L. fu uno dei primi gay che conobbi, nell’estate - caldissima - di quattro anni fa. Ci incrociammo in un sito di annunci, uno di quei siti per chi è alle prime armi e non sa come muoversi, ci vedemmo dalle sue parti, nella zona est di Roma.
Ricordo l’effetto che mi fece vederlo, bello bellissimo, con questi capelli con la cresta, l’aria sveglia…per me, che fino a quel momento avevo collezionato più bisex curiosi e non dichiarati che altro, fu una rilevazione: i gay erano belli, giovani, simpatici.
Andammo a consumare questo nostro incontro in un parco nella zona, tanto mi piacque quell’incontro che per un po’ fui pure io un tipo da parco, cercavo sempre di trovare nuovamente un bel ragazzo come lui. Cercavo di reagire a quello che avevo vissuto come un trauma, il fatto di aver conosciuto L., esserci visto un paio di volte o forse tre, e poi fine dei giochi, perchè un giorno, mentre parlavamo mi disse che pochi giorni prima aveva conosciuto un ragazzo e quindi…
Io ero proprio ai miei primi passi, ed ero come quello che ha appena imparato a respirare e scopre che c’è chi corre alle Olimpiadi: addirittura esistevano locali gay - cosa che sospettavo, ma non avevano mai avuto niente a che fare con me - addirittura c’erano dei gay che insieme ad altri amici gay andavano in questi locali gay e conoscevano altri gay di cui si innamoravano. Io che respiravo e mi sembrava già tanto, loro correvano per il primo premio.
Così, qualche altra volta ci siamo sentiti al telefono, poi alla fine manco rispose più alle mie telefonate, e come detto anche se andavo al parco sperando di incontrarlo non lo incontrai più.
Poi, un paio di mesi fa, l’ho rivisto online, ci siamo salutati di nuovo, gli ho detto se ci volevamo vedere, un paio di volte è stato. Certo, in me c’era un forte desiderio sessuale che era sopratutto figlio di una volontà di rivincita: guarda come sono diventato un bravo gay, non sono più il ragazzo impacciato e goffo che hai conosciuto.
Poi, me lo ricordavo come un uomo con cui l’intesa sessuale a letto era strepitosa, con tutto che erano passati degli anni, e il ricordo è stato confermato. Poteva finire così, con una rimpatriata. Ma una parte di me è stata quella che mi ha fatto dire, parlando con il mio amico E., “Voglio che L. faccia parte della mia vita, non so in che termini ma è una persona che non voglio perdere”.
Perchè L. ha molte cose in comune con me, prima e più importante il rapporto che ha con sua madre che come la mia non ha una salute di ferro, una di quelle cose che, di fronte ad un padre assente, ti forgiano il carattere in un certo modo.
Così questo gli dissi, al nostro secondo incontro, vorrei che io e te non ci perdessimo più di vista, e per quanto ti trovo bono, posso anche non fare più sesso con te, se far sesso significa vederci qualche altra volta e poi, esaurito il gusto per la rimpatriata, lasciarsi perdere di vista. Lui mi ha detto che era d’accordo, ma che se ci fosse stato sesso non sarebbe stato un problema, potevamo gestirlo.
Ieri L. è venuto qui dalle mie parti, siamo andati a cena, abbiamo parlato molto. Siamo andati, forse dovrei dire l’ho portato, per fratte, in un posto dove gli innamorati e le coppie consumano. Ed è successa una cosa molto bella, non abbiamo consumato. Perchè in quella macchina al buio, due giovani maschi che si considerano attraenti l’un altro, hanno detto addio a quel tipo di incontro e conoscenza, e si sono detti che hanno dei caratteri molto simili, per cui non potranno avere una relazione, mentre probabilmente potranno essere amici. E’ stato un addio forse un po’ goffo e non del tutto casto, nessuno di noi due sapeva dove stessimo andando, ma è stato un addio puro, senza malizia e non un ennesimo gioco della seduzione.
Gli ho detto, perchè di questo parlavamo, cosa mi piace di lui, il suo sorriso così bello, i suoi occhi che si illuminano quando parla della madre, il suo dedicarsi agli altri. Penso che l’uomo che si innamorerà di lui, sarà un uomo molto fortunato.
L. in questa occasione ha poi abbandonato l’idea di me che aveva dagli anni passati, ha scoperto un nuovo me che ha una visione molto diversa delle cose e dei rapporti umani, ha scoperto un uomo diverso che gli piace per il mondo interiore che ha e che comunica.
Ci siamo abbracciati, nel buio, ci siamo baciati sulla guancia, mi ha fatto il solletico, e non abbiamo fatto l’amore perchè, come ha detto lui, in questa sera non ci stava bene. Certe notti se sei fortunato bussi alla porta di chi è come te.
Mi ha accompagnato a casa, io sono risceso per darli “Eguali Amori” di David Leavitt, un libro così bello che ho quasi messo come titolo del mio blog, un po’ storpiato sì per pudore.
Gli ho detto come tornare nella Capitale, e che comunque lasciavo il cellulare acceso si fosse perso, e dopo pochi minuti mi ha mandato un messaggio, non ci eravamo capiti sulle indicazioni ed era finito sulla strada sbagliata. Così l’ho richiamato, e siamo stati a parlare finchè non ha raggiunto il raccordo, allora l’ho salutato.
Lui dice che io mi sono sbagliato nell’inconscio a dargli le indicazioni perchè volevo spedirlo nel posto in cui era finito per sbaglio, io penso che il suo inconscio l’abbia fatto sbagliare per vedere se era vero che, tornato a casa, ero lì pronto a rispondere alla sua chiamata.
Come fanno gli amici.
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