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Un partito allo sbando

Il PD è un partito completamente allo sbando. I sondaggi che circolano escludono la possibilità di vittoria, e nessuno se la sente di dire che il partito sopravviverà alle larghe intese, che sono ora assai probabili. Questo perchè il PD, nella sua prima campagna elettorale, è stato il partito dell’elenco delle cose da fare, non dei principii ideali: se le cose da fare non si fanno perchè bisogna negoziare con l’avversario (bene che vada) allora le spinte centrifughe si faranno fortissime, e l’identità del partito verrà messa a dura prova.

Ogni giorno si apre una falla. Prima comincia La Marianna, un essere ormai mitologico (come si fa ad essere così orgogliosamente stronzi? E’ sufficiente fare la fidanzatina del figlio del Presidente della Repubblica o ci vuole altro?) la quale sposa la linea Ferrara, poi segue il Generalissimo Del Vecchio che dice che la scelta gay ci rende inadatti all’esercito (a’ genera’, a parte che in ogni caserma ci sta un gay pride che manco ti immagini, personaggi come Alessandro Magno erano dei finocchioni doc, e hanno ottenuto alcuni risultati nel campo dell’arte guerriera), poi si azzitta Del Vecchio e parla la Binetti, e che lo dico a fare. Dall’elenco manca Calearo, che a confronto di questi è un professionista, almeno ha fatto capire che sta lì a curare solo ed esclusivamente i cazzi suoi.

Queste cose non avverrebbero se ci fosse la percezione di una vittoria, perchè potrebbero far perdere quei voti preziosi, ma quando si sta sotto di cinque punti ci si può consentire tutto, in libertà, nella migliore tradizione della sinistra… beh no, sinistra è una parola grossa, nella migliore tradizione dello schieramento avverso a Berlusconi.

A seguire, tutte le smentite, precisazioni, prese di distanze, comunicati, ma il tiro al piccione Uolter è già cominciato. Si sta ripetendo esattamente lo stesso schema del 2006, quando negli ultimi cinque giorni di campagna elettorale le sparate di Bertinotti su cosa tassare tra proprietà e patrimoni causarono scompiglio, facendo sparire i voti dell’Unione come neve al sole. Non paghi di questa esperienza, oggi si ripete, non è nemmeno bastato fare un solo partito dove mettere chi ci voleva stare, la sindrome da Tafazzi colpisce ancora.

Il PCI prendeva e formava i suoi quadri alla scuola delle Frattocchie. Ogni ci stanno le Marianne che senza aver mai fatto vita ed attività politica si sentono di rilasciare interviste. Sempre nel PCI, questa gente sarebbe stata messa sotto processo nel Comitato Centrale, io spero che il PD abbia almeno la decenza di buttarli fuori a calci in culo alla prima occasione. Non per quello che dicono, che ognuno possa avere la sua opinione su certe questioni ci può anche stare (ma anche, proprio) ma per il totale ed evidente disinteresse agli esiti della competizione politica. Tanto, Le Marianne sono state già elette, e possono appiccare il cappello al chiodo, pensando a fare le anime belle piene di preoccupazioni per la salute delle donne, dell’esercito e della famiglia.

Prevedo infine che questo post non sarà mai citato dal NetMonitor di Repubblica, visto che la linea del giornale è che Uolter ha vinto, e la verità è meglio non vederla finchè si può.

Dai Paola dai!

Dai che dopo l’accordo con i Radicali e dopo che hanno messo Veronesi capolista al Senato in Lombardia, hai dichiarato alle 11:05 di oggi “Veronesi ministro? E’ una posizione che non prendo in considerazione”.

Dai Paola dai, fai due più due e levati dalle palle, vai con Mastella e Casini, dai!

La Binetti sta male, aiutiamola.

Io, se dovessi spiegare le condizioni della politica italiana ad uno straniero, non ci riuscirei.

Riassumendo, il famigerato pacchetto sicurezza conteneva una norma contro l’omofobia. Meglio, l’avrebbe voluta contenere, perchè invece la norma è stata mal scritta. Nessuno, dei 315 senatori che l’hanno votato, si è preoccupato di controllare, anzi ci sono stati scontri politici furiosi su quella che, alla fine, era aria fritta. La Binetti ha votato no, malgrado le indicazioni del suo partito e malgrado la questione di fiducia, comportamento sufficiente (ai tempi della gloriosa DC) per l’espulsione dal medesimo. Che non è avvenuta, e si è pensato che fosse per le pressioni vaticane.

In realtà, l’espulsione non è avvenuta perchè la Binetti è pazza, necessita di una cura pschiatrica seria, e in fretta, perchè una persona non può stare così male. Finchè c’è lo scontro politico va bene, quando si passa alla salute ci si ferma e si chiamano i medici e i trattamenti sanitari obbligatori. Infatti, come riporta l’editoriale di Scalfari su Repubblica, la Binetti attribuisce l’errore sul richiamo alla norma come una volontà divina:

Quella trascuratezza c’è indubbiamente stata, ma non è né dolosa né colposa. E’ talmente macroscopica e impensabile che non può che essere stata effetto d’un “intervento dall’Alto” - così testualmente scrive la Binetti - stimolato dalle sue preghiere.

Ora quindi basta, aiutiamola a guarire. La solidarietà verso i malati non è una prerogativa dei cattolici. Quando starà meglio, torneremo a parlare, anche con lei, di diritti civili. Fino a quel giorno, le si deve la compassione e il rispetto per chi soffre.

Due donne. Un ponte.

Paola Binetti è la senatrice della Margherita in quota Opus Dei che in televisione ha dichiarato che l’omosessualità è un disordine da curare. Ricordo di averla sentita proferire questa bestialità proprio quando ero ad Assisi con M., e lui francese che parla un ottimo italiano pensava di aver capito male.

Paola Concia è la portavoce nazionale Gayleft.

Queste due donne così diverse si sono incontrate, come viene raccontato su questo articolo dell’Unità, Io lesbica, assistita dalla Binetti e su questo del Foglio, Il mio nemico del cuore quando Paola Concia ha scoperto di avere un tumore e si è operata proprio nell’ospedale in cui lavora come medico la Binetti. E quest’ultima le è stata vicina prima e dopo l’operazione, rincuorando lei e i suoi parenti, mentre molti compagni e compagne di lotte si sono eclissati, e tanto di più si sono eclissati quando hanno saputo che era entrata in confidenza con il nemico.

E’ una storia molto forte, e credo che se la carità è un sentimento privato, ci voglia molto coraggio a raccontare una vicenda così forte per i suoi elementi che la costituiscono (la malattia, la sofferenza, la paura di morire) in pubblico, esponendosi alle critiche di persone con cui si è combattuto battaglie civili per una vita e che ora si sentono esclusi.

Paola Concia ha avuto il coraggio di fare un nuovo coming out, che come tutte le dichiarazioni cambia il nostro posto nel mondo ed è anche, nel senso più alto del termine, una testimonianza e un atto di coraggio. I ponti si costruiscono solo con gli atti di coraggio.

Io comincio con il dirle grazie.