Passato il pranzo di Sabato, l’appuntamento è alla Feltrinelli vicino alle Torri, acciocchè i blogger si salutino. O ci sono miglaia di blogger, oppure tutti hanno pensato di darsi appuntamento lì, fatto gli è che trovo Andrew e il suo amico M. (il rosso che tanto successo di pubblico miete). Deliziosa l’espressione di quest’ultimo quando lo saluto chiamandolo per nome, per metà contento che mi ricordassi il suo nome e per metà pensieroso, un pensiero del tipo: e tu come ‘zzo ti chiami?
Nell’attesa della partenza per i giardini Margherita, vari incontri con altri blogger (di cui non ricordo molto, perdono ma c’era un gran casino e un baillamme di gente che passava), arriva poi Falcon con alcuni suoi amici, e io mi stavo già preoccupando che nessuno si chiamasse Andrea (ce ne erano solo due nei dintorni) quando arriva un tipo Canon-munito che mi guarda e mi fa “Ciao Paolo!”. Al che ho cominciato a pensare chi potesse essere: un ex amante? uno studente? uno della palestra? Poichè non mi viene in mente, allora lui mi dice “Io sono Andrea”, e io sto quasi per spazientirmi (voglio dire, questo lo sapevo già), mi spiega essere Psiko. Mi ha riconosciuto per la foto che Andrew ha messo in rete relativa al Pride di Roma. Ammazza che memoria fotografica, io se mi chiedono il mio colore degli occhi ci devo pensare sopra.
Direzione giardini Margherita, attraversando una Bologna praticamente deserta. Qui e in seguito si rivelerà assai utile la bandiera del Mario Mieli che Andrew e M. a turno portano, essendo per molto tempo l’unica del corteo sarà un ottimo sistema per ritrovarsi. Sia chiaro, loro sono orgogliosi e felici di portarla, lo farebbero comunque, grondando gioia e sudore da ogni poro. Anzi, mi chiedono di portarla, ma mi sembrerebbe ingiusto privarli di tale soddisfazione.
Ai giardini si comincia a vedere la vera folla, c’è un serpentone di carri e di gente che si snoda lungo tutto il viale. Notevole uno degli ultimi carri, credo sponsorizzato da un qualche locale sado-maso, dove c’è un tipo completamente coperto da una tutina di lattice nera, legato intorno ad una X che ruota. Solo a vederlo, molti si sentono male per lui.
Partenza verso le 15.30, SacherFire ci comunica che ci sta aspettando di strada, e riusciamo a trovarci.
Il corteo procede molto lentamente, e spesso si ferma. Sul percorso direi quanto hanno già scritto in molti, non è bello passare in periferia senza mescolarsi con la città. Ma se proprio bisogna farlo, allora era meglio avere occupati entrambi i sensi di marcia, invece così ci prendiamo tutto il caldo. Ci vorranno quasi quattro ore per raggiungere la piazza.
Mentre ci spostiamo per andare un po’ in avanti, passiamo vicino ad un carro dove un giovane uomo, ma tanto carino, lancia getti d’acqua sugli accaldati partecipanti. Io vorrei urlargli “Maschione bagnami tutto”, consapevole del sottile doppio senso, ma poi non se ne fa niente, comunque SacherFire ha detto che poi me lo presenta, e io rimango in attesa, che in effetti a pensarci avrei caldo anche adesso. Non penso certo che me l’abbia detto solo per evitare che cominciassi a fare la carampana. Non si gioca così con i miei sentimenti, che io sono tanto sensibile.
Quando stiamo per uscire dalla tangenziale ed entrare nel cuore della città, vedo una coppia di bianca maglietta vestita, tempo che mi avvicino con SacherFire che Spa mi saluta, e non conoscendolo rimango stupito, ma le foto di Andrew poterono il miracolo.
Una sosta propizia e una chiacchierata piacevole, ma il corteo si rimette in moto, a quel punto con azione fulminea andiamo verso la testa del corteo (e io che pensavo che fossimo già in testa, a conferma della lunghezza del serpentone) per riprendere Andrew e M.
Imbuchiamo la piazza, tempo che tutto il corteo confluisca e lo sciou ha inizio.
Chi c’era, c’era. Chi non c’era, non capirà.
Arriva una cantante, che ci fa sapere che questo suo brano è andato a Sanremo, ma all’una di notte, sottintende che sia una discriminazione. Il brano invece è una merda (ma proprio merda), rime del tipo “meraviglia/figlia”, un ritornello che dice che il letto è stato trasformato in altare, roba che in effetti ci sarebbe da discutere con la Rai e su come si sia pur permessa di trasmetterlo.
Ma quello che viene dopo è stato aldilà del bene e del male. C’è ora annunciato un altro cantante, questo (o questa, da lontano non si capiva ed è un peccato, non saprei dare informazioni utili per la foto segnaletica) comincia a cantare, solo che è in playback, lei va da una parte e la musica dall’altra.
Allora stop, pausa tecnica, e si ricomincia. Di nuovo lo stesso errore, stop e si ricomincia. Di nuovo lo stesso errore, a quel punto il presentatore (tale Filippo Nardi, non abbiamo badato a spese) chiama uno sul palco, è uno dei fonici, e gli chiede come sia possibile tutto questo.
Memorabile la risposta del fonico: “Cazzo vuoi che ti dica”. Sento di amarlo.
Ma è tutto uno stratagemma per guadagnare tempo, perchè non finisce mica lì, è chiaro che la canzone dobbiamo sorbircela. Ora, dopo alcune ore di camminata al caldo, desideroso di fare la pipì, la pupù e una doccia, a stare a vedere questo spettacolo penoso, del tutto fuori contesto, di uno messo lì perchè amico degli amici, ecco ho avvertito il bisogno di esprimere nel modo più urbano possibile il mio punto di vista:
“AOOOOO’, C’HAI ROTTO LI COJONIIIIII!!! VEDI D’ANNATTENE AFFANCULOOOO! SE NUN SEI BONA A CANTA’ IN PLAYBACK, BUTTATE A FIUME! ABBATTETELAAAAA!!”
Peccato che l’afa mi avesse azzerato la salivazione, così mi hanno potuto sentire solo quelli intorno a me, con peraltro grandi manifestazioni di consenso.
Purtroppo questa si mette a fare la sua coreografia, ora c’è poco che dicano che la musica era sbagliata, la coreografia era una cosa che una lezione di pilates è troppo avanti, esemplificata da quando ha provato a fare la verticale e non c’è riuscita. Ma sparati!
Dopo il momento musicale, il cui scopo è sottolineare le discriminazioni che subiscono i gay in Italia, perchè se sei una attricetta incapace basta che ti metti d’accordo con il Magnaccia e una parte alla Rai te la danno, mentre se sei incapace e gay c’hai solo il palco del Pride, sono arrivati gli interventi politici.
Tutti penosi, ad eccezione di quello di Paola Brandolini di Arcilesbica. Un intervento ben fatto, misurato, tutto politico e tutto stick to the point, mentre gli altri erano imbarazzanti. Insopportabile Luxuria, che crede di essere la reginetta della festa (e così appare negli articoli di giornale) cogliendo l’occasione per dirci dal palco che l’indomani era a teatro (e ’sti cazzi non ce lo metti nel conto? No perchè le tue capacità artistiche sono quantomeno discutibili, e che tu prenda il palco per curare i tuoi interessi mi darebbe anche fastidio, c’hai avuto un posto da parlamentare per farti gli affari tuoi senza portare nulla al movimento, e ancora continui). Sconfortante l’intervento di Aurelio Mancuso, spero che sia dovuto al gran caldo, ma da un presidente nazionale di una associazione non piccola uno si aspetterebbe molto, molto, molto di più. Peccato per l’intervento di Marcella Di Folco, chiaramente esausta e quindi non lucida come altre volte che l’ho sentita. Gli altri non pervenuti, a me fa pensare che sul palco vada a parlare gente che, innanzitutto, non sa parlare in pubblico. Che è difficile, ancora di più se lo devi fare davanti ad un microfono con un impianto di amplificazione (ci sono i ritardi di propagazione del suono), però nemmeno nessuno è costretto a parlare.
Alla fine me ne vado, esausto, quando sta parlando la rappresentante dell’Agedo, intervento che ho sentito su YouTube (via Andreas Martini) e che mi è parso, semplicemente, bello. Sarà che, quelli dell’Agedo, parlano con il cuore e non contando gli iscritti o preoccupandosi del portafogli?
Due cartelli, durante il corteo, hanno attirato la mia attenzione. Il primo, ad opera dei Marxisti-Leninisti (sì, pare che esistano) era una bandiera con i ritratti di Stalin, Mao e altri leader comunisti, e il testo che diceva che con questi grandi capi vinceremo. Ho molto avuto il desiderio di andare dal portabandiera e di invitarlo a infilarsela su per il culo. Non sono dei grandi capi, sono degli assassini che hanno ammazzato decine di milioni di persone nei modi più barbari e psicotici, e che non avevano alcuna simpatia per gli omosessuali, che anzi erano discriminati e spediti nei gulag o nei campi di rieducazione. Basta andare a Cuba, dove l’omosessualità è un reato, per rendersene conto. Io non capisco perchè questa gentaglia debba venire a propagandare le sue mostruosità politiche in un corteo di persone pacifiche. Si chiudessero in qualche fogna, grazie.
All’altro estremo, un ragazzo aveva scritto “Dio mi ha fatto a sua immagine e somiglianza, e Lui non sbaglia”. E’ una frase così semplice, ma così vissuta, che mi ha commosso, e mi commuove ora nel ricordo.
Dopo il ristoro e la veloce cena, sono tornato in piazza. Molti se ne erano andati, altri si erano temporaneamente accampati. La piazza è stata solcata da un automezzo dei Vigili del Fuoco che doveva proprio attraversarla. Così facendo, ha sollevato in aria, per un attimo, i coriandoli che si erano ammassati per terra.
Vedo questi coriandoli che volano per un attimo, in aria. Mi sembra che siamo noi, ognuno diverso, oggi tutti riuniti insieme. Penso con malinconia che, per un attimo, riusciamo a sollevarci, a riempire l’aria dei nostri colori, ma poi inesorabilmente torniamo a terra.
Un abbraccio a tutte le persone che ho conosciuto in questo Pride. Siete dei coriandoli bellissimi e per me non cadrete mai a terra.
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