Un partito pieno di contraddizioni

E’ il modo con cui vorrei definire il PD, dopo aver ascoltato la prima giornata di lavori dell’assemblea costituente. Alcune cose mi sono piaciute, altre mi hanno lasciato scettico. Un po’ devo dire mi sono anche posto la domanda se non mi sarebbe piaciuto essere lì, visto che alla casa comune dei riformisti pensavo nel lontano ‘94.

La prima sensazione, ad aver visto il palco, non è stata per niente positiva. Non si poteva usare il bianco che faceva troppo DC, non si poteva usare il rosso che faceva troppo PCI, l’azzurro è di FI, rimane il verde ma le tonalità usate, la piattezza della scenografia, questi televisori messi così fintamente alla rinfusa mi hanno dato il senso di una convention di Publitalia virata al verde.

Mi è piaciuto invece l’ingresso di Prodi, con passo deciso, il tono fermo - ha biascicato quasi per niente - anche se il suo discorso m’è sembrato modesto, troppo preso alla difesa del governo e poco portato allo slancio ideale.

Mi sono divertito a sentire qualche minuto l’intervento di Adinolfi, mi stupisco che sia riuscito a prendere ben lo 0.17% dei voti, avrà una famiglia particolarmente numerosa.

Mi è piaciuto l’intervento di Veltroni, sopratutto perchè non ha mai detto “Berlusconi” bensì “quella parola lì”, quella parola nella cui ossessione la sinistra italiana negli ultimi anni ha vissuto, coltivando il proprio settarismo ed alimentando il vittimismo, quella patologia elevata a categoria di giudizio del mondo che ci ha portato a vivere 12 anni ruotando intorno a questo personaggio. E’ ora di svecchiare questa politica, ed è ora di pensionare la Seconda Repubblica, che è stata, pacifico e sconsolante, la Repubblica di Berlusconi, e bene ha fatto Veltroni a voler uscire da queste angustie. Mi è piaciuto anche nel resto l’intervento di Veltroni, con il giusto richiamo ad un senso dell’orgoglio nazionale. Non mi è piaciuto che non abbia mai parlato di laicità, lasciando questo tema (questo tabù) a Prodi, e vorrei essere convinto che certi auspici, sulla capacità di costruire un sistema valoriale condiviso, si tradurranno in realtà.

Non mi è piaciuto, nemmeno un po’, il modo in cui si sono elette le commissioni che dovranno fattivamente lavorare. Premessa: a Milano sono state chiamate oltre 2800 persone, e questo numero così alto deriva dal fatto che i dirigenti nazionali e regionali a cui trovare posto erano circa un migliaio, erano quasi tutti uomini, e allora per dare un segno di cambiamento hanno portato il totale a 2000, così c’era spazio anche per le donne, poi hanno aggiunto una spruzzata di società civile, ottenendo una pletora confrontabile con la Duma russa. Ora questi 2800 non possono riunirsi e discutere, allora si dà vita a tre commissioni, e fin qui andrebbe bene, se non fosse che i componenti delle stesse sono decise dai candidati segretario, in proporzione ai voti ottenuti, e che questo elenco sia stato perdipiù assai velocemente comunicato ai delegati che ne hanno potuto solo prendere atto. Insomma 2800 persone sono venute a Milano a vedere lo spettacolo in prima fila, ora 300 (che sono gente “fidata”) faranno il lavoro vero, e per la fine di Febbraio saranno riconvocati tutti i 2800 per chiedere di votare sì, facendo pippa.

Entrando nel merito, nella commissione “Manifesto dei Valori” c’è Paola Binetti come Piergiorgio Oddifreddi (a me non piace nessuno dei due, entrambi degli integralisti) e sarà interessante vedere come potranno redigere un documento in comune (ok, ci sta anche Giorgio Ruffolo, Michele Salvati, Andrea Benedino), ma il senso è che una buona parte di quei nomi non sono sconosciuti a chi mastica un po’ di politica, il che conferma la sensazione che gli altri 2500 stiano lì a fare scena.

Per cui rimango così, scettico come ero prima, convinto che questa crisi che viviamo non sia solo una crisi della politica ma almeno anche della classe dirigente, ma poi in generale della società, e che quindi un partito non possa risolverla se non c’è una svolta nella società, se noi italiani non (ri)scopriamo il senso della comunità nazionale e di un civismo che per la nostra storia non abbiamo mai avuto. L’immagine che mi rimane è quella dello sfondo di questa assemblea costituente, mi è sembrato vuoto.

2 Risposte a “Un partito pieno di contraddizioni”


  1. 1 marioadinolfi 28 Ottobre 2007 alle 9:59 am

    oh, sono seimila voti, famiglia decisamente numerosa…

  2. 2 Paolo 28 Ottobre 2007 alle 12:16 pm

    Quando mi sono candidato alle elezioni comunali ne ho presi 100, per cui prenderne 60 volte di più su elezioni che coinvolgono tutta l’Italia si spiega in termini di parenti ed amici, non certo di movimento d’opinione.

Lascia una Risposta