Post contrassegnati da tag 'berlusconi'

Opel: Fiat non Magna tu che magno pure io

Si potrebbe discutere molto a lungo sul perchè la trattativa per la vendita di Opel abbia visto vincenti gli austro-canadesi di Magna, quanto questa sia una brutta notizia per Fiat (il cui accordo con Chrysler richiede una capacità produttiva assai maggiore di quella attuale per essere conveniente) e per i lavoratori Fiat (che non sono in una azienda globale ma in una fabbrica italiana che è stata nuovamente messa fuori dalla competizione internazionale). Mi limito ad osservare alcune cose:

  1. Fiat ha potuto mettere in piedi questa operazione solo perchè negli ultimi anni ha ricevuto una valanga di soldi pubblici, sia sotto codicilli di legge finanziaria, sia per i guadagni sull’alta velocità: l’acquisto di Opel sarebbe stato pagato da Pantalone, non certo dagli azionisti Fiat. Anzi, gli Agnelli non vedono l’ora di fregarsene dell’auto, che richiede investimenti enormi e manager con le palle per essere profittevole, per potersi concentrare su turismo, finanza, arte e tutte queste attività ad impatto industriale minore;
  2. Nella migliore tradizione italiana, ogni amministratore delegato di Fiat è un genio, un essere superiore, un gigante sceso dal cielo; salvo che nel resto del mondo se ne strafottono e lo considerano in tutt’altra prospettiva;
  3. Fiat ha pagato il prezzo di essere italiana, non è che ci sono solo i guadagni di cui al punto 1. La Merkel ha chiamato Obama nel cuore della notte e i due, che sono i due veri azionisti di Opel e di General Motors, si sono messi d’accordo;
  4. L’accordo s’è fatto per molte cose, Obama non ha un grande interesse che la Fiat diventi troppo forte in America. I giornali italiani, per quanto del punto 2 sopra, parlano di una amministrazione presidenziale “entusiasta”, “stupita” ed “impressionata” dalla qualità di Fiat, ma pare che non sia così. Mi sa tanto che uno dei due ha venduto un bidone all’altro;
  5. Nell’accordo tedesco-americano entrano altre valutazioni di politica e di geopolitica, per esempio gli austro-canadesi sono ben visti da Mosca, che riempie i tedeschi e l’Europa di gas naturale;

In tutto questo spicca come al solito la mancanza dell’Italia, della sua politica estera e del suo Presidente del Consiglio. La stampa e la televisione amica lo dipingono come un Gigante della Storia, che media tra russi ed americani, mentre la verità è che nelle cancellerie occidentali lo considerano un puttaniere ultrasettantenne, utile per farsi due risate e spezzare l’atmosfera nei meeting internazionali, ma inutile a qualsiasi fine e per qualsiasi discussione, tanto da non avere nemmeno la cortesia di chiamarlo per dirgli che quel matrimonio non s’aveva da fare. Anzi, quanto al ruolo di mediatore, l’attuale amministrazione americana ha fatto ben presente che non vuole che ci sia qualcuno nella linea di dialogo con Mosca, e questa è stata anche l’occasione per metterlo ulteriormente in chiaro.

Ora, se Fiat non trova qualcuno con cui maritarsi è in una situazione molto difficile. La domanda quindi è se parleremo di questo nei prossimi mesi o di Noemi, con l’agevole parentesi delle elezioni europee in cui questa maggioranza prenderà una valanga di voti, con relative feste dei cortigiani tutti, tanto anche sul Titanic mentre affondava c’era l’orchestra che suonava.

Sempre per la storia delle due sponde dell’Atlantico

L’ineffabile ministro Brunetta ha dichiarato alle agenzie di stampa che vuole togliere Facebook ai dipendenti pubblici. In realtà, a leggere la direttiva firmata dall’ineffabile suddetto, non c’è traccia di questo proposito, solo un generale e condivisibile richiamo a norme di buon comportamento (sia di chi usa il computer, sia di chi glielo mette a disposizione) che sono già largamente in corso d’opera. Però certo la dichiarazione aiuta a fare scena, a distrarre dal puttanaio (in senso letterale) che riguarda il premier, e c’è dietro una idea che l’unico mezzo di informazione che non è asservito al premier e alla sua combriccola deve essere controllato, solo quello che viene giudicato degno di comunicazione deve arrivare al popolo che potrà così votare nel modo più giusto e corretto.

(Per dire, Berlusconi voleva consegnare le lauree ad honorem agli studenti di ingegneria morti nel terremoto dell’Aquila, ma non se ne è fatto niente, perchè le famiglie si sono alquanto incazzate. Quanti telegiornali l’hanno detto?)

Nel frattempo, Obama nomina un capo federale della sicurezza informatica, perchè “cyberspace is real“.

Costruiamo dei grattacieli

Uno dei tipici giri da turista a New York è quello che va dall’estremità sud di Manhattan prima alla Statua della Libertà, che sta su Liberty Island, e poi a Ellis Island, il luogo dove venivano portati quasi tutti gli immigranti che arrivavano per nave negli Stati Uniti d’America.

Quasi tutti, perchè i passeggeri di prima e di seconda classe sbrigavano le formalità sulla nave, mentre quelli di terza venivano sbarcati e arrivavano in una grande sala dove venivano chiamati uno alla volta. Ne arrivavano alcune migliaia al giorno, nel periodo che andò dalla fine dell’800 a poco dopo la Seconda Guerra Mondiale. Venivano così esaminati, sia per vedere se avessero delle malattie (in particolare le autorità sanitarie americane temevano il tracoma) sia per sincerarsi delle loro condizioni mentali e che avessero una normale intelligenza (furono sviluppati dei test adatti anche a chi non sapeva leggere o parlare inglese) e che non fossero dei sovversivi.

Il viaggio dall’Europa durava un paio di settimane se non tre, e per i passeggeri di terza classe avveniva in condizioni igieniche penose, con un sovraffolamento delle camere in cui dormivano (camere ricavate dai vecchi depositi merci delle navi) e una alimentazione appena sufficiente a rimanere in vita. Dall’Italia partivano persone che il mare non l’avevano mai visto, che avevano investito tutti i loro risparmi nel viaggio e che non sapevano spesso manco una parola di inglese, angosciate alla sola idea di venire respinte.

Così, gli americani provvidero a fornire dei traduttori (Fiorello La Guardia fece per un lungo periodo questo mestiere), crearono dei menù particolari per chi aveva dei motivi religiosi per non poter mangiare tutto (in particolare gli ebrei osservanti che  volevano del cibo kosher spesso arrivavano a Ellis Island quasi moribondi dopo settimane d’inedia); c’era anche l’uomo del latte che il pomeriggio andava a dare una tazza di latte ai bambini.

In genere, tuttavia, le formalità di ingresso negli Stati Uniti duravano solo poche ore, poi c’era qualcuno per cui occorrevano alcuni giorni, e casi più rari di qualcuno che si fermò per settimane o mesi ad Ellis Island, come fu il caso di una ragazza proveniente dal Nord Italia e che si esprimeva in un dialetto che nessuno conosceva.

Il museo di Ellis Island è un museo apologetico, perchè anche se racconta degli sforzi enormi che il governo americano sostenne per accettare questa massa di profughi, non racconta poi degli episodi di razzismo che c’erano: il caso di Sacco e Vanzetti non viene mai citato.

Ma gli americani accettarono il novantotto per cento di coloro che arrivarono lì per cercar fortuna. A prescindere dalla lingua, dalle condizioni economiche, dal titolo di studio. E così facendo fecero grande la loro nazione, portando i più volenterosi a costruirsi un futuro migliore. I loro discendenti, insieme ai discendenti di quei Padri Pellegrini che arrivarono secoli prima nel Nuovo Mondo per sfuggire alle persecuzioni, e che passarono il primo inverno a spaccare il ghiaccio con i piedi, erano accomunati solo dalla volontà di sfuggire alla povertà, e per fare questo misero la libertà al centro del loro agire.

Certo, gli Stati Uniti sono divenuti ricchi anche grazie alla loro straordinaria ricchezza del proprio suolo e del sottosuolo, così come al fatto che firmarono centinaia di trattati di pace con i pellerossa che ignorarono sempre. Ma a New York non puoi non pensare che questa nazione di reietti ha costruito dei templi alla libertà e li ha chiamati grattacieli per celebrare il trionfo della libertà, e che proprio questi grattacieli siano stati il simbolo dell’attacco dell’Undici Settembre.

Ieri – parlando di questo nostro povero paese – tre barconi di immigranti provenienti dal Nord Africa sono stati riportati indietro, in Libia. Lì sono stati consegnati al governo libico, al cui capo giova ricordarlo siede un dittatore sanguinario che ammazza la gente come più gli aggrada.

La Convenzione di Ginevra, le leggi internazionali, il senso umano di pietà avrebbero richiesto che questi immigranti venissero esaminati uno per uno, perchè alcuni di essi sfuggivano alla guerra, alla povertà, alle persecuzioni su base religiosa, etnica o politica. Certo, si erano imbarcati in modo clandestino pagando degli sporchi trafficanti, ma quando la tua casa viene rasa al suolo dalla guerra è più possibile che pensi a scappare, piuttosto che a seguire le procedure per l’ingresso regolare in Italia, che tra l’altro prevedono che tu abbia già un lavoro quando arrivi.

Gli stessi militari che hanno dovuto far questo si sono sentiti in difficoltà, a prendere delle donne incinte e a reimbarcarle. E’ sufficiente che una donna dia alla luce un figlio in territorio americano, anche appena passata la frontiera, anche da un minuto, perchè quel bambino abbia la cittadinanza americana. In Italia non basta nascerci per essere italiano, e comunque per non sbagliare evitiamo anche che questo accada. Morisse per mare, quella puttana, con lo sporco figlio che si porta in grembo.

Di fronte a questo scempio, il ministro dell’Interno non ha rassegnato le dimissioni, firmandole con le mani macchiate del sangue di questi innocenti rispediti indietro, ma anzi si è detto orgoglioso di quanto fatto, come fa ogni bravo macellaio quando affetta un pezzo di carne.

Berlusconi, Maroni, Brunetta. Questo è un governo di nani. Poi ci sono i grattacieli americani. Quando capiterà di parlare della povertà di questo nostro paese, magari sarà utile ricordare cosa ha reso grande gli Stati Uniti, e chi, miserabile per il suo agire, ci ha reso miserabili a sua volta per non sentirsi da solo.

Per i posteri, direi

In mezzo a tutto questo io scrivo, come tanti, senza nessuna pretesa di fare lezioni di giornalismo. Non sono un giornalista: ma non è necessario essere calciatori professionisti per accorgersi che a centrocampo fanno melina. Non scrivo per farmi passare la rabbia (che non passa, anzi); piuttosto con una presunzione di testimonianza: chi verrà dopo di noi non dovrà pensare che eravamo tutti prostrati come Vespa, arresi come De Bortoli. C’era gente normale, con una famiglia e un lavoro più o meno normale, che in casa propria si faceva le domande che i giornalisti non volevano o non sapevano più fare. Non eravamo la maggioranza, non pretendevamo di esserla: ma esistevamo. Devono saperlo i posteri: non si sono bevuti il cervello in quindici anni, gli italiani. Non tutti.

(Da Leonardo)

Rio boohhhhhh

Il nostro premier oggi ha visitato una scuola temporanea. Da sottolineare come i telegiornali sottolineino che si tratta di una cosa temporanea, che è per un lento-ritorno-alla-normalità, scritto con il trattino perchè è una unica parola, svuotata di ogni significato e del tutto falsa, dillo a chi non ha più niente che il fatto di potersi fare una doccia è il rientro alla normalità e poi ne riparliamo.

In questa scuola, ha anche declamato una poesia, Rio Bo. E’ la stessa poesia che declamò più di dieci anni fa, all’epoca intervistato da Zanetti al giornale radio, quando l’intervistatore gli chiese come avesse passato la serata in famiglia. I figli più piccoli di Berlusconi, infatti, sono andati in una scuola steineriana, in cui il principio educativo fondamentale è che la televisione è il diavolo, per cui la serata in famiglia va organizzata facendone a meno.

Insomma, sono passati dieci e più anni, e stiamo ancora a Rio Bo.

Ma il ritorno della storia non finisce qui, questa sarebbe una cosa da vedere  e giustiificare nell’ottica di un uomo anziano che ha ricordi più buoni delle cose successe tempo fa.

L’altra parte riguarda l’indegna idea di fare il referendum il 21 di Giugno, perchè altrimenti la Lega avrebbe fatto cadere il governo.

Ci sono considerazioni spicciole da fare del tipo: ma il PdL non doveva essere un partito che forte della sua maggioranza quasi assoluta cambiava l’Italia? E’ così forte che subisce il ricatto di un partito regionale? Oppure, sarebbe stato veramente interessante vedere la Lega che faceva cadere il governo durante una crisi economica e con gli sfollati da aiutare, Bossi è un cinico ma non un pazzo.

Ma a sentire questa cosa del senso di responsabilità del nostro premier, mi è venuto in mente come, durante la prima guerra in Iraq, il Partito Liberale avesse minacciato di far cadere il governo Andreotti in carica, e aveva rinunciato solo per il senso di responsabilità.

Una volta, di fronte a queste sparate, pur si sarebbe trovato un giornalista che avrebbe chiesto ai leghisti se sul serio sono così stronzi (o se invece sono solo quei simpatici razzisti, xenofobi ed omofobi che conosciamo) e nel caso avrebbe stigmatizzato il loro comportamento. Invece oggi i giornalisti si limitano a registrare il parere del premier, che lo ripete e tracima lui stesso da ogni telegiornale (Rio Bo). Nei vari servizietti,  lasciano intendere che la caduta del Governo (di questo Governo) sarebbe un tale male che è meglio evitare. Gli stessi giornalisti che, quando dovevano raccontare delle difficoltà del governo Prodi (governo qui minuscolo) non si capacitavano del perchè stesse ancora in piedi, mentre ha del tutto senso che stia in piedi un governo in cui uno dei due dice all’altro di speculare sui morti.

Mi pare come quelle serate al night, quando i clienti sono sbronzi o stanno già con le puttane, il capocomico ripete il numero di inizio serata e nessuno se ne accorge, tanto tra un poco si fa giorno.

Una legge che andava fatta, no?

Grazie, grazie a tutti

“Non mi preoccupa il Berlusconi in sè, mi preoccupa il Berlusconi in me” (Giorgio Gaber)

(Articolo).

Dopo il PD

La sconfitta di Soru in Sardegna mi ha un po’ sorpreso, è stato un discreto presidente di regione e aveva contro un candidato sconosciuto, il cui punto di forza è stato l’appoggio di Berlusconi. Sorpreso, ma alla fine la cosa è stata vissuta con rassegnazione. L’elettore di sinistra credo si sia rassegnato, sa che comunque vadano le cose il vincitore sarà Berlusconi, come è stato nelle ultime tre elezioni regionali.

Nè potrebbe essere diversamente, se il PD non è altro che un contenitore magmatico dentro cui c’è tutto, la cui unica linea è che non c’è una linea, dove ognuno si alza e vota come gli pare, dice quello che gli pare, minaccia scissioni e tutti a preoccuparsi del mantenimento della cultura cattolica nel PD, come se questa cultura fosse riassumibile e rappresentabile da un ateo divenuto clericale come Rutelli.

Ieri sentivo parlare un esponente della Lega, che diceva che la Caritas ha il business della gestione degli immigrati clandestini, ecco perchè vuole tenerli. Questo incosciente – pesantemente redarguito da Gad Lerner che gli ha detto che in quanto a business sugli immigrati la Lega non è seconda a nessuno – non sa le condizioni di schiavitù in cui sono gli immigrati nei centri di accoglienza temporanei, dove chi li gestisce guadagna sui soldi che lo Stato paga per l’assistenza. E’ viceversa un rappresentante di questa società impazzita, sempre più preda del parrossismo contro chiunque tocchi l’ordine sociale; tanto l’ordine è più fragile, tanto più non garantisce e non offre nessuna vera possibilità di vita e di felicità a chi ne fa parte, tanto più sia difeso, diamo tutti i poteri a Berlusconi che almeno ci pensa lui. In effetti, se l’alternativa è il pingue Veltroni, che dedica le sue giornate ad analizzare il pensiero di Rutelli, non riesco a dare torto agli elettori del PD che ieri se ne sono stati massicciamente a casa, portando il partito a perdere undici punti percentuali.

Ignazio Marino è una persona perbene, un serio esponente del PD, un cattolico intenso che però distingue tra quello che dice la Chiesa e quello che dice la società, nel solco di quei grandi cattolici impegnati in politica che non sono mai stati clericali. E’ quello che ha rinunciato ad un posto nella lista del PD per la Sicilia per far posto ad un esponente della lotta alla mafia, almeno il PD ne aveva in lista uno e non zero.

Marino è stato rimosso dal PD dal ruolo di capogruppo in Commissione Sanità al Senato, sostituito dalla ineffabile Dorina Bianchi, la relatrice della legge 40 sulla fecondazione assistita. Questo per il pagare di Veltroni un prezzo politico a Beppe Fioroni, un politico di caratura mondiale il cui pensiero politico è talmente immenso che sarebbe un peccato perderlo e tantomeno farlo adirare, meglio stritolare Marino che dietro ha solo il suo essere perbene. E anzi, guai a Marino se dice che se passa la schifosa legge in discussione sul testamento biologico poi si va al referendum, la Binetti già lo contesta e Veltroni media. Come media? Dicendo che è meglio una buona legge che il referendum. Poteva anche dire che i giorni della settimana gli risultano siano sette, è anche quella una linea politica che garantisce i risultati della Sardegna.

Mi spiace per Soru, e credo che i sardi ci rimetteranno dopo aver sostituito l’autore della legge salva-coste con l’amico di un palazzinaro. Ma se questo serve a diserbare l’attuale classe dirigente del PD non sarà stato un sacrificio vano. Certo, è il momento di contribuire tutti insieme ed attivamente ad affondare questo partito, per cui alle europee se mai lo voterò sarà con una preferenza per un candidato della parte più di sinistra, sempre che ne candidino uno.

Una giornata nel segno di Silvio

Oggi il nostro premier ha iniziato la sua intensa giornata politica con una intervista tappetino ad un programma di famiglia (non della famiglia, proprio un programma di cui lui è l’editore) sfidando le agguerrite domande del cronista che, quando l’ha sentito dire che è stato lui a suggerire ad Obama il piano da 700 miliardi per salvare l’economia USA non sono non gli ha chiesto:

  • ma lei non aveva suggerito ad Obama qualcosa riguardo l’abbronzatura?
  • e ora che quel piano è stato riscritto perchè nella versione originale faceva schifo, lei si sente in colpa?

ma nemmeno si è messo a ridere. Poi, siccome l’intervista era sicuramente pregna (e bisognava recuperare l’assenza dal video di Silvio, che ha avuto la febbre) questa è stata ritrasmessa durante tutto il giorno, acciocchè il popolo potesse bearsi anche solo della estatica contemplazione.

Nell’intervista, il nostro premier ha detto che stanno arrivando degli aiuti per il “bianco” intendendo gli elettrodomestici della cucina. Ora, il telespettatore distratto, ingenuo o fiducioso (o anche disperato, che è il passo sucessivo) potrebbe pure pensare che sia una buona cosa. Solo che nessuno gli dice cosa ci sta dietro.

Dietro ci sta che la Indesit ha deciso di chiudere lo stabilmento di None, in Piemonte, che produce lavastoviglie e che dà lavoro a 600 dipendenti.

Questa notizia non è stata data da nessun telegiornale in mano a Silvio (quindi si esclude il TG3 che l’ha detta, ma un po’ vergognanosi, che ora ci sta il rinnovo dei direttori di TG e vacci a sapere se gli prende la mosca al naso) probabilmente per non rovinare l’estatica visione di cui sopra.

E questo personaggio che ci governa pensa che la chiusura dello stabilimento si eviti incentivando l’acquisto delle lavastoviglie. E nessuno osserva con il dovuto disgusto che alla notizia della chiusura dello stabilimento il titolo Indesit in Borsa ha guadagnato l’11%, perchè a questi figli di puttana che fanno i trader la crisi dei mercati non ha insegnato niente, e non capisco perchè non si colga l’occasione per fare una pulizia furiosa e savonarolesca di queste strutture. Almeno Obama sta pensando ad un procuratore speciale che li vada a prendere e mettere dentro.

A completare la giornata dedicata al nostro premier, segnalo questo articolo di Totentanz sulla chiusura di un call center che lavorava per un canale televisivo di Berlusconi. Ah, quel canale è stato reso possibile grazie al digitale terrestre, che abbiamo finanziato tutti con le nostre tasse.

Una società multietnica

Berlusconi commenta l’evasione di massa dal centro di permanenza di Pantelleria (una cosa che fosse successa con un governo di sinistra apriti cielo) dichiarando: già prima erano liberi di uscire per andare a farsi una birra.

Prosegue a marce forzate l’integrazione dei musulmani nella nostra società.

Per uno

Berlusconi: “Andrò in Sardegna nove volte per la campagna elettorale”.
Quasi raggiunto l’Egitto con le sue dieci piaghe.

Pagina Successiva »


a