Nel frattempo…

…si è rotto il computer fisso, ora uso l’ultra-portatile ma non ho qui il mio feed di blog, per cui se non vi leggo e non vi replico ho un buon motivo.

…questo nuovo lavoro comincia a presentare degli aspetti positivi, quantomeno riesco forse a ritagliarmi uno spazio all’interno di esso e ad avere qualche buon motivo per esserci, oltre alla compensazione economica.

…ho conosciuto un uomo un mese fa, e con lui sto bene.

Dai che se ci stringiamo c’è posto

Marrazzo e i suoi scagnozzi hanno deciso la chiusura dell’aeroporto di Ciampino, perchè è diventato troppo trafficato e quindi dà fastidio alle case che sorgono nelle vicinanze dell’aeroporto. Le case sono spesso case ex abusive ora condonate, ma questo è un particolare su cui Marrazzo glissa (non elegantemente).

L’aeroporto di Ciampino svolge una funzione essenziale per il turismo di Roma, consentendo di raggiungerla tramite dei voli low cost; parimenti, consente a molti romani di prendere l’aereo e liberarsi, almeno per alcuni giorni, dalla presenza di Marrazzo e di quella che l’Espresso definì, titolo in prima pagina, “La cupola delle tangenti”.

Ovviamente Marrazzo ha trovato – luì sì che si sa muovere – l’aeroporto alternativo a Ciampino, quello di Viterbo, che a Roma è collegata con la ferrovia. E’ sufficiente la lettura di questo articolo del Corriere sulle condizioni di quella ferrovia, dove già adesso il 100% dei treni arriva in ritardo, lo 0% dei bagni funziona, molti vagoni non hanno l’aria condizionata, pensare quindi a cosa può diventare quella linea se ci si aggiungono ulteriori viaggiatori, per concludere sulla competenza logistica di Marrazzo e dei suoi scagnozzi, che ci faranno perdere più tempo per arrivare in aeroporto, viaggiando in mezzo al piscio, che per volare.

“Ma uno come te, qui che ci fa?”

Se la domanda me l’avesse rivolta un mio superiore, o anche un qualsiasi altro collega, mi sarei un poco agitato o infastidito, invece me l’ha rivolta uno dei colleghi più capaci con cui lavoro, giusto oggi durante la pausa pranzo.

In effetti, posso capire che per lui, così come per altri, io sia un enigma, nel senso che vengo da una esperienza di vita e di lavoro completamente diversa, che banalmente si vede in come mi comporto, avendo assorbito un certo modo e un certo tono, ma che poi riguarda anche le prospettive e gli obiettivi.

Appunto perché l’ha chiesto un collega in gamba, gli ho risposto che il valore maggiore che dò a questa esperienza sta nell’entrare in contatto con un modo di lavorare e un contesto molto diverso da quelli a cui ero abituato, così come confrontarmi con persone che, anche se coetanei, hanno iniziato a lavorare ben prima di me, quindi oggi hanno come pensieri principali la casa di cui pagare il mutuo o da comprare, oppure la casa ce l’hanno già e hanno una famiglia e magari dei figli. Qui non c’entra tanto l’orientamento sessuale, nell’università eravamo tutti più zitelloni e zitellone.

Poi sì, in termini tecnici non è che stia lì a fare molto o ad imparare cose nuove; questo non vuol dire che il contesto sia solo negativo (credo anzi che sia una sfida per l’intelligenza quella di ritagliarsi un proprio spazio plasmando il mondo piuttosto che subendolo) vuol dire però che proprio nel confronto con chi è diverso da te puoi meglio capire anche i tuoi punti di forza, e questo è l’esercizio tutto psicologico che mi trovo a fare, un esercizio che credo mi farà molto bene.

Trenitalia ci fa il 10% in più

Per il viaggio di ritorno di questo fine settimana, l’unico treno disponibile era un Intercity Night. Ok, prenotiamo sul sito di Trenitalia: è stata un’esperienza. Il sito, evidentemente perfido, mi portava all’ultima schermata per dirmi che non c’erano posti disponibili, e alla fine ho potuto solo prendere un posto a sedere, senza prenotazione. Non fidandomi della cosa, sono oggi andato in stazione (quindici minuti di fila, anzi mi è andata bene) dove l’addetta mi ha spiegato che quel “senza prenotazione” vuol dire che se non c’è posto non salgo sul treno o se salgo rimango in piedi, per le otto ore del viaggio notturno. Allora ho chiesto di cambiare il biglietto in uno con prenotazione, e magia magia i posti erano disponibili, ovviamente con un sovrapprezzo di cinque euro (tra cambio del biglietto e diritto di prenotazione). Ma, già che c’ero, perchè non prendere una cuccetta, per soli altri 18 euro?

Il punto è che io la cuccetta l’avrei presa anche sul sito di Trenitalia, ma l’operazione non era possibile. Così, oltre a guadagnare due euro per l’obbligo di prenotazione, Trenitalia ha guadagnato altri tre euro per il cambio biglietto, il che corrisponde ad un aumento del prezzo del biglietto di circa il 10% che, magia magia, non risulta in nessun rilevamento delle tariffe, perchè non è una tariffa in senso stretto.

Avrei votato sì

Se avessi votato al referendum, avrei votato sì.

Le discussioni su quanto sarebbe pericolosa la legge elettorale che uscirebbe con una vittoria dei sì sono abbastanza inconcludenti, se non altro perchà questa legge elettorale è già una schifezza assoluta, sia perchè la legge che verrebbe fuori avrebbe breve vita, sarebbe modificata prima delle prossime elezioni. Mentre, se vincessero i no, sarebbe una conferma di una legge porcata, e questa argomentazione vale in buona misura anche se non si raggiunge il quorum: evidentemente la legge non è una legge cattiva, se gli italiani non hanno sentito la necessità di abrogarla.

Perchè queste parole saranno quelle che la Lega (la guardia pretoriana di Berlusconi, per usare una felice espressione di D’Alema: ogni tanto gli capita) dirà il giorno dopo il mancato quorum; e non sarà certo un’opposizione ancora debolissima a poter decidere di discutere di legge elettorale. Quindi, se non si raggiunge il quorum, la prossima volta voteremo ancora con questa legge, che alle segreterie di partito piace moltissimo (non a caso, i partiti sono quasi tutti schierati per il no o l’astensione, con l’eccezione del PdL il cui elettorato ha una forte tendenza all’astensione a meno che non venga mobilitato, e non è questo il caso).

Non vale manco l’argomentazione principale di chi dice di votare no, ovvero che in questo modo un partito minoritario potrebbe ottenere una maggioranza schiacciante: già adesso è così, poi se uno vuole baloccarsi a pensare a delle alleanze da Sinistra e Libertà all’UDC forgiate dal sacro fuoco dell’anti-berlusconismo non sta facendo i conti con la triste realtà.

Penso peraltro che il referendum fallirà, anche in modo pesante, credo anzi che sarà l’ultimo referendum dell’Italia democratica, e per un bel pezzo. Poi che sia l’ultimo dei referendum di un regime ancora democratico, o l’ultimo atto di un regime democratico morente, ognuno se la può vedere a modo suo, il mio pessimismo l’ho già scritto.

Anzi, per molti aspetti avrei votato sì proprio per favorire questa concentrazione di poteri, ulteriore, in modo tale da favorire lo spurgo: in me alberga una certa quota di spirito marxista che ogni tanto si fa avanti.

Ma, come detto, non voterò per il referendum, sarò fuori Roma. Per un motivo molto bello, che si potrebbe riassumere nel fatto che la vita è tutto quello che ci succede mentre siamo impegnati a fare altro.

Su qualche blog, non mi ricordo quale e mi spiace, ho letto di un interessante parallelismo storico: l’imperatore Tiberio, morente, venne ucciso dalla stessa guardia pretoriana, che voleva evitare una diarchia e liberarsi anche di un leader che non era stato particolarmente amato. Gli subentrò Caligola, quello che fece senatore un suo cavallo.

Tanto per dire

Che se uno vuole falsificare le elezioni, ci riesce.

E’ mia, finalmente

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L’importante è come la racconti all’inizio

Molti anni fa (decenni, ormai) lessi un libro di Massimo Piattelli Palmarini sui tunnel mentali, cioè su quei meccanismi per cui pensiamo di aver fatto una scelta razionale quando invece ci siamo basati sui pregiudizi. Uno degli esempi che portava era quello per cui se si chiede ad un primo gruppo di persone quanto faccia:

1*2*3*4*5*6*7*8*9*10

e ad un secondo gruppo quanto faccia:

10*9*8*7*6*5*4*3*2*1

si otterranno risposte che, in media, saranno molto diverse: il primo gruppo darà una stima assai minore del secondo (per la cronaca, viene circa 3,6 milioni). Questo perchè il primo gruppo vede che la sequenza comincia con cifre piccole, quindi fa una stima assai più bassa del secondo gruppo che vede subito le cifre grandi.

Questo meccanismo, di basarsi sui dati iniziali per fare una stima, è utilmente usabile per manipolare l’opinione pubblica. Nella prima guerra del Golfo, ogni giorno venivano annunciate poche decine di vittime tra i civili iracheni, così quando alla fine è stato dato un numero più realistico (centinaia di migliaia) ormai tutti si erano abituati alle cifre piccole.

In tempi più recenti, il 21 Settembre 2001 in Francia esplose una raffineria. Per molti giorni venne detto che era stato un incidente, e che le decine di morti erano per una fatalità. Solo dopo un mesetto emerse la notizia che una delle vittime indossava diverse paia di mutande, come sono usi i kamikaze integralisti islamici (nella loro fede, il kamikaze viene ricompensato nell’aldilà da decine di vergini, quindi si portano il cambio).

Francia, molti morti, cause inspiegabili. Esattamente come l’aereo che è precipitato in volo. Io non ho nessun elemento per dire che non sia stata una avaria, una tempesta di grandine o gli alieni, però osservo che questo incidente è capitato proprio in un punto in cui non c’è copertura radar, e in cui non si possono recuperare le scatole nere perchè sono finite in fondo all’oceano (e chissà dove, nemmeno a dire che si possa mandare un robot in un punto preciso). Se esiste un terrorismo che vuole condizionare l’opinione pubblica, ce ne è uno che preferisce trattare direttamente con i governi e i servizi segreti, e in questa seconda forma non c’è niente di meglio di una esplosione in mezzo all’oceano, che non lascia tracce e quindi consente al governo di venire a patti con i terroristi senza rischiare la faccia.

Ricordo che una decina buona di anni fa, analogo destino toccò ad un aereo americano, che si inabissò sempre nell’oceano. Lì si parlò di un missile sparato da una imbarcazione, poi non se ne seppe più nulla. Ci saranno stati rapporti ed analisi, forse anche conclusivi, ma il messaggio se c’era era diretto al governo americano.

Io non ho dimenticato il caso Englaro

Per questo motivo, alle elezioni europee, per la prima volta nella mia vita, voterò Radicale, con preferenza per Emma Bonino e Mina Welby.

Opel: Fiat non Magna tu che magno pure io

Si potrebbe discutere molto a lungo sul perchè la trattativa per la vendita di Opel abbia visto vincenti gli austro-canadesi di Magna, quanto questa sia una brutta notizia per Fiat (il cui accordo con Chrysler richiede una capacità produttiva assai maggiore di quella attuale per essere conveniente) e per i lavoratori Fiat (che non sono in una azienda globale ma in una fabbrica italiana che è stata nuovamente messa fuori dalla competizione internazionale). Mi limito ad osservare alcune cose:

  1. Fiat ha potuto mettere in piedi questa operazione solo perchè negli ultimi anni ha ricevuto una valanga di soldi pubblici, sia sotto codicilli di legge finanziaria, sia per i guadagni sull’alta velocità: l’acquisto di Opel sarebbe stato pagato da Pantalone, non certo dagli azionisti Fiat. Anzi, gli Agnelli non vedono l’ora di fregarsene dell’auto, che richiede investimenti enormi e manager con le palle per essere profittevole, per potersi concentrare su turismo, finanza, arte e tutte queste attività ad impatto industriale minore;
  2. Nella migliore tradizione italiana, ogni amministratore delegato di Fiat è un genio, un essere superiore, un gigante sceso dal cielo; salvo che nel resto del mondo se ne strafottono e lo considerano in tutt’altra prospettiva;
  3. Fiat ha pagato il prezzo di essere italiana, non è che ci sono solo i guadagni di cui al punto 1. La Merkel ha chiamato Obama nel cuore della notte e i due, che sono i due veri azionisti di Opel e di General Motors, si sono messi d’accordo;
  4. L’accordo s’è fatto per molte cose, Obama non ha un grande interesse che la Fiat diventi troppo forte in America. I giornali italiani, per quanto del punto 2 sopra, parlano di una amministrazione presidenziale “entusiasta”, “stupita” ed “impressionata” dalla qualità di Fiat, ma pare che non sia così. Mi sa tanto che uno dei due ha venduto un bidone all’altro;
  5. Nell’accordo tedesco-americano entrano altre valutazioni di politica e di geopolitica, per esempio gli austro-canadesi sono ben visti da Mosca, che riempie i tedeschi e l’Europa di gas naturale;

In tutto questo spicca come al solito la mancanza dell’Italia, della sua politica estera e del suo Presidente del Consiglio. La stampa e la televisione amica lo dipingono come un Gigante della Storia, che media tra russi ed americani, mentre la verità è che nelle cancellerie occidentali lo considerano un puttaniere ultrasettantenne, utile per farsi due risate e spezzare l’atmosfera nei meeting internazionali, ma inutile a qualsiasi fine e per qualsiasi discussione, tanto da non avere nemmeno la cortesia di chiamarlo per dirgli che quel matrimonio non s’aveva da fare. Anzi, quanto al ruolo di mediatore, l’attuale amministrazione americana ha fatto ben presente che non vuole che ci sia qualcuno nella linea di dialogo con Mosca, e questa è stata anche l’occasione per metterlo ulteriormente in chiaro.

Ora, se Fiat non trova qualcuno con cui maritarsi è in una situazione molto difficile. La domanda quindi è se parleremo di questo nei prossimi mesi o di Noemi, con l’agevole parentesi delle elezioni europee in cui questa maggioranza prenderà una valanga di voti, con relative feste dei cortigiani tutti, tanto anche sul Titanic mentre affondava c’era l’orchestra che suonava.

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