Il rendimento dell’ultima emissione dei Bot trimestrali è stato negativo: quello che dà lo Stato, tolte le spese di gestione, è pari a -0.08%, cioè un risparmiatore paga per avere il privilegio di prestare soldi allo Stato, per far parte di un club che ha finanziamenti in ballo per circa 1800 miliardi di euro.
Alle aste dei Bot partecipano solo i soggetti abilitati (banche ed istituzioni finanziarie) che poi girano i titoli ai risparmiatori, facendosi pagare la commissione. Ciò detto, tali istituzioni ben dovrebbero sapere che per un risparmiatore questo investimento è in perdita, quindi dovrebbero evitare di abbassare così tanto i rendimenti.
Abbiamo trasmesso: come far finta di non sapere cosa è successo. Seguirà: come sono andate le cose.
Berlusconi ormai ha perso del tutto la trebisonda. I farmaci che ha preso negli ultimi tempi per felicitare le sue amiche e le amichette gli hanno fatto perdere il lume della ragione. In questa sua cupio dissolvi non c’è più spazio per uomini equilibrati e miti come Gianni Letta (che ha minacciato recentemente le dimissioni, allo scoppio del caso Boffo-Feltri) ma di avvocati rapaci pronti a tutto e a querelare tutti; è il tempo dei mastini della guerra. E’ il Macbeth che vede fantasmi ovunque.
Ormai c’è un misto di preoccupazione e timore in vasti settori dell’establishment, e l’asta dei Bot è stato il primo segnale esplicito di rottura. Le banche non ci rimettono se i Bot rendono in modo negativo – il loro guadagno sono le commissioni – ma per lo Stato Italiano è una condizione drammatica: ogni asta di Bot deve avere buon esito, perchè altrimenti mancano i soldi per fare qualsiasi cosa. Il messaggio è stato chiaro: noi ti stiamo togliendo l’ossigeno. Non a caso questa emissione così sfortunata è avvenuta un paio di giorni dopo che il Corriere della Sera si è riposizionato, con un fondo di Angelo Panebianco che ha preso Berlusconi e l’ha messo da parte, accusandolo della sua incapacità di distinguere pubblico e privato che trascina tutto il Paese lungo il precipizio.
Prima, sempre il Corriere, aveva sparato a zero su Scajola e Brunetta, quest’ultimo incensato fino a pochi mesi fa e invece ora descritto come uno che ha fatto molti annunci e pochi fatti. Siccome il messaggio non è arrivato, ora ci si è spostati direttamente sul Premier. Siccome il messaggio non è arrivato, si è andati dritti al bilancio dello Stato.
Nel frattempo si è anche riposizionata la Chiesa, che considera Berlusconi e il PDL un ferrovecchio per qualsiasi operazione strategica (e sta cercando tra le sue fila un uomo mite e rigoroso, che c’è un urgente bisogno di un De Gasperi), con il sultano di Arcore buono solo per le attività spicciole.
Mentre gli azionisti del Corriere sono innnanzitutto le banche che stanno dietro all’asta dei Bot, e quei confindustriali la cui presidente, Marcegaglia, ha aperto una grande linea di dialogo con Epifani.
Epifani e la sinistra politica, in questo momento completamente assenti dai giochi, quasi spiazzati all’evolversi dei fatti. Verrebbe da dire, fortuna che c’è Fini per dare vita ad un governo di unità nazionale, con dentro un nuovo centro cattolico-moderato (Casini, Fini, Pezzotta, confidustrialume vario, Corriere) la Lega fuori dalle palle, e ridotta a fare la guardia pretoriana, spaccando il PDL che tanto esiste solo per Berlusconi e con lui si inabissa; e ovviamente il PD, aspettando buonagrazia che faccia il congresso.
Ovviamente ci deve essere un detonatore che consenta l’abbrivio: a parte scenari violenti nella persona di Berlusconi (tipo uno sbalzo di pressione, e ormai le sue condizioni di salute sono evidenti, lo show con Zapatero era un film dell’orrore) la cosa più semplice è l’avvitamento della crisi economica.
Una crisi appena cominciata, adesso stiamo come quello che alle quattro di pomeriggio scopre di avere 39, e la mattina dopo si sente meglio ed è convinto di essere guarito, ma poi verso mezzogiorno vede peggiorare i sintomi e alla misurazione del pomeriggio scoprirà di essere arrivato a 40.
A casa nostra, le piccole aziende cominciano ad essere strozzate dalla trappola della liquidità, e questo ne causerà delle cadute a catena, con ristrutturazioni che saranno dolorose e non certo brevi. A livello globale, in America hanno sostituito alle obbligazioni “garantite” da mutui le obbligazioni “garantite” da polizze vita, quindi è ricominciato esattamente lo stesso film, salvo che ora il governo americano non ha soldi per salvare nessuno (nemmeno sè stesso); l’ottimismo che circola in giro sulla grande ripresa è alimentato ad arte da quelli che ora devono vendere questo nuovo tipo di obbligazioni, e sperano che i risparmiatori abbocchino.
Il pensiero di sostituire Berlusconi con Tremonti, per tornare al cortile di casa, è archiviato per le posizioni che Tremonti ha preso, sparando a zero su tutti (le banche, gli economisti, i giornali, Bankitalia) e senza che gli si possano certo fare i complimenti per come ha gestito il bilancio statale, che è cresciuto nelle spese correnti e non negli investimenti; tantomeno si può passare sopra alla sua seduzione per la Lega.
I ministri più scaltri, come Angelino Alfano, hanno cominciato già a disimpegnarsi, proprio costui dicendo che i magistrati fanno bene ad indagare sui mandanti politici delle stragi di mafia, quando Berlusconi alla sola idea sente i brividi freddi sulla schiena (non credo che c’entri niente, ma quando uno vede complotti ovunque li vede ovunque).
E tutto questo senza parlare del lodo Alfano, che venisse bocciato dalla Corte Costituzionale aprirebbe per il premier le porte degli inferi.
Commenti Recenti