Anno che arriva, previsioni per il nuovo anno. Questa volta ci prova pure il Financial Times, che in questo articolo riportato dal Corriere scrive un ipotetico riassunto del 2009, tutto centrato sulla situazione economica.
Quasi corretto, se non fosse per l’errore culturale, antropologico direi, che sottende l’intero articolo: quello di continuare a pensare che il capitalismo sia il punto di arrivo dell’evoluzione umana, e non un punto di passaggio: nessun sistema economico è mai durato per sempre, non c’è motivo per cui il capitalismo si ripeta e si perpetui, quando è un sistema che non ha la felicità dell’uomo al suo centro, ed è anzi profondamente anti-umano. E se uno ha dei dubbi sulla anti-umanità del capitalismo, può vedere la distribuzione della ricchezza nel mondo, dove qualche miliardo di persone continua a morire di fame o anche nei cosiddetti paesi ricchi, dove una minoranza ha tutto e c’è poi una enorme classe media che tira a campare, giusto terrorizzata di fare la fine di quelli che invece non hanno proprio niente.
Ma questo è un discorso più di lungo termine (a cui in genere i cosiddetti fautori del capitalismo oppongono la sciocca domanda di chiedere quale sia l’alternativa al capitalismo, come se il futuro fosse prevedibile), il discorso più a breve termine che manca in quell’articolo è semplicemente questo: Obama non avrà altra speranza, per risollevare l’economia americana, che consolidare il debito pubblico americano.
Questo vorrà dire che i titoli di stato americani in mano agli investitori esteri e alle banche saranno carta straccia, mentre quelli in mano alle famiglie americane saranno rimborsati, anche se probabilmente solo il capitale e non gli interessi. Questa manovra libererà una enorme quantità di risorse, che potranno essere utilmente impiegate nella trasformazione del sistema economico e sociale, non che Obama abbia una idea di cosa venga dopo il capitalismo, ma una redistribuzione della ricchezza è comunque necessaria.
Questa operazione, anzi il solo citarla, farà urlare i teorici del capitalismo, che dimenticano o non sanno che anche nella storia d’Italia il debito è stato già più volte consolidato, e ogni volta questo ha dato il via ad una grande crescita dell’economia. O che per ogni euro che entra nel debito pubblico, lo Stato poi ne ripaga dieci.
E’ vero che consolidare il debito pubblico porterà al fallimento delle grandi banche e dei conglomerati finanziari che detengono questi titoli, ma questi sono già andati falliti; come è vero che le forze che più vogliono conservare l’attuale sistema capitalistico sperano che questo non avvenga, anche se ormai la situazione del sistema è aldilà del loro controllo. Nè credo nessuno si spiaccia a pensare che gli oltre mille miliardi di titoli del Tesoro americano in mano alla Cina spariscano dalla sera alla mattina.
In effetti, io pensavo proprio l’anno scorso che, se le elezioni politiche italiane fossero finite in parità, allora ci sarebbe stato un governo cosiddetto tecnico che avrebbe proprio fatto questo atto per far uscire l’Italia dalla crisi., viste le dimensioni del nostro debito e il fatto che sia ormai non più pagabile, nonostante le storie che vengono raccontate. Solo che le elezioni hanno avuto un vincitore netto il quale non è che non ci stia pensando (per Berlusconi sarebbe una cosa ottimissima, potrebbe riplasmare il sistema economico alle sue migliori convenienze, con tutti i banchieri che bussano a Palazzo Chigi per chiedere l’obolo di Stato) ma credo stia aspettando che questa cosa venga fatta da tutti i governi interessati.
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