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Chissà chi si credono di essere

Il governo delle Maldive ha avuto una riunione del governo sott’acqua, per protestare contro il cambiamento climatico.

Con gran sfoggio di telecamere. Quando qui, in Italia, ci sono ministre che l’apnea l’hanno praticata, eccome se l’hanno praticata, senza cercare nessuna pubblicità.

Inizia il collasso

C’è un articolo del New York Times racconta la vicenda di uno dei suoi giornalisti economici che si è fatto finanziare oltre mezzo milione di dollari per comprarsi una nuova casa, e ha scoperto che non poteva permettersela, passando anni di disperazione dietro i conti che diventavano sempre più rossi, fino a finire nel pieno della crisi economica e finanziaria, declassato a debitore insolvente e con la casa che potrebbe finire all’asta.

Un paio di giorni fa ho intravisto un articolo di Repubblica, che racconta della nuova evoluzione del credito al consumo. in Italia Prima c’erano poche rate per grandi acquisti (l’auto, ristrutturazioni di casa…) poi si è passati alle rate minuscole (anche 5 euro al mese per comprare un gingillo tecnologico). Subito dopo, qualcuno ha proposto un unico grande finanziamento con cui pagare ed estinguere tutte le rate e magari prendere qualcosa in più che fa sempre comodo. Del resto le finanziarie riciclano i soldi sporchi creando una platea di debitori che devono rimanere indebitati per sempre, così pagheranno solo gli interessi e mai il capitale.

L’evoluzione di cui parlava questo articolo consiste nel fatto che molte persone, piuttosto che prendere un prestito come credito al consumo (che significa dal 10% al 20% di interesse annuale) prendono una ipoteca sulla casa di proprietà, contando così su tassi più bassi (intorno al 5-7%).

Io posso anche capire che possano esistere delle molto assai specifiche situazioni in cui questo meccanismo ha senso, anche se in genere i prestiti su casa si prendono per finanziare delle nuove attività, e non certo per pagare il nuovo cellulare. Ma che questo sia un andazzo diffuso è una cosa preoccupante, perchè vuol dire che ci sono persone che sono ormai così schiave della trappola del debito che non sanno più cosa fare e come uscirne, e invece di mangiare pane e cipolla e andare in un monolocale ed affittarsi la casa di proprietà, trovano più agevole prenderci una ipoteca sopra per estinguere i debiti che hanno contratto per cose voluttuarie e beni non durevoli.

Questo paese si è finora tenuto insieme perchè molti hanno le case di proprietà; quando ho letto il titolo dell’articolo ho pensato che un giorno mi sarei ricordato di quando ho letto che il sistema economico italiano aveva imboccato la via del collasso sistematico.

Previsione per l’anno nuovo

Anno che arriva, previsioni per il nuovo anno. Questa volta ci prova pure il Financial Times, che in questo articolo riportato dal Corriere scrive un ipotetico riassunto del 2009, tutto centrato sulla situazione economica.

Quasi corretto, se non fosse per l’errore culturale, antropologico direi, che sottende l’intero articolo: quello di continuare a pensare che il capitalismo sia il punto di arrivo dell’evoluzione umana, e non un punto di passaggio: nessun sistema economico è mai durato per sempre, non c’è motivo per cui il capitalismo si ripeta e si perpetui, quando è un sistema che non ha la felicità dell’uomo al suo centro, ed è anzi profondamente anti-umano. E se uno ha dei dubbi sulla anti-umanità del capitalismo, può vedere la distribuzione della ricchezza nel mondo, dove qualche miliardo di persone continua a morire di fame o anche nei cosiddetti paesi ricchi, dove una minoranza ha tutto e c’è poi una enorme classe media che tira a campare, giusto terrorizzata di fare la fine di quelli che invece non hanno proprio niente.

Ma questo è un discorso più di lungo termine (a cui in genere i cosiddetti fautori del capitalismo oppongono la sciocca domanda di chiedere quale sia l’alternativa al capitalismo, come se il futuro fosse prevedibile), il discorso più a breve termine che manca in quell’articolo è semplicemente questo: Obama non avrà altra speranza, per risollevare l’economia americana, che consolidare il debito pubblico americano.

Questo vorrà dire che i titoli di stato americani in mano agli investitori esteri e alle banche saranno carta straccia, mentre quelli in mano alle famiglie americane saranno rimborsati, anche se probabilmente solo il capitale e non gli interessi. Questa manovra libererà una enorme quantità di risorse, che potranno essere utilmente impiegate nella trasformazione del sistema economico e sociale, non che Obama abbia una idea di cosa venga dopo il capitalismo, ma una redistribuzione della ricchezza è comunque necessaria.

Questa operazione, anzi il solo citarla, farà urlare i teorici del capitalismo, che dimenticano o non sanno che anche nella storia d’Italia il debito è stato già più volte consolidato, e ogni volta questo ha dato il via ad una grande crescita dell’economia. O che per ogni euro che entra nel debito pubblico, lo Stato poi ne ripaga dieci.

E’ vero che consolidare il debito pubblico porterà al fallimento delle grandi banche e dei conglomerati finanziari che detengono questi titoli, ma questi sono già andati falliti; come è vero che le forze che più vogliono conservare l’attuale sistema capitalistico sperano che questo non avvenga, anche se ormai la situazione del sistema è aldilà del loro controllo. Nè credo nessuno si spiaccia a pensare che gli oltre mille miliardi di titoli del Tesoro americano in mano alla Cina spariscano dalla sera alla mattina.

In effetti, io pensavo proprio l’anno scorso che, se le elezioni politiche italiane fossero finite in parità, allora ci sarebbe stato un governo cosiddetto tecnico che avrebbe proprio fatto questo atto per far uscire l’Italia dalla crisi., viste le dimensioni del nostro debito e il fatto che sia ormai non più pagabile, nonostante le storie che vengono raccontate.  Solo che le elezioni hanno avuto un vincitore netto il quale non è che non ci stia pensando (per Berlusconi sarebbe una cosa ottimissima, potrebbe riplasmare il sistema economico alle sue migliori convenienze, con tutti i banchieri che bussano a Palazzo Chigi per chiedere l’obolo di Stato) ma credo stia aspettando che questa cosa venga fatta da tutti i governi interessati.

Maroni e l’IP unico: l’ignoranza beata al potere

Un giorno a Roberto Maroni hanno detto: che vuoi fare il ministro dell’Interno? E lui tutto gasato, la Lega, il federalismo, i prefetti, insomma gli è parso brutto dire di no. Solo che ogni tanto non ha ben chiaro di che cosa si dovrebbe occupare e, sopratutto, di cosa non si dovrebbe occupare.

Ieri ha proposto, con la allegra leggerezza dei politici italiani quando parlano di cose tecniche (cioè, senza saperne una beata fava) che ad ogni utente di Internet sia associato un singolo indirizzo IP,  in modo da rendere più semplice la determinazione di chi ci sia dietro un indirizzo, allo scopo di evitare l’uso della Rete per scopi eversivi.

Ora, proverò a fare l’elenco dei motivi per cui quello che ha detto il signor ministro sia una fregnaccia, ma non garantisco che l’elenco sia completo:

  1. Già oggi è possibile associare ad un indirizzo IP pubblico una persona che ne abbia la responsabilità per i contenuti immessi in rete tramite quell’indirizzo: questo strumento viene utilizzato quotidianamente, non è che per dire i pedofili che usano la Rete sono scoperti perchè organizzano dei meeting a Piazza Navona e arriva la polizia che fa una retata;
  2. Ad un indirizzo IP possono corrispondere più persone, è il caso di una qualsiasi azienda che, per usare un termine tecnico, natta (dall’apparecchio che lo fa, il NAT) i suoi utenti. In quei casi l’identificazione del reale utente è più complessa ma comunque, ovviamente, possibile, altrimenti i pedofili di cui sopra compirebbero i loro crimini dall’ufficio per contare sulla non rintracciabilità;
  3. La legge che impone un certo controllo, il cosidetto decreto Pisanu contro il terrorismo, è pienamente operativo e funzionante, e le soluzioni tecniche adottate per aderire alla legge sono quelle corrette, non occorrono cose basate su assurdità tecniche come l’indirizzo IP unico;
  4. Dubito che ci siano sufficienti indirizzi IP per tutti gli italiani e tutte le apparecchiature informatiche che ci sono in Italia;
  5. Ad un indirizzo IP possono corrispondere anche dispositivi automatici (un web server è un dispositivo automatico) che possono essere compromessi per inviare contenuti sovversivi. E’ anzi una modalità abbastanza tipica, e anche se gli amministratori di tali server sono responsabili di almeno mancata diligenza professionale, non arriviamo comunque ad identificare i colpevoli, che è la finalità di cui il signor ministro si preoccupa;
  6. Chi conosce la Rete e i suoi meccanismi conosce tanti, ma tanti, sistemi diversi per fare qualsiasi cosa in modo anonimo. Alcuni sono proprio popolari (usare un anonimizzatore) altri richiedono di sapere dove mettere mani. Io, che mi occupo di informatica ma non faccio certo il retarolo (espressione gergale per dire chi si occupa di reti) ne conosco alcuni, chi si occupa di rete professionalmente credo abbia intere bibliografie sull’argomento;
  7. In Cina, stato comunista (Maroni non era contrario ai comunisti?) non riescono a bloccare completamente il traffico “illegale” (secondo la definizione del governo cinese di illegalità), dubito che possano comunque riuscirci in Italia che rimane uno stato di diritto;
  8. Qualsiasi sia il sistema di autenticazione adottato, questo è sempre violabile da chi ha sufficiente interesse a farlo. Le carte di identità sono un sistema di autenticazione su cui tutti concordiamo, ma non pare riescano a fermare i mafiosi o i pedofili (peraltro, le carte italiane sono tra le più facilmente falsificabili al mondo);
  9. Anche ammesso che i punti precedenti siano aggirabili (e non lo sono) rimane che non è il ministro della Polizia che si deve occupare di come i cittadini esprimono il loro parere, casomai sarà il ministro delle Comunicazioni.

Quindi, le norme che consentono il contrasto ai delitti sociali commessi con la Rete esistono già, funzionano e consentono di perseguire i colpevoli. Non esiste un caso di un terrorista che abbia usato la Rete per i suoi proclami partendo dall’Italia (nè si vede perchè dovrebbe usarla, ci sono sistemi più semplici e più sicuri per il terrorista stesso, a meno che uno non si immagini un alqaedista che viene in Piazza San Pietro per collegarsi via wi-fi ad un computer del Vaticano, tiè giusto per sfregio)  quindi il motivo principe per cui Maroni pensa di mettere in piedi questo accrocco che peraltro non funzionerà mai non ha aderenza con la realtà.

Alla fine, i nostri politici parlano così tanto di questioni come la commissione di vigilanza Rai per un semplice motivo: è l’unica cosa di cui sanno parlare, appena affrontano queste meraviglie della tecnologia moderna, sparano cavolate a 360 gradi.

Politiche educative

“Non è il tempo di fare dei piccoli piani. E’ il tempo di onorare i nostri doveri morali. Fornendo ad ogni bambino una educazione di livello mondiale; assumendo un esercito di nuovi insegnanti, pagandoli di più e dando loro un maggior supporto, chiedendo in cambio una loro maggiore responsabilità”. (minuto 16:30)

Un po’ come in Italia, con Mariastella sempre tanto elegante, Silviuccio da Arcore e Renatino il professorino.

Bloccassero tutte le strade

Quello che i telegiornali di regime non diranno, era che oggi il raccordo era bloccato dalla quantità di pullman pieni di studenti che andavano a Roma. Ho visto una coda di dieci chilometri e non l’ho vista tutta, piena di studenti incazzati, allegri e bellissimi.

I figli migliori

Dall’intervista di Roberto Saviano a Repubblica (la chiamo intervista e non documento, che porta male):

Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me.

[...]

Qual è la mia malattia, la mia infezione? Qual è la mia colpa? Ho voluto soltanto raccontare una storia, la storia della mia gente, della mia terra, le storie della sua umiliazione. Ero soddisfatto per averlo fatto e pensavo di aver meritato quella piccola felicità che ti regala la virtù sociale di essere approvato dai tuoi simili, dalla tua gente. Sono stato un ingenuo. Nemmeno una casa, vogliono affittarmi a Napoli. Appena sanno chi sarà il nuovo inquilino si presentano con la faccia insincera e un sorriso di traverso che assomiglia al disprezzo più che alla paura: sono dispiaciuti assai, ma non possono…. I miei amici, i miei amici veri, quando li ho finalmente rivisti dopo tante fughe e troppe assenze, che non potevo spiegare, mi hanno detto: ora basta, non ne possiamo più di difendere te e il tuo maledetto libro, non possiamo essere in guerra con il mondo per colpa tua? Colpa, quale colpa? E’ una colpa aver voluto raccontare la loro vita, la mia vita?

[...]

Mi mette contro anche i miei amici che mi dicono: bella vita la tua, hai fatto i soldi e noi invece tiriamo avanti con cinquecento euro al mese e poi dovremmo difenderti da chi ti odia e ti vuole morto? E perché, diccene la ragione? Prima ero ferito da questa follia, ora non più. Non mi sorprende più nulla. Mi sembra di aver capito che scaricando su di me tutti i veleni distruttivi, l’intera comunità può liberarsi della malattia che l’affligge, può continuare a pensare che quel male non ci sia o sia trascurabile; che tutto sommato sia sopportabile a confronto delle disgrazie provocate dal mio lavoro. Diventare il capro espiatorio dell’inciviltà e dell’impotenza dei Casalesi e di molti italiani del Mezzogiorno mi rende più obiettivo, più lucido da qualche tempo. Sono solo uno scrittore, mi dico, e ho usato soltanto le parole. Loro, di questo, hanno paura: delle parole. Non è meraviglioso? Le parole sono sufficienti a disarmarli, a sconfiggerli, a vederli in ginocchio. E allora ben vengano le parole e che siano tante.


Questo Paese ha sempre ammazzato i suoi figli migliori. A volte in senso fisico, sotto il tritolo dei mafiosi e delle stragi più o meno di stato, a volte costringendoli a scendere a compromessi, a chiedere un favore per un posto di lavoro che non era dovuto nemmeno dopo tanto studio,  oppure anche solo costringendoli ad emigrare. Ogni giorno che questo accade, e questo accade ogni giorno, il senso della comuntà nazionale perde un po’ di significato, e la mancanza di questo senso è quello che ci ha messo nel pantano morale in cui siamo.

Non me ne importa niente del lodo Alfano o della crisi dei mercati. Berlusconi faccia quello che vuole, metta a ferro e fuoco la Campania, sospenda i diritti costituzionali, dia il via a processi sommari contro i camorristi, controlli ogni cesso e ogni buco di culo da Roma in giù, metta i soldati con il colpo in canna all’angolo di ogni strada, proceda alle confische anche solo di fronte ad un sospetto di collusione, assuma mille magistrati che facciano processi nella piazza del mercato per conto del podestà, raddoppi il prezzo della benzina per costruire cento nuove carceri. Non sarà mai una reazione esagerata perchè nella libertà e nella vita di Roberto Saviano oggi passano la libertà e la vita di tutti noi.

Un paese governato da Homer Simpson

Splendida Maria Laura Rodotà sul Corriere.

Due rigatoni in più per tutti

I dati diffusi dall’Osservatorio Prezzi del Ministero dello Sviluppo Economico, secondo cui la pasta è aumentata del 30% in sei mesi, sono sbagliati. L’aumento è stato infatti del 23%. Lo precisa lo stesso Ministero, con un comunicato stampa.

Multe

Ieri Mariuccio è stato multato per alta velocità, dovrà pagare 7 centesimi di euro. Questo lo scoraggerà molto nel proseguire a violare il codice della strada.

E’ una battuta? Se capitasse ad un cristiano sì, ma è invece quanto fa, costantemente, l’ineffabile garante per le comunicazioni quando, evidentemente scusandosi per il disturbo ma sai come è, è la legge (che fortunatamente stabilisce un prezzo massimo della multa, e non un minimo) multa i provider di telefonia mobile. Da fonti bene informate, so per certo che la prossima volta che faranno i cattivi, proibierà loro di farsi il bagnetto a mare per tutto il giorno.

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