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Requiem per Piazza Navona

“Sono molto avvilito per quello che e’ successo l’altro giorno a piazza Navona”. Lo ha detto Nanni Moretti nel corso dell’incontro con i giornalisti in occasione della consegna del ‘Premio Fiesole’. “Gli organizzatori – ha proseguito Moretti – sono stati degli irresponsabili. Mi dispiace che in questo disastro siano state coinvolte persone come Rita Borsellino, che ha fatto un bel discorso. Ma quando si organizzano queste cose bisogna distinguere. Mi dispiace che sia stato sporcato tutto. Mi dispiace che con gli interventi di Grillo e della Guzzanti siano stati oscurati gli obiettivi della manifestazione e forse sia stata sporcata anche la stagione dei movimenti del 2002 che, se mi permettete, era un’altra cosa rispetto alla manifestazione di martedi’. Di quei girotondi, movimenti ed associazioni al di fuori dei partiti, nati nel 2002, spesso e’ stata fatta una caricatura, non raccontando la verita’ di quei movimenti. Ora – ha proseguito il regista – purtroppo quella caricatura e’ diventata realta’ ed io sono molto avvilito. Non bisogna trovare scuse. Pretesti ed alibi nella non tempestivita’ con la quale in queste settimane si e’ mosso o non si e’ mosso il Pd. E’ stata una cosa da irresponsabili chiamare chiunque. Uno come Grillo, per esempio, che ha insultato tutto e tutti nello stesso modo. Sono avvilito – ha concluso Moretti -, frastornato”.

(Da Repubblica.it)

Questo risolve alla radice il problema su chi non c’ha capito un cazzo, e secondo me nemmeno serve riportare i link ai blog che stanno ancora celebrando la vittoria democratica, sono dei poveretti, e non bisogna dargli importanza. C’è bisogno, però, di fare politica, a sinistra.

Alcune reazioni all’indecente spettacolo di ieri

«Questi non sono i girotondi. I girotondi non sono così. Non dicono volgarità sulle donne, non insultano il capo dello Stato, non offendono il capo dell’opposizione, non collocano il Papa all’inferno. Un regalo a Berlusconi? Peggio. È come se il copione di questa giornata l’avesse scritto lui». Furio Colombo è, parole sue, «indignato, arrabbiato, umiliato»

(Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera)

E non a caso è l’Italia che s’affida ad Antonio Di Pietro, primo ad aderire al No Cav Day per l’interminabile no e poi no a Silvio Berlusconi. È l’Italia dell’estremismo legalitario, per dirla con Piero Sansonetti, un autorevole esponente della sinistra che, giustamente, s’è ben guardato dall’andarci ieri a piazza Navona perché una cosa è chiara: i manifestanti di ieri come nemico hanno Berlusconi che si mangia la democrazia tutta ma, sotto sotto, come vero nemico hanno ben altro, hanno la sinistra.

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Saranno onesti e specchiati, eroi perfino, come Rita Borsellino (voti, pochini), ma l’Italia vera, quella che per fortuna non è migliore, preferisce stare nel torto tanto è vero che più si dà addosso al Cavaliere, tanto più quello cresce nei sondaggi. Mentre invece scende, e poi scende, la sinistra. E forse è anche un diabolico gioco delle parti che si consuma nel palcoscenico d’Italia se si pensa che il vero beneficiario del travaso dalla terrazza alla piazza non è il futuro della sinistra, non Pancho Pardi, non i Girotondi, neppure Beppe Grillo furbo al punto di ritagliarsi la giusta fettina di marketing, ma Di Pietro, un formidabile arcitaliano, uno che starebbe a destra un minuto dopo che da destra se ne fosse andato via Berlusconi.

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Benedetto quel Pci degli anni passati che sapeva fare fronte alle derive estremistiche, poveretta questa sinistra di oggi pensionata dalla magia furbacchiona (è il caso di dirlo) del radicalismo di successo, quello dei professori, dei colti e degli artisti. È proprio significativo che il ceto dei letterati, ancora una volta, abbia deciso di planare dalla terrazza alla piazza.

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(Pietrangelo Buttafuoco, sul Giornale)

A Piazza Navona, all’imbrunire, il testacoda dell’antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti. Sul proscenio della manifestazione contro le leggi vergogna restano così solo i comici, i predicatori, gli arcangeli del sarcasmo e le poesie anche rimarchevoli, ma pur sempre pregiudizialmente “incivili” di Camilleri. Sono loro, beninteso, che riempiono le piazze. Ma poi, dopo l’incendio?

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Una piazza evoluta e insieme regressiva. Un frullatore di storie di pubblica intimità. Berlusconi è lo specchio di tutto questo. Forse farebbe bene a preoccuparsi. Ma forse potrebbe perfino compiacersene.

(Filippo Ceccarelli, La Repubblica)

C’è un’Italia che vuole esprimere la sua indignazione, contro le leggi canaglia, contro i provvedimenti ad personam, contro la manipolazione spregiudicata della Costituzione repubblicana. E questa Italia fa fatica a trovare una voce. Per questo ieri a Piazza Navona è venuta tanta gente. Persone che volevano far sentire la loro esasperazione, che cercavano di uscire dal cerchio stregato della frustrazione civile, provando a far risuonare nel paese la protesta contro l’improntitudine del potere berlusconiano. Era per molti aspetti una testimonianza di dignità democratica e di civiltà politica: il tentativo di uscire dal recinto dell’impotenza.

Ha rischiato di finire male. Di diventare la parodia di un talk show deteriore, un Bagaglino di sinistra aggravato dal turpiloquio e dalla malevolenza gossipara. Peggio ancora, di trasformarsi in un attacco distruttivo alla chiave di volta istituzionale della nostra democrazia. Perché quando il microfono finisce nelle mani di un Beppe Grillo, non è più la politica a esprimersi. È una torsione populista che attacca ogni istituzione, che rifiuta di avere fiducia anche nelle istituzioni di garanzia costituzionale. Che alla fine sottrae legittimazione alla Repubblica.

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In sostanza, è accaduto che tutta la gente convenuta a Piazza Navona è stata espropriata delle sue intenzioni.

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Un’occasione di presenza e di vivacità democratica è stata confiscata, almeno per qualche minuto, da un accesso di varie volgarità, prive di qualsiasi finalità che non fossero quelle dello spettacolo in sé.

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Si corre il rischio che una parte della sinistra, ed è la parte maggioritaria, si riduca al silenzio, fino a non riuscire a dire nulla, in nessuna occasione, fino all’ammutolimento più totale. E che un’altra parte, un’altra sinistra, venga consegnata a un furore astratto, televisivo, mediaticamente estremo, incapace tuttavia di trovare strade che conducano alla politica.

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Chi ha deciso di muoversi contro le leggi ad personam merita qualcosa di più, e la politica deve darglielo.

(Edmondo Berselli, la Repubblica)

Aggiungo che oggi c’è stata una nota del Quirinale, che ha ricordato che è il Presidente della Repubblica a decidere, autonomamente, sulle domande di grazia. Giusto per stoppare Berlusconi che aveva già annunciato a Sarkozy che ci pensava lui, per la brigatista rossa che alla fine i francesi c’hanno consegnato. L’unico potere che oggi si contrappone a Berlusconi viene dileggiato in piazza, da una folla di coglioni applaudenti.

Libertà

Dopo aver letto (non ce la faccio a vedere il video, mi dà il voltastomaco) che la critica politica della sinistra radicale consiste nel dare della bocchinara ad una ministro della Repubblica, e nel suggerire che il Papa finisca all’inferno dove due diavoli attivissimi se lo inculano a turno (interessante, un insulto omofobico dentro un altro insulto), dichiaro che io sono con Silvio Berlusconi quando lui dice che è l’immagine del Paese.

Di sicuro, è una immagine migliore di quella della signora (si fa per dire) Guzzanti, chiaramente sotto l’effetto di droghe e a cui va imposto un trattamento disintossicante, anche coatto.

Pazienza, quest’anno è andata così

Corrado Guzzanti

Oggi sono un po’ così.

Sarà, anzi è, perchè ho finito in tempo – malgrado i boicottaggi involontari di chi ho intorno – il lavoro previsto, a parte qualche ora di angoscia per un server che rifiutava l’articolo. Sarà anche perchè è una di quelle ondate di ritorno, come quando lanci la rete e speri di fare un gran pescato e poi tornano indietro gusci vuoti. Sarà perchè sono fin troppo introspettivo (come dice D. – di cui un giorno parlerò – non spengo mai il cervello). Sarà tutto il mio vissuto che non ho ancora elaborato e che mi porta quindi ad avere bisogno di avere qualcuno vicino, che risponda sempre alle mie telefonate.

Perchè quando chiamo e non ho risposta, i giorni mi sembrano diventare settimane… sono tre giorni che non sento G., e mi sembra che sia passato troppo tempo, che non sia interessato più a me, che qualsiasi cosa faccio sia sbagliata, se lo chiamo non risponde, ma se non lo chiamo mi sento in difficoltà…lotto con l’impulso di scrivergli un lungo sms elencando tutto, con tutte le opzioni e le contro-opzioni, i perchè e i percome…sapendo che se lo facessi per lui sarebbe la sceneggiatura di un film intitolato “Come conobbi un appiccicoso e me ne liberai”. Però quella frase che ho letto, “il ragazzo ideale è quello che ti richiama” la sento forte dentro di me, ed è ora un eco vuoto.

Eppure non è che mi manchino i contatti e giovani uomini che mi cerchino, sono fin troppo popolare, con la mia rubrica che si riempie di numeri di telefono che non sento e forse non sentirò mai. Ma c’è un forte conflitto in me, perchè so che questa ricerca di qualcosa che viene da fuori è la strada sbagliata, la mia serenità dovrebbe venire da dentro. So, perchè lo vedo, che ogni volta che sono in una comitiva gay sono oggetto di interesse, eppure perchè frequento così poco queste comitive?

Sopratutto, perchè non ho ancora una forte rete di relazioni amicali che possano fare un po’ da guscio protettivo, anzi direi da sospensione che un po’ ammortizza i momenti più cupi, o anche solo quelli in cui non ti va di star da solo a casa?

Certo che mi rendo conto di aver fatto molta strada, questo mese di Agosto è stato comunque molto piacevole e pieno di incontri comunque gradevoli, se ripenso ad alcuni agosti passati, dove c’erano giorni in cui provavo un dolore acuto e presente, non solo e non tanto perchè solo, ma perchè con così poca capacità di guardarmi un attimo da fuori e vedere che dovevo invidiarmi, non certo commiserarmi… per quanto io stia in cammino, mi rendo conto che un po’, è fatale, ci sono momenti di bonaccia, in cui vado avanti per l’abbrivio e non per una nuova energia.

Però so anche che se il vento non gonfia la vela, non colmerò mai questi oceani giungendo a te.

E questo è più o meno quanto ho pensato tra ieri e stamane, e Corrado Guzzanti c’entra perchè la sua genialità trasformistica mi ha fatto di nuovo ridere.

 


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