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E chi glielo dice a Hillary?

Secondo Newsweek, la cosa migliore che può fare adesso è ritirarsi, appoggiare Obama e nel caso in cui questi perda, presentarsi come candidata nel 2012, avendo così dimostrato che non è attaccata al potere come invece tutti pensano. Per il Washington Post, considerato che non ha alcuna speranza contro McCain, l’unico problema è trovare qualcuno autorevole che le dica di lasciar perdere e mandare avanti Obama, perchè in Texas i sondaggi li danno alla pari, e in Ohio, malgrado l’appoggio del governatore, i suoi margini si misurano in meno di dieci punti. Per la distribuzione di questi voti, per il sistema elettorale delle primarie democratiche (che è proporzionale) la conclusione è che non ci sarà alcun suo recupero nel numero di delegati, e in altri prossimi stati Obama è assai più avanti.

La Clinton è molto intelligente, tanto che ha già cominciato a fare discorsi in cui dice che chi sarà il candidato sarà un buon candidato, la questione potrebbe essere quale sia il modo migliore di vendere cara la pelle.

Obama vince tra le donne

Tra le donne democratiche che hanno votato in Wisconsin, il 51% vota Obama, il 49% Clinton. E’ un pareggio che azzera le distanze che ci sono sul voto totale (dove Obama stacca Clinton di 18 punti percentuali) ma è una vittoria netta per Obama, che ha conquistato anche la parte di elettorato democratico che doveva essergli meno favorevole. In più, ha ottenuto due terzi dei voti (contro un terzo) tra l’elettorato che si definisce indipendente.

La campagna elettorale della Clinton deve riuscire a portare a casa almeno dieci punti di vantaggio, meglio quindici, in Ohio e in Texas, ed è una battaglia quindi quasi disperata. Uno degli spot che ha fatto, in cui si dice che anche lei ha lavorato nel turno di notte, è uno spot appunto disperato se non ridicolo, un tentativo di identificazione con la classe lavoratrice che in Ohio è particolarmente forte. Quando il suo portavoce, incalzato dalle domande, dice che sì la signora ha lavorato di notte, ma alla sua scrivania, secondo me non guadagna voti con chi di notte è non a una scrivania, anzi si rende aristocratica e distante, proprio quello che non le serve.

Il risultato è quindi che con Obama c’è una identificazione forte ormai di tutti i segmenti di voto democratici, una estrema adesione di quelli che non sono democratici ma indipendenti, e la Clinton si trova adesso in un angolo, è lei che deve apparire come la figlia del popolo, compito che le è oggettivamente difficile.

(Aggiornamento: alle Hawaii, sui primi seggi scrutinati, Obama ha il 77% dei voti. E’ ovvio che è il suo stato natale, ma è una percentuale umiliante, sopratutto considerando che la Clinton ha giocato la carta della figlia, che pare sia una delle sue armi migliori. Se l’arma migliore la porta al 20% dei voti è messa male)

Le uniche cose che possono far recuperare la Clinton, che è comunque ancora oggi percepita come una persona più competente, sono un drastico abbruttimento dell’economia (quindi, dati i tempi da qui al 4 di Marzo, uno scivolone di Borsa) o un attentato. Altrimenti la sua corsa per la Presidenza è finita.

Obama l’ispanico?

Se Obama riesce a catturare i voti della comunità ispanica, per la Clinton è finita. Questo gruppo sociale è infatti l’unico che ancora la appoggia massicciamente, e questo perchè gli ispano-americani non hanno particolare simpatia per gli afro-americani e viceversa. Nella comunità nera Obama ha il 90% dei voti, sta catturando il voto delle donne, e comincia a prendere qualcosa appunto tra gli ispanici. Sono loro che hanno fondamentalmente decretato il successo della Clinton in California, per cui se cambiano orientamento ci sarà un plebiscito per Obama.

A questo punto, lo scenario per le elezioni di Novembre sarebbe di un candidato repubblicano di posizioni non becere, e un democratico orientato verso il centro che cattura però i voti della parte più disagiata d’America. Otti anni di dottrina Bush hanno prodotto degli anticorpi.

La Clinton deve ora dimostrare di saper reagire bene sotto pressione (e sa reagire bene sotto pressione, ha salvato la presidenza del marito più di una volta) e deve vincere in Ohio e Texas staccando Obama di almeno 10 punti, per tornare ad avere un numero di delegati in pareggio.

Per dire, noi discutiamo della linea politica di Sabino Pezzotta.

Obama Obama

Obama aveva due problemi da superare quando si è presentato alle primarie. Il primo, doveva far capire che non era un outsider, e che quindi la nomination della Clinton non era un atto scontato. Il secondo, convincere gli elettori neri che poteva rappresentarli. Questa cosa infatti non era per niente ovvia. Il primo presidente nero degli Stati Uniti è stato spesso indicato in Bill Clinton, e non certo per il colore della pelle, ma perchè la sua vita familiare e personale (un patrigno alcoolizzato, un fratello in galera per droga durante la sua presidenza) erano elementi con cui la popolazione di colore si identificava. Mentre Obama viene da una famiglia medio borghese ed è nato in un paese africano (mi pare il Kenya) dove la popolazione nera è maggioranza. Questo tema della rappresentazione è stato molto forte nei primi momenti della campagna elettorale, dove si è rivelata molto astuta la biografia di Obama in cui viene invece raccontato come uno studente nero squattrinato.

Ora comunque questo processo di identificazione è avvenuto, perchè progressivamente gli elettori neri tendono ad appoggiarlo sempre più, e la Clinton non può più liquidarlo come un outsider di cui si apprezza l’impegno ma non i risultati. Anche il sistema di nomina dei delegati democratici favorisce molto Obama, perchè mentre i repubblicani hanno un collegio uninominale per ogni stato, i democratici hanno un sistema proporzionale, così anche avendo perso in California ha comunque ottenuto delegati. Nelle ultime primarie ha poi preso circa 3 delegati per ogni delegato della Clinton, e anche se alcune di queste erano in stati molto piccoli, è evidente che ha rotto l’incantesimo del “bravo ma passa la prossima volta”, con il conseguente nervosismo della Clinton che ha cambiato il manager della campagna.

Io spero che vinca la nomination, perchè c’è dietro di lui un senso di rinnovamento e di rinascita molto forte, e la politica si fonda innanzitutto sulle emozioni. Se poi arrivasse allo scontro con McCain, sarebbe sicuramente un candidato più forte della Clinton. Questo perchè mentre la Clinton ha la capacità di mobilitare gli elettori repubblicani contro, con il risultato che andrebbero a votare anche i candidati della destra evangelica che non si entusiasmano per McCain ma aborriscono la Clinton, Obama sta mostrando una capacità di portare a votare persone che di solito non votano. Poichè negli Stati Uniti per votare occorre registrarsi, questo significa che anche negli stati del Sud dove un candidato democratico ha difficoltà, uno nero ha difficoltà e quindi un candidato democratico e nero sarebbe senza speranze, ci potrebbe invece essere un cambio della demografia dei votanti. Non penso a fenomeni epici, perchè comunque poi la campagna di McCain non potrà che essere centrata sul “è nero ma è come gli altri”, ma anche un cinque per cento di differenza (tra la mobilitazione anti Clinton e quella pro Obama) può fare la differenza in moltissimi stati, compresi alcuni chiave come la Florida.

Spero in un Obama-McCain

Tra Clinton e Obama, il mio candidato preferito è Obama. Più che altro, la Clinton è la mia candidata non preferita, perchè la considero troppo invischiata nella politica, troppo cinica e calcolatrice (comprese le lacrime a comando) troppo tesa a dover dimostrare di essere la più brava di tutti. Ha sicuramente delle grandi capacità e dei meriti, ed è stata l’unica politica che si sia mai occupata del grande tabù delle assicurazioni sanitarie private, elaborando durante la prima presidenza del marito un piano sanitario nazionale che venne così duramente contestato da mettere in difficoltà lo stesso presidente. Ma ha anche una straordinaria capacità di coalizzare i repubblicani contro di lei, e se in Italia si può vincere proprio per la capacità di coalizzare a favore e contro (come fa Berlusconi, in questo Veltroni è intelligente nel volergli impedire il gioco che meglio gli riesce) in America c’è uno spirito civico per cui un candidato di rottura non tende a passare. Il partito repubblicano è oggi un partito in grande difficoltà, reduce da una presidenza disastrosa e scosso da scandali sessuali di ogni tipo, con una destra religiosa che è scettica e degli elettori che sono più liberi. La straordinaria e brillante manovra politica fatta nel 2004 da quel genio di Karl Rove, che portò i repubblicani indecisi a votare per la presidenza (e quindi a votare Bush) organizzando ovunque referendum sui matrimoni gay che si svolgevano lo stesso giorno delle elezioni presidenziali, oggi non avrebbe alcuna possibilità di verificarsi, Rove ha abbandonato Bush e da lì per il Busharello non c’è stato più niente da fare.

Allora e in questo scenario, tutto bisogna fare tranne che ricompattare i repubblicani, e Obama è un candidato che invece può proprio assorbire dei voti in uscita, perchè è più moderato della Clinton e assolutamente non inviso. Inoltre, per il gap generazionale che rappresenta, è più in grado di portare a votare dei giovani nuovi votanti, come è già accaduto nelle primarie. Ha sicuramente meno esperienza di governo della Clinton, ma sta dimostrando di sapersi muovere, e comunque un presidente americano è innanzitutto una ispirazione per la nazione, poi per il governo si saprà circondare di persone capaci.

 Certo, Obama non prenderà molti voti negli stati del Sud, ma non credo che nessun candidato democratico possa realmente sperare di espugnare il Texas. Ma può fare man bassa di voti per esempio in California, e in questo senso le primarie di oggi lì saranno il vero termine di confronto della capacità di mobilitazione.

Dall’altra parte, sono contento che McCain sarà il candidato. Anni fa l’ho sentito parlare e mi è sembrato un galantuomo, ed è l’autore dell’unica legge che prova a governare i finanziamenti alle campagne elettorali, annacquata poi dal Congresso. Uno scontro Obama-McCain sarebbe uno straordinario lavacro per la democrazia americana e un grande momento di rigenerazione, tutto il contrario del bolso Kerry contro il baciato dalla fortuna Bush.