acquisti (sia chiaro, sono sempre prodotti ottimi quelli che questi producono: solo che non in molti sanno il perché). E mi verrebbe da immaginarmi mentre mi spiego. Ma mi spiego a chi? Chi dovrebbe capirmi? Non mi ha capito manco chi doveva capirmi per mestiere. Convinto a darmi la tesi per salvare il suo prestigio. Quando invece i fatti dicono che qualche motivo di merito ce lo avevo pure io, di mio, senza spinte. Il tempo non sarà, il tempo è già stato galantuomo.

Ma questa malinconia non si spiegava solo in questo modo. Credo che fosse, ora posso dirlo, una forma di difesa per quanto stava per succedere. In sintesi, le difficoltà di questa azienda sono tali che non ci sono praticamente possibilità che io ci rimanga se non per una manciata di mesi. Tutto questo sarebbe già dispiacevole di suo, ma ad esso si aggiunge la volgarità, la rozzezza, la brutalità ignorante e tronfia di dirigenti che riescono solo ad essere spaventosi, mai capaci o utili. Pronti a mostrare il ghigno ferino di chi risponde al Pittibimbo che sta a Palazzo Chigi, e che trova in ciò tutta la sua cifra stilistica e ragion d’essere. Cani e cagne, manco buoni a fare la fine del Misticò  Bendicò del Gattopardo, questi animali rabbiosi senza dignità di nome.

Eppure, anche qui, dovrei essere arrabbiato, invece sono quasi disinteressato. Sollevato, forse. Perché è meglio una fine rapida che una inutile agonia in mano a gente che nel suo essere rappresenta la croce di questo Paese, la mancanza di una classe dirigente degna del nome, adatta a qualche paese ad ordinamento tribale dove non si sia nemmeno affermata la parola scritta, che in quelle dove le tribù comunicano per messaggi scritti avrebbero già dei problemi.

Ho pensato molto nei giorni passati a quanto stava per succedere, e ho solo chiesto al destino, anzi no a mio padre, che mi succedesse la cosa migliore. Non volevo rimanere in questa società per rimanerci, volevo rimanere in questa città ma per tanti altri motivi, anzi per uno solo. Che poi è forse il motivo che riporta a questa strana, dolce, malinconia. Perché se tutto poteva essere, in chissà che modi e in che tempi, in realtà tutto è e tutto è stato. Di questa mia verità voglio fare dono intanto a me stesso, e poi a chi mi sta intorno, perché da questa verità verranno fuori tutte le altre cose.

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