Trovo fin troppo emotiva la copertura che il gran circo dell’informazione sta dando della situazione economica. Lo spazio dedicato alla caduta delle Borse sta nascondendo alcuni fatti più sostanziali e di più lungo periodo, e continuare a pensare che si debba limitare l’effetto piuttosto che intervenire sulle cause è il miglior sistema del conglomerato finanziario-affaristico per provare a campare un altro po’, il tempo di inventarsi qualcosa per trasferire il rischio sulle palle (non manca una s) dei risparmiatori.
Primo punto. E’ molto più significativo quello che succede al tasso Euribor che non quello che succede nelle Borse, visto che in Europa e particolarmente in Italia i debiti che si hanno sono per l’acquisto di case e vengono pagati dallo stipendio, piuttosto che dalla previsione di future entrate dovute a dividendi o a crescite del mercato immobiliare. Questo è il grafico di come il tasso Euribor è variato nell’ultimo anno:

Ci sono più tassi derivanti dalla durata del prestito intra-banche, e ci sono delle fluttuazioni di vario tipo, ma è evidente come il tasso annuale stia costantemente aumentando. Poichè i mutui a tasso variabile sono il tasso Euribor più il margine di inefficienza della banca, è evidente che le rate dei mutui italiani stanno aumentando. Il taglio del costo del denaro si è ripercosso solo per metà sull’Euribor, cioè le banche europee stanno talmente tanto con l’acqua alla gola che preferiscono prendersi un margine maggiore piuttosto che prestare soldi. Ora, il punto non è quanto sia alto o basso in assoluto l’Euribor, ma quanto chi ha un mutuo possa onorarne le rate. Perchè gli stipendi italiani sono invece inchiodati, e nella oscena proposta governativa per il rinnovo dei contratti si parla di un punto e mezzo in più, quando l’inflazione è tre volte tanto.
Quello che Giulietto Tremonti e i suoi scagnozzi non sanno o fanno finta di non sapere temendo le drammatiche conseguenze, è che mentre in America la crisi dei mutui è dovuta ad aver prestato soldi a chi, al momento del prestito, si sapeva già che non avrebbe potuto pagare le rate, in Italia i soldi sono stati prestati a chi poteva sì pagare, ma una certa rata e non alcune centinaia di euro in più al mese, come sta accadendo e come accadrà in seguito.
In altri termini, se non si aumentano subito di almeno il 5%, meglio il 10%, gli stipendi e i salari più bassi, anche in Italia ci sarà una crisi nel mercato dei mutui, e a quel punto i problemi della Borsa di Milano saranno ben poca cosa.
La proposta di rinegoziazione che le banche hanno presentato è una truffa, perchè la differenza tra la vecchia rata e la nuova viene trasferita su un nuovo mutuo, su cui a sua volta si pagano gli interessi. Ma la vecchia e la nuova rata contengono già una quota interessi, quindi si vanno a pagare gli interessi sugli interessi, e l’anatocisto sarebbe stato dichiarato illegale dalla Cassazione.
Tutto questo detto, o lo Stato fa quello che stanno facendo in America, ovvero acquisisce i mutui delle banche e li rinegozia con i singoli, oppure aiuta i singoli a pagare le rate. E questo non si realizza abbassando le tasse, perchè il 10% di reddito in più significa il 40% di tasse in meno, occorre proprio mettere dei soldi in giro (ora non sarà 10, non sarà 40 e non sarà anatocisto, ma se un coglione può prendere trenta milioni di dollari per far fallire un gruppo assicurativo, io posso approssimare).
Secondo punto. Questa crisi non è risolubile con un intervento di regolamentazione dei mercati, perchè questi mercati non sono regolabili. Tutti questi strumenti di finanza derivata esistono per un semplice motivo: le risorse naturali sono limitate. Possiamo estrarre e vendere tutto il carbone che vogliamo, ma di quello ce ne è una quantità limitata. Per dare altri stipendi ad altra gente, ci siamo inventati le vendite non sul carbone, ma sul suo prezzo, quindi le vendite sulle vendite sul prezzo, e così gioiosamente come il trenino che si fa alle feste di compleanno, dove nessuno sa dove si va ma non è un problema, l’importante è starci in mezzo altrimenti si passa per asociali. Per cui, quando si comincerà a dire che certi meccanismi non possono essere più consentiti, si cambierà faccia al sistema economico, perchè certi pezzi che oggi ne fanno parte domani non avranno più la possibilità d’essere.
Terzo punto. Oltre che per questo, il capitalismo ha ampiamente fallito nella sua capacità di generare una ricchezza diffusa. Citava dei dati oggi Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera:
Negli ultimi 11 anni, le società del S&P 500 Index hanno distribuito agli azionisti, sotto forma di dividendi e acquisti di azioni proprie, ben 4200 miliardi di dollari. Ben 22 delle prime 50 principali società hanno distribuito più dell’utile e altre 8 tra il 90 e il 99% delmedesimo (William Lazonick, The Quest of Shareholder Value, settembre 2008). Un autentico saccheggio delle imprese che, in molti casi, avevano goduto di varie forme di sussidio statale.
[...]
Nell’illuminata Ibm i guadagni da stock options dei 5 primi dirigenti sono stati pari a 689 volte quello del dipendente medio. Più in generale il rapporto tra la paga media degli amministratori delegati delle maggiori imprese americane e quella dei dipendenti è volato dalle 42 volte del 1980 alle 107 volte del 1990 fino al record di 525 volte del 2000 per scendere a 364 volte nel 2006
(quello che Mucchetti non ha detto è che queste oscenità valgono anche per le imprese italiane, un caso su tutti: Telecom Italia).
Il punto vero, tutto politico, è se questi meccanismi devono essere sanati, per avere una fase di distruzione creativa, oppure ci si accontenta di palliativi, come quelli messi in campo finora. Ho molto forte la sensazione che il tono e il focus di questi giorni siano proprio quelli che gli gnomi della finanza vogliono per continuare a fare quasi tutto come prima. Era sconvolgente sentire su CNBC questi analisti finanziari americani che, fino ad una settimana fa, parlavano di tutto come di una fase normale, discutevano di quando il DJ avrebbe ripreso a crescere e si opponevano a qualsiasi ipotesi di riforma. Questi incapaci, quando non collusi, hanno ancora troppa voce perchè si possa veramente sbattere loro in faccia il fallimento di questa economia derivata.
Ci vuole, semplicemente, la Tobin Tax. Che, in omaggio, produrrebbe dei soldi utili per sradicare le malattie e la fame dal mondo, per sempre.
(E niente cazzate come quelle di Zambardino su Repubblica, per cui questa crisi metterà a rischio le start-up tecnologiche. Anche un giornalista di Repubblica dovrebbe sapere che le start-up ricorrono al capitale di rischio, non certo alle IPO. E comunque potremmo tutti sopravvivere senza Facebook).
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