Mi ricordo che l’album con lo stesso titolo lo regalai ad una ragazza, compagna di scuola media, che mi aveva invitato alla festa di compleanno. Meglio, poichè aveva invitato tutti, considerai che anche io fossi stato invitato, anche se mi sincerai più volte che avesse proprio detto tutti, e non chessò quasi tutti. Mia madre, alla notizia che andavo ad una festa di una compagna di scuola, si prodigò perchè le facessi un bel regalo, e tramite i buoni uffici del mio compagno-di-banco-quindi-amico-del-cuore scelsi per l’album, andando addirittura in un’altra città per comprarla (spiegazione per chi è nato ai tempi di Emule: una volta uno sentiva una o più canzoni dell’album, e comunque quasi mai tutte, in televisione o alla radio, quindi si trovava una o due ore di tempo a disposizione, si vestiva, andava in un negozio apposito, a volte anche in un paese vicino, chiedeva il disco, magari LP perchè faceva più bella figura come regalo, dava dei soldi al negoziante, portava il disco a casa, lo incartava, lo portava in regalo. Se il disco era guasto bisognava cambiarlo, ripetendo la trafila e sperando nella comprensione del commesso, che spesso poteva dire che era il tuo stereo che aveva problemi con la puntina e l’aveva quindi graffiato). Comunque alla fine andai alla festa, e siccome ho ricevuto una educazione contadina – di cui vado fiero – per cui le cose non si sprecano, mi attesi per un ballo con la festeggiata, che ci fu anche se la suddetta non era proprio entusiasta (non ero molto popolare alle medie, oggi vedo i compagni di classe e sembrano tutti diventati mio padre, a proposito di quando gustare le vendette). Insomma cominciammo a ballare, e arrivò la citofonata di mio padre che mi disse che era venuto a prendermi, era ora di tornare a casa (saranno state anche le 19, per dire del senso del tempo di mio padre).
Ecco, mi pare questo un importante contributo al tema “gay si nasce o si diventa”.
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