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Ormai è timor panico

“A Singapore chi sporca viene punito con 7 frustate. Mi dispiace non poterlo attuare in Italia” (Silvio Berlusconi).

Silviè, c’hai ragione. Però, prima di aprire bocca, pensa che uno come te, a Singapore, starebbe a marcire finchè non gli viene la muffa, e anche allora non sarebbe fatto uscire dalla galera.

Per il resto, tra stati di emergenza nazionale (che vuol dire che si possono dare appalti senza fare gare, giusto per arrotondare la paghetta da politico), minacce a Ryanair (che da oggi diventa la mia compagnia aerea di riferimento) e stronzate del tipo “Per Alitalia abbiamo lo slogan: Chi ama l’Italia vola Alitalia”, questo governo è evidentemente in mano a gente disperata e terrorizzata, del tutto consapevole di essere del tutto non in grado di affrontare nulla, e che può sperare solo di essere lasciata lì, nell’attesa dell’Uomo Forte.

Requiem per Piazza Navona

“Sono molto avvilito per quello che e’ successo l’altro giorno a piazza Navona”. Lo ha detto Nanni Moretti nel corso dell’incontro con i giornalisti in occasione della consegna del ‘Premio Fiesole’. “Gli organizzatori - ha proseguito Moretti - sono stati degli irresponsabili. Mi dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita Borsellino, che ha fatto un bel discorso. Ma quando si organizzano queste cose bisogna distinguere. Mi dispiace che sia stato sporcato tutto. Mi dispiace che con gli interventi di Grillo e della Guzzanti siano stati oscurati gli obiettivi della manifestazione e forse sia stata sporcata anche la stagione dei movimenti del 2002 che, se mi permettete, era un’altra cosa rispetto alla manifestazione di martedi’. Di quei girotondi, movimenti ed associazioni al di fuori dei partiti, nati nel 2002, spesso e’ stata fatta una caricatura, non raccontando la verita’ di quei movimenti. Ora - ha proseguito il regista - purtroppo quella caricatura e’ diventata realta’ ed io sono molto avvilito. Non bisogna trovare scuse. Pretesti ed alibi nella non tempestivita’ con la quale in queste settimane si e’ mosso o non si e’ mosso il Pd. E’ stata una cosa da irresponsabili chiamare chiunque. Uno come Grillo, per esempio, che ha insultato tutto e tutti nello stesso modo. Sono avvilito - ha concluso Moretti -, frastornato”.

(Da Repubblica.it)

Questo risolve alla radice il problema su chi non c’ha capito un cazzo, e secondo me nemmeno serve riportare i link ai blog che stanno ancora celebrando la vittoria democratica, sono dei poveretti, e non bisogna dargli importanza. C’è bisogno, però, di fare politica, a sinistra.

Alcune reazioni all’indecente spettacolo di ieri

«Questi non sono i girotondi. I girotondi non sono così. Non dicono volgarità sulle donne, non insultano il capo dello Stato, non offendono il capo dell’opposizione, non collocano il Papa all’inferno. Un regalo a Berlusconi? Peggio. È come se il copione di questa giornata l’avesse scritto lui». Furio Colombo è, parole sue, «indignato, arrabbiato, umiliato»

(Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera)

E non a caso è l’Italia che s’affida ad Antonio Di Pietro, primo ad aderire al No Cav Day per l’interminabile no e poi no a Silvio Berlusconi. È l’Italia dell’estremismo legalitario, per dirla con Piero Sansonetti, un autorevole esponente della sinistra che, giustamente, s’è ben guardato dall’andarci ieri a piazza Navona perché una cosa è chiara: i manifestanti di ieri come nemico hanno Berlusconi che si mangia la democrazia tutta ma, sotto sotto, come vero nemico hanno ben altro, hanno la sinistra.

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Saranno onesti e specchiati, eroi perfino, come Rita Borsellino (voti, pochini), ma l’Italia vera, quella che per fortuna non è migliore, preferisce stare nel torto tanto è vero che più si dà addosso al Cavaliere, tanto più quello cresce nei sondaggi. Mentre invece scende, e poi scende, la sinistra. E forse è anche un diabolico gioco delle parti che si consuma nel palcoscenico d’Italia se si pensa che il vero beneficiario del travaso dalla terrazza alla piazza non è il futuro della sinistra, non Pancho Pardi, non i Girotondi, neppure Beppe Grillo furbo al punto di ritagliarsi la giusta fettina di marketing, ma Di Pietro, un formidabile arcitaliano, uno che starebbe a destra un minuto dopo che da destra se ne fosse andato via Berlusconi.

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Benedetto quel Pci degli anni passati che sapeva fare fronte alle derive estremistiche, poveretta questa sinistra di oggi pensionata dalla magia furbacchiona (è il caso di dirlo) del radicalismo di successo, quello dei professori, dei colti e degli artisti. È proprio significativo che il ceto dei letterati, ancora una volta, abbia deciso di planare dalla terrazza alla piazza.

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(Pietrangelo Buttafuoco, sul Giornale)

A Piazza Navona, all’imbrunire, il testacoda dell’antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti. Sul proscenio della manifestazione contro le leggi vergogna restano così solo i comici, i predicatori, gli arcangeli del sarcasmo e le poesie anche rimarchevoli, ma pur sempre pregiudizialmente “incivili” di Camilleri. Sono loro, beninteso, che riempiono le piazze. Ma poi, dopo l’incendio?

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Una piazza evoluta e insieme regressiva. Un frullatore di storie di pubblica intimità. Berlusconi è lo specchio di tutto questo. Forse farebbe bene a preoccuparsi. Ma forse potrebbe perfino compiacersene.

(Filippo Ceccarelli, La Repubblica)

C’è un’Italia che vuole esprimere la sua indignazione, contro le leggi canaglia, contro i provvedimenti ad personam, contro la manipolazione spregiudicata della Costituzione repubblicana. E questa Italia fa fatica a trovare una voce. Per questo ieri a Piazza Navona è venuta tanta gente. Persone che volevano far sentire la loro esasperazione, che cercavano di uscire dal cerchio stregato della frustrazione civile, provando a far risuonare nel paese la protesta contro l’improntitudine del potere berlusconiano. Era per molti aspetti una testimonianza di dignità democratica e di civiltà politica: il tentativo di uscire dal recinto dell’impotenza.

Ha rischiato di finire male. Di diventare la parodia di un talk show deteriore, un Bagaglino di sinistra aggravato dal turpiloquio e dalla malevolenza gossipara. Peggio ancora, di trasformarsi in un attacco distruttivo alla chiave di volta istituzionale della nostra democrazia. Perché quando il microfono finisce nelle mani di un Beppe Grillo, non è più la politica a esprimersi. È una torsione populista che attacca ogni istituzione, che rifiuta di avere fiducia anche nelle istituzioni di garanzia costituzionale. Che alla fine sottrae legittimazione alla Repubblica.

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In sostanza, è accaduto che tutta la gente convenuta a Piazza Navona è stata espropriata delle sue intenzioni.

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Un’occasione di presenza e di vivacità democratica è stata confiscata, almeno per qualche minuto, da un accesso di varie volgarità, prive di qualsiasi finalità che non fossero quelle dello spettacolo in sé.

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Si corre il rischio che una parte della sinistra, ed è la parte maggioritaria, si riduca al silenzio, fino a non riuscire a dire nulla, in nessuna occasione, fino all’ammutolimento più totale. E che un’altra parte, un’altra sinistra, venga consegnata a un furore astratto, televisivo, mediaticamente estremo, incapace tuttavia di trovare strade che conducano alla politica.

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Chi ha deciso di muoversi contro le leggi ad personam merita qualcosa di più, e la politica deve darglielo.

(Edmondo Berselli, la Repubblica)

Aggiungo che oggi c’è stata una nota del Quirinale, che ha ricordato che è il Presidente della Repubblica a decidere, autonomamente, sulle domande di grazia. Giusto per stoppare Berlusconi che aveva già annunciato a Sarkozy che ci pensava lui, per la brigatista rossa che alla fine i francesi c’hanno consegnato. L’unico potere che oggi si contrappone a Berlusconi viene dileggiato in piazza, da una folla di coglioni applaudenti.

E ora nessuno smuoverà la Carfagna

Prima della giornata di ieri, Mara Carfagna era la ministro meno apprezzata del governo. Tanto che dietro le avevano messo Simonetta Matone, che come giudice del tribunale dei minori di Roma sa muoversi e conosce certi problemi per averli affrontati giorno per giorno. La Carfagna era quindi un avversario politico, peraltro debole, che si poteva lavorare ai fianchi, facendo quella strana cosa chiamata opposizione.

Tutto questo non avveniva in un mondo fatato, perchè le voci sulle bollenti intercettazioni circolavano,  ampiamente. Ma una opposizione saggia, non avrebbe avuto nessuna necessità nemmeno di alimentarle, perchè le voci costituivano di suo un vantaggio politico. Magari un vantaggio politico sporco, ma la politica non è un mondo fatato.

Da ieri, Mara Carfagna è una vittima, di una aggressione fascista da parte di una soubrette che è chiaramente invidiosa che una sia ministro e l’altra no, e che rovescia contro l’altra donna la più antica delle accuse: stare lì perchè si è concessa sessualmente al capo, nel caso del del suo partito.

Di queste accuse, c’è una prova? Qualcuno ha una copia delle intercettazioni in cui Berlusconi vanta le doti amatorie della Carfagna? E anche se le avesse, potrebbe dire che siano una prova, e non un modo di ingigantire le cose da parte di un uomo che ha sempre sofferto di gallismo? E anche se avesse questa prova, potrebbe dire che la Carfagna non sarebbe altrimenti diventata ministro?

Per dire, io non posso dimostrare di non aver mai fatto pompini per il mio posto di professore universitario. Anche se non li ho fatti, non posso dimostrarlo. E nel pensiero comune, in quanto gay sono anche considerato un bocchinaro (oltre che uno col culo rotto, spero che i lettori mi perdoneranno la durezza).

Quindi, se un giorno uno mi accusasse, dicendo e non dicendo, cosa potrei fare? Da cosa potrei difendermi e come? Certo, nessuno è costretto a fare il professore, ma se poi l’accusa venisse rovesciata su dei miei studenti, che ho promosso in cambio di favori sessuali, cosa potrei dire? Essere studente è una cosa a cui si può rinunciare con minore facilità.

Ripropongo il tema: questo turpiloquio di ieri sera, ha qualcosa a che fare con l’azione politica? O è il simmetrico, a sinistra, delle ronde leghiste contro gli immigrati? Qualcuno pensa che dopo questi insulti, la Carfagna si dimetta da ministro, o sia invitata ad andarsene da Berlusconi stesso? Oppure ora mandarla via sarebbe un cedere alle parti più retrive e volgari della piazza, a cui un presidente del Consiglio ha il dovere di opporsi? Perchè l’opposizione si fa in Parlamento come nella società come nelle piazze, ma si fa secondo dei confini e dei binari, non invocando il giudizio divino, non pensando di essere superiore agli altri, e quindi potendosi consentire di tutto, contro Berlusconi, la Carfagna, Napolitano, Veltroni e chiunque non sia fedele all’idea assolutizzante che chi non è con me è contro di me.

Quindi, parlando di noi gay, c’abbiamo guadagnato dalla martirizzazione di Mara Carfagna, oppure ora abbiamo un ministro più forte, rispetto alla quale sarà più difficile incunearsi? E capire queste cose, è un compito troppo difficile per chi vuol fare opposizione?

Libertà

Dopo aver letto (non ce la faccio a vedere il video, mi dà il voltastomaco) che la critica politica della sinistra radicale consiste nel dare della bocchinara ad una ministro della Repubblica, e nel suggerire che il Papa finisca all’inferno dove due diavoli attivissimi se lo inculano a turno (interessante, un insulto omofobico dentro un altro insulto), dichiaro che io sono con Silvio Berlusconi quando lui dice che è l’immagine del Paese.

Di sicuro, è una immagine migliore di quella della signora (si fa per dire) Guzzanti, chiaramente sotto l’effetto di droghe e a cui va imposto un trattamento disintossicante, anche coatto.

Lo champagne è già nel frigo

Da Dagospia:

Si accettano scommesse in Transatlantico su chi avrà il coraggio di pubblicare le intercettazioni “hot” di Berlusconi. Dopodiché, sarà il diluvio universale. Per tutti. Insomma, nessuno può immaginare cosa potrà accadere alla vita privata di chi le pubblicherà, giurano i pidiellini.

La parte pregevole è che queste intercettazioni riguarderebbero anche un ministro della Repubblica con un passato da soubrette. Sono voci, eh.

Ma nel caso io qui sono pronto ad un due giorni di festa.

Uolter arriva di Venerdì

Oh, attenzione, eh. Che Veltroni l’ha detto, annunciato e spiegato, pure con uno dei bottoni del colletto della camicia non abbottonato, a sottolineare la storicità del momento.

Ha detto, con tono forte e sicuro, che se questa settimana Berlusconi continua così, se non si rimette in riga, lui, Walter dico, lui Venerdì trae le conclusioni. Potrebbe non essere più amico di Silvio, e forse forse toglie pure il governo ombra e invece di giocare a indiani contro americani con Silvio che però ha l’atomica (che a Silvio gli piace vincere) se ne va con Fassino a fare i castelli di sabbia, e/o con Massimo a fare tutta la Settimana Enigmistica, senza aspettare il numero successivo per leggere le soluzioni.

Pare che Silvio non gli abbia risposto nemmeno, è sommerso dai voti che ha preso in Sicilia, ogni volta tutti si chiedono: la destra riuscirà a prendere più voti della volta precedente? E immancabilmente ci riesce, arrivando all’80% a Palermo.

Ma Walter si sta innervosendo. Attenzione.

Il Berlusconi IV

Pensavo peggio, e non penso che sia pessimo, solo mediocrem esattamente come il precedente. Il dato che più mi colpisce è che ci sono molti trentenni nel governo, quando nel precedente governo di Romano Prodi la più giovane aveva 45 anni. Alcuni di questi trentenni sono anche in ministeri chiave, come Istruzione e Giustizia. La gioventù che c’è è portata da Forza Italia, perchè quelli che vengono dalla Lega, e ancora di più da AN, sono più grandi d’età.

Farebbe bene, il PD, a pensare a quali giovani avrebbe messo come ministri, se avesse vinto. Ho il sospetto che non ce ne sarebbero stati molti, perchè la classe dirigente del PD è vecchia, vecchia, vecchia.

Una nota: la Carfagna avrà di professione fatto la valletta, ma a parte che è laureata, non è che ci voglia chissà che titolo per fare il ministro per le Pari Opportunità, a parte quello di essere una donna (la Pollastrini  che ci stava prima non è che sia questo titano della politica). Trovo quindi abbastanza fastidioso stare a commentare  sul lavoro che faceva prima, un comportamento molto sessista e molto maschilista. E’ ben più fonte di preoccupazione la Prestigiacomo all’Ambiente, mentre la Gelmini all’Istruzione ha già detto che pensa alla chiamata nominativa dei docenti, una cosa utilmente inutile a discutere del niente per i prossimi tempi.

Una ulteriore nota: c’è molto meno tanfo di sacrestia e di Comunione e Liberazione in questo governo che nel precedente. Non credo che la CEI sia entusiasta di come siano andate le elezioni, e di quanto il suo potere ricattatorio si sia ridotto, pur rimanendo cospicuo.

La sinistra salottiera lotta con Fucksas

Altro bel personaggio. Per spiegare, ad AnnoZero, perchè Berlusconi ha vinto, che ha detto?

Che è tutta colpa degli italiani, che siamo privi di cultura, che come si fa a votare uno che dice Romolo e Remolo, uno che ha confuso un aforisma di Cicerone con uno di Giulio Cesare.

Io, da quando Berlusconi è entrato in politica, non vedo più la pubblicità sulle sue televisioni. Cambio canale, sempre. Ho comprato libri della Mondadori, che rimane la più grande azienda culturale d’Italia, ma non Panorama o i suoi giornali, le polizze della Mediolanum e così via. Non credo che Fucksas, invece, non abbia mai presentato un progetto per una qualche amministrazione in cui governasse Forza Italia.

Ciò detto sulla mia posizione che compromissoria non è, la battuta su Romolo e Remolo è una cosa che ho sempre pensato innocente. E’ più un lapsus che uno svarione storico, Berlusconi non ha detto che Maometto e Shakespeare son contemporanei. Tantomeno per questo aforisma di Cicerone/Giulio Cesare, che non è certo uno dei motti più celebri, e a un leader politico si può perdonare un errore del genere dopo ore di comizi.

Non contento di questo, Fucksas ha poi rincarato la dose, chiedendo a Di Pietro se conoscesse Euclide. E certo, tra tutti i nomi che gli potevano venire in mente, guarda un po’ ha scelto quello di uno che si è occupato di geometria, perchè a Fucksas piace tanto fare l’intellettuale, si veste pure nero da esistenzialista francese, ma qua nessuno è fesso, Fucksas architetto è e Euclide dice.

Non c’è cosa più fascista e reazionaria che prendere in giro una persona per la sua ignoranza, e per uno svarione compiuto. Nel secondo dopoguerra, c’era un deputato inglese che, durante un discorso parlamentare, commise un pacchiano errore di pronuncia. Churchill cominciò a prenderlo in giro per questo. Il deputato disse: non tutti abbiamo potuto fare le stesse scuole che ha fatto il signor Churchill.

Non me ne frega niente se Berlusconi è ricco, è un punto di principio. Se devi attaccarlo, attaccalo per la sua idea di società, non per queste solenni ed infinite cazzate, buone per questa sinistra salottiera radical chic, con la puzza sotto il naso, a cui tanto piace pensare di essere superiore ma che poi superiore non lo è per niente. E smettila di dire che gli italiani sono degli imbecilli, sia perchè non sei destinato a vincere se continui così (cosa che a Fucksas non importa, il ruolo della vittima è sicuramente più divertente e più appunto esistenzialista) sia perchè, per essere un uomo di sinistra, non puoi che avere fiducia nel prossimo, altrimenti sei un conservatore mascherato.

Nel PCI c’era un grande rispetto per tutte le persone, perchè era un partito anche della povera gente che non aveva potuto studiare. Berlinguer aveva una fiducia immensa negli italiani, tanto immensa che pensava che l’onestà in politica fosse un valore. E gli italiani gli volevano bene per questo, per questo era un grande leader della storia d’Italia e non una macchietta.

Oggi Fucksas propone un partito in cui lui può recitare il ruolo dell’intellettuale. A parte che ho cambiato canale, perchè avevo preso ad inveire contro il televisore, io spero che Berlusconi governi dieci anni, perchè tra Berlusconi e un fascista, io scelgo convintamente Berlusconi.

Doppio turno

Veltroni ha fatto molte cose sbagliate in questa campagna elettorale, ma un merito posso riconoscerglielo addirittura io. Andando da solo, evitando la logica della coalizione, ha costretto Berlusconi a fare la stessa cosa. Il risultato è che questi due partiti (intendo PD e PDL, escluse quindi le propaggini di Italia dei Valori e della Lega) avranno in parlamento almeno il 70-75% dei seggi.

Questo potrebbe permettere di avere finalmente una legge elettorale a doppio turno. L’interesse di ogni partito, grande o piccolo che sia, è conquistare il maggior numero possibile di seggi (non di voti). Il sistema maggioritario ad un turno singolo costringe (costringeva) a dar vita ad alleanze molto ampie e alla fine eterogenee quanto bastava per non poter governare. Oggi, le ipotesi di riforma sono sostanzialmente due. La prima è un sistema proporzionale, con soglia di sbarramento, la seconda è il maggioritario a doppio turno.

Ai due grandi partiti, il sistema proporzionale non conviene, perchè sono entrambi ben lontani dal 50% dei voti e quindi, per un sistema proporzionale, dei seggi. Mentre un sistema a doppio turno consente di operare come calamita verso gli elettori dei partiti a loro più vicini ma con cui non c’è una alleanza.

Inoltre, un sistema maggioritario a doppio turno, in cui una quota seggi sia comunque assegnata a livello proporzionale (come è il sistema per l’elezione dei sindaci nelle grandi città, per fissare le idee) consentirebbe ai piccoli partiti di poter comunque essere rappresentati in Parlamento, cosa che con questa legge non è, e non è con qualsivoglia sistema maggioritario puro (infatti la precedente legge elettorale assegnava in modo proporzionale un quarto dei seggi).

Affinchè questa operazione accada e si faccia questa legge elettorale, il PD non deve fare niente, ha solo da guadagnarci, mentre il PdL potrebbe essere sottoposto al ricatto della Lega. Ma questo, solo nel caso in cui ci fosse un governo PdL da ricattare.

Quindi, se Berlusconi avrà sufficienti seggi per fare un governo (ipotesi molto accademica), di legge elettorale a doppio turno non si parlerà fino all’estate prossima, quando scoccherà l’ora del referendum. Altrimenti, sarà la prima cosa su cui PD e PdL si metteranno d’accordo, e non sarà affatto male.

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