Tanto per mettere subito le cose in chiaro, è un film molto forte. Spesso disturbante. Certamente che causa un senso di angoscia e di sofferenza, specialmente nella prima parte. E’ anche un film lungo, dura circa due ore e mezza, in cui si acconta la nascita, lo sviluppo e la conclusione (dal punto di vista dei protagonisti di quegli anni) del fenomeno del terrorismo tedesco.
Le recensioni che ho letto sono piuttosto severe, e in parte colgono un limite del film, il volerci mettere dentro quasi tutto e quasi tutti i punti di vista, oscillando perciò sempre tra la dimensione più politica e le dinamiche interpersonali nel gruppo terroristico. Però queste critiche non hanno reso conto della struttura del film, che inizia raccontando il contesto e gli episodi che hanno dato vita al terrorismo tedesco (compresa l’angosciante reazione della polizia alle proteste contro la visita dello Scià in Germania, qualsiasi italiano non può che pensare alle vicende del G8 di Genova) poi con questi terroristi che hanno fatto terra bruciata intorno a loro stessi e alle loro vite precedenti, i legami con il terrorismo arabo (i rimandi evidenti sono a Munich, che però ha un impianto completamente diverso e dove un personaggio principale c’è) ed infine il passaggio di consegne tra la prima generazione di terroristi e la seconda e la terza. Dove i padri del movimento sono considerati dei martiri dello stato oppressivo e fascista, mentre invece sono dei poveri pazzi, incapaci di avere il ruolo che gli hanno attribuito, e che infatti non lo reggono.
Forse sì, se il film si fosse spostato più lungo una certa dimensione avrebbe avuto un altro impatto, così rimane un po’ sospeso tra i possibili diversi generi, tra l’affresco quasi documentaristico di una generazione e l’esplorazione della lucida follia umana. Ben realizzato dal punto di vista tecnico e niente affatto una produzione di serie B, questo rende il film anche più forte nel suo impatto visivo.
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