La prossima crisi del debito pubblico italiano?

Come già scritto, l’effetto della crisi finanziaria iniziato l’anno scorso è stato anche quello di rendere insostenibile il debito pubblico di alcuni stati (è molto bello avere un amico come G. che si occupa di storia dell’economia: eviti sempre di sorprenderti per quello che accade).

Prima è stato il turno dell’Islanda. Gli islandesi, che prima della crisi vivevano in una economia florida, hanno recentemente deciso che ci sarà un referendum, per rispondere alla seguente domanda: i soldi che gli altri paesi esteri (in particolare Inghilterra ed Olanda) ci hanno dato per fronteggiare il fallimento del nostro sistema bancario, vanno rimborsati oppure no? Perchè quando fallisce uno stato sovrano non vale il principio per cui i debiti si pagano, è anzi proprio il caso in cui non si pagano; e peraltro è vero che quel prestito d’emergenza venne fatto, a condizioni esose, non tanto per stabilizzare l’economia dell’isola quando per tutelare gli investitori europei che credevano di aver trovato l’eldorado (piccola nota a margine: l’Islanda non fa parte dell’UE, e il loro destino sarebbe stato il nostro se non ci fossimo entrati).

Poi è stato il turno di Dubai, che ha tanto ringraziato per i soldi prestati per costruire una intera nazione (a Dubai c’era circa un quarto di tutte le gru da costruzione del mondo) ma poi ha detto che non ha molte possibilità di pagarlo. Il vicino emirato di Abu Dhabi ha detto che sì, potrebbe contribuire, ma insomma senza fretta; anche perchè non è che tutta questa democrazia di Dubai, democrazia per gli standard della regione, sia così ben vista.

Quindi è ora il turno della Grecia; il governo precedente è andato in tv e ha detto: scusassero, il nostro deficit annuale non è al 3.7% del PIL, ma circa il 12%. Nuove elezioni, vincono i socialisti, non si sa come fronteggiare la situazione, anche perchè la Grecia è scossa da un serie di proteste sociali molto forti, per cui non è facile intervenire sulla spesa pubblica.

Così, il differenziale tra i BOT greci e quelli tedeschi ha superato i 4 punti percentuali, ovvero gli investitori cominciano a pensare che la Grecia stia per dichiarare fallimento. L’unica alternativa possibile è quella di un massiccio salvataggio fatto dagli altri paesi europei, anche se non si sa nè chi ci metterà i soldi (l’esperienza islandese insegna) nè come (non è possibile fare delle obbligazioni europee, i trattati non lo consentono). Inoltre, se il debito greco non si riduce, l’affidabilità dei buoni del tesoro ellenici si riduce e legalmente, sempre per i trattati istitutivi, la Banca Centrale Europea non può più garantire alcunchè.

Secondo un rapporto di Moody’s, la stessa condizione della Grecia la sta vivendo il Portogallo, che ha un deficit intorno al 10% del PIL: questi due paesi si trovano in una condizione di decrescita da cui faticheranno ad uscire, perchè se è vero che tutti i paesi occidentali sono ora preda di una stretta fiscale, necessaria per ripagare i soldi prestati per salvare il sistema finanziario, è anche vero che c’è chi sta peggio.

Poi, sempre all’orizzonte, c’è la questione spagnola. Se questa economia continuerà a peggiorare, la situazione si farà difficile per l’euro, che già ora è ai suoi minimi sul dollaro da mesi a questa parte.

E l’Italia? Che Tremonti dice che stiamo tanto bene…

Ecco, per l’Italia c’è questo articolo del New York Times, di cui riporto due estratti:

Investors worry that the crisis in Greece could touch off a domino effect across Southern Europe. Many are fleeing bond markets in Portugal, Spain and Italy out of concern the troubles might spread. [...] For Greece’s neighbors, there is the possibility of a domino effect, with investors subsequently moving on to test the resilience of another heavily indebted member of the euro area — possibly Italy, whose debt is also 113 percent of its gross domestic product.

(Gli investitori temono che la crisi in Grecia possa innescare un effetto domino nell’Europa meridionale. Molti scappano dai mercati obbligazionari in Portogallo, Spagna ed Italia, per i timori che i problemi possano allargarsi [...] Per i vicini della Grecia, c’è la possibilità di un effetto domino, con gli investitori pronti a muoversi e verificare la resistenza di un altro paese fortemente indebitato dell’area euro – magari l’Italia, il cui debito è già il 133% del PIL)

Quello che credo sia significativo, non è tanto che il New York Times scriva questo, ma che nessuno e dico nessun giornale italiano faccia minimanente cenno al rischio di fallimento. Questo, credo, perchè i proprietari dei giornali sono poi i più grandi proprietari di obbligazioni dello Stato, e quindi non vogliono creare per primi il panico. Ma è una ulteriore prova provata della pesante cappa mediatica che ci avvolge il fatto che di tutto questo non se ne sappia praticamente niente. Poi, sia chiaro, il default del debito pubblico italiano non sarà affatto un male, a parte un periodo di turbolenza come non abbiamo mai visto nella storia d’Italia. Fortunato chi c’avrà l’orto.

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Pubblicato il 30 gennaio 2010, in Fatti nostri con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 11 commenti.

  1. Nonostante Riotta, mi pare che Il Sole 24 Ore ne stia parlando praticamente ogni giorno da oltre un mese a questa parte.

    E’ chiaro che la Grecia non verrà lasciata fallire. Un po’ di motivi li hai elencati tu (il rischio di effetto a catena in stile Lehman, …) e un po’ perchè il peso del debito greco sul PIL europeo è del 3%, meno di quanto gli stati hanno speso per salvare le banche private (le stime parlano di spesa pari al 3,5-3,8% del PIL europeo).

    Quanto alle agenzie di rating o di valutazione, direi che ha scritto bene Paul De Grauwe sul FT di qualche mese fa. E’ meglio guardarsi bene da gente che ha valutato con triple A titoli tossici, che a fine 2008 non aveva declassato il debito dell’Irlanda e che mesi fa non aveva visto la crisi di Dubai (il declassamento del debito arrivò il giorno dopo la notizia che Dubai non avrebbe rimborsato i titoli).

    • Io non mi ricordo proprio alcun articolo del Sole24Ore che dica che il debito italiano è a rischio default, me ne ricordo uno che anzi riporta il parere di Tremonti per cui il nostro debito sarà sempre solvibile, visto che è garantito dall’Irpef.

      Quanto a Riotta, alle sei di pomeriggio dell’ultimo giorno lavorativo dell’anno pare sia piombato in tipografia per fare una piccola modifica, mettendo Tremonti come uomo dell’anno al posto di Draghi. Posto che, tra i due, non saprei proprio chi non scegliere, non mi pare un grande esempio di critica severa verso il governo; a cui anzi è seguita una presa di posizione del CDR del giornale, per lamentarsi del fatto che questa classifica dell’uomo dell’anno l’avesse fatta il direttore senza consultare nessuno, ma spacciandola tuttavia per un sondaggio fatto tra le grandi firme del giornale.

      Sulle agenzie di rating hai ragione, ma il punto è che non ci vogliono le agenzie per dire come i sistemi fiscali occidentali siano in condizioni critiche e non riusciranno facilmente a pagare il debito.

  2. Uhm.

    Partiamo da una inesattezza sul debito islandese. Olanda e Inghilterra non hanno prestato soldi all’Islanda. Una banca islandese, Landsbanki, in virtù dello Spazio Economico Europeo (EEA), operava anche in Olanda e Inghilterra. Il suo conto di depositi online, Icesave, prometteva tassi di interesse molto più alti di quelli vigenti in Unione Europea. Purtroppo, durante la crisi Landsbanki è fallita e così i risparmiatori di Icesave si sono trovati senza un soldo. Per i trattati EEA, è l’Islanda a dover garantire i correntisti delle filiali delle proprie banche. Nel frattempo, Olanda e Inghilterra hanno anticipato il pagamento delle garanzie ai propri cittadini e ora aspettano di essere rimborsate dal governo islandese. Il conto è di 4mld di euro, pari al 50% del PIL islandese.

    Sul rischio che la crisi greca si estenda all’Italia. Punto 1: la Grecia NON è sull’orlo del fallimento. Un paese può fallire per due ragioni A) non riesce a finanziare i flussi di cassa correnti B) si innesca una crisi di panico ‘autoavverante’ che determina lo scenario A. Proprio la scorsa settimana il governo greco ha emesso bond per un valore di 24mld di euro, seppur a un interesse più elevato (4% sopra il bund tedesco).
    Questo non significa che il sistema dei pagamenti greco si sia bloccato (fallimento), ma “solo” che il costo sociale di un decennio dissennato sta crescendo drammaticamente.

    Punto 2: Portogallo e Spagna presentano preoccupanti squilibri con l’estero, segno di una terribile mancanza di competitività. Questa bella espressione significa molto poco. Tradotto in soldoni, vuol dire che le loro esportazioni non pagano le loro importazioni per circa il 10% della ricchezza prodotta ogni anno. Entrambi i paesi però partono da debiti pubblici molto più bassi di quello greco e hanno tutto il tempo per aggiustare le loro finanze (e fare un po’ di politica industriale) ed evitare di trovarsi in una crisi debitoria.

    Punto 3) la tanto vituperata Italia questa volta può sogghignare. Non solo vanta il terzo deficit pubblico più basso della zona euro (dopo Austria e Germania, circa 4,5%), il che ha ridotto la crescita del debito pregresso dovuta al calo del PIL; ma oltre a ciò, il deficit con l’estero dell’Italia (più o meno stabile intorno al 3% per 10 anni) si sta riducendo. A dicembre, siamo tornati (dal 1999, mi pare) ad essere esportatori netti. Rimane il deficit dei trasferimenti correnti, probabilmente dovuto al pagamento degli interessi sui BTP.
    L’economia italiana sta crescendo a tassi relativamente elevati come per miracolo, mostrando di essere perfettamente in sincro con Germania, Olanda, Francia e Svizzera, i nostri principali partner.

    Punto 4) l’Italia continua a presentare un avanzo primario del bilancio pubblico. E’ terribile ritrovare il debito sopra il 110% di PIL come 10 anni fa, ma possiamo dire che siamo in qualche modo ‘abituati’ a gestire una tale montagna di debito, a differenza di paesi come Spagna, Inghilterra o Stati Uniti. Lo stock di debito è una vulnerabilità, ma i mercati osservano principalmente le dinamiche di flusso.

    Non esistono dunque fondamenti economici perché le difficoltà greche attuali si riverberino sull’Italia. Non c’è bisogno di andare a parlare di censura della stampa italiana. E’ sufficiente leggere il Financial Times per tranquillizzarsi. Se poi l’argomento interessa, ci sono alcuni articoli interessanti su http://www.voxeu.org

  3. @ Barcelonì Attento, queste potrebberro essere le “ultime parole famose” :) …come vediamo per la Spagna.
    La Spagna ha un debito (privato) legato all’edilizia enorme e difficilmente ripagabile. Sui conti Italiani starei attento alla finaza creativa di Tremonti.. La Grecia insegna come sia facile taroccare i conti….

    E poi, il mercato dei Bonds, e’ ….un mercato! quindi altamente speculativo ed irrazionale…dopo mesi di tassi di interessi bassisimi, il costo del debito potrebbe crescere a dismisura e portare al fallimento gli stati molto piu’ velocemente….

    • C’è secondo me un errore di fondo nel ragionamento di Barcelonì, ovvero quando dice che l’Italia è abituata ad avere un alto debito pubblico; un alto debito pubblico significa un grosso problema di bilancio, per cui ogni anno 80 miliardi di euro se ne vanno in interessi, mentre un paese sano ce ne metterebbe circa la metà; rinunciare a 40 miliardi l’anno significa non fare tutta una serie di investimenti e di spese che rendono questo paese sempre più povero, in una spirale da cui non se ne esce. Dire che siamo abituati a questo è una visione che a me sembra molto monetarista, che ignora le dinamiche sociali.

      Comunque, oggi nuovamente il NYT ripeteva la tesi di un possibile default dei debiti dei paesi del Mediterraneo, quindi comincio a pensare che ne sappiano di più di quello che dicono.

  4. La verità non ce la diranno mai.
    Sono oltre 15 anni che questo paese conosce la stagnazione economica e dal 2008 una lenta ma progressiva decrescita.
    Nessuno poi ha mai accennato al fatto che la delocalizzazione di fabbriche all’estero era ed è un segnale preoccupante.
    Il contenitore Italia, come lo chiamo io, è assolutamente non più competitivo a livello mondiale a causa di tutti i mali interni dei quali soffriamo e che Vi evito di elencare tanto è lunga la lista. Stà di fatto che anche il 2010 sarà un anno difficilissimo nonostante ci vengono a raccontare che c’e’ la ripresa economica…c’è talmente che ogni giorni ci sono licenziamenti, cassa integrazione….avete notato che l’anno prorogata per 6 mesi.!?!? Domanda? Perchè ? Perchè tutti sappiamo benissimo che siamo molto vicini al disastro ed ecco che l’Europa corre ai ripari cercando di impedire alla speculazione finanziaria di fare altri danni mandando in DEFAULT altri paesi dell’area Europea….ma pensate che ci riusciranno ?
    Signori…non ci sono più soldi che girano….e come dice il nostro ugualiamori….beato che ha l’orticello…almeno spera di non morir di fame.
    Pessimista? Catastrofista ? No realista… e dove sono stati tutti i nostri politici negli ultimi 25 anni ??? Alle maldive…alle Cayman …. non si sono accorti di nulla…non hanno fatto riforme…non hanno cambiato la Costituzione….non si sono nemmeno preoccupati di attuarla la costituzione…insomma adesso pagheremo tutti un alto rpezzo sociale sperando che la balcanizzazione già in atto non ci porti sventure peggiori quali una guerra civile…perchè l’uomo se disperato e senza “cibo” diventa un’animale spietato e crudele…non lo sapevate ??
    Eh, ma dirà qualcuno che fosche previsioni, che futuro buio e terribile…ma signori miei ma possibile che a qualcuno sembra ancora che tutto vada bene ?
    L’unica soluzione a partire dal Veneto sarebbe quella di “scollare” una regione alla volta dal calderone italia e renderlo talmente autonomo da poter avere l’IVA al 1o% su tutto, tranne sugli alimenti che dovrebbe essere al 2%, tasse totali massime al 25%, burocrazia dimezzata come minimo..etc…etc.. vedrebbero che il VENETO in pochi anni si riprenderebbe e così regione per regione….tenere tutto inesorabilmente assieme, tutto strettamente unito,indivisibile etc.. non farà che portarci tutti al disastro nazionale.Tenete presente che alle porte ci saranno altri due disastri prossimi futuri….inflazione e materie prime a costi icredibili…..mi auguro di essere smentito al più presto possibile perchè se andiamo avanti ancora uno o due anni così…sarà dura..durissima.
    W SAN MARCO SEMPRE !!

  5. Non ho capito molto di quello che c’è scritto.. stavo leggendo sul giornale che il rapporto pil deficit è del 5,2% e sembra un segno buono.. poi navigando capito qui per cercar di saperne di più… e credo di capire che non è che stiamo così bene… allora mi chiedo.. perchè c’è questa notizia del 5,2% che sembra buona quando il debito pubblico è del 110%?? che vuol dire?? vero è la vita di tutti i giorni è difficile.. facciamo tanti sacrifici per arrivare a fine mese.. chi ha un lavoro è davvero fortunato.. ma non penso che dividere le regioni sia la giusta soluzione, quanto meno non per le regioni che non si possono risollevare dalla crisi..

  6. Una buona risposta, congratulazioni

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