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Primo passo

Ieri l’università alla quale ho mandato l’application (che in italiano si tradurrebbe come candidatura, ma di questi tempi è meglio che si traduca come supplica) ha scritto alle due persone che ho indicato come referenze, chiedendo loro appunto di parlare di me. Una delle due ha mandato una lettera di referenza che mi ha fatto vedere, di cui non posso dirmi che commosso. Quando l’ho letta mi tremavano le mani, tanto era intensa in quello che diceva. E tanto c’era scritto, tra le righe, che non vado bene per questo paese; ma non perchè non vado bene io.

E’ il primo passo per andare in una delle prime cinque università al mondo. Ne mancano ancora diversi (entrare nella short list; fare il colloquio; avere l’offerta; accettare l’offerta). Però forse mi tremavano le mani anche per questo.

E sì, più penso a come sta messa l’Italia, più mi pare assennato fare quanto sto facendo.

Giornata lavorativa

Ci sono giorni in cui non ti cerca nessuno, e giorni in cui non sai a chi dare il resto:

  1. Telefonata da parte di società sconosciuta, dirò solo che la telefonata l’ha fatta una che si è qualificata del reparto acquisti, evidentemente io sono come una matita, intanto la compri poi vedi a che ti serve. Se ho tempo andrò a trovarli per farmi due risate (tutto il resto della telefonata è stata delirante, del tipo che io chiedo di mandarmi  una mail con i contatti e questa dice che poi se deve mandare una mail a tutti quelli che sta contattando non finisce più: una modalità di selezione del personale detta ‘ndo cojo cojo (dove colpisco colpisco))
  2. Incontro per vedere se c’è un aggancio con un editore scientifico, sto pensando di scrivere un poderoso volume tecnico ma non è che prima lo scrivo e poi lo vendo
  3. Incontro e colloquio telefonico per scrivere un corso in formazione a distanza, su quasi lo stesso argomento di 1). E’ avvenuto nello stesso posto di 1) ma con altro editore (quindi non mi sono dovuto spostare per lavoro, tempo prezioso guadagnato)
  4. Telefonata da parte di una società per inviarmi del materiale su cui devo lavorare un po’, è uno studio di fattibilità per un prototipo. Sono pessimista, il lavoro è troppo grande per il poco tempo a disposizione, e non hanno per ora soldi per pagarmi (gli proporrò un abisso di soldi entro Dicembre, a questo punto)
  5. Spesa al supermercato, telefonata da tizia che cerca per un suo cliente un certo specialista, io quando potrei almeno fare un colloquio e vedere di cosa si tratta?
  6. Spostamento di alcune uscite di Raccordo Anulare per tenere un corso, con un cliente istituzionale che vale assai la pena fare bella figura, questi sono solo l’avanscoperta di una truppa che potrebbe essere numerosa. La classe è poi molto piacevole, gente che capisce in fretta
  7. Telefonata ricevuta da parte di tizio, c’è un suo amico che cerca un tal professionista per un cliente, quando potete vedervi?
  8. Telefonata da parte di altro tizio, c’è un altro suo amico che vorrebbe chiedermi delle cose per valutare una attività, quando è possibile?
  9. Telefonata da parte di altro tizio, allora Lunedì cominciamo l’attività, la sala server è pronta
  10. Nuova telefonata della tizia (quella al supermercato) che si sta muovendo
  11. Ulteriori due telefonate della tizia, alla fine ci vediamo intanto noi poi il cliente c’ha le cose sue e ora non ha tempo per ricevermi (ovvero, è convinto che io passo la giornata ad aspettare che mi chiami e sono pronto subito per andargli a parlare)

Ognuna di queste telefonate richiede non poco tempo ed energie per essere analizzata, valutato insieme quando e come fare cosa, data una priorità perchè non sono tutte cose allo stesso livello e allo stesso punto, alcune sono attività altre  sono e rimarranno chiacchiere.

Quindi ieri è stato un finimondo assai faticoso, conclusosi alle 22 di sera, mi sono messo a letto un po’ confuso come proprio se avessi passato la giornata su una girandola. Le due giornate precedenti non erano state tanto da meno, e avevo già del lavoro arretrato e delle cose che mi ero ripromesso di fare e che non ho fatto.

Mi scrivo tutto questo così, quando avrò un periodo di bonaccia, me ne ricorderò.

Il selezionatore

I primi giorni di Gennaio sono stati pesanti anche perchè la situazione lavorativa era di completo stallo, non ho ricevuto una telefonata che fosse, anzi mezza, non per chissà cosa ma almeno per un colloquio che potesse poi portare a concretare una qualsiasi attività. In tutto questo, poi la mia unica certezza economica, l’università, mi aveva appunto pronosticato il peggio.

Dico pronosticato e non detto perchè ora riconosco che il mio pessimismo c’ha messo del suo. Più che pessimismo, termine troppo generico, la mia coazione a sentirmi escluso, anche in un contesto in cui nemmeno chi non vorrebbe trattenermi ha in realtà intenzione di escludermi, e tutti gli altri sperano che io rimanga, lo chiedono e si scornano se non è così.

Perchè qualche giorno fa uno dei sistemi è crollato, con un pesante guasto fisico, e c’ho lavorato alcune ore per recuperare la situazione, mentre nel frattempo gli utenti avevano computer utili a funzionare come stufe e nient’altro. Il mio ruolo poi è proprio questo, i sistemisti come me non servono a niente salvo quando servono: perchè se l’infrastruttura funziona allora non c’è un lavoro quotidiano da fare, ma quando non funziona occorre sapere dove mettere mani e lavorare anche in condizioni di forte stress (perchè sono stati tutti gentili, ma comunque pensi che ci sono alcune persone che stanno a braccia conserte perchè non funziona niente, ed è inevitabile che ti senti esposto).

Presumo che il contratto sarebbe stato rinnovato comunque, però questo guasto mi ha fatto tornare a sentirmi parte di un gruppo di lavoro e non solo quello che due mesi fa scrive delle mail peggio che scocciate in cui li avvisa che se non si fanno alcune cose possono succedere dei guai che danneggiano la struttura aldilà della recuperabilità. Si scocciarono molto per la mail, ma alla fine acconsentirono a starmi a sentire e il risultato è che siamo stati giù per alcune ore e non per alcuni giorni.

Proprio in parallelo a questo, c’è stato un risveglio del mondo informatico romano, per cui arrivano richieste e proposte di incontri per future attività. Una di queste è lo spunto per il titolo, perchè era una agenzia interinale (una cosa abbastanza seria) con un selezionatore che è decisamente un bel ragazzo, e che tanto ho avuto la sensazione che fosse della parrocchia giusta. Anche il colloquio è stato insolito, perchè in certi momenti mi è parso che volesse proprio non dico sondare il terreno, ma certo che quando uno ti chiede cosa fai nella vita, a parte il lavoro, rimani incuriosito (io gli stavo per dire: beh, domani sera sono libero. Ma non eravamo solo noi due, c’era anche una sua collega che è stata quasi platealmente ignorata, niente di personale però quando uno è bono è bono). Mi è piaciuto il suo stile sobrio e professionale e la calda stretta di mano con cui mi ha salutato.

Così me ne sono stato ieri a pensare come potergli lanciare un amo (che molti gay mi dicono spesso: tu non sembri gay. A parte che non so come si sembri gay, certe volte potrebbe non essere una buona cosa, tipo questa volta qui, questo qui potrebbe nemmeno pensarci a me e io invece, per usare una espressione di Watkin, gli darei giù finchè non cade l’intonaco dalle pareti) così con un pretesto ridicolo gli ho mandato oggi un’altra copia del mio curriculum, lui mi ha risposto ad immediato giro di posta, ci siamo dati del lei ma poi ho concluso dicendo che apprezzo molto la sua cortesia ma possiamo anche darci del tu.

Se non è scemo la capisce :)

Ma a parte questo colloquio e i suoi auspicabili sviluppi in verticale ed orizzontale, si stanno rimettendo in moto tutta una serie di meccanismi e contatti che già avevo in passato, e che un po’ mi fanno sperare nel futuro. So che tutto questo processo avviene in una dimensione ancora nevrotica, ovvero appena decido di chiudere con l’università improvvisamente questa mi manifesta tutto il suo interesse e anzi decidono pure di fare grandi investimenti, perchè il meccanismo invischiante è tipico di quell’organizzazione sociale (non credo che l’università possa definirsi solo un lavoro, è proprio un mondo a sè. Ed ho ormai acquisito che in quel mondo io mi sono trovato bene perchè ritrovavo in esso delle dinamiche – di ricatto emotivo – analoghe a quelle che sperimento in ambito familiare).

Devo superarlo, ma non posso proiettarmi a chissà quale distanza, e devo quindi identificare le aree di intervento su cui concentrarmi per cambiare il paesaggio nel quale mi muovo. Non devo fare il mio solito errore, di pensare di poter far tutto, che è sempre il modo migliore di non fare niente.

Nel frattempo, se il suddetto selezionatore mangiasse la foglia, sarebbe una ottima cosa :)

L’amaro dolce far niente

La bua è tutta passata, compresa la sinusite degli ultimi giorni che era uno strazio e un fastidio assoluto. Di fattori stressivi ce ne sono stati senza fine, più importante di tutti credo le questioni familiari, la terapeuta quando l’ho avvertita che la seduta sarebbe stata rinviata a seguito della mia febbre non se ne è affatto stupita. Anzi in buona parte mi rendo conto io stesso che la febbre è stata anche una reazione alla penultima seduta e ai temi in essa affrontati.

Solo che poi questa seduta l’abbiamo avuta, ed è stata una seduta che mi ha lasciato molto interdetto. E’ stata utile per mettere in mostra quali miei lati caratteriali e nevrotici io riversi nel lavoro (e non necessariamente in senso negativo, l’importante è capire perchè io eccelga in alcune cose e ne detesti cordialmente altre, in modo da potermi anche costruire un posto di lavoro adatto al mio carattere) ma sono rimasto perplesso sulla strategia che mi ha suggerito. Mi dice: provi a mettere insieme i pezzi del puzzle, cercando di avere un rapporto migliore con sua madre e sua sorella. Con mia madre forse è possibile, ma mia sorella ha preso una piega paranoica negli aspetti del vivere comune che non la rende raggiungibil e con cui non si può ragionare. Non puoi avere un buon rapporto con chi è in una situazione di disagio mentale.

Non so se la mia voglia di sentirmi sempre impegnato in termini lavorativi sia una buona cosa o un modo per non affrontare altri nodi. So che ieri sono andato a conoscere una azienda per una assai remota possibilità di tenere un corso per loro giusto appunto per andarci e non starmene un altro giorno a casa, insomma per fare qualcosa. Colloquio inutile, ma almeno il tipo era proprio carino e gli avrei dato una bottarella con piacere (in effetti, poteva propormi di andarci a prendere un caffè insieme, invece di fare questi equivoci sorrisoni e dirmi che quella è una azienda di persone giovani, con fare ammiccante).

Penso che per una dimensione lavorativa che mi appaghi appieno passino e si realizzino poi altre cose che con questa non hanno direttamente a che fare, e che questa dimensione sia quella in cui più facilmente posso cogliere dei risultati, ma nel contempo sento come altre questioni familiari mi impediscano di realizzare il mio potenziale, ed è una sensazione anche molto frustrante. Ho paura anzi, che questa situazione familiare sia così invischiante da diventare una zavorra. E come mi dice l’esperienza con l’indiano, uno può anche andare a diecimila chilometri di distanza, ma se sei legato mani e piedi allora continui ad esserlo, a prescindere dal fuso orario sotto cui vivi.

La gente non c’ha voglia di ringraziare

Qualche mese fa ho scritto della vicenda di quel collega di lavoro a cui avevo procurato una possibilità di un breve lavoro integrativo, e di come invece di ringraziarmi m’avesse fatto quasi penare, manco mi stesse facendo un favore a me (qui l’episodio).

Oggi ho scoperto – facendo anche la figura della persona poco informata dei fatti – che questo qui ed un altro se ne sono andati a lavorare presso un cliente proprio di questa società che  alcuni mesi fa invece gli stava in puzza, tanto da dirmi che non sapeva se avrebbe potuto accettare quel breve lavoro consulenziale che gli era stato offerto.

Ora, sono contento che grazie a me tu (anzi voi) abbiate trovato un lavoro da duemila euro netti al mese, che non sono una cifra enorme ma è comunque un buon stipendio per il vostro livello lavorativo. Sono anche saggiamente contento, perchè così mi sono levato di torno una persona che non mi ha mai convinto dal punto di vista professionale , mentre per l’altro invece un po’ mi spiace. Sono anche cinicamente contento perchè questo cambio di lavoro dipende anche da condizioni di lavoro che non erano ottime, che avevo segnalato anni fa e rispetto alle quali non si è fatto niente, e la partenza di questi due rende la mia posizione un po’ più forte, per quanto questa sia proprio ormai una battaglia di retroguardia, anzi proprio poichè è una battaglia di retroguardia, visto che poco mi sento inserito ed omologo all’università, che non mi incazzo più di tanto, visto che l’atteggiamento di non dirmi niente è di assoluta scortesia se non peggio: se il mio contatto in questa società mi avesse poi chiamato per dirmi qualcosa avrei fatto la figura del fesso, e non vedo perchè dovrei farla quando tutto nasce da un mio gesto di cortesia professionale a cui si risponde perlomeno con la stessa cortesia.

Sono indeciso se lasciar perdere e ignorare d’ora in avanti queste due persone, tanto la cosa migliore che potrebbero darmi sono delle scuse ma evidentemente molto pro-forma e ben poco sentite oppure, come si dice in questi casi, puntualizzare.

Sicuro invece, che se sono così bravo a svolgere attività di mediazione dovrei chiedere di essere pagato, tanto la riconoscenza non c’è e pure il riconoscimento mi pare che latiti.

Uno su cinque ce la fa

Ieri ho avuto un forte mal di testa tutto il giorno, chiaramente tensivo. Parte della tensione era perchè non avevo ancora proferito parola con mia madre riguardo a questa assai ipotetica possibilità londinese, cosa che mi sono risoluto a fare oggi.

Le ho detto che esiste questa possibilità, che lo faccio per il mio curriculum non certo per fare soldi (duemila sterline al mese a Londra non sono questo signor stipendio, guadagno di più qui ma i prezzi di Roma non sono quelli di Londra). Prima mi ha chiesto cosa sarebbe successo alle mie attività professionali in essere, le ho spiegato che questa è una opportunità che c’è adesso e che quello che faccio qui posso continuare a farlo dopo. Quanto tempo sarei stato. Da tre mesi se mi rompo le scatole a due anni. Non ha aggiunto niente.

Per cui ho aspettato prima un’ora, poi due, poi tre, chiedendomi come mai non mi facesse domande, non avanzasse dubbi o paure, io che mi ero preparato già tutte le risposte, la mia componente razionale che costruisce il suo schermo di difesa dal mondo, e che appunto viene punita con il mal di testa. Allora, quando ormai non ce la facevo più a friggere, le ho chiesto cosa ne pensasse lei, se avesse delle domande da fare. Mi ha risposto: se è una cosa per il tuo curriculum va bene. Detto con un tono quasi allegro, un po’ vagamente beffardo, però non c’erano recriminazioni, voleva dirmi che se per me è la cosa da fare che sia.

Mi ha lasciato spiazzato, mi ha fatto molto più che piacere. Ho pensato che io non conosco molto mia madre, perchè questa sua reazione non era certo quella che mi aspettavo. Ed è possibile che sia così, visto che poi lei non conosce molto me, perchè c’è un mondo di non detto tra di noi. Anche parlarle per questa cosa mi ha richiesto un impegno, sono entrato in modalità lupa del Campidoglio (cioè vagavo senza quiete per casa) prima di parlarle.

Londra. Il mal di testa di ieri è stato causato dal fatto che mi sono sfruculiato il sito dell’università per vedere alcune cose pratiche, compreso gli alloggi. Ho capito che è meglio non assumere che mi diano un alloggio universitario, dato l’alto numero di richieste che hanno, e forse non è un male, magari è meglio vivere un po’ fuori dall’università.

Stanotte ho sognato una casa. Non era molto grande, ma era accogliente e morbida. La proprietaria non mi parlava in italiano ma in inglese.

In quella università accettano in media una domanda su cinque, quindi dovrei trovarne quattro più scemi di me per avere qualche speranza. In effetti a leggere il bando c’è di che avere timore, ci sono vari argomenti che gradirebbero uno conoscesse molto bene e saperne bene anche uno solo di questi è molto difficile, alcuni poi sono quasi puramente fantascienza (ovvero penso che siano pensati già per degli interni che hanno fatto una tesi al riguardo).

Ho cominciato un po’ a pensarmi come se fossi lì, quindi. Poi ho pensato che questa selezione non sarà un giudizio divino, non sarà che se non mi prendono è perchè sono un citrullo, così come se mi prendono non sarà perchè sono chissà chi.

E infatti continuo a prendere impegni, certo mi rasserena molto che la mia agenda lavorativa sia piena fino a metà Gennaio, oggi parlavo con qualcuno che mi ha chiesto quando ero disponibile e ho detto che prima di metà Dicembre è impossibile, per un consulente è una buona cosa.

Però so che oggi, proprio oggi che sono sulla cresta dell’onda, è il momento di fare un investimento su di me, perchè nulla è eterno e un giorno ci saranno nuove leve più sveglie, e una esperienza professionale e di vita come quella sarebbe proprio importante.

Signs

Ieri mattina mi sono svegliato con un certo scombussolamento emotivo, quello che ti capita quando ti è successo qualcosa di importante. Ho passato la mattina all’università, a fare il mio tentativo di dovere professionale. Un tentativo, visto lo stato di totale sfacelo quando si passa dalla rete che gestisco io a quella che gestiscono gli altri e con cui mi devo purtroppo interfacciare. Ho in tal senso scritto una letterina, che potrebbe essere il mio testamento morale per questa prestigiosa struttura, in cui dico loro che se non intervengono ed in fretta si espongono al disastro informatico totale.

Manco me ne importa molto se il mio contratto con loro, che scade questo mese, verrà rinnovato o meno, sento che proprio ho bisogno di non dedicarci energie o pensieri, e che come mi hanno insegnato a far del bene ai somari se ne ricevono solo calci.

Poi sono andato a fare un po’ di spesa al supermercato, dove la mia attenzione è stata catturata, nell’ordine: dalla Lonely Planet di Londra, da un paio di calzini con disegnata l’Inghilterra, da un libro di una psicanalista junghiana che parla del trauma del distacco tra genitori e figli: dove andare lì, come presentarsi lì, come separarsi da qui.

Una reazione a questa cappa universitaria italiana; come nel mio carattere e forma mentis, una reazione mediata in senso pragmatico. Quanto ci vorrà di componente pragmatica, e quanto di componente identitaria, è la cosa che devo capire nei prossimi mesi, per valutare se volerci andare o meno e sempre ammesso che mi accettino, essere la prima università europea implica che ci sia una certa quantità di pretendenti per il posto.

Però come dice Graham Greene, la vostra vita non sarà più la stessa dopo che il vostro passaporto sarà stato timbrato. Non so che passaporto ho timbrato, ma il senso di spaesamento è proprio questo.

Oggi su YouTube sono passato da un frammento di Non Ci Resta che Piangere ad Englishman in New York.

Lo skateboard

Oggi pomeriggio ero sulla metro, e vicino a me si è seduto un giovanotto sui venticinque trent’anni, che portava con sè il suo skateboard. Abbastanza carino, non era molto muscoloso ma si indovinava come le sue gambe fossero tornite, da uno che questo sport lo fa con una certa intensità.

Mi sono trovato a… invidiarlo? Comunque a pensarlo che stava per andare in qualche parco romano, dove me lo vedevo che ballava per aria, lui e il suo skateboard, liberi, sfidando anche la legge di gravità. Me lo sono immaginato, mentre si organizzava un pomeriggio feriale, sottratto al lavoro o allo studio, e si vestiva tutto concentrato per l’obiettivo. Avrei voluto un po’ essere come lui, libero di scegliermi di andare a fare salti per aria, perchè stavo invece per andare a giocare una partita difficile.

La mattina era stata piacevole, ero ad un convegno e a pranzo mi sono trovato al tavolo di un tizio che ha costruito nel corso del tempo alcune start-up e le ha vendute, credo che oggi abbia un patrimonio di diverse centinaia di milioni (di euro). Una persona simpatica, molto alla mano e molto americana (la prima domanda è stato il mio nome, la seconda quanto fosse grande la mia azienda). Peccato che non mi abbia adottato, in termini professionali, perchè io ero ben disposto.

Ma questo era l’aperitivo, l’appuntamento vero era quello del pomeriggio, quello a cui stavo andando in metropolitana. Perchè, per le solite vie universitarie, mi è stato proposto di andare dall’anno prossimo in Inghilterra, per un certo tempo e fino ad un paio d’anni.

La cosa mi ha molto agitato. Perchè la mia preoccupazione era che non sarei andato a fare il mio mestiere, ma il ricercatorino, quando io sento che la mia vera natura è quella del progettista e non del ricercatore. A me non mette paura pensare ad un sistema anche enorme, anche gigantesco, anche complicatissimo, sento anzi che tutte le mie energie si mobilitano e riesco sempre ad ottenere dei risultati notevoli, mentre quando si tratta di università e di ricerca divento quasi balbuziente, fatico moltissimo a produrre e non sono questa cima.

In questi giorni, prima che questa proposta venisse discussa dal vivo, ho pensato molto a cosa avrei dovuto dire. Ho notato la incredibile coincidenza per cui il giorno prima io comincio a parlare con mia madre della mia identità professionale che esclude l’università dal mio futuro, e il giorno dopo arriva una offerta che nasce proprio da quell’ambito.

Quasi un tentativo di trattenermi, di voler perpetuare un certo meccanismo di cooptazione a cui vorrei dire basta. Io sono bravo nel mio lavoro, vorrei lavorare perchè bravo e non perchè qualcuno ci spende una buona parola. Che i professori universitari non sanno quasi mai valutare la capacità professionale di chi hanno vicino, per cui spesso si convincono, credono e giudicano di stare ad aiutare un giovane e non retribuire un professionista che, parlando di me e dei miei casi, gli ha reso dei servizi e degli ottimi servizi.

Così, ho pensato che quello che dovevo fare anche in questo incontro in cui parlavamo di questa proposta era che intanto e per cominciare io dovessi intanto dire chi sono, e cosa voglio.

L’ho detto, con tutta la serenità che ci voleva e che sento dentro di me, con tutta la serenità che nasce dal fatto di essere più in contatto con il vero me, con ciò che sono, con quella parte più autentica e quindi più bella, che più veniva nascosta dalle nevrosi quando queste prendevano il controllo della mia vita,  facendomi frequentare persone mediocri se non pessime se non pericolose, portandomi a svalutarmi anche in ambito professionale. Oggi non riesco a controllare queste nevrosi, ma so che ci sono e spesso le percepisco in azione, sento proprio una parte di me che come in automatico ad un certo input risponde in un certo modo, lasciandomi sordo, come se non avessi parola e come se di fronte a certe cose non potessi non scegliere come rispondere.

Oggi ho trovato questa forza, di dire che la proposta era interessante, ma che la mia natura è di un certo tipo, e che se non posso seguire questa natura, allora non avrebbe avuto senso nemmeno pensarci ad andare a Londra.

Invece, invece. Mi è stato detto che no, se voglio fare quel certo tipo di attività, potrò farle, perchè serve anche una professionalità come la mia. Che comunque l’importante è “resistere” qualche mese, il tempo di aggiungere una riga pesante al curriculum. Che quel laboratorio di ricerca è una fucina di prodotti tecnologici, per cui tutto può accadere.

Non vuol dire che andrò a Londra, perchè una borsa di studio di questo tipo ha comunque un’infinità di pretendenti. E anche se io fossi il prescelto, potrei optare per qualcosa di anche migliore qui in Italia, ci sono discussioni in corso e contatti presi che potrebbero portare a qualcosa di bello.

Però, sono soddisfatto. Perchè ho potuto parlare non come il ragazzino neolaureato per cui qualcuno decide, ma come un adulto che fa delle scelte sulla sua carriera. E dire questo in una delle sedi dove si svolge la vita della Repubblica, parlando con il mio professore di dottorato, che tutto aveva già un suo piano, non è stato semplice.

Aver detto queste cose significa anche essermi messo in una posizione tranquilla, nessuno potrà dirmi che dovevo fare B e io volevo fare A. Perchè questa cosa è diventata quindi una opzione in più, un possibile percorso professionale in più, non in contrasto con il mio percorso personale che ho scelto per me.

Poi so che questa cosa mi è stata offerta perchè parte di un gioco più grande, e che quindi una certa componente manipolatoria c’è, ma la posso gestire, ed è la componente che fa parte di ogni rapporto di lavoro.

In omaggio, ora ho un grosso appoggio a finire la faccenda del dottorato, perchè l’interesse che io vada lì è immenso e quindi ma guarda un po’ quanto è bella la tesi. Manipolazioni, nemmeno penso fatte in cattiva fede, l’importante è saperlo.

Poi, ultimo, c’è il tema della psicoterapia. Qua il discorso si fa difficile, quando me lo sono fatto non ho potuto trattenere delle lacrime di paura, la paura che interrompere questo percorso potesse portarmi a far riemergere quei meccanismi nevrotici.

Una volta, un po’ per celia e un po’ sul serio, ho detto alla terapeuta se, in caso di mio trasferimento all’estero, avremmo potuto fare terapia via webcam, lei l’ha presa a ridere ma non mi ha detto di no. Un po’ ingenuamente – me ne rendo conto – ora spero che sia una cosa anche possibile. So poi che un periodo all’estero sarebbe comunque terapeutico, ma questo perchè avviene da una premessa identitaria, non da una scelta operata da altri.

Questo incontro poteva distruggere la mia auto-stima. Credo che invece l’abbia migliorata. Sono un po’ meno invidioso di quel ragazzo con il suo skateboard.

Nuovi orizzonti

Sabato ho scritto il mio nuovo curriculum, ovvero due pagine fitte e molto elegantemente presentate (per chi usa LaTeX: moderncv è una libidine. Per chi non usa LaTeX, questo è un esempio che chiarisce).

Stamane ho firmato un contratto per una docenza e una attività professionale: ho già preso possesso di una stanza tutta per me, la gente già passa a trovarmi, ho organizzato il lavoro dei prossimi giorni, per cui ora posso aspettare che loro facciano prima di doverci mettere mani io. Sono riuscito in poco tempo a fare quell’operazione di plasmaggio (plasmatura?) per cui io lavoro per loro, ma loro lavorano come a me serve e non il contrario. Così ho passato un’oretta che avevo libera a leggere cose che mi interessavano :)

Finito con questi, sono andato dagli altri a cui avevo spedito il curriculum. In una parola, il colloquio che ho avuto è stato esaltante. Bella società, bella idea di informatica, grandi clienti, ottima retribuzione, l’unico limite che abbiamo avuto è che appunto avendo un contratto con la prima non potevo stare con loro a tempo pieno, ma siamo rimasti d’accordo che faremo qualcosa nei prossimi mesi in attesa di una offerta magari diversa, perchè la recruiter ha insistito, vuole che io lavori con loro.

Oggi è il 21 di Settembre, ho cominciato a cercare lavoro con l’inizio del mese, già devo trovare il modo di rendere gli impegni compatibili, è un risultato che mi soddisfa molto.

Al ritorno, sono riuscito a sbagliare completamente la strada da prendere, finendo sulla Roma-Napoli. Ma non mi spiaceva, perchè non mi sentivo perso: mi sentivo libero. Verso orizzonti nuovi, verso una strada che non so dove mi porta ma sento che è la mia strada (e uno dei benzinai dell’area di servizio Prenestina è bono bono bono: se mai leggerai queste note, sappi che sono pronto al matrimonio).

Più vado verso questa mia vita, più mi sento felice e pieno di energie e più sono lontano dai compromessi dell’altra. Lo stesso dottorato ora lo vivo come una cosa in più, una riga da aggiungere, e quindi non mi pesa occuparmene, anche se il tempo è ora veramente poco.

Come un’aquila che si credeva un pollo

La cosa più importante che si può imparare è che le nostre energie psichiche non sono infinite. E che più le sprechiamo in atteggiamenti nevrotici, più pensiamo di averne, in una spirale che alla fine ce ne toglie sempre di più e da cui è sempre più difficile uscire.

Insomma, ho cominciato a destinare meno risorse a certi personaggi e a certe situazioni, e ora queste forze devono trovare un modo di sprigionarsi.

Così, è un periodo che sono sommerso da offerte di lavoro, contatti e proposte. Mai mi era successo che, mentre ero al telefono per una offerta, me ne arrivasse un’altra, e ora comincio ad avere bisogno di una agendina per sapere dove devo andare a fare cosa e quando.

Così mi trovo con libri da leggere, proposte da vagliare, cose da mettere in piedi, e penso con stupore che è il 18 di Settembre, e pare che già sia il 18 di Novembre, tanto le cose si sono messe in moto.

E’ bastato cominciare a pensarsi fuori da un certo equilibrio nevrotico, per cui tutto l’equilibrio è cominciato a venir giù, ma queste macerie non mi hanno sommerso, mi hanno liberato.

Ieri ero a cena con M., e gli dicevo che mi piacerebbe progettare una certa infrastruttura informatica destinata ad un certo specifico servizio di cui mi hanno brevemente parlato. L’infrastruttura sarebbe grande, di rilevanza nazionale, le probabilità che questo accada sono basse, ma io ho cominciato a pensarci, così gli ho raccontato le mie assai preliminari valutazioni, visto che lui è un informatico. E lui mi ha detto: tu non ti rendi conto che parli di una cosa che a molte persone atterrirebbe, quando tu lo racconti con tranquillità. In effetti, è una cosa che mi piacerebbe moltissimo fare, aldilà dei soldi ma proprio per l’esperienza, non avrei timore nel fare un progetto siffatto e so che porterei il risultato a casa.

Le montagne russe sono normali nella psicoterapia, per cui fino alla fine della settimana scorsa ero assai abbacchiato e quasi esausto mentre oggi sprizzo energia da ogni poro. Però quello che vedo è che, con tutte le variazioni verso l’alto e verso il basso, il livello medio del mio umore e le mie forze salgono in modo costante.

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