Quella sinistra che pur di non essere veltroniana spara nel mucchio: Roberto Defez e Vandana Shiva

Nelle condizioni in cui versa il PD, prendersela con Veltroni è tanto giusto quanto inutile. Sopratutto, è del tutto poco saggio sognare l’avvento del grande Leader Massimo D’Alema: di questo vecchio schematismo tra i due dinosauri ci saremmo un po’ rotti le palle, è un dibattito usurato e noioso; a casa tutti e due e i loro sodali, dopo due decenni che state a discutere non avete risolto altro che consegnare a Berlusconi una maggioranza immensa e una credibilità assoluta, le persone italiane di sinistra sono meglio di voi, anzi ci meritiamo di meglio di voi.

Sopratutto, il cielo ci salvi dai dalemiani d’accatto, così tanto convinti di essere intelliggggenti che pensano di poter sparare a zero su Veltroni, tanto ‘ndo cojo cojo (=dove colpisco colpisco), che di sicuro colpisco qualche punto debole.

Il dalemiano di oggi è Roberto Defez, che ha scritto un pregno articolo su Leftwing, il sitarello dei dalemiani: che no, non sono una corrente politica, ma una fondazione culturale.

Vandana Shiva (che è un po’ più famosa di Roberto Defez, e non credo sia perchè il mondo è ingiusto: più probabile perchè dice cose giuste e forti, e non fa i due errori per frase di cui il signor Defez parla senza rendersi conto di coprirsi di ridicolo) accusa i produttori di cotone geneticamente modificato di essere responsabili del peggioramento delle condizioni di vita dei contadini indiani,  cosa che ha portato ad un aumento del numero di suicidi.

Poi c’è appunto la dotta analisi di Roberto Defez che ci spiega che no, non è così, la Shiva è una specie di icona dell’oscurantismo scientifico, mentre c’è lui che sa quello di cui si parla. E’ uno scienziato, ohibò.

Tutto l’articolo nasce dal fatto che la Shiva è stata invitata ad un seminario del PD; appunto per il colpire dove capita, i dalemiani d’accatto hanno rosicato, perchè tutto pensano tranne che Veltroni possa averne indovinata una. Cosa che invece, seppur raramente, capita.

Per dimostrare che Vandana Shiva ha ragione e Roberto Defez no, mi limiterò a riportare gli stessi dati che Defez ha riportato nel suo articolo, tanto l’articolo è miope che nemmeno ci si deve sforzare a trovare altre statistiche:

  1. Se la produzione di cotone geneticamente modificato è aumentata di circa cento volte, mentre il numero di suicidi è rimasto stabile (tralasciando che i dati non sono completi e che nessuna analisi dovrebbe essere fatta con dati parziali; però Robbè, hai voluto la bicicletta e mo’ pedali) allora è evidente che la produzione di cotone geneticamente modificato non ha migliorato le condizioni di vita dei contadini indiani, a meno che non vogliamo pensare che questi si ammazzino per il gusto di farlo (verò Robbè che non sei razzista?);
  2. La sostituzione di una varietà di coltivazioni con una monocoltura rende sempre più povero il contadino, che se prima almeno aveva di che mangiare ora si trova invece ad avere una sola produzione di cui non si può nutrire (Robbè, non è che tu pensi che in India se magneno er cotone, vero?) e ha ora un solo acquirente per i suoi prodotti, una condizione di monopsolio che comprime fortemente i propri margini di guadagno. Spesso gli acquirenti del prodotto finito sono poi le stesse multinazionali che hanno venduto i semi geneticamente modificati, con il risultato che il contadino passa da essere un produttore ad uno che lavora, per così dire, in outsourcing, avendo un unico cliente ed un unico fornitore: è evidente quale possa essere la sua forza contrattuale;
  3. Tanto che, appunto, il numero di suicidi per povertà non è diminuito, mentre i profitti sono invece aumentati per chi produce cotone geneticamente modificato;
  4. Ultimo, i prodotti geneticamente modificati sono sterili. Per chi li produce non avrebbe senso fornire un seme che una volta cresciuto generasse altri semi anch’essi geneticamente modificati, si troverebbe a vendere i suoi semi una sola volta ad ogni contadino (se non anzi ad un solo consorzio di contadini).

Questi sono fatti molto semplici proprio ottenuti rileggendo l’articolo. E di questa dotta analisi ci hanno campato tanti, riportandola e dicendo: cattivo Walter, cattiva Vandana.

Quello che più mi sconforta è che l’alternativa a Veltroni sia questa gente qui, questa cosiddetta sinistra che ha innanzitutto un po’ di disgusto razziale verso i contadini indiani, non conosce il mercato e quindi le sue storture e anzi crede a queste idee del mercato perfetto, cazzatine già vecchie dieci anni fa e che oggi anche i più liberisti hanno superato, mostrando sempre un complesso di inferiorità perchè gli esami per loro non sono mai finiti, rimanendo slegata dalla società e dalle sue trasformazioni.

Cascano le braccia a  pensare che questi articoli siano quelli a cui si ispira D’Alema quando pensa la sua linea politica, e che pur di attaccare una linea politica disastrosa si butti tutto nel frullatore e si pensi alla Shiva come ad una specie di burinotta che parla a vanvera.

Se domani viene invitato Yunus che si fa? Diciamo che non capisce niente di economia?

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Pubblicato il 2 dicembre 2008, in Fatti nostri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Non sono un esperto di economia agraria, per cui non mi addentro in considerazioni di tal tipo. Mi pare che sia Defez sia il rapporto dell’IFPRI segnalino come “[...]I tentativi di correlare il numero dei suicidi dei contadini indiani [...] al prezzo commerciale annuale del cotone, [...], alla redditività per ettaro nei singoli distretti delle regioni maggiormente coltivate a cotone Bt o al livello di indebitamento dei contadini non hanno dato risultati significativi”. Se poi non ci vogliamo fidare dell’econometria, possiamo osservare che essendo il numero dei suicidi rimasti più o meno stabili negli ultimi 7 anni pur in presenza di una massiccia conversione della produzione agricola verso il cotone Bt, ne segue che quest’ultima non ha avuto alcuna influenza negativa (e questo, di per se, già chiuderebbe il discorso).

    Una nota per quanto riguarda il tuo punto 1). Da quando il numero di suicidi diventa l’unico parametro di valutazione delle condizioni di vita di una popolazione? Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, l’indicatore più utilizzato da tutti gli organismi internazionali è il reddito pro-capite. E – a parità di popolazione e con un vertiginoso aumento della produzione – esso non può che essere aumentato. Se poi vogliamo proprio correlare il numero di suicidi ai livelli di benessere, dobbiamo accettare che in Svezia si viva decisamente peggio che in Algeria, e a Bolzano si viva peggio che in Aspromonte … francamente sono cose difficili da sostenere, soprattutto dal punto di vista politico.

  2. Appunto. Il numero di suicidi non varia rispetto alla produzione di cotone, quindi produrre cotone non rende i contadini più ricchi, che continuano ad ammazzarsi come prima per la vergogna di non poter pagare i debiti (in India si uccidono per quello, in Svezia magari perchè fa freddo, non so e non ha certo senso confrontare due nazioni così radicalmente diverse).
    Quindi, quale è la convenienza per i contadini indiani nel produrre cotone ogm? Il monopsolio?

  3. Sono costretto a ripetermi: “[...] I tentativi di correlare il numero dei suicidi dei contadini indiani alla piovosità annuale dei monsoni, al prezzo commerciale annuale del cotone, all’accesso al credito pubblico, alla redditività per ettaro nei singoli distretti delle regioni maggiormente coltivate a cotone Bt o al livello di indebitamento dei contadini non hanno dato risultati significativi”. Che, tradotto in soldoni, significa che i suicidi non c’entrano una mazza con il livello di indebitamento.

    Come ho già detto sopra la produzione e il reddito (totale e pro-capite) sono aumentati in conseguenza al vertiginoso aumento della produzione agricola. E ribadisco che non vi è nessuna correlazione fra ricchezza e tasso di suicidi (e, se c’è, è contraria a quella che tu sostieni: se non ti bastano gli esempi di Svezia e Aspromonte e ciò che scrive Defez, si vedano gli studi di Bartolini & Bonatti, 2004, 2005, 2006), mentre vi è una elevata correlazione diretta fra ricchezza, reddito (e sua distribuzione) e speranza di vita ed inversa con i tassi di mortalità non derivanti da suicidio. A me sembrano motivi più che sufficienti.

    Per quanto riguarda il “monopsolio”(*) mi pare che lo stesso Defez e il rapporto IFPRI siano preoccupati della cosa. Essi infatti legano il fenomeno dei suicidi “[...] a contingenze locali e personali che fanno parte delle incertezze di una impresa a carattere spesso familiare che investe tutto su una singola coltivazione, subendo le variazioni economiche che queste scelte obbligate implicano”. Su tali basi Defez aggiunge che “[...] è evidente che queste tristissime vicende chiedono più attenti interventi governativi per calmierare i prezzi delle derrate, per consentire un accesso al credito più stabile e per incentivare la meccanizzazione e le tutele sociali [...]“.

    A margine ci aggiungo che mi pare piuttosto curiosa questa interpretazione che vede i “dalemiani” come quelli che credono al mercato perfetto e alle dottrine liberiste. Io sarò stato un po’ distratto, ma mi pare che D’Alema si sia sempre distinto come il propugnatore del primato della politica sull’economia (cosa che ha rivendicato pure l’altra sera da Crozza).

    Saluti

    (*) “monopsolio” credo sia un termine desueto per definire quello che, su tutti i manuali di micro, si chiama “monopsonio”.

  4. La matematica non è mica un’opinione. Non capisco cosa ti sfugge del fatto che Vandana Shiva mente. Ripeto: mente, e si fa bella sulle sofferenze dei poveri indiani inventandosi cifre di sana pianta. Se a te sta bene avere una così come feticcio della sinistra…

    “Questi sono fatti molto semplici proprio ottenuti rileggendo l’articolo.”

    E invece dimostri di non averlo letto. Cosa dice Defez sui semi sterili? Ripassa.

    “Se domani viene invitato Yunus che si fa? Diciamo che non capisce niente di economia?”

    Io non direi niente. Ma tu e quella simpaticona di Vandana potreste accusarlo di usura.

  5. Perchè invece di fare le pulci agli articoli degli altri e chiamare “fatti molto semplici” dei sofismi fiosofici non ha l’ onestà intellettuale di andare a ricercarsi i dati sui suicidi in India ed in altre Nazioni, tra agricoltori e non, in regione dove si coltivano ogm e non e trarre delle conclusioni sulla base di questi?
    Non è poi tanto difficile, basta un poco di pazienza e di umiltà.

  6. “i prodotti geneticamente modificati sono sterili”
    Qui si legge il contrario. Chi ha ragione?

  7. Ah, non sono l’Alberto di prima.

  8. “Se domani viene invitato Yunus che si fa? Diciamo che non capisce niente di economia?”
    Mi sembra che Vandana Shiva sia di formazione un fisico, non un’esperta genetista delle piante.

  9. “I semi OGM son sterili”. Falso. Lo sono invece molti prodotti non ogm (tutti i frutti senza semi per esempio, o le banane). In ogni caso nessun contadino del mondo riutilizza i semi (non OGM) conservati dall’anno prima, non sarebbero produttivi come quelli originali.

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