Ieri con G. abbiamo parlato anche di questo personaggio, peccato non poter riportare quanto detto. A me l’idea che il rinnovamento significhi votare non tizio, ma la figlia di tizio, mi dà fastidio. Io rivoglio De Mita, immensamente e quasi fisicamente, perchè De Mita non è stato figlio di nessuno, deve la sua carriera solo alla sua straordinaria intelligenza politica e cultura, e trovo fastidioso che gli si dica che non si può candidare perchè è in politica da 45 anni quando chi glielo dice, Veltroni, è in politica da 35. Poi la non candidatura di De Mita è fatta per non vincere in Campania, ma questa Madia qui mi sta già riccamente sulle palle, e l’idea che io voti la gggiovane perchè è gggiovane è offensiva. Io, senza dover ringraziare alcuna parentela, lobby o consorteria all’età di 30 anni ho cominciato a fare il professore a contratto all’università (non l’assistente, come questa qui forse ha forse fatto se c’è arrivata e non l’hanno invece fermata prima e nel caso non per invidia, ma il professore con potere di firma) vedere questa qui spacciata per economista perchè è entrata nell’Arel mi fa proprio girare i coglioni, e mi fa dire che l’acqua finisce sempre dove il bicchiere è già pieno.
L’articolo che segue è tratto da www.dagospia.it. Appunto come detto, peccato non poter dire tutto.
1 – SVEGLIA E AMICA DEI POTENTI
Maria Corbi per La Stampa
Segni particolari: sponsorizzata tre volte. Per sua stessa ammissione la neocapolista nel Lazio per Veltroni, Marianna Madia, classe 1980, romana, deve dire grazie a chi l’ha portata fino a qui, a iniziare dal «maestro di vita», come lo definisce lei stessa, Giovanni Minoli, per continuare con Enrico Letta («che ad una ragazzina non ancora laureata ha dato la possibilità di entrare all’Arel», il Centro studi economici promosso dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio). E ovviamente a Walter Veltroni a cui è bastato un colloquio dopo la segnalazione degli altri due padrini per decidere che quella sarebbe stata la sua Marianna.
La ragazza, capello con boccoli biondi, aria da pariolina ricevuta in dote dalla famiglia di noti avvocati della capitale (suo zio Titta Madia difende Clemente Mastella), amicizie giuste come quella con Albertina Carraro, ringrazia e spiega i punti fondamentali del suo programma: «Io penso che sia urgente ritrovare il tempo delle idee e dell’amore». Un po’ preoccupata – «Sento il peso della responsabilità che mi attende; spero non mi sovrasterà» – ma felice.
E mentre Marianna si gode i suoi giorni di gloria incoronata non solo candidata e capolista ma anche «economista», come l’ha presentata Veltroni (laurea in scienze politiche con lode nel 2004), la base del partito democratico, i ragazzi che hanno lavorato alle primarie e che da anni si impegnano in politica, nelle federazioni, e che aspettavano l’occasione da sempre, sospendono il giudizio. Silenzio che condividono con le donne del Pd.
Sarà perché non conoscono la nuova collega, sarà per dissenso, sarà per non creare occasioni di polemica, o per stupore. L’unica a parlare per spezzare questo silenzio imbarazzato è Franca Chiaromonte: «La candidatura come capolista, dietro Walter Veltroni, di Marianna Madia mi convince come donna e come democratica. E le parole di Marianna mi convincono ancor più che la strada del rinnovamento è davvero iniziata».
E mentre nel partito la nuova Marianna altera umori e fa discutere, sul web corre un passaparola di rassegnata critica. E di informazioni biografiche sull’astro nascente del Pd. A iniziare dal padre, Stefano Madia, amicizie di destra negli Anni 70, attore prima (un premio a Cannes per «Caro papà») e consigliere comunale con una lista civica per Veltroni fino alla sua morte nel 2004.
Sul sito degli studenti della Bicocca impazzano i commenti. Sulla sua ascesa professionale iniziata quando non era laureata, con il posto all’Arel: «C’è gente che nemmeno da laureata trova posti simili». Sul suo curriculum: «È fortunata… è stata scelta tra 1000 altre ragazze, non fosse che sia la figlia di Stefano Madia, sia la ex del figlio di Giorgio Napolitano». Sulla sua qualifica professionale: «Ed è proprio grazie a questa non meglio precisata collaborazione con l’Arel che i media potranno presentarla come “giovane economista”». E sulla sua promessa: «Porterò la mia inesperienza in Parlamento».
0 Risposte a “L’amica del mio amico è amica mia”