Manipolatori di professione

I. Quanto è caro e premuroso il nostro Re della Repubblica, che ieri intervistato da Fazio (ottima legittimazione per una mediocrità di presentatore che andrebbe viceversa consegnato agli annali della televisione, ammesso che ne abbia mai fatto parte) ci ha tenuto a dire che il debito pubblico va pagato, per i nostri giovani.

E no, signor Presidente, il debito pubblico va pagato da chi l’ha fatto. Se tu lo paghi togliendo a me le tutele, i diritti e le opportunità che tu invece hai avuto, allora non lo stai pagando per me, ma lo stai pagando da me. Comincia a ridurti lo stipendio, comincia a far sì che il Quirinale non costi cinque volte Buckingham Palace (o trenta volte la presidenza tedesca), poi ne riparliamo.

II. In un ospedale pubblico di Roma, un deplorevole incidente ha fatto sì che una donna stia aspettando i figli di un’altra coppia, per un errore di procedura nel laboratorio di fecondazione assistita. A parte i commenti, che sono facezie fuori contesto, per cui allora la fecondazione eterologa in Italia si faceva già (sai quante altre volte avranno sbagliato senza che nessuno se ne accorgesse, e quante volte non hanno sbagliato ma l’hanno fatto apposta con il consenso della coppia) la cosa che colpisce è la reazione della Regione Lazio, che ha deciso di chiudere il reparto. Bravi, bravissimi, così si fa! Questo è il pensiero che viene suggerito dai manipolatori del potere, perché è giusto che chi sbaglia paghi. Però, chiudendo uno dei pochi reparti pubblici che si occupano della fecondazione assistita significa lasciar spazio ai privati. Però, il compito della politica non è chiudere i reparti che non funzionano, ma fare in modo che funzionino: siamo sicuri che in quel reparto ci fossero macchinari avanzati? Che non ci fossero dirigenti raccomandati? Che il personale fosse di ruolo, non costretto a campare con contratti di qualche mese in qualche mese, con turni di lavoro massacranti? Però, il compito della politica non è ingraziarsi i cattolici, che alla chiusura di un reparto di fecondazione assistita saranno, nelle loro frange più oltranziste, ben contenti. Il compito della politica è organizzare le attività pubbliche, cosa che non pare sia successo e di cui non è il caso di occuparsi. Se serve, si può fare una bella intervista da Fazio per farsi vedere con il pugno duro. Che fa tanto Renzi, e non impegna.

Ciao ciao bambino

L’amministratore delegato del gruppo Ferrovie dello Stato, dottor ingegner Mauro Moretti, ha dichiarato che se viene applicato il limite sugli stipendi dei manager pubblici di cui si parla, costoro se ne andranno all’estero. Del resto, il mondo attende con ansia questi manager italiani, noti per la ferocia con cui inseguono l’efficienza aziendale, la cura maniacale dei rapporti con i clienti, il disgusto di ogni compromissione con la politica, la conoscenza profonda di ogni innovazione tecnologica, l’antipatia per ogni loggia, loggetta e loggione, e ho detto qualcosa degli straordinari risultati di bilancio che portano? Dei milioni di posti di lavoro che hanno creato?

(negli ultimi 20 anni, le Ferrovie dello Stato hanno avuto trasferimenti dallo Stato per circa 400 miliardi di euro, più l’alta velocità. Nonostante questo, i treni non sono fatti d’oro massiccio)

http://www.youtube.com/watch?v=8t3Ru6EaF-Q

L’ennesimo ladro

Esattamente, perché quando Josefa Idem si fa pagare i contributi previdenziali da parte del Comune è uno scandalo, e invece quando lo fa Renzi va bene?

Esattamente, perché è normale che Renzi si sia fatto pagare l’affitto da un amico imprenditore, che ha poi vinto una serie di appalti dal Comune di Firenze?

E la fidanzata dell’amico imprenditore, che a 26 anni, fresca di laurea, diventa curatrice di una mostra?

Ciao casetta di Paolo

Ciao casetta di Paolo, sono gli ultimi giorni che starò qui, protetto e coccolato da te.

Io non sono uno che si affeziona alle cose, ma tu non sei una cosa. Nei tuoi secoli e secoli di vita, hai conosciuto molte persone, visto guerre, pestilenze, carestie e bombardamenti, hai avuto molte amicizie e credo molte disillusioni; poi sono arrivato io, quasi per caso, trovata all’ultimo, anzi all’inizio ero pure diffidente. Però, pochi giorni dopo, ti sei subito mostrata protettiva, quando l’irreparabile era accaduto e sono tornato qui, pensavo che avrei pianto, invece mi hai protetto e non è stata nemmeno l’unica volta. Ho cominciato a sentire, proprio in quei giorni, quelle energie positive che sprigionavi e distendevi intorno a me, quei messaggi e quei simboli che si consentono quelli che hanno superato il mezzo millennio di vita.

Mi mancherai, molto. Mi mancherai per un bellissimo motivo, per una nuova parte di vita che si apre e che, guarda un po’, è nata proprio qui. Non potrò mai dimenticare quando proprio in questa casa, con una certa luce di un mezzo pomeriggio autunnale, io mi sono sentito di dirgli che non potevo stare senza di lui, lui s’è preso il suo tempo e mi ha risposto. E poi, poi tutto quello che è venuto dopo.

Quando ho lasciato la casa natale, ho fatto tutto in modo più semplice; forse perché non pensavo che sarebbe stato un addio definitivo, mentre con te è diverso, chissà se ti rivedrò. E poi, dopo due anni che sono stato qui, ho visto quanto due anni possono cambiare una persona, quante cose la vita possa metterti davanti, quanto può succedere perché sei da un’altra parte. Così penso a come la vita ci metta di fronte sempre dei sogni migliori, ma tu sei stato un sogno bellissimo.

Ciao casetta bella, veglia su di  me come hai già fatto, forse un giorno ci vedremo di nuovo, forse questo che dico mi fa sembrare un adolescente che dice “per sempre” senza sapere cosa significa, forse il nostro futuro non è ancora scritto, io ti ricorderò con l’affetto e il calore che si devono a chi ci cambia la vita.

I rischi di Bergoglio

Qualche mese fa scrivevo come Bergoglio fosse a possibile rischio della vita, perché la fazione conservatrice-finanziaria (che in realtà sono due fazioni, perché non tutti i conservatori sono intellettualmente disonesti e non tutti quelli che gestiscono i soldi della mafia con lo IOR sono conservatori) lo teme e lo detesta massimamente.

Ieri, piccola soddisfazione, la stessa cosa è stata detta, con molta non chalance, durante Otto e Mezzo, il programma de La7 che aveva come ospiti Corrado Augias e Massimo Franco.

Siccome ho motivo di credere che nessuno dei due abbia particolari entrature in Vaticano (in particolare Massimo Franco sta cercando di fare il vaticanista, ma direi senza particolare successo, e le sue analisi pre-Conclave si sono rivelate tutte sbagliate), credo che ormai il tema del rischio della vita di Bergoglio sia di dominio comune, nei Sacri Palazzi e fuori di essi.

Detto questo, aggiungo un elemento: di questi rischi è consapevole lo stesso Papa, tanto che invece di procedere motu proprio nella riforma indispensabile del Vaticano (non della Chiesa, del Vaticano) si è circondato di collaboratori, a cominciare dalla commissione degli otto cardinali incaricati di riformare l’istituzione. Il messaggio, molto evidente, è che se gli succedesse qualcosa, non finirà come papa Luciani, ma il suo successore verrà scelto tra questi otto, e allora procederà con la bonifica senza mostrare quel senso di pietà cristiana che Bergoglio è invece pronto a dimostrare.

Purtuttavia, Lilli Gruber poteva invitare pure me. 

La legge elettorale al tempo di MasterChef

Negli anni ’80, il vincitore del Festival di Sanremo veniva votato con le schedine di un concorso ippico. Anche se ogni schedina aveva un costo, questo non impediva combine di vario tipo, dall’acquisto di massa di schedine alle pressioni sulla giuria popolare e su quella di qualità, alla falsificazione dei risultati. Credo ci siano stati addirittura dei processi sul tema.

Comunque, vari soloni si scagliavano non tanto contro il sistema e la fallibilità degli esseri umani, ma sull’idea che il Festival della canzone italiana dovesse essere in mano alla Rai: se fosse passato ad un privato (ed uno solo ce ne era) il concorso, magicamente, sarebbe stato onesto, senza raggiri.

Ci abbiamo messo oltre vent’anni, ma ora possiamo smentire la tesi. L’occasione ce la dà MasterChef, su Sky. Si tratta, permettete la nota più personale, di un programma che può piacere solo a chi non ama cucinare, visto che trasforma un’esperienza bella, stimolante e complessiva come quella di cucinare (come ho già detto, la più alta forma di carità quando viene fatta per gli altri) in una cosa inutilmente spettacolare, complicatissima, piena di stravaganze e senza particolare aderenza alla realtà. Sopratutto, qualcosa che non insegna, a chi non sa cucinare, a fare qualcosa, fosse pure un uovo sodo.

Pare che questo programma riscuota un enorme successo, e qualche giorno fa c’è stata la finale. Le polemiche sono venute sul vincitore, perché gli sconfitti si sono lamentati del fatto che ha avuto più tempo per cucinare, e che sia uno in rapporti con la Barilla, sponsor del programma.

Sì dirà, sono le polemiche degli sconfitti che ci stanno, quando il programma è così nazional-popolare.

Fino ad un certo punto, perché poi si parla pure di soldi: oggi una grande società di scommesse ha denunciato come, ore prima della proclamazione del vincitore, siano cominciate ad arrivare scommesse anomale, per quantità e intensità, sul vincitore. Tutte concentrate, poi, nella zona di Milano, dove si registra il programma (le gare di cucina sono state registrate, la proclamazione è avvenuta in diretta, se ho ben capito: considerato che i piatti si assaggiano appena fatti, ci siamo detti tutto).

Questo non dovrebbe stupire. Forse stupirà i soloni che volevano il Festival di Sanremo ai privati, ma non chi pensa, io tra questi, che il problema è sempre culturale e che se non lavori su quello puoi pensare le leggi che vuoi, ma non risolvi mai la radice della questione.

Poi, sicuro, alcune leggi, alcune organizzazioni, alcune attività sono più a rischio di altre, non voglio dire che sia tutto uguale e non si debba fare niente, ma se anche il programma di punta di una televisione a pagamento, cioè di una televisione che chiede diverse decine di euro al mese ai suoi abbonati per avere il privilegio di vederla, riesce ad essere manipolato, forse non si deve pensare che, ora spiego il titolo, la legge elettorale risolverà chissà quali problemi. 

Nel 2008 abbiamo votato con la legge porcata, che ha portato in Parlamento cinque partiti, ma ora ne abbiamo venticinque. Nel 2013 abbiamo votato con la stessa legge e oltre ai venticinque partiti abbiamo che quello più grande, il PD, quello che ha ricevuto un grosso premio di maggioranza, è diviso in due partiti, i quali pur di farsi la guerra sono pronti a tutto, anche ad affossare le quote rosa.

Ora, con questa nuova legge elettorale, la situazione peggiorerà, su questo non vale la pena di avere dubbi. Certo, ripeto, alcune leggi sono peggiori di altre, in quanto ai risultati che possono produrre; questa qui, infatti, è una delle peggiori possibili. Il concorso ippico del Festival di Sanremo sentitamente ringrazia.

Pratico progressismo materno

-Allora veniamo su per il compleanno di mia sorella?
-Sì, però qui fa ancora freddo…
-E quindi?
-C’è un solo piumone
-E se dormiamo insieme?
-Dormite insieme

(se me l’avessero detto non ci avrei creduto…)

Meno (meno 0.5)

Ieri abbiamo fatto, insieme, la visita oculistica. Per lui nessuna variazione (erano diversi anni che non si faceva vedere, per cui ho insistito che si facesse visitare). Per me, una positiva variazione, nel senso che la mia miopia è diminuita di 0.5 diottrie. Questo, secondo il dottore, è dovuto ad una sclerotizzazione (dovuta all’età) della cornea, che come tale recupera una forma più fisiologica.

Io ho sviluppato questa forte miopia quando, durante la mia adolescenza, ho avuto un forte disagio, sopratutto psicologico, per la situazione a casa. La miopia era anche un modo di non vedere quello che stava succedendo. Recuperare mezzo grado di diottria significa, invece, che ora voglio proprio vedere tutto quello che mi succede. Non è un caso che questo recupero sia avvenuto ora che quest’uomo bellissimo sta insieme a me, e per me questa è la spiegazione più vera e più autentica.

C’era una volta Rainews24

C’era una volta Rainews24. Ora non c’è più, non solo perché è diventata Rainews (o forse no, cambia nome ogni qualche mese) ma perché è in mano a Monica Maggioni.

Una che sta lì solo come trampolino per la direzione generale della RAI, e si applica al progetto con assoluta dedizione. Diciamo che quando parla (molto spesso) di Papa Francesco lo fa con la dedizione che Giuliano Ferrara riservava a Ratzinger. Solo che, purtroppo per lei, Francesco non sembra un papa che apprezzi particolarmente.

Ma ora la grande occasione di Monica è arrivata, c’è il bimbominkia a Palazzo Chigi ed allora da stamane ha trasformato Rainews24 nella versione pubblica del Tg4 di Emilio Fede. Guardate, non è una battuta, è proprio così. E quanto è bello il governo, e quanto sono giovani, e quanto sono simpatici, e quanto vogliono rimanere persone comuni, e quanto c’è bisogno di un premier che ha voglia di fare, e sono due ore di ogni possibile leccata, in ogni orifizio del potere, perché Monica vuole fare carriera: è brava e va premiata.

La cosa prende poi quella piega comica, penosa ma comica, che prendeva Emilio Fede: in una piazza in cui ci sono tre persone, il giornalista parla della folla che sta arrivando per vedere pittibimbo che entra a Palazzo Chigi da premier. Questo perché ogni Monica Maggioni ha il suo Paolo Brosio.

Poi, nessuno che si stupisca del fatto che Rainews24 perde ascolti. Del resto, lo scopo del canale non è far rendere i soldi dei contribuenti dando loro una informazione oggettiva, ma funzionare da trampolino per la direttora. Che, quindi, potrebbe utilmente pagarselo da sola e non usare anche i miei soldi per i suoi fini privatistici.

Il governo balneare di Pittibimbo

Pittibimbo (titolo efficace trovato da Dagospia) ha messo in piedi il suo bel governo balneare.

Un governo pieno di niente, di gente che non ha nessun merito particolare (in genere figli di, fidanzati di, amici di), che sopratutto non può avere nessuna ambizione, essendo già stata baciata dalla fortuna, il cui unico scopo è quello di non fare ombra al bimbominkia, che potrà così fare e disfare a piacimento. La compagine migliore, ed è tutto dire, è quella dell’NCD, che si è presa un ministro del Nord (Lupi), uno del Centro (Lorenzin) e uno del Sud (Alfano), giusto perché ogni clientela sia rappresentata. E, dico sul serio, sono molto più seri loro, che non il PD che fa fuori Emma Bonino (una che può fare il ministro per i suoi meriti, mentre c’è bisogno appunto di un ministro che va agli Esteri solo per aver fatto una vita di partito peraltro nella piena ombra), mentre premia Marianna Madia.

Ah, Marianna Madia. Ah, dolci parole. Una che viene messa da Veltroni in Parlamento, in quanto fidanzata all’epoca con il figlio del Presidente della Repubblica, Onorevole Giorgio Napolitano I, e che il giorno prima dichiara che lei avrebbe sostenuto la lista Ferrara, quella contro l’aborto e contro la 194. Una che è incinta all’ottavo mese, e che quindi almeno non farà niente al Ministero di cui va ad occuparsi, quello della Pubblica Amministrazione di cui, siamo pur certi, non capisce un cazzo di niente.

Ma, visto che è all’ottavo mese, tra parto, allattamento e primi mesi, starà poco tempo al Ministero, visto che questo è un governo che se va male dura sei mesi, ma se va bene dura un anno, si va a votare l’anno prossimo. Proprio per questo, tutti i nomi di peso si sono ben guardati dall’averci a che fare, inutile sporcarsi per fare un semplice giro di giostra. Ma, altri nomi e di altro peso, hanno preteso che il magistrato anti ‘ndrangheta, Gratteri, non fosse ministro, perché, tu lo capisci, è un giustizialista. Un po’ quello che dicevano di Falcone. Però, sempre quei nomi hanno preteso che ci fosse Padoan all’Economia, giusto per esere sicuri che il bimbominkia non facesse danni e potesse solo divertirsi un po’ di mesi al governo, che lo sai che il pupo poi mi si strania.

Dire che la cosa fa schifo non è sufficiente, siamo oltre, alla decomposizione della democrazia. Temo che se Civati non fa il suo partito, mi rimane da votare Grillo, che stronzo è stronzo, ma almeno finiamo affondando ridendo per le battute di spirito.

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