Molti anni fa lessi alcuni dei volumi del ciclo di Shannara, un ciclo di mallopponi fantasy di Terry Brooks. Nel primo dei libri di uno dei sotto-cicli, ai protagonisti appare lo spirito di Allanon, che gli dice che ci stanno un sacco di guai di cui si dovranno occupare, ma lui purtroppo ormai è solo uno spirito, per cui oltre a dirgli questo, figli miei, non può.
Il mio tutor di dottorato. Questo è, uno spirito. Ieri mi ha chiamato per dirmi che, capisci, i tempi sono brevi, lui non sa dove trovare una commissione di tesi, due ne conosce e sono liberi non prima di Ottobre, poi capisci che chi difende la tua tesi?
Una volta, questo professore era uno che cacciava un urlo e gli altri suoi colleghi si andavano a nascondere sotto i tavolini, facendo il bello e il cattivo tempo, dominus incontrastato del dipartimento. Ha fatto pasare delle tesi di dottorato vergognose. Poi, ha incontrato delle sirene, e nell’Università se non ci stai ogni giorno a presidiare il campo non conti più niente, e così è stato per lui.
L’idea che un ordinario, di decenni di carriera e barone, non sia in grado di trovare due persone da mettere in una commissione, dice tutto di lui e di ciò che non è più. Purtroppo, in questa rovina della casa Usher ci sono finito anche io, e quindi certamente la tesi sarà discussa per Ottobre, perchè adesso lui andrà a piangere e strepitare finchè non mi concederanno una proroga. Che, in realtà, è una proroga per lui.
Niente succede per caso, e la tumultuosa giornata di ieri è stata la prova provata, certificata, vidimata e timbrata in triplice copia, che i miei destini professionali si separano da quelli di questa persona. G. mi ha detto che gli avrei potuto dire “Professore, la ringrazio di quanto fatto finora ma credo che lei non abbia più niente da insegnarmi” aldilà della convenienza; io sinceramente a sentirlo al telefono mi ha fatto quasi pena, una continua dichiarazione di impotenza, non credo devo metterci alcun carico da dodici sopra, aspetterò che le cose facciano il loro corso universitario, ma la mia vita universitaria è finita ieri.
Avrò, perchè ho, altri professori con cui lavoro, in un rapporto che è di natura privatistica, farò lezione se posso perchè comunque il titolo di professore mi può far sempre comodo, ma è escluso che io possa avere qualcosa a che fare con questa persona in termini professionali, ovvero accademici; come si dice in questi casi lasciate che i morti seppelliscano i propri morti. Tornerò alla mia vita professionale privata, che ho trascurato nell’ultimo anno proprio per il dottorato, e che è il mio destino e quello che voglio fare, stufo di perdere tempo con la mediocrità di un gruppo di ricerca che è ormai un mucchio di pelle ed ossa.
E, poichè questa persona è, per le alchimie della politica universitaria, l’unica con la quale avrei mai potuto pensare di avere una vita e carriera da accademico, questo implica che tale carriera non ci sarà, cosa che prima di ieri era sicura al 99.5%, mentre oggi lo è al 100%, e non la vivo come una diminutio. Negli ultimi tempi ho pensato a quante persone costui ha trascinato nel suo crollo, gente che lavorava nel settore privato ed è venuta all’università confidando di avere un posto da professore (che per titoli e competenze avrebbe anche stato meritato) ed è invece rimasta appesa. Io non farò questo errore. Le proposte che mi ha fatto finora di collaborazioni con lui su questo e quello mi erano sempre sembrate approssimative, non davano una chiara indicazione di dove volesse portarmi, sopratutto si presentavano come dei favori che lui faceva a me a trovarmi un posto, quando per quello che io so fare nel mio piccolo campo, il favore lo fa lui agli amici suoi a mandarmi da loro, e se non l’ha capito finora non lo capirà mai. Per cui, io ballo da solo.
Come cittadino, sono sconsolato e sconvolto dalle condizioni dell’università italiana, che ammazza i suoi figli migliori e fa passare la voglia di fare ricerca a quelli che più ne hanno (perchè, se si fosse comportato in modo diverso, io con lui forse ci avrei anche lavorato, ora se proprio vorrò fare ricerca la farò da battitore libero, non certo a sua maggiore gloria e fama) ma questo viene dopo, come me stesso posso dire che è stato bello finchè è durato, ma era finito da quel dì. Non rovinerò la mia vita inseguendo le chimere della ricerca, ricerca si fa quando ci sono soldi, strutture e relazioni, qui non c’è niente.
Quando vinsi il dottorato, lo vinsi senza borsa. Lì per lì la presi molto male, anche perchè il mio scritto era il migliore di tutti (non per chissà quale motivo, ma perchè era uscito un tema che conoscevo alla perfezione; ricordo le facce sconvolte degli altri candidati, che fecero due pagine striminzite, e io ne scrissi dodici), ma non bastò perchè già allora il mio professore non era così forte da farmi vincere una borsa. E’ stata una benedizione, non aver vinto la borsa, l’ho pensato da due anni a questa parte e oggi più che mai.
Perchè così non mi sono sentito a loro, con alcun dovere, e ho dovuto trovarmi la pagnotta, costruirmi il mio mestiere, e oggi arrivare a pensare che non me ne frega niente. Sempre il professore mi ha detto che, per migliorare la tesi, dovrei andare a parlare con questo e con quello, che sono molto interessati al mio lavoro (grazie, ma non ho bisogno di conferme, mamma m’ha fatto intelligente) e io certo, ogni tanto ci andrò pure.
Dovrò però fare lo sforzo di non mettermi a ridergli in faccia.
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