Archivio per la categoria 'Fatti nostri'

Ormai è timor panico

“A Singapore chi sporca viene punito con 7 frustate. Mi dispiace non poterlo attuare in Italia” (Silvio Berlusconi).

Silviè, c’hai ragione. Però, prima di aprire bocca, pensa che uno come te, a Singapore, starebbe a marcire finchè non gli viene la muffa, e anche allora non sarebbe fatto uscire dalla galera.

Per il resto, tra stati di emergenza nazionale (che vuol dire che si possono dare appalti senza fare gare, giusto per arrotondare la paghetta da politico), minacce a Ryanair (che da oggi diventa la mia compagnia aerea di riferimento) e stronzate del tipo “Per Alitalia abbiamo lo slogan: Chi ama l’Italia vola Alitalia”, questo governo è evidentemente in mano a gente disperata e terrorizzata, del tutto consapevole di essere del tutto non in grado di affrontare nulla, e che può sperare solo di essere lasciata lì, nell’attesa dell’Uomo Forte.

Obama: la libertà rinasce a Berlino

“People of Berlin, people of the world”: più volte Obama ha usato questa espressione nel suo discorso a Berlino. Tutto quello che c’è di bello nell’ideale americano, c’è in Obama. Parlando di come quel muro di Berlino sia stato buttato giù, di come altri muri a Belfast o in Sudafrica siano caduti, ha detto che le sfide che ci attendono richiedono di buttare giù gli altri muri, della razza, della religione, della povertà. Solo uniti potremo affrontare le sfide che ci attendono, e questa sfida richiede di costruire nuovi e più forti legami tra USA ed Europa. Gli USA non sono perfetti, hanno la loro quota di responsabilità e di errori, ma sono gli eredi di una lotta per la libertà, che deve diventare oggi la lotta di tutti per tutti. In un discorso in cui ha parlato di Darfur come di Bangladesh, dei blogger iraniani e degli affamati del Chad. La folla, venuta per lui, ha sentito un candidato alla presidenza considerare il multilateralismo come lo strumento cardine di politica estera senza dimenticare di dire che le basi americane nel mondo sono il modo con cui gli USA assicurano la pace, perchè non è un ingenuo che parla, ma un uomo che può, veramente, cambiare le cose.

Al Senato si parla di politica estera

Ho sentito una buona parte della discussione al Senato per la ratifica del Trattato di Lisbona. Negli altri paesi europei un argomento del genere sarebbe considerato essenziale, qui avviene alla vigilia delle ferie, mentre la politica è tutta presa dall’affascinante questione del lodo Alfano, quella sì una cosa che cambia la vita di tutti i giorni.

Primo intervento che ho ascoltato, del capogruppo della Lega. Allora: gli inglesi sono stronzi, i francesi puzzano, i polacchi sono dei pezzenti, e gli irlandesi seppur ubriaconi hanno fatto la cosa giusta, capita anche a loro. A noi dell’Europa non ce ne potrebbe fregare di meno, anzi ci fa schifo perchè ci costringe a non essere razzisti, comunque siccome questo trattato è già morto votiamo anche a favore. Ah, e qualcuno pensi ai produttori di latte, che è la questione centrale dell’economia italiana.

Quindi, per il PD è toccato a Franco Marini. Ha competenze di politica estera? No. Sa almeno l’inglese? No. E quindi, perchè parla? Perchè è un vecchio trombone, un ottimo sindacalista bravo a fare discorsi appassionati in cui dire niente di sensato. L’intervento è stato in effetti un delirio, da argute osservazioni per cui la Rivoluzione Industriale è avvenuta nel ‘900, e lui sta parlando “di scienza” quindi non capisce perchè lo contestino, e poi quanto cresce la Turchia signora mia (ci mancava che dicesse che ogni anno che ci va in ferie vede un nuovo albergo) e poi i diritti della donna in Italia sono arrivati grazie alle spinte dei paesi del Nord Europa (e qui si aprirebbero varie osservazioni, la più immediata è che quindi Marini è a favore del matrimonio gay), e che bisogna aiutare gli immigrati, e poi facciamo l’Unione del Mezzo Mediterraneo (che credo significhi della parte inferiore del Mediterraneo, ma poi ha detto del Mezzo Mediterraneo - Atlantico che non so cosa sia, non so perchè non abbia detto che vuole costruire le case a Vicolo Corto e gli alberghi a Parco della Vittoria, già che c’era) tutto un crescendo di cazzatine, cazzatone e cazzatissime, dette con tono vieppiù infervorato e seguito dagli scroscianti applausi degli onorevoli del PD, che hanno sentito le parole difficili e le hanno prese per buone. Dico, questa è la linea di politica estera del PD. Poi uno si preoccupa del segretario.

Quindi è toccato a Quagliarello per il PDL che ha detto due cose interessanti, a modo suo. La prima è che il manifesto di Ventotene era di un gruppo di comunisti che avevano preso già atto del fallimento degli esperimenti di socialismo reale (in effetti negli anni ‘40 il socialismo reale era già fallito ed anzi era un fatto notorio) a seguire che la Costituzione Europea è stata giustamente bocciata perchè voleva dare un ombrello di diritti a tutti, quando invece bisogna accettare le differenze (cioè, col cazzo che voi froci vi sposate in Italia). Allora siccome questo Trattato di Lisbona è meglio (pare che a Quagliarello non piacciano i preamboli, il punto politico è questo) lo votiamo, tanto poi non lo applichiamo.

Perchè parlare con così tanto fervore del lodo Alfano? Perchè le battaglie ideologiche sono quelle che meglio nascondono la pochezza dei nostri leader politici.

Quella fogna chiamata sindacato confederale

Il nuovo piano per Alitalia prevede almeno 5mila esuberi, la fusione con Air One e la gestione dei debiti in cui, in qualche modo, pagherà lo Stato.

Il vecchio piano, quello con la fusione di Air France, prevedeva 2mila esuberi, la concorrenza con Air One, e i debiti sarebbero stati tutti pagati dall’acquirente francese con la sua disponibilità di cassa.

I cosiddetti imprenditori della cosiddetta cordata mettono ciascuno dai 50 ai 100 milioni di euro, quando per rilanciare Alitalia occorreranno, nel corso degli anni, circa 10 miliardi di euro.

Questo è il piano di Berlusconi. Questo è il piano voluto dalla triplice sindacale, quelle vomitevoli associazioni che si chiamano CGIL, CISL e UIL. Hanno rifiutato 2mila esuberi perchè volevano segnare il punto politico per cui in Italia non si fa niente se il sindacato non è d’accordo e l’hanno ottenuto, prima sulle spalle dei lavoratori di Alitalia, poi sulle spalle degli utenti (perchè una unica compagnia italiana significa meno concorrenza interna e quindi tariffe più alte) quindi su quelle dei cittadini, perchè cominceremo a pagare da subito i debiti (i soldi che i Benetton ci mettono sono una minima percentuale degli investimenti che dovevano fare sulla rete autostradale, in quanto concessionari, e non hanno fatto, questo è il motivo per cui entrano nella partita) e al primo sciopero la nuova compagnia piangerà per gli aiuti di stato.

Epifani, Bonanni, Angeletti, fate schifo, siete solo che dei luridi approfittatori di chi lavora, mi spiace che non ci sia un Pannella all’orizzonte che presenti qualche referendum ammazza-sindacato, perchè dovete essere distrutti e cancellati dalla scena, e sulle vostre ceneri costruire un sindacato onesto. Siete la vera protesi e complemento del berlusconismo: avete affossato il piano perbene di quel signore perbene che è Prodi, e avete appoggiato Berlusconi con l’atteggiamento del tanto peggio, tanto meglio, che è la cosa migliore che sapete fare, del resto siccome voi di mestiere non lavorate, avete sviluppato tutti i vizi derivanti dall’ozio e dalla collusione con la politica. Si parla di casta per i politici, ma voi siete anche peggio.

Oggi essere di sinistra in Italia impone di essere contro questi sindacati. Ed è il motivo per cui il PD se li tiene ben stretti, garantendosi così nuove e mirabolanti sconfitte.

Obama vs. McCain

Il tour di Obama è stata una mossa straordinaria, ha dissolto i dubbi sulla sua capacità di guidare gli Stati Uniti, perchè è apparso come il Presidente degli Stati Uniti. La campagna di McCain deve inventarsi subito qualcosa per recuperare sul terreno dell’immagine.

E’ interessante vedere come si siano distribuite le ricerche su Google negli ultimi 12 mesi tra i due, Obama sopravanza McCain di quasi quattro volte nell’ultimo anno, e di quasi tre volte nell’ultimo mese. E’ vero che gli utenti di Internet in USA non sono neutrali rispetto alla distribuzione per età, reddito, area geografica, ma non pensavo che ci fosse un così forte squilibrio.

Brothers and Sisters è un telefilm splendido

Su Sky si è conclusa la seconda stagione di Brothers and Sisters.

Il nucleo della puntata è dato da Kevin e Scotty che si uniscono in matrimonio civile. Ma non è tutta la puntata. Perchè che due uomini si uniscano per la vita è una cosa normale, quindi in questo finale di stagione possono succedere anche altre cose, tutte importanti ma non tutte seriose.

Perchè, mentre in Desperate Housewives i gay hanno un ruolo comunque macchiettistico, qui la telecamera non ha nessun problema a mostrare il bacio degli sposi, e tutta la sceneggiatura è pensata per dire che il matrimonio è una cosa importante, che sia gay o etero, ma succedono anche altre cose nella vita (e in questa puntata c’è l’imbarazzo della scelta). Non c’è pruderie, non c’è ricerca del torbido, non ci sono i gay che sono più sensibili o più colti dei non gay, non vestono meglio, il messaggio è: alcune persone sono gay, fatevene una ragione.

E’, assolutamente, indiscutibilmente, la serie più moderna sul tema che esista (solo Buffy aveva la stessa sensibilità) in USA è trasmessa da ABC (che definirei un canale per famiglie, e certamente non un canale alternativo come HBO). la vedono circa dieci milioni di persone a puntata, nessuno si strappa i capelli.

In Italia la seconda stagione si è appena conclusa su Sky, mentre su Rai Due il giovedì alle 21.50 è in onda la prima stagione: finchè dura, Rai Due ha una tradizione decennale nel mettere le serie tv alle 21.50 e farle fuori dopo poche puntate.

Sally Field, nel ruolo di Nora Walker, ha vinto un Emmy come migliore attrice: quando in questa puntata dice a Kevin perchè vuole che ci siano tanti addobbi floreali per il suo matrimonio, anche se lui non li apprezza, c’è la spiegazione del perchè sia un premio meritato e perchè Brothers and Sisters sia la migliore sceneggiatura e i migliori attori che ci siano oggi in circolazione.

Assolutamente, completamente e totalmente consigliato.

Roba mia, vientene con me

Aldo Busi da Madrid

Maialate maestose a Madrid come solo si facevano al cinema teatro Dal Verme a Milano negli anni Sessanta e all’Adonis di New York fino agli anni Settanta e al sindaco Giuliani che lo fece chiudere. Gli spagnoli fanno sesso, in pubblico e notoriamente nei cinema e nei giardini, come se tuttora per male che vada si beccassero l’iscrizione obbligatoria all’Arcigay.

Madrid è infinitamente più variopinta e divertente e orgiastica di Barcellona, anche se io so poco e niente della vita di notte, mi metto a letto alle h 21 stanco morto; ho fatto due conti: nelle ultime 36 ore ho ricercato sul dizionario non meno di 90 termini o espressioni idiomatiche, ho camminato meno del solito ma pur sempre un 10 km, sono stato al Prado, invano per via della coda, e sono venuto 5 volte, la prima via sega per rifarmi un minimo di manualità perduta (stare in Italia mi inamidizza ogni velo di voglia, gli italiani sono troppo stupidi per una libido diretta, senza fronzoli colpevolisti né supporti farmacologici, diretta e sfrontatamente civile come la mia), le altre 4 per pompino con ingoio ricevuto - con quanta grazia e famelicità non sto nemmeno a dire, roba dell’altro secolo.

Ma l’aspetto più conveniente di venire a Madrid, facendo due passi tra una sborrata e l’altra, è che un paio di scarpe Mizuno che in Italia costano 174 euro qui costano 149 euro (104 agli attuali saldi di stagione) e gr 125 di tonno del Consorcio 1,50 euro anziché 3,90 come da “noi”. Italia ladrona! Come dire: il ministero della Carfagna segue a ruota le vittorie di Riccò. Chiaro che lì non ti tira neanche a venti mentre qui anche a sessanta fa la sua porca figura. Los besos un’altra volta, ho la bocca occupata.

(Aldo Busi via Dagospia)

W la squola

Ho dedicato tutta la giornata a fare gli esami orali (e no, non sono stato nominato ministro).

Situazione degli studenti universitari del primo anno, usciti dal liceo e che si iscrivono ad una facoltà come Ingegneria che dovrebbe anche scoraggiare quelli che pensano sia una passeggiata di salute: dai due terzi ai tre quarti degli esaminati hanno difficoltà con la lingua italiana (si perdono i soggetti nelle frasi, inventano parole che non esistono nel vocabolario e taccio del congiuntivo, oggi non ho avuto il piacere di sentirlo mai) oppure hanno gravi carenze con la logica (domanda: “cosa è X?” risposta: “X non è Y”, definizioni che iniziano con “per esempio”, “sul libro ho letto che”). Questi sono circa un quarto degli studenti presenti in aula il primo giorno di lezione, gli altri non hanno avuto la sufficienza alla prova scritta.

Quindi, in conclusione, da tre sedicesimi ad un quarto degli studenti sono in grado di studiare un esame non particolarmente difficile, in cui le domande sono sostanzialmente annunciate a lezione (sempre en passant, io gli dico: vi invito a provare a fare questo esercizio a casa, poi l’esercizio c’è all’esame, ed è una strage, gente che scrive cose tra il surreale e il dadaista) gli altri non arrivano all’orale o quando ci arrivano non sono in grado di parlare in modo comprensibile, a meno che non abbiano studiato a memoria, nel qual caso è sufficiente una divagazione per mandarli nel pallone.

L’ottanta per cento dei ragazzi che finiscono la maturità quindi non sanno parlare in italiano o non sanno studiare, e temo che questa sia una selezione, perchè non tutti quelli che hanno fatto la maturità fanno l’università, e non tutti fanno ingegneria.

Io alla fine ho messo un 30 e due 18 come estremi (i due 18 erano agghiaccianti, li ho invitati a cambiare qualità dello studio oppure è meglio che lascino perdere), non ho bocciato nessuno ma ho espresso molte volte il mio disppunto (prendendo quindi il titolo di rompicoglioni assoluto, povere stelle che non vedono l’ora di andare a mare) mi domando se mai vorremo cominciare un dibattito sulla qualità dell’istruzione oppure ci siano delle cose più importanti, e nel caso quali.

Riposizionamenti/Rocco Siffredi

Rocco Siffredi una volta diceva che no, orrore, che schifo fare sesso con un uomo, non gli piaceva e mai avrebbe voluto avere un figlio gay. Oggi dichiara (in una intervista a Chi, riportata da Dagospia):

C’erano 200 uomini intorno a me, molti sul genere Village People: tutti baffi, peli e muscoli. Hanno cominciato ad alzare la mano, alla fine mi si è piazzato davanti un barilotto con la barba ispida. Stavo svenendo, ho pensato: “E che gli dico a questo?”. Intanto, mi guardavo intorno. Alla fine ho visto un ragazzo al bar che rideva, un bel tipo, un gay così simpatico… Ho detto a un assistente di chiedergli se era disposto a baciarmi e, temendo dicesse di no, l’ho quasi corteggiato».

E come è stato quel bacio?
«È stato bellissimo. Sa che cosa penso riguardo alle inclinazioni sessuali? Che il mondo non si divide in gay ed etero, ma in quelli che scelgono fra la felicità e l’infelicità. Siamo tutti gay e latin lover, la questione è su ciò che uno preferisce. Io preferisco le donne».

E’ quindi probabile che si stia organizzando un futuro da opinionista, del resto se siamo un paese del cazzo, come non chiedere un parere sulla situazione politica ad uno che, al riguardo, ha molti centimetri più degli altri? (si chiamano competenze)

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