Il mio gay pride/La politica

L’ultima volta che mi sono trovato a sfilare per via Cavour era il 1994, quando ci fu la manifestazione dei sindacati contro la Finanziaria del governo Berlusconi. C’era almeno un milione di persone, forse un milione e mezzo, e mi ricordo che il nostro gruppetto decise di raggiungere la testa del corteo per avvicinarsi a D’Alema.

Arrivati a portata di voce, quello che aveva l’altoparlante lo usò per dire “D’Alema, come hai distrutto ieri Previti [in un confronto televisivo] distruggi Berlusconi”. D’Alema sembra molto un tipo spigoloso, quando invece di carattere è ben più accomodante, e in quell’occasione vidi proprio come era imbarazzato, consapevole della difficoltà della richiesta di portare l’opposizione della società in Parlamento e farla diventare opposizione politica. Riuscì a farlo, sganciando la Lega da Berlusconi, portandola nel governo Dini insieme a Buttiglione, e aprendo la volata alla vittoria delle regionali del ‘95 e di Prodi nel ‘96. Perchè ha tanti difetti, ma D’Alema sa fare politica, non è che mette manifesti del tipo “Non chiedete quale governo, chiedete quale Paese”, poi prende il 33% e dice che è stato un successo, disciamo.

Questa immagine mi è tornata in mente proprio ieri, mentre ero al Gay Pride. M’è venuta in mente per contrasto, perchè qui la mancanza di un leader è evidente.

Intanto, sui partecipanti: nè 500mila come hanno detto gli organizzatori, nè i 10mila come ha detto la Questura, entrambi numeri ben lontani dalla realtà. Credo che la media geometrica sia una buona stima, quindi direi circa 70mila persone. Certamente, all’arrivo a Piazza Navona di gente ce ne era poca, la piazza era piena per meno di metà, e quella metà piena non era piena come un uovo.

Non penso che 70mila partecipanti si possa definire un successo, e spero che passata l’allegria per averlo organizzato si rifletta un po’ sui numeri. Mi ha fatto molto strano sentire dire dal palco che tutta questa gente è la prova che il Pride non deve cambiare, io direi che tutta questa poca gente potrebbe dire (non dico che dica) che il meccanismo non va.

Oh, facciamoci a capire. Ci saranno sempre gay che preferiranno vivere la loro omosessualità dietro le fratte o nelle dark room, e che non alzeranno mai la testa, e che non verranno al Pride perchè sono insospettabili. Al contempo, presentare una immagine dell’omosessualità alla luce del sole è di suo e comunque un atto politico. Però non è un atto sufficiente. E io conosco molti gay, ben più che dichiarati, che all’idea di andare al Pride fuggono a gambe levate. Credo che gli sforzi per una manifestazione unitaria vadano fatti in entrambe le direzioni. Invece ieri ho avuto a tratti un sentore quasi pedagogico, e non m’è molto piaciuto.e

Io non ho sentito tutti gli interventi, anzi giusto il primo, sono dovuto andare via per i miei noti problemi familiari, però se prima non pensavo che il Pride fosse la cosa peggiore del mondo, ora non penso che sia la cosa migliore. Non so quanto sia utile alla causa dire “Carfagna vaffanculo”, per quanto certamente se lo meriti. Non so quanto sia produttivo avere sul palco sempre le stesse facce, comprese quelle di gente che, quando si è presentata alle elezioni, è stata sfanculata proprio da quella piazza, verrebbe da citare Nanni Moretti quando dice “Con questi leader non vinceremo mai”. Non penso sia utile la presenza di personaggi variamente acconciati; i cretini ci sono in ogni manifestazione di piazza, però le forze progressiste italiane hanno sempre pagato un prezzo troppo alto all’estremismo, tanto che appunto nel corteo del ‘94, se avevi un cartello troppo forte qualcuno te lo faceva togliere, perchè i sindacati sanno fare politica, e sanno che un cartello troppo forte è un impatto mediatico che sputtana anche la migliore delle manifestazioni.

Se il Pride è una festa, va sicuramente benissimo così, è tanto tanto bello e vedere migliaia di gay che ballano tutti insieme è veramente spettacolare, altro che Amici di Maria (a proposito di maria, c’era uno che le vendeva: pure questo ha a che fare con i diritti gay?) ma se si vuole incidere, mantengo molte mie perplessità. Mi ha molto colpito vedere le persone ai lati del corteo, o affacciate alle loro case, salutare i passanti, la società italiana è più permeabile a certi temi di quanto alcuni politici vorrebbero ammettere, per cui forse si potrebbe anche fare, noi gay dovremmo farlo, il passo politico successivo di non pensare che la nostra identità debba essere affermata solo per contrasto e per eccesso. Si può essere colorati e divertenti senza stare a culo di fuori, e invitando cortesemente quelli e quelle a culo di fuori a coprirsi.

La richiesta di diritti è l’atto più politico che esista, e nel momento in cui si compie si attua una rottura. Bilanciare questa rottura, tra le sue componenti indispensabili e quelle invece accessorie è un atto di maturità, che ci vuole quando tu chiedi ad una società di includerti nel suo progetto. Sennò proponi la rivoluzione, ma non con un corteo.

E, per favore, basta con i Grillini e le Luxuria. Proprio basta. Dell’astuzia di un leader politico, hanno solo la capacità di farsi i cazzi propri, a portare risultati non hanno portato niente.

8 Risposte a “Il mio gay pride/La politica”


  1. 1 Diabolicus 8 Giugno 2008 alle 8:33 pm

    D’Alema nel privato è una persona di un’educazione e di un’umiltà che lascia sbalorditi. E’ una cosa che francamente, ho trovato quanto meno curiosa…diSciamo.

  2. 2 Andrew 8 Giugno 2008 alle 9:59 pm

    Ho percepito alcuni tuoi fastidi (ci voleva poco) ma ammesso e assolutamente da parte mia non concesso che “i-trans-con-il-culo-di-fuori” con cui piace tanto stereotipare queste nostre manifestazioni. Ai giornalisti non importa niente se la nostra sia un festa, una manifestazione o entrambi, neanche se lo chiedono…si limitano a dire che la Carfagna stamattina è d’accordo con la Chiesa, che gli “Indecororsi” sono uomini in carne molto coloriti per poi fotografare in maniera imbarazzantemente accanita la stessa trans tanto che andrebbero fotografati loro stessi mentre lo fanno. Anzi peccato mi sia venuto in mente solo ora perchè si sarebbe potuto fare un interessante meta-fotoreportage.
    Del resto a testimoniare ci sono le nostre foto (guarda quella famosa che ho scattato con te sui fori imperiali) ed hai potuto vedere con i tuoi occhi che la gente “sobria”, a meno che non si giudichino gli shorts e le cannottiere una cosa oscena, come evidentemente deve aver pensato un poliziotto fin troppo zelante che ci ha rotto le palle sul ritorno, non mancava.
    Per questo, sia fra i gay che fra gli etero, chi parla di pagliacciate dovrebbe alzare il culo e venire a vedere di cosa sta parlando. Idem chi non si sente rappresentato, muova le gambine e venga a rappresentarsi da solo.

  3. 3 Paolo 9 Giugno 2008 alle 9:07 am

    @Diabolicus: peccato non ci siamo conosciuti con questa occasione, anche perchè dovremmo essere coetanei o quasi e così sono stato circondato da tanti giovani uomini che mi hanno fatto sentire tanto poco giovane :)
    @Andrew: sono completamente d’accordo a metà con te. Perchè se i partecipanti sono pochi, sono pochi solo perchè ci sono i gay non dichiarati? No, e ti parlo delle mie conoscenze, non di un pensiero statistico.

  4. 4 Fabio 9 Giugno 2008 alle 10:29 am

    … qui ci torno con calma, magari stasera che son solo a casa e son certo passerò la serata attaccato al PC…

    F.

  5. 5 Frà 9 Giugno 2008 alle 10:44 am

    Bravo Paolo che sei andato.. e bella serie di post, mi è piaciuta parecchio.

    Purtroppo, però, di manifestazioni politiche per i diritti gay ce ne sono state..Senza culi open-air.
    Io sono stato a pza Farnese per i Dico. Sono stato ai sit-in davanti a Montecitorio. Sono stato a pza Navona per il Coraggio Laico. Ma quanti eravamo? davvero pochi.

    Quindi i tuoi (e i miei) amici che dicono “il Pride no, è un carnevale, non si fa così”, facessero le seguenti cose:
    1) un esame di coscienza sull’ipocrisia
    2) uno studio dei movimenti gay e dei pride in Europa

    3) capire che l’unico gesto politico che modifica la società è una presa di posizione quotidiana! Coming-out con famiglia, amici, lavoro. Nè un pride, nè un sit-in modifica alcuna coscienza, se non la nostra.

    Se un giorno ci sarà mai un referendum su temi lgbt, la gente voterà a nostro favore, non perché avranno visto sfilare un paio di palestrati su un carro colorato. Ma perché conosceranno Paolo, e Francesco, e Maria, etc etc..e votare contro di noi, sarebbe non votare contro un’idea, ma contro delle persone reali.

  6. 6 Diabolicus 9 Giugno 2008 alle 12:48 pm

    Non so quanti anni tu abbia…io ne ho 32. Forse ci saranno altre occasioni e luoghi, dato che non ho mai partecipato al Pride e ad occhio e croce non vedo all’orizzonte mie partecipazioni future ;)

  7. 7 Paolo 9 Giugno 2008 alle 5:54 pm

    @Diabolicus: siamo quindi coetanei. Comunque, non è che la mia socialità gay si esaurisca nel Pride, quindi altre occasioni potranno esserci :)

  8. 8 Hue 13 Giugno 2008 alle 1:06 am

    Bell’articolo, mi è piaciuto molto. Complimenti.


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