Ieri mi sono sentito (serata libera) sia l’intervento di Berlusconi che quello di Veltroni in Confcommercio.
Di Veltroni penso male e continuo a maggior ragione a farlo, ha fatto un intervento stanco, ripetitivo, banalotto, con delle inutili lisciate a Confcommercio e ai suoi associati, perdipiù con una perla per cui la sicurezza nelle città si garantisce la sicurezza con il Wi-fi e il Wi-max, non mi è molto chiaro come dando un collegamento Internet wireless si riduca il numero di rapine nei negozi, ma è chiaro che qui siamo oltre il reale.
Invece, Berlusconi mi ha colpito, perchè ho capito per quale motivo molti italiani si identificano in lui, in modo quasi messianico, e del perchè vincerà le elezioni. Certo che giocava in casa ed era più rilassato, ma a parte le solite cose che dice da sempre sulla par condicio che è illiberale, sul governo delle tasse, c’era dell’altro.
Intanto ed innanzitutto, tutta una serie di battute sul fatto che se vince Veltroni per lui è anche meglio, tanto hanno lo stesso programma, anzi così evita di prendere in mano le sorti di questo Paese che è così malmesso, lui che è l’ottimismo fatto persona si rende conto della gravità della situazione. Poi ha detto cosa vuole fare, e ha elencato alcune priorità come spostare il 70% del traffico merci su rotaia, per migliorare la sicurezza stradale e ridurre l’inquinamento, oppure digitalizzare la PA e riformarla, in modo tale da risparmiare alcune decine di miliardi di euro. Il punto che ovviamente gli si può ribattere è che nulla di tutto questo ha fatto in cinque anni, in cui aveva una maggioranza maggiore di quella che avrà tra un mese, che nella sua coalizione ci sono elementi liberali e componenti invece fortemente corporative, che non si possono risparmiare decine di miliardi sulla PA perchè ci sono immobilismi profondi, ma alla fine ho avuto l’idea che il suo programma (non quello che farà, beninteso) sia moderatamente thatcheriano, e che di suo in quanto tale non farebbe male a questo Paese.
Cioè, non mi veniva ieri sera di pensare a chi vota Berlusconi come ad una specie di anti-italiano gretto e arraffone che pensa solo al suo particulare, pensavo invece che c’è chi genuinamente gli crede, e non per evidente ingenuità, anche perchè pure sul programma di Veltroni si potrebbe fare la stessa decostruzione con risultati simili.
In un certo senso, ieri ho avuto la plastica conferma che il primato della sinistra non c’è più, e non c’è sia perchè non c’è la sinistra, – c’è un riformismo variamente coniugato in queste elezioni – sia perchè la situazione della società italiana è quella di una società che è implosa su sè stessa, e il bandolo della matassa si trova non in una o nell’altra formazione politica, ma in una riscoperta dell’identità nazionale e di cosa significhi essere italiani, e del perchè dobbiamo (o non dobbiamo) stare insieme come Nazione.
0 Risposte a “Dalla loro viva voce”