Io e mamma

Ci sono periodi di stasi e periodi di crescita. Ora sto attraversando un periodo di crescita, e le cose che accadono sono così tante che nemmeno riesco a rielaborarle compiutamente. Penso: se volessi fare l’elenco di quello che è successo oggi, di come ho reagito a queste difficoltà, sarebbe troppo difficile, anche faticoso, come cercare un filo conduttore per legare cose che ora, non rielaborate, sembrano così distanti tra di loro. E’ il motivo per cui mi è così difficile scrivere sul blog, non perchè non succeda nulla o perchè ci siano delle urgenze, ma solo vivere questi giorni significa proprio sentirsi come voler andare lungo una certa direzione, ed andarci, mentre intorno a me c’è una tempesta impetuosa che porta via molte cose e cambia il paesaggio. Cercando come dei nuovi punti di riferimento.

Mi comporto in modo diverso con mia madre, cercando di impedirle di attuare i suoi meccanismi invischianti e ricattatori. Ieri sono stato meno di cinque minuti in ospedale, perchè appena sono arrivato ha esordito dicendo che lei non vuole andare nella clinica di lunga degenza dove è previsto che vada dopo questo periodo nel reparto di cura della fase acuta. Non mi sono incazzato, non ho urlato, non mi sono esasperato, le ho solo detto che deve curarsi, a prescindere da quel che vuole, perchè a casa non si curerebbe, come non si è curata finora. La sua prima reazione è stata chiedermi se, in questi decenni in cui non si è curata, mi fosse mancato qualcosa. Mia madre ha costruito il mito della madre perfetta, per non affrontare la sua malattia: io sono una madre perfetta, quindi non posso ammalarmi, quindi non sono malata. E’ stata questa la sua ancora di salvezza rispetto alla malattia e all’infelice matrimonio che ha avuto, ma ora è la zavorra che non la aiuta a prendere coscienza della realtà e a curarsi. E infatti subito dopo ha aggiunto che da lì potevo pure andarmene, che è la sua frase tipica quando stiamo a casa e si litiga, un modo per ricattare ma in realtà creare un rapporto più invischiante, ovvero se stai qui è perchè mi dai ragione. Invece no, ora ho un vantaggio perchè lei è nel reparto d’ospedale, per cui all’invito ad andarmene ripetuto un paio di volte ha fatto seguito il mio andarmene. Poi, qualche ora dopo, mia madre ha chiamato mia sorella, lamentandosi di quante cose brutte le avessi detto e del fatto che me ne fossi andato. Bisogna insegnare a mia madre che certi meccanismi ricattatori non funzionano più, perchè altrimenti è concreto il rischio che provi a ricattarci di nuovo con un nuovo tentativo di suicidio, o più generalmente evitando di curarsi per davvero, rimanendo così non del tutto autosufficiente e quindi richiedendo la presenza dei figli.

Invece no, per quel che mi riguarda, che fosse tra una settimana o due mesi, appena vedessi che non fa la cura prevista, andrò diretto dallo psichiatra pubblico e chiederò un loro intervento, anche un ricovero coatto, perchè altrimenti ricomincia tutto questo vietnam fatto di ricoveri d’urgenza, mia madre va anche gestita nel senso di tenerla a bada e non consentirle di prendersi tutto.

Ieri pensavo, è stata la prima volta che questo pensiero si manifestava compiutamente, che mia madre ha sempre vissuto come una persona viziata, con delle figure maschili intorno a lei che sono state troppo accondiscendenti. Mio nonno, che la trattava come una principessina a cui tutto veniva concesso, a differenza degli altri figli maschi che invece erano buoni solo per lavorare e mio padre, che era una figura che provava ad essere autoritario, senza mai esserlo, e certamente non era autorevole. Mia madre non si sarebbe mai sposata con un uomo forte, perchè non avrebbe potuto continuare questi suoi meccanismi del fare come le pare e piace. Così l’accordo tra lei e mio padre era che ognuno dei due continuava ad avere atteggiamenti bambineschi, potendo nel caso di proteste dell’altro lamentargli le altrui manchevolezze.

E siccome io non ho questo atteggiamento, anzi sono severo con lei ma senza farmi appunto invischiare nella tela (quantomeno, ora ci provo, e mi rendo conto di come lei provi sempre a tesserla) allora giusto qualche giorno fa mi ha detto che io mi comporto da mussoliniano. Ovvio che no, e io ho fatto finta di niente, continuando a parlarle della sua malattia e della sua cura, registrando il commento a conferma della giustezza del mio modo di agire con lei.

Poi non è tutto così semplice e così lineare. Qualche giorno prima del fine settimana di passione, ho fatto un sogno che è anche un monito. Il sogno è molto semplice, io vado in bagno, vedo la tavoletta della tazza che è bagnata d’acqua, penso che l’abbia bagnata mia madre, allora la asciugo e nuovamente si bagna, la asciugo e di nuovo si bagna, come se essudasse, e la cosa mi sconcerta.

Ho analizzato il sogno da me (la mia psicoterapeuta dice che sto facendo dei progressi notevoli nella capacità di comprendermi, ma su questo sogno è da tornarci): la tavoletta è uno dei punti di contatto tra i membri della famiglia, l’acqua è l’archetipo junghiano delle emozioni, e il sogno mi dice che tra me e mia madre, per il semplice contatto e per il semplice stare vicini, si scatenano delle emozioni molto forti, che escono in modo incontrollabile e che non possono essere messe da parte.

Un monito per dirmi che devo essere consapevole di questo, e gestirlo senza farmi travolgere: mia madre non ha questa capacità di controllo delle emozioni e invece ne viene travolta. Devo quindi trovare, con lei, il giusto equilibrio tra carota e bastone, tra atteggiamenti dolci e comportamenti severi.

2 Risposte a “Io e mamma”


  1. 1 Andrew 1 Maggio 2008 alle 11:37 am

    Secondo me sei sulla buona strada. Sembra tu stia trovando un equilibrio prima di tutto personale ma anche nel modo di porti verso i tuoi problemi che qualche mese fa non leggevo…
    Stai imparando ad aiutarti ed insieme aiutare chi ti sta accanto. Credi sia una cosa da poco o di cui tutti prima o poi diventano per forza capaci?

  2. 2 sacherfire 1 Maggio 2008 alle 1:40 pm

    In questo post pare che tu abbia messo, non so quanto volutamente e quanto naturalmente, una grande calma d’animo. Spero tu abbia tradotto bene a parole quanto provi, perché in questo caso avresti ottenuto un risultato importante: non è affatto facile mostrare agli altri come ci sentiamo veramente.
    Il rischio è che tu sia contagioso :-). Auguri Paolo.

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