Stamane mi sono svegliato con un forte senso di malessere psicologico, perlopiù pensando all’andare a Bologna (il mio amico non viene) e a tutta una serie di questioni relazionali (come io mi pongo con il mondo, un argomento semplice) che ieri a casa di G. sono venute fuori, e non è che G. abbia sbagliato in niente nella sua analisi e nelle sue osservazioni. Solo che mi pare proprio una montagna gigantesca quella di cui vedo le pendici.
Poi questo senso di malessere si è attenuato durante il giorno, sono andato a fare lezione (una buona mezz’ora di ritardo, ma il caldo mi ammazza e comunque il conflitto psicologico è latente e mi consuma energie) e quindi la seduta di psicoterapia, 45 minuti di ritardo, di cui 30 dovuti al fatto che non mi ricordavo bene l’orario (mi succede con il caldo, dimentico tutti gli appuntamenti).
La seduta è stata piuttosto poco agevole. E’ un po’ come una risacca, ci sono momenti in cui vai avanti cavalcando l’onda, poi un po’ torni indietro. Quando vai avanti, senti e vedi che alcune cose si risolvono, però il percorso non è che cominciato, e quindi occorre lavorare su altre cose, smontare altri meccanismi, fare l’unfolding di altri pezzi di te. Ritrovare il bandolo della matassa.
E’ che certe volte non so da dove cominciare, tutto mi pare collegato, e in certi momenti anche così tanto collegato da essere opprimente, questo nodo da dove comincio a tagliarlo? C’è un punto da dove cominciare Paolo, dalla sua identità.
Qualche notte fa ho fatto un sogno, il primo da molto molto tempo che al risveglio mi abbia lasciato con un senso di allegria,di leggerezza, di sentirmi al posto giusto.
Stanotte vorrei fare di nuovo un sogno così.
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