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Due pesi e due misure (del cazzo)

Ah, se non ci fosse Pierluigi Battista!

Perchè sulla vicenda di Piero Marrazzo (una vicenda che finora rimane puramente personale, perchè Marrazzo a differenza di Berlusconi non ha preso una delle sue compagne di giochi e le ha promesso un posto pubblico o dei favori) lo splendiderrimo Battista scrive:

Resta solo da chie­dersi se e quanto sia stata condizionata l’attività pubblica di un presidente della Regione che da me­si vive costantemente in una condizione di ricatta­bilità [...] Si tratta di un punto de­licatissimo, in cui la sensi­bilità politica dei protago­nisti dovrebbe far premio su ogni altra considerazio­ne giudiziaria ed etica. Se l’eventuale accettazione di un sordido ricatto è sta­ta la scelta di un rappre­sentante delle istituzioni, è difficile non immagina­re che le istituzioni stesse debbano essere messe al riparo da ogni sospetto e da ogni interferenza.

Parole forti. Che però Battista si è scordato di dire quando è stato il turno di Berlusconi, dove altro che tentativo di ricatto, lì c’era una organizzazione di ricattatori di cui l’unico che non si accorgeva era proprio Berlusconi. Però, in fondo, quello che Battista vuole dire è: finchè vai a femmine va bene, ma quando stai coi froci mi fai schifo. Solo che non ha il coraggio di apparire l’omofobo che è, per cui si nasconde dietro la categoria del ricatto, dimenticandosi di applicarla a tutti.

In Italia abbiamo due categorie di omofobi: quelli alla Binetti, che non si vergognano, e quelli alla Battista, che si vergognano. Dico: sempre meglio la Binetti.

Cronache del dopo Italia

Mi hanno fatto una multa perchè l’auto era parcheggiata “fuori dagli appositi spazi”. Considerato che l’auto era completamente all’interno di uno spazio di parcheggio delimitato da strisce bianche, sono andato al comando della polizia municipale per chiedere lumi. La risposta del gentile e cortese vigile urbano è stata: lei aspetti a pagare, nel frattempo cerchi un vigile (ora no, il turno è finito) che sta in quella zona (dove zona è un quadrato di duecento metri di lato, sicuro che lo troverò al volo) e chieda spiegazioni, che magari si sono sbagliati.

Oggi invece me ne andavo a piedi per il corso principale del paese. In questa via, c’è l’inveterata abitudine di parcheggiare momentaneamente le auto in doppia fila, con il risultato che la strada diventa a senso unico alternato. Questo causa del traffico a cascata sulle vie adiacenti. Mentre me ne andavo a piedi, vedo che una gazzella dei carabinieri si ferma in doppia fila, e un agente scende e va nel negozio di telefonini. Giusto che durante l’orario di servizio uno faccia queste sue piccole commissioni, mettendo l’auto in doppia fila, dando così anche un buon esempio. Tempo che me ne stavo ritornando a casa, passati circa dieci minuti, e l’auto era ancora lì, si vede che le faccende da sbrigare erano più d’una.

Nel frattempo, Silviuccio ha detto che è colpa della stampa estera se i prodotti italiani non si vendono più bene all’estero. Io, ingenuo, pensavo che dipendesse dalle rendite di posizione che ci sono in Italia, dall’immobilismo della società, dalla mancanza di qualsiasi investimento nel futuro, e invece è tutto un problema di marketing. Ecco che succede a mettere un piazzista televisivo a capo del governo: va a puttane (chi? tutto e tutti).

Ciao

Vogliamo ricordarlo così.

berlusconi_obama_medvedev

(O anche così: le sue dieci migliori gaffe).

-0.088 (secondi al grande botto)

Il rendimento dell’ultima emissione dei Bot trimestrali è stato negativo: quello che dà lo Stato, tolte le spese di gestione, è pari a -0.08%, cioè un risparmiatore paga per avere il privilegio di prestare soldi allo Stato, per far parte di un club che ha finanziamenti in ballo per circa 1800 miliardi di euro.

Alle aste dei Bot partecipano solo i soggetti abilitati (banche ed istituzioni finanziarie) che poi girano i titoli ai risparmiatori, facendosi pagare la commissione. Ciò detto, tali istituzioni ben dovrebbero sapere che per un risparmiatore questo investimento è in perdita, quindi dovrebbero evitare di abbassare così tanto i rendimenti.

Abbiamo trasmesso: come far finta di non sapere cosa è successo. Seguirà: come sono andate le cose.

Berlusconi ormai ha perso del tutto la trebisonda. I farmaci che ha preso negli ultimi tempi per felicitare le sue amiche e le amichette gli hanno fatto perdere il lume della ragione. In questa sua cupio dissolvi non c’è più spazio per uomini equilibrati e miti come Gianni Letta (che ha minacciato recentemente le dimissioni, allo scoppio del caso Boffo-Feltri) ma di avvocati rapaci pronti a tutto e a querelare tutti; è il tempo dei mastini della guerra. E’ il Macbeth che vede fantasmi ovunque.

Ormai c’è un misto di preoccupazione e timore in vasti settori dell’establishment, e l’asta dei Bot è stato il primo segnale esplicito di rottura. Le banche non ci rimettono se i Bot rendono in modo negativo – il loro guadagno sono le commissioni – ma per lo Stato Italiano è una condizione drammatica: ogni asta di Bot deve avere buon esito, perchè altrimenti mancano i soldi per fare qualsiasi cosa. Il messaggio è stato chiaro: noi ti stiamo togliendo l’ossigeno. Non a caso questa emissione così sfortunata è avvenuta un paio di giorni dopo che il Corriere della Sera si è riposizionato, con un fondo di Angelo Panebianco che ha preso Berlusconi e l’ha messo da parte, accusandolo della sua incapacità di distinguere pubblico e privato che trascina tutto il Paese lungo il precipizio.

Prima, sempre il Corriere, aveva sparato a zero su Scajola e Brunetta, quest’ultimo incensato fino a pochi mesi fa e invece ora descritto come uno che ha fatto molti annunci e pochi fatti. Siccome il messaggio non è arrivato, ora ci si è spostati direttamente sul Premier. Siccome il  messaggio non è arrivato, si è andati dritti al bilancio dello Stato.

Nel frattempo si è anche riposizionata la Chiesa, che considera Berlusconi e il PDL un ferrovecchio per qualsiasi operazione strategica (e sta cercando tra le sue fila un uomo mite e rigoroso, che c’è un urgente bisogno di un De Gasperi), con il sultano di Arcore buono solo per le attività spicciole.

Mentre gli azionisti del Corriere sono innnanzitutto le banche che stanno dietro all’asta dei Bot, e quei confindustriali la cui presidente, Marcegaglia, ha aperto una grande linea di dialogo con Epifani.

Epifani e la sinistra politica, in questo momento completamente assenti dai giochi, quasi spiazzati all’evolversi dei fatti. Verrebbe da dire, fortuna che c’è Fini per dare vita ad un governo di unità nazionale, con dentro un nuovo centro cattolico-moderato (Casini, Fini, Pezzotta, confidustrialume vario, Corriere) la Lega fuori dalle palle, e ridotta a fare la guardia pretoriana, spaccando il PDL che tanto esiste solo per Berlusconi e con lui si inabissa; e ovviamente il PD, aspettando buonagrazia che faccia il congresso.

Ovviamente ci deve essere un detonatore che consenta l’abbrivio: a parte scenari violenti nella persona di Berlusconi (tipo uno sbalzo di pressione, e ormai le sue condizioni di salute sono evidenti, lo show con Zapatero era un film dell’orrore) la cosa più semplice è l’avvitamento della crisi economica.

Una crisi appena cominciata, adesso stiamo come quello che alle quattro di pomeriggio scopre di avere 39, e la mattina dopo si sente meglio ed è convinto di essere guarito, ma poi verso mezzogiorno vede peggiorare i sintomi e alla misurazione del pomeriggio scoprirà di essere arrivato a 40.

A casa nostra, le piccole aziende cominciano ad essere strozzate dalla trappola della liquidità, e questo ne causerà delle cadute a catena, con ristrutturazioni che saranno dolorose e non certo brevi. A livello globale, in America hanno sostituito alle obbligazioni “garantite” da mutui le obbligazioni “garantite” da polizze vita, quindi è ricominciato esattamente lo stesso film, salvo che ora il governo americano  non ha soldi per salvare nessuno (nemmeno sè stesso); l’ottimismo che circola in giro sulla grande ripresa è alimentato ad arte da quelli che ora devono vendere questo nuovo tipo di obbligazioni, e sperano che i risparmiatori abbocchino.

Il pensiero di sostituire Berlusconi con Tremonti, per tornare al cortile di casa, è archiviato per le posizioni che Tremonti ha preso, sparando a zero su tutti (le banche, gli economisti, i giornali, Bankitalia) e senza che gli si possano certo fare i complimenti per come ha gestito il bilancio statale, che è cresciuto nelle spese correnti e non negli investimenti; tantomeno si può passare sopra alla sua seduzione per la Lega.

I ministri più scaltri, come Angelino Alfano, hanno cominciato già a disimpegnarsi, proprio costui dicendo che i magistrati fanno bene ad indagare sui mandanti politici delle stragi di mafia, quando Berlusconi alla sola idea sente i brividi freddi sulla schiena (non credo che c’entri niente, ma quando uno vede complotti ovunque li vede ovunque).

E tutto questo senza parlare del lodo Alfano, che venisse bocciato dalla Corte Costituzionale aprirebbe per il premier le porte degli inferi.

Opel: Fiat non Magna tu che magno pure io

Si potrebbe discutere molto a lungo sul perchè la trattativa per la vendita di Opel abbia visto vincenti gli austro-canadesi di Magna, quanto questa sia una brutta notizia per Fiat (il cui accordo con Chrysler richiede una capacità produttiva assai maggiore di quella attuale per essere conveniente) e per i lavoratori Fiat (che non sono in una azienda globale ma in una fabbrica italiana che è stata nuovamente messa fuori dalla competizione internazionale). Mi limito ad osservare alcune cose:

  1. Fiat ha potuto mettere in piedi questa operazione solo perchè negli ultimi anni ha ricevuto una valanga di soldi pubblici, sia sotto codicilli di legge finanziaria, sia per i guadagni sull’alta velocità: l’acquisto di Opel sarebbe stato pagato da Pantalone, non certo dagli azionisti Fiat. Anzi, gli Agnelli non vedono l’ora di fregarsene dell’auto, che richiede investimenti enormi e manager con le palle per essere profittevole, per potersi concentrare su turismo, finanza, arte e tutte queste attività ad impatto industriale minore;
  2. Nella migliore tradizione italiana, ogni amministratore delegato di Fiat è un genio, un essere superiore, un gigante sceso dal cielo; salvo che nel resto del mondo se ne strafottono e lo considerano in tutt’altra prospettiva;
  3. Fiat ha pagato il prezzo di essere italiana, non è che ci sono solo i guadagni di cui al punto 1. La Merkel ha chiamato Obama nel cuore della notte e i due, che sono i due veri azionisti di Opel e di General Motors, si sono messi d’accordo;
  4. L’accordo s’è fatto per molte cose, Obama non ha un grande interesse che la Fiat diventi troppo forte in America. I giornali italiani, per quanto del punto 2 sopra, parlano di una amministrazione presidenziale “entusiasta”, “stupita” ed “impressionata” dalla qualità di Fiat, ma pare che non sia così. Mi sa tanto che uno dei due ha venduto un bidone all’altro;
  5. Nell’accordo tedesco-americano entrano altre valutazioni di politica e di geopolitica, per esempio gli austro-canadesi sono ben visti da Mosca, che riempie i tedeschi e l’Europa di gas naturale;

In tutto questo spicca come al solito la mancanza dell’Italia, della sua politica estera e del suo Presidente del Consiglio. La stampa e la televisione amica lo dipingono come un Gigante della Storia, che media tra russi ed americani, mentre la verità è che nelle cancellerie occidentali lo considerano un puttaniere ultrasettantenne, utile per farsi due risate e spezzare l’atmosfera nei meeting internazionali, ma inutile a qualsiasi fine e per qualsiasi discussione, tanto da non avere nemmeno la cortesia di chiamarlo per dirgli che quel matrimonio non s’aveva da fare. Anzi, quanto al ruolo di mediatore, l’attuale amministrazione americana ha fatto ben presente che non vuole che ci sia qualcuno nella linea di dialogo con Mosca, e questa è stata anche l’occasione per metterlo ulteriormente in chiaro.

Ora, se Fiat non trova qualcuno con cui maritarsi è in una situazione molto difficile. La domanda quindi è se parleremo di questo nei prossimi mesi o di Noemi, con l’agevole parentesi delle elezioni europee in cui questa maggioranza prenderà una valanga di voti, con relative feste dei cortigiani tutti, tanto anche sul Titanic mentre affondava c’era l’orchestra che suonava.

Sempre per la storia delle due sponde dell’Atlantico

L’ineffabile ministro Brunetta ha dichiarato alle agenzie di stampa che vuole togliere Facebook ai dipendenti pubblici. In realtà, a leggere la direttiva firmata dall’ineffabile suddetto, non c’è traccia di questo proposito, solo un generale e condivisibile richiamo a norme di buon comportamento (sia di chi usa il computer, sia di chi glielo mette a disposizione) che sono già largamente in corso d’opera. Però certo la dichiarazione aiuta a fare scena, a distrarre dal puttanaio (in senso letterale) che riguarda il premier, e c’è dietro una idea che l’unico mezzo di informazione che non è asservito al premier e alla sua combriccola deve essere controllato, solo quello che viene giudicato degno di comunicazione deve arrivare al popolo che potrà così votare nel modo più giusto e corretto.

(Per dire, Berlusconi voleva consegnare le lauree ad honorem agli studenti di ingegneria morti nel terremoto dell’Aquila, ma non se ne è fatto niente, perchè le famiglie si sono alquanto incazzate. Quanti telegiornali l’hanno detto?)

Nel frattempo, Obama nomina un capo federale della sicurezza informatica, perchè “cyberspace is real“.

Costruiamo dei grattacieli

Uno dei tipici giri da turista a New York è quello che va dall’estremità sud di Manhattan prima alla Statua della Libertà, che sta su Liberty Island, e poi a Ellis Island, il luogo dove venivano portati quasi tutti gli immigranti che arrivavano per nave negli Stati Uniti d’America.

Quasi tutti, perchè i passeggeri di prima e di seconda classe sbrigavano le formalità sulla nave, mentre quelli di terza venivano sbarcati e arrivavano in una grande sala dove venivano chiamati uno alla volta. Ne arrivavano alcune migliaia al giorno, nel periodo che andò dalla fine dell’800 a poco dopo la Seconda Guerra Mondiale. Venivano così esaminati, sia per vedere se avessero delle malattie (in particolare le autorità sanitarie americane temevano il tracoma) sia per sincerarsi delle loro condizioni mentali e che avessero una normale intelligenza (furono sviluppati dei test adatti anche a chi non sapeva leggere o parlare inglese) e che non fossero dei sovversivi.

Il viaggio dall’Europa durava un paio di settimane se non tre, e per i passeggeri di terza classe avveniva in condizioni igieniche penose, con un sovraffolamento delle camere in cui dormivano (camere ricavate dai vecchi depositi merci delle navi) e una alimentazione appena sufficiente a rimanere in vita. Dall’Italia partivano persone che il mare non l’avevano mai visto, che avevano investito tutti i loro risparmi nel viaggio e che non sapevano spesso manco una parola di inglese, angosciate alla sola idea di venire respinte.

Così, gli americani provvidero a fornire dei traduttori (Fiorello La Guardia fece per un lungo periodo questo mestiere), crearono dei menù particolari per chi aveva dei motivi religiosi per non poter mangiare tutto (in particolare gli ebrei osservanti che  volevano del cibo kosher spesso arrivavano a Ellis Island quasi moribondi dopo settimane d’inedia); c’era anche l’uomo del latte che il pomeriggio andava a dare una tazza di latte ai bambini.

In genere, tuttavia, le formalità di ingresso negli Stati Uniti duravano solo poche ore, poi c’era qualcuno per cui occorrevano alcuni giorni, e casi più rari di qualcuno che si fermò per settimane o mesi ad Ellis Island, come fu il caso di una ragazza proveniente dal Nord Italia e che si esprimeva in un dialetto che nessuno conosceva.

Il museo di Ellis Island è un museo apologetico, perchè anche se racconta degli sforzi enormi che il governo americano sostenne per accettare questa massa di profughi, non racconta poi degli episodi di razzismo che c’erano: il caso di Sacco e Vanzetti non viene mai citato.

Ma gli americani accettarono il novantotto per cento di coloro che arrivarono lì per cercar fortuna. A prescindere dalla lingua, dalle condizioni economiche, dal titolo di studio. E così facendo fecero grande la loro nazione, portando i più volenterosi a costruirsi un futuro migliore. I loro discendenti, insieme ai discendenti di quei Padri Pellegrini che arrivarono secoli prima nel Nuovo Mondo per sfuggire alle persecuzioni, e che passarono il primo inverno a spaccare il ghiaccio con i piedi, erano accomunati solo dalla volontà di sfuggire alla povertà, e per fare questo misero la libertà al centro del loro agire.

Certo, gli Stati Uniti sono divenuti ricchi anche grazie alla loro straordinaria ricchezza del proprio suolo e del sottosuolo, così come al fatto che firmarono centinaia di trattati di pace con i pellerossa che ignorarono sempre. Ma a New York non puoi non pensare che questa nazione di reietti ha costruito dei templi alla libertà e li ha chiamati grattacieli per celebrare il trionfo della libertà, e che proprio questi grattacieli siano stati il simbolo dell’attacco dell’Undici Settembre.

Ieri – parlando di questo nostro povero paese – tre barconi di immigranti provenienti dal Nord Africa sono stati riportati indietro, in Libia. Lì sono stati consegnati al governo libico, al cui capo giova ricordarlo siede un dittatore sanguinario che ammazza la gente come più gli aggrada.

La Convenzione di Ginevra, le leggi internazionali, il senso umano di pietà avrebbero richiesto che questi immigranti venissero esaminati uno per uno, perchè alcuni di essi sfuggivano alla guerra, alla povertà, alle persecuzioni su base religiosa, etnica o politica. Certo, si erano imbarcati in modo clandestino pagando degli sporchi trafficanti, ma quando la tua casa viene rasa al suolo dalla guerra è più possibile che pensi a scappare, piuttosto che a seguire le procedure per l’ingresso regolare in Italia, che tra l’altro prevedono che tu abbia già un lavoro quando arrivi.

Gli stessi militari che hanno dovuto far questo si sono sentiti in difficoltà, a prendere delle donne incinte e a reimbarcarle. E’ sufficiente che una donna dia alla luce un figlio in territorio americano, anche appena passata la frontiera, anche da un minuto, perchè quel bambino abbia la cittadinanza americana. In Italia non basta nascerci per essere italiano, e comunque per non sbagliare evitiamo anche che questo accada. Morisse per mare, quella puttana, con lo sporco figlio che si porta in grembo.

Di fronte a questo scempio, il ministro dell’Interno non ha rassegnato le dimissioni, firmandole con le mani macchiate del sangue di questi innocenti rispediti indietro, ma anzi si è detto orgoglioso di quanto fatto, come fa ogni bravo macellaio quando affetta un pezzo di carne.

Berlusconi, Maroni, Brunetta. Questo è un governo di nani. Poi ci sono i grattacieli americani. Quando capiterà di parlare della povertà di questo nostro paese, magari sarà utile ricordare cosa ha reso grande gli Stati Uniti, e chi, miserabile per il suo agire, ci ha reso miserabili a sua volta per non sentirsi da solo.

Per i posteri, direi

In mezzo a tutto questo io scrivo, come tanti, senza nessuna pretesa di fare lezioni di giornalismo. Non sono un giornalista: ma non è necessario essere calciatori professionisti per accorgersi che a centrocampo fanno melina. Non scrivo per farmi passare la rabbia (che non passa, anzi); piuttosto con una presunzione di testimonianza: chi verrà dopo di noi non dovrà pensare che eravamo tutti prostrati come Vespa, arresi come De Bortoli. C’era gente normale, con una famiglia e un lavoro più o meno normale, che in casa propria si faceva le domande che i giornalisti non volevano o non sapevano più fare. Non eravamo la maggioranza, non pretendevamo di esserla: ma esistevamo. Devono saperlo i posteri: non si sono bevuti il cervello in quindici anni, gli italiani. Non tutti.

(Da Leonardo)

Rio boohhhhhh

Il nostro premier oggi ha visitato una scuola temporanea. Da sottolineare come i telegiornali sottolineino che si tratta di una cosa temporanea, che è per un lento-ritorno-alla-normalità, scritto con il trattino perchè è una unica parola, svuotata di ogni significato e del tutto falsa, dillo a chi non ha più niente che il fatto di potersi fare una doccia è il rientro alla normalità e poi ne riparliamo.

In questa scuola, ha anche declamato una poesia, Rio Bo. E’ la stessa poesia che declamò più di dieci anni fa, all’epoca intervistato da Zanetti al giornale radio, quando l’intervistatore gli chiese come avesse passato la serata in famiglia. I figli più piccoli di Berlusconi, infatti, sono andati in una scuola steineriana, in cui il principio educativo fondamentale è che la televisione è il diavolo, per cui la serata in famiglia va organizzata facendone a meno.

Insomma, sono passati dieci e più anni, e stiamo ancora a Rio Bo.

Ma il ritorno della storia non finisce qui, questa sarebbe una cosa da vedere  e giustiificare nell’ottica di un uomo anziano che ha ricordi più buoni delle cose successe tempo fa.

L’altra parte riguarda l’indegna idea di fare il referendum il 21 di Giugno, perchè altrimenti la Lega avrebbe fatto cadere il governo.

Ci sono considerazioni spicciole da fare del tipo: ma il PdL non doveva essere un partito che forte della sua maggioranza quasi assoluta cambiava l’Italia? E’ così forte che subisce il ricatto di un partito regionale? Oppure, sarebbe stato veramente interessante vedere la Lega che faceva cadere il governo durante una crisi economica e con gli sfollati da aiutare, Bossi è un cinico ma non un pazzo.

Ma a sentire questa cosa del senso di responsabilità del nostro premier, mi è venuto in mente come, durante la prima guerra in Iraq, il Partito Liberale avesse minacciato di far cadere il governo Andreotti in carica, e aveva rinunciato solo per il senso di responsabilità.

Una volta, di fronte a queste sparate, pur si sarebbe trovato un giornalista che avrebbe chiesto ai leghisti se sul serio sono così stronzi (o se invece sono solo quei simpatici razzisti, xenofobi ed omofobi che conosciamo) e nel caso avrebbe stigmatizzato il loro comportamento. Invece oggi i giornalisti si limitano a registrare il parere del premier, che lo ripete e tracima lui stesso da ogni telegiornale (Rio Bo). Nei vari servizietti,  lasciano intendere che la caduta del Governo (di questo Governo) sarebbe un tale male che è meglio evitare. Gli stessi giornalisti che, quando dovevano raccontare delle difficoltà del governo Prodi (governo qui minuscolo) non si capacitavano del perchè stesse ancora in piedi, mentre ha del tutto senso che stia in piedi un governo in cui uno dei due dice all’altro di speculare sui morti.

Mi pare come quelle serate al night, quando i clienti sono sbronzi o stanno già con le puttane, il capocomico ripete il numero di inizio serata e nessuno se ne accorge, tanto tra un poco si fa giorno.

Una legge che andava fatta, no?

Grazie, grazie a tutti

“Non mi preoccupa il Berlusconi in sè, mi preoccupa il Berlusconi in me” (Giorgio Gaber)

(Articolo).

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