Adinolfi e Repubblica lasciano il PD

Sulle minacce di abbandono del PD da parte di Adinolfi, lascio la parola a OneMoreBlog, che lo percula come dovuto. Questo Adinolfi qui ha preso 6mila voti alle primarie, in tutta Italia, avendo alcune centinaia di candidati nelle sue liste (che, quindi, gli portavano ulteriori voti), ed è finito nel coordinamento del PD. Io alle elezioni della circoscrizione, su un bacino di diecimila elettori, ho preso 92 voti (dieci e più anni fa, poi ho lasciato perdere con la politica), in proporzione dovrei essere vicesegretario del PD (si fa per dire, quello è un ruolo adatto ad uno come Franceschini, io sono una persona seria. Anzi, sono un campione dell’antipolitica, se la politica è questa cosa qui degli Adinolfi e delle Marianne). Però Adinolfi è blogger, che per il giornalista ignorante significa chissà cosa, quindi è anche una notizia da dare al telegiornale: non vedo perchè non aggiungere l’analisi sulla situazione birmana da parte della sora Cesira, che è tanto buona e tanto devota e nel condominio le vogliono tutti bene che se serve,quando arriva una raccomandata, la ritira per te così non devi andare alla posta.

Invece ho goduto a leggere in questi giorni Repubblica, il cui editore si sta riposizionando. Parte del posizionamento è buttare via Veltroni e Franceschini e sostenere Bersani e Letta come guide del PD, il che sarebbe ottimo per le persone ma è dimostrato che ogni volta che Carlo De Benedetti appoggia qualcuno, quel qualcuno combina cazzate inenarrabili per la sinistra italiana, quindi spero che non sia vero e siano voci di corridoio.

Mentre non sono voci di corridoio ma articoli scritti quelli con tutta l’apertura di credito verso il Berlusconi IV, con Repubblica che racconta di un inedito asse Berlusconi-Napolitano per un governo di legislatura, e quando vanno d’accordo quei due, e quanto Napolitano si fida di Berlusconi e quando Berlusconi stima Napolitano (così tanto da non averlo votato ed averne chieste le dimissioni giusto tre settimane fa).

Per un giornale che doveva essere, e che è stato, l’house organ del PD in campagna elettorale (come dimenticare lo splendido elzeviro di Scalfari, una settimana dal voto, in cui diceva che era sicuro che il PD avrebbe vinto) è un drastico cambio di atteggiamento.

Succede quando un gruppo finanziario prova a salire sulla scialuppa di un partito, e se ne libera quando quel partito non è più utile (per dire, voglio proprio vedere se De Benedetti non entrerà nella partita Alitalia). Per un partito non sarebbe un problema, perchè in genere i partiti hanno una linea politica che li rende identificabili nella società e gli dà gli interlocutori di cui hanno bisogno. Per il PD è un mezzo dramma: quando la linea politica è ma anche, diventa dura andare avanti senza gli editoriali del sor Eugenio.

1 Risposta a “Adinolfi e Repubblica lasciano il PD”


  1. 1 Diabolicus 11 Maggio 2008 alle 12:03 pm

    Sull’asse Napolitano-Berlusconi, Repubblica non ha fatto altro che riportare le dichiarazioni di Berlusconi durante il brindisi al Quirinale dopo la cerimonia di Giuramento. Dichiarazioni virgolettate ed evidentemente riportate al giornale da qualche testimone oculare un po ciarliero. Per il resto immensa stima per Bersani economista ma sul fronte esclusivamente politico-strategico avrei da obiettare…non mi ricordo sue posizioni politiche che non fossero lenzuolate.


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