Ah, se non ci fosse Pierluigi Battista!
Perchè sulla vicenda di Piero Marrazzo (una vicenda che finora rimane puramente personale, perchè Marrazzo a differenza di Berlusconi non ha preso una delle sue compagne di giochi e le ha promesso un posto pubblico o dei favori) lo splendiderrimo Battista scrive:
Resta solo da chiedersi se e quanto sia stata condizionata l’attività pubblica di un presidente della Regione che da mesi vive costantemente in una condizione di ricattabilità [...] Si tratta di un punto delicatissimo, in cui la sensibilità politica dei protagonisti dovrebbe far premio su ogni altra considerazione giudiziaria ed etica. Se l’eventuale accettazione di un sordido ricatto è stata la scelta di un rappresentante delle istituzioni, è difficile non immaginare che le istituzioni stesse debbano essere messe al riparo da ogni sospetto e da ogni interferenza.
Parole forti. Che però Battista si è scordato di dire quando è stato il turno di Berlusconi, dove altro che tentativo di ricatto, lì c’era una organizzazione di ricattatori di cui l’unico che non si accorgeva era proprio Berlusconi. Però, in fondo, quello che Battista vuole dire è: finchè vai a femmine va bene, ma quando stai coi froci mi fai schifo. Solo che non ha il coraggio di apparire l’omofobo che è, per cui si nasconde dietro la categoria del ricatto, dimenticandosi di applicarla a tutti.
In Italia abbiamo due categorie di omofobi: quelli alla Binetti, che non si vergognano, e quelli alla Battista, che si vergognano. Dico: sempre meglio la Binetti.
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