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Come se fosse facile, il carpe diem

In questa conoscenza, ancora così iniziale, con P. vedo che ci sono delle cose che la rendono diversa dalle ultime che ho avuto. In genere, il meccanismo nevrotico che avevo messo in piedi era quello di conoscere qualcuno che avesse i suoi problemi (relazionali, familiari, comportamentali) in modo che potessi fare una serie di cose. Intanto e subito, avendo lui dei problemi, era meno necessario parlare dei miei ed affrontarli, e sopratutto potevo dire che sì, io avevo i miei guai, ma l’altro ne aveva di peggiori e quindi potevo anche non far niente per risolvere i miei, affrontando i nodi che io avevo (ed ho). Poi, curare l’altro dai suoi problemi era un modo per sublimare il fatto che non ero riuscito a curare mia madre. Il risultato era che il presente che sperimentavo in quelle conoscenze era un presente poco appagante, perchè stavo con qualcuno che aveva dei problemi, il cui fatto di averli era costitutivo del nostro rapporto e con cui mi mettevo in uno stato di pelosa superiorità. Poichè il presente era così sgradevole, era necessario pensare e progettare il futuro per sfuggire il presente, quindi mi facevo dei piani a lunga scadenza. Il risultato era poi la quasi immediata rottura, perchè c’era un completo sfasamento di intenzioni e di idee tra me e l’altro.

Con P. questo non succede perchè con lui riesco a trovare bello il presente. Poi, quando il presente è così esaltante, è normale pensare ad una proiezione a lungo termine, e come ci penso io ci pensa lui. Ognuno di noi due ha la sua storia e vive questa conoscenza anche rispetto a quello che si immaginava potesse succedere nella sua vita. L’ultima volta, quando l’ho salutato, mi ha detto che lui non pensava che potesse capitargli questa rivoluzione, io l’ho ringraziato perchè non poteva farmi complimento migliore, ma questa sua frase è venuta dopo una giornata in cui più volte abbiamo affrontato l’argomento: si sente preso da questo “ottimo partito” che sono io, non avrei potuto fare di meglio per conquistarlo, ma pensa che lui si immaginava una vita da farfallone e ora non sa se vuole rinunciarci.

Io penso sempre che due persone si conoscono quando i loro inconsci si scoprono, anche a cento chilometri di distanza e la prima impressione, quella che conta, è quella che il nostro inconscio ricava dal tutto dell’altro, una prima impressione che quando non viene mediata dalle nostre ansie ci fa vedere la realtà per come è.

P. mi ha colpito perchè aveva un atteggiamento molto diverso dagli altri, e ora che mi racconta delle parti della sua vita vedo che questo suo atteggiamento nasce dalla vita che ha vissuto, e dalla intelligenza con cui la ha vissuta. Il suo coming out è avvenuto che aveva 16 anni, e quello che mi ha colpito, bellamente sconvolto, è che sia avvenuto con dei genitori che, con lui, hanno parlato solo di sentimenti. Non c’è mai stato un perchè di domanda, solo un sentimento di affetto e di protezione. Quell’avvenimento ha condizionato la sua vita, ed è evidente quanto io lo viva per contrasto con la mia. Ovvero, tornando agli inconsci che si cercano, quanto il mio abbia cercato una persona che avesse questo tratto, perchè spero di contaminarmene.

Questa è la rivoluzione che io vedo con lui e ci vado con i piedi di piombo. Ieri mi ha mandato un messaggio, dicendo che è confuso su “noi” e che paradossalmente vuole chiedermi un consiglio. Gli ho risposto che il consiglio volevo chiederlo io a lui e quindi ora non so come fare; a parte la (nemmeno tanto) battuta, oggi dovremmo sentirci e quello che penso di dirgli è proprio questo, che non ci corre dietro nessuno e che se ci diamo tutto il tempo che vogliamo non può che essere meglio, per qualsiasi sia il possibile sviluppo futuro. Poi, non so quanto io sia in grado di far questo, sono ben capace di mandare tutto all’aria con la mia fretta, spero invece di riuscire a dirgli quanto devo.

Bologna/Il Pride

Passato il pranzo di Sabato, l’appuntamento è alla Feltrinelli vicino alle Torri, acciocchè i blogger si salutino. O ci sono miglaia di blogger, oppure tutti hanno pensato di darsi appuntamento lì, fatto gli è che trovo Andrew e il suo amico M. (il rosso che tanto successo di pubblico miete). Deliziosa l’espressione di quest’ultimo quando lo saluto chiamandolo per nome, per metà contento che mi ricordassi il suo nome e per metà pensieroso, un pensiero del tipo: e tu come ‘zzo ti chiami?

Nell’attesa della partenza per i giardini Margherita, vari incontri con altri blogger (di cui non ricordo molto, perdono ma c’era un gran casino e un baillamme di gente che passava), arriva poi Falcon con alcuni suoi amici, e io mi stavo già preoccupando che nessuno si chiamasse Andrea (ce ne erano solo due nei dintorni) quando arriva un tipo Canon-munito che mi guarda e mi fa “Ciao Paolo!”. Al che ho cominciato a pensare chi potesse essere: un ex amante? uno studente? uno della palestra? Poichè non mi viene in mente, allora lui mi dice “Io sono Andrea”, e io sto quasi per spazientirmi (voglio dire, questo lo sapevo già), mi spiega essere Psiko. Mi ha riconosciuto per la foto che Andrew ha messo in rete relativa al Pride di Roma. Ammazza che memoria fotografica, io se mi chiedono il mio colore degli occhi ci devo pensare sopra.

Direzione giardini Margherita, attraversando una Bologna praticamente deserta. Qui e in seguito si rivelerà assai utile la bandiera del Mario Mieli che Andrew e M. a turno portano, essendo per molto tempo l’unica del corteo sarà un ottimo sistema per ritrovarsi. Sia chiaro, loro sono orgogliosi e felici di portarla, lo farebbero comunque, grondando gioia e sudore da ogni poro. Anzi, mi chiedono di portarla, ma mi sembrerebbe ingiusto privarli di tale soddisfazione.

Ai giardini si comincia a vedere la vera folla, c’è un serpentone di carri e di gente che si snoda lungo tutto il viale. Notevole uno degli ultimi carri, credo sponsorizzato da un qualche locale sado-maso, dove c’è un tipo completamente coperto da una tutina di lattice nera, legato intorno ad una X che ruota. Solo a vederlo, molti si sentono male per lui.

Partenza verso le 15.30, SacherFire ci comunica che ci sta aspettando di strada, e riusciamo a trovarci.

Il corteo procede molto lentamente, e spesso si ferma. Sul percorso direi quanto hanno già scritto in molti, non è bello passare in periferia senza mescolarsi con la città. Ma se proprio bisogna farlo, allora era meglio avere occupati entrambi i sensi di marcia, invece così ci prendiamo tutto il caldo. Ci vorranno quasi quattro ore per raggiungere la piazza.

Mentre ci spostiamo per andare un po’ in avanti, passiamo vicino ad un carro dove un giovane uomo, ma tanto carino, lancia getti d’acqua sugli accaldati partecipanti. Io vorrei urlargli “Maschione bagnami tutto”, consapevole del sottile doppio senso, ma poi non se ne fa niente, comunque SacherFire ha detto che poi me lo presenta, e io rimango in attesa, che in effetti a pensarci avrei caldo anche adesso. Non penso certo che me l’abbia detto solo per evitare che cominciassi a fare la carampana. Non si gioca così con i miei sentimenti, che io sono tanto sensibile.

Quando stiamo per uscire dalla tangenziale ed entrare nel cuore della città, vedo una coppia di bianca maglietta vestita, tempo che mi avvicino con SacherFire che Spa mi saluta, e non conoscendolo rimango stupito, ma le foto di Andrew poterono il miracolo.

Una sosta propizia e una chiacchierata piacevole, ma il corteo si rimette in moto, a quel punto con azione fulminea andiamo verso la testa del corteo (e io che pensavo che fossimo già in testa, a conferma della lunghezza del serpentone) per riprendere Andrew e M.

Imbuchiamo la piazza, tempo che tutto il corteo confluisca e lo sciou ha inizio.

Chi c’era, c’era. Chi non c’era, non capirà.

Arriva una cantante, che ci fa sapere che questo suo brano è andato a Sanremo, ma all’una di notte, sottintende che sia una discriminazione. Il brano invece è una merda (ma proprio merda), rime del tipo “meraviglia/figlia”, un ritornello che dice che il letto è stato trasformato in altare, roba che in effetti ci sarebbe da discutere con la Rai e su come si sia pur permessa di trasmetterlo.

Ma quello che viene dopo è stato aldilà del bene e del male. C’è ora annunciato un altro cantante, questo (o questa, da lontano non si capiva ed è un peccato, non saprei dare informazioni utili per la foto segnaletica) comincia a cantare, solo che è in playback, lei va da una parte e la musica dall’altra.

Allora stop, pausa tecnica, e si ricomincia. Di nuovo lo stesso errore, stop e si ricomincia. Di nuovo lo stesso errore, a quel punto il presentatore (tale Filippo Nardi, non abbiamo badato a spese) chiama uno sul palco, è uno dei fonici, e gli chiede come sia possibile tutto questo.

Memorabile la risposta del fonico: “Cazzo vuoi che ti dica”. Sento di amarlo.

Ma è tutto uno stratagemma per guadagnare tempo, perchè non finisce mica lì, è chiaro che la canzone dobbiamo sorbircela. Ora, dopo alcune ore di camminata al caldo, desideroso di fare la pipì, la pupù e una doccia, a stare a vedere questo spettacolo penoso, del tutto fuori contesto, di uno messo lì perchè amico degli amici, ecco ho avvertito il bisogno di esprimere nel modo più urbano possibile il mio punto di vista:

“AOOOOO’, C’HAI ROTTO LI COJONIIIIII!!! VEDI D’ANNATTENE AFFANCULOOOO! SE NUN SEI BONA A CANTA’ IN PLAYBACK, BUTTATE A FIUME! ABBATTETELAAAAA!!”

Peccato che l’afa mi avesse azzerato la salivazione, così mi hanno potuto sentire solo quelli intorno a me, con peraltro grandi manifestazioni di consenso.

Purtroppo questa si mette a fare la sua coreografia, ora c’è poco che dicano che la musica era sbagliata, la coreografia era una cosa che una lezione di pilates è troppo avanti, esemplificata da quando ha provato a fare la verticale e non c’è riuscita. Ma sparati!

Dopo il momento musicale, il cui scopo è sottolineare le discriminazioni che subiscono i gay in Italia, perchè se sei una attricetta incapace basta che ti metti d’accordo con il Magnaccia e una parte alla Rai te la danno, mentre se sei incapace e gay c’hai solo il palco del Pride, sono arrivati gli interventi politici.

Tutti penosi, ad eccezione di quello di Paola Brandolini di Arcilesbica. Un intervento ben fatto, misurato, tutto politico e tutto stick to the point, mentre gli altri erano imbarazzanti. Insopportabile Luxuria, che crede di essere la reginetta della festa (e così appare negli articoli di giornale) cogliendo l’occasione per dirci dal palco che l’indomani era a teatro (e ’sti cazzi non ce lo metti nel conto? No perchè le tue capacità artistiche sono quantomeno discutibili, e che tu prenda il palco per curare i tuoi interessi mi darebbe anche fastidio, c’hai avuto un posto da parlamentare per farti gli affari tuoi senza portare nulla al movimento, e ancora continui). Sconfortante l’intervento di Aurelio Mancuso, spero che sia dovuto al gran caldo, ma da un presidente nazionale di una associazione non piccola uno si aspetterebbe molto, molto, molto di più. Peccato per l’intervento di Marcella Di Folco, chiaramente esausta e quindi non lucida come altre volte che l’ho sentita. Gli altri non pervenuti, a me fa pensare che sul palco vada a parlare gente che, innanzitutto, non sa parlare in pubblico. Che è difficile, ancora di più se lo devi fare davanti ad un microfono con un impianto di amplificazione (ci sono i ritardi di propagazione del suono), però nemmeno nessuno è costretto a parlare.

Alla fine me ne vado, esausto, quando sta parlando la rappresentante dell’Agedo, intervento che ho sentito su YouTube (via Andreas Martini) e che mi è parso, semplicemente, bello. Sarà che, quelli dell’Agedo, parlano con il cuore e non contando gli iscritti o preoccupandosi del portafogli?

Due cartelli, durante il corteo, hanno attirato la mia attenzione. Il primo, ad opera dei Marxisti-Leninisti (sì, pare che esistano) era una bandiera con i ritratti di Stalin, Mao e altri leader comunisti, e il testo che diceva che con questi grandi capi vinceremo. Ho molto avuto il desiderio di andare dal portabandiera e di invitarlo a infilarsela su per il culo. Non sono dei grandi capi, sono degli assassini che hanno ammazzato decine di milioni di persone nei modi più barbari e psicotici, e che non avevano alcuna simpatia per gli omosessuali, che anzi erano discriminati e spediti nei gulag o nei campi di rieducazione. Basta andare a Cuba, dove l’omosessualità è un reato, per rendersene conto. Io non capisco perchè questa gentaglia debba venire a propagandare le sue mostruosità politiche in un corteo di persone pacifiche. Si chiudessero in qualche fogna, grazie.

All’altro estremo, un ragazzo aveva scritto “Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, e Lui non sbaglia”. E’ una frase così semplice, ma così vissuta, che mi ha commosso, e mi commuove ora nel ricordo.

Dopo il ristoro e la veloce cena, sono tornato in piazza. Molti se ne erano andati, altri si erano temporaneamente accampati. La piazza è stata solcata da un automezzo dei Vigili del Fuoco che doveva proprio attraversarla. Così facendo, ha sollevato in aria, per un attimo, i coriandoli che si erano ammassati per terra.

Vedo questi coriandoli che volano per un attimo, in aria. Mi sembra che siamo noi, ognuno diverso, oggi tutti riuniti insieme. Penso con malinconia che, per un attimo, riusciamo a sollevarci, a riempire l’aria dei nostri colori, ma poi inesorabilmente torniamo a terra.

Un abbraccio a tutte le persone che ho conosciuto in questo Pride. Siete dei coriandoli bellissimi e per me non cadrete mai a terra.

Il disturbo bipolare

C’è questo articolo su Newsweek in cui parlano del disturbo bipolare, raccontando la storia e le difficoltà di un bambino che ne soffre praticamente da quando è nato. Senza nessun parallelo, ma ci sono delle cose nella storia dei loro genitori che ho vissuto anche io. Gli ho scritto.

Amici e cittadini

Vorrei provare a suggerire, alla ministra delle Pari Opportunità, che i suoi amici gay possono pensare quello che reputano sulla condizione dei gay in Italia, se ci sia o meno discriminazione. Certamente il loro sarà il loro punto di vista desunto dalle loro esperienze di vita, ma la ministra sta lì per ascoltare tutti i cittadini, non solo gli amici e gli amici degli amici.

A Roma sono iniziati gli sgomberi

Stamattina sono stati sgomberati gli “alloggi” ricavati nelle gallerie di servizio del sottopasso di Castel S. Angelo. Forse si potevano fare tali sgomberi un giorno festivo, piuttosto che bloccare il traffico in una zona che di problemi di traffico non sente la mancanza.

Ma a parte quello, le immagini che ha trasmesso il Tg3 regionale stringono il cuore, a pensare che ci sono delle persone che vivono in questi spazi, sottoterra, con una lampadina che fa da illuminazione, senza nessuna di quelle cose, l’acqua corrente, i servizi igienici, l’aria, che noi consideriamo scontate.

Non discuto della necessità dello sgombero, quelle gallerie possono diventare una trappola mortale in caso di un grave incidente.

Penso però che la differenza tra destra e sinistra dovrebbe venire alla luce adesso. Una giunta di sinistra non avrebbe solo sgomberato (cosa che non ha fatto) ma avrebbe avuto una politica delle abitazioni per consentire al Comune di avere un certo numero di alloggi dove ospitare questi derelitti, che invece vivono ai margini della società. Non sarebbe difficile farlo, basterebbe che negli accordi di programma (cioè nelle concordate variazioni al piano regolatore, fatte da Comune e costruttori) venisse stabilito che una certa quota degli alloggi costruiti fosse poi di proprietà comunale. La giunta Veltroni ha fatto questo per percentuali che arrivano al 3% del costruito, e per una durata temporale limitata.

La giunta Veltroni ha preferito far costruire in quanto tale, e ha preferito destinare i soldi alla Festa del Cinema, che come ci ha detto Bettini ha anche prodotto un bilancio in attivo, di ben 400mila euro.

Una giunta di sinistra ha quindi scelto di quantificare economicamente il ritorno di una iniziativa bho, culturale?, e non ha quantificato il dolore, la sofferenza e la perdita di dignità di queste persone, che vivono a Roma, e vivono peggio degli animali. Su questo il sor Bettini non ha niente da dire? La sinistra romana ha governato come una sinistra monetarista.

Parlando della tesi

In tutto questo, c’è sempre una tesi di dottorato da fare. Qualche giorno fa ho finito il secondo capitolo, e l’ho mandato alle due persone che il mio direttore di tesi (ok, non si dice così ma rende l’idea) mi ha indicato come quelli con cui interagire.

Il primo capitolo della tesi era stato a costoro spedito circa cinquanta giorni fa, e nessuna risposta. Ovvio che, quando è arrivato il secondo capitolo, era dovuta una risposta. Non una risposta nel merito, che implica la lettura di quanto scritto (e io scrivo abbastanza fitto che non te la cavi sfogliando distrattamente le pagine, con cinquanta riferimenti bibliografici per quel capitolo credo di aver fatto anzi un ottimissimo lavoro)  bensì la risposta è stata “ok, ora contatta il professore perchè organizzi una commissione di tesi”.

Ovvero: non ce ne frega niente, ma proprio niente, di quello che stai scrivendo, nemmeno ci preoccupiamo di leggerlo e di fare delle correzioni (ora, ok che questa persona qui, quando m’ha corretto la tesi di specialistica, l’unica correzione che m’ha fatto era una cosa che non era un errore, e non mi pare che sia migliorato), l’unico problema è cercare una commissione che non rompa i coglioni (a noi, innanzitutto), ti dia la bella medaglia di dottore di ricerca e grazie e arrivederci, non penserai certo che possiamo accettare l’idea che uno, lavorando da solo, possa produrre una cosa così buona che noi, per valutarla, dovremmo leggercela? Ao’, qua stiamo nell’università, qua facciamo ricerca, che per quanto ho capito in questi anni è una intima disposizione dell’animo per questi personaggi, e si traduce in: facciamo un cazzo, ma con modi presuntuosi.

Così, ora mi trovo a meditare sul terzo capitolo, in cui devo affrontare un problema di combinatorica, e i metodi per risolverlo (necessariamente delle euristiche). La cosa interessante è che questo problema è del tutto ignoto in letteratura, nessuno l’ha mai studiato, e gli unici riferimenti sono in numero di due in una altra tesi di dottorato americana (quindi una cosa tendenzialmente seria) in cui si dice però che è in effetti talmente complicato che è meglio dedicarcisi in seguito. Nemmeno nelle pubblicazioni di ricerca operativa se ne parla, e se uno lo cerca con google ottiene informazioni su, per quel che ho capito, un gruppo rock. Per cui in realtà, la mia tesi di dottorato potrebbe essere molto innovativa. Solo che lorsignori non sono nelle condizioni di capirlo. E questo mi scoraggia.

Mi verrebbe da parafrasare Totò: e dopo dice che uno si butta a destra.

Certi vizi sono duri a morire

Francesco Storace, sul suo sito/blog, ha utilizzato delle immagini prelevate da un altro sito, e non erano immagini pubbliche. L’ha perdipiù fatto ricorrendo all’hotlinking (cioè, metto il link all’immagine).

Così, il proprietario di queste immagini s’è ben organizzato, sostituendole con altro, e il risultato è questo qui.

-60

Oggi siamo stati a trovare mamma in ospedale. La situazione migliora per alcuni aspetti, anzi ora a vederla e a parlarle sembrerebbe che non abbia quasi niente, ovviamente non è così. La cura che le hanno cominciato a dare richiede infatti 20-30 giorni per fare effetto. Loro pensano ad una TAC per mercoledì prossimo, quindi quando gli eventuali effetti dei farmaci che ha ingerito saranno certamente esclusi, e poi di dimetterla per la fine della settimana inizio della prossima, anche se la dimissione non è per riportarla a casa, ma per andare in una casa di cura per lungo-degenti, dove dovrà rimanere uno o due mesi, secondo l’evoluzione del quadro clinico.

Ci sono tutta una lunga serie di questioni da affrontare e di soluzioni da organizzare ed adottare, ma sento un leggero ottimismo, anche lo psichiatra con cui ho parlato oggi mi è sembrata una persona veramente capace e comprensiva, per cui mi sento molto più tranquillo. Andare a dormire sapendo che mamma è seguita ed è sotto controllo è una grande tranquillità. Ma la strada sarà molto lunga. Però, mi pare non tanto stretta.

Addii/Oliviero Diliberto

Caro Oliviero,

tu volevi portare la salma di Lenin in Italia. E invece gli italiani hanno deciso di imbalsamare te.

Ora, puoi tornare alla tua cattedra di professore universitario. Sono sicuro che eccellerai, perchè vincere un concorso da ordinario, essendo nel contempo sottosegretario del governo, implica una capacità di lavoro e di studio incredibili, chissà quante pubblicazioni scientifiche ci regalerai negli anni a venire! Darai così un contributo al progresso del Paese di sicuro prestigio internazionale.

Addii/ Alfonso Pecoraro Scanio

Caro Alfonso,

cosa è il Parlamento senza la tua petulante e rampante presenza? Un posto migliore. Ti ho sempre considerato non un verde ecologista, inserito nella grande tradizione europea (e sopratutto nord-europea) di cultura dell’ambiente, ma un socialista rampante, avvocato di provincia, che ha trovato un posto e l’ha occupato. Emarginando dal partito tutti quelli che non la pensavano come te, facendo diventare i Verdi un movimento settario e secondario, noto solo per i suoi no. Un confronto tra te e Joska Fischer sarebbe troppo imbarazzante da fare, soprassediamo.

E poi, questa storia che ti sei fatto mandare Costantino da Lele Mora per parlare di ambiente. Voglio dire, non ti bastavano le saune romane? E il “fidanzato” che hai dalle parti di Piazza Vittorio, che ogni volta che avevi gli ormoni c’era la scorta per strada ad aspettare che ti passavano i bollenti spiriti?

Ma queste, sarebbero vicende personali, tristi perchè in fondo è destino dei rampanti socialisti essere tristi (ho scorto delle interessanti somiglianze tra Luca Luciani, il Napoleone di Waterloo, e te). Quello che è stato schifoso e vergognoso, è che tu hai tratto la tua forza, nel partito, dalla regione Campania, anzi hai fatto del partito dei Verdi il partito campano. E quando è scoppiato lo scandalo dei rifiuti, tu che sei stato in maggioranza per 10 anni alla Regione Campania, tu che hai il presidente di Provincia a Napoli invece di, non dico prendere atto delle tue colpe, sei sempre un rampante, ma di presentarti a giudizio degli elettori, ti sei invece fatto candidare in Puglia, con un arzigogolo per cui i segretari di partito che componevano il sinistrato arcobaleno dovevano andare in regioni diverse da quella di origine.

Eh, avrai pensato, cazzi dei napoletani e della loro monnezza, ora intanto mi sistemo caldo caldo, poi si vedrà. Andando in televisione a dire che la colpa del problema dei rifiuti è del centro-destra, che quantomeno la regione Campania non l’ha amministrata da quel dì.

Ecco, sei un craxiano, ma un craxiano mediocre, perchè Bettino Craxi, le palle di prendersi le monetine addosso, ce le ha avute.

Magari, chissà, un giorno ci incontreremo in una sauna romana. Nel qual caso, ti prego di stare zitto, che quando non parli sei anche belloccio.

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