Il cardiologo che mi ha visitato più di un mese fa non ha rilevato nulla di anormale, ma mi ha comunque prescritto delle analisi del sangue e un doppler, per sicurezza. Ho aspettato il più a lungo possibile perchè so che razza di perdita di tempo sia fare queste cose con la sanità pubblica laziale.
Alla fine, la ricetta stava per scadere, e così ho cominciato oggi con gli esami del sangue. Sono arrivato alle dieci di mattina, sapendo che prima ci sarebbe stata solo più fila, ed infatti ho avuto come numeretto il 54, stavano in quel momento servendo l’84. Pare, da voci sussurrate (che è meglio sussurrare, altrimenti rischi la ripicca dell’impiegata) che la fila si fosse generata perchè una delle tre impiegate ad un certo punto si sia assentata per un caffè, ma non ci sono prove. I tempi di servizio superano il minuto a persona (presumo che le impiegate siano gravemente parkinsoniane e non riescano a scrivere sul computer con sufficiente speditezza) ma io me la sono cavata facendo una fila di circa 45 minuti, visto che una trentina di numeri sono saltati, probabilmente gente che era arrivata la mattina e quando ha visto l’impiegata assentarsi se ne è tornata a casa. Considerando che questa è la fila per le analisi del sangue e delle urine, è una rinuncia che costa perchè significa aver saltato la colazione inutilmente o andare in giro con la scatoletta di pipì che non è particolarmente trendy.
Arrivato alla cassa, la disposizione delle impiegate è già un programma. Innanzitutto, è previsto che tu, per parlare con loro, debba chinarti, visto che il vetro che isola è aperto solo in basso. Del resto, il cittadino si deve inchinare di fronte alla magnificenza dello Stato. Le impiegate sono tre, ma lo spazio disponibile è solo per due, quindi c’è quella centrale che sta dietro una colonna, per cui tu parli con una figura mezza umana e mezza no, sembra una specie di dea Kalì della sanità. Ovviamente, parli dei cazzi tuoi insieme alle altre due persone che sono ai lati, per cui oggi mi sono fatto una cultura sul tema della urinocultura (eggià, non è che pisci dentro un contenitore e finisce lì, c’è tutto un procedimento). Comunque, se riesci a comunicare con la dea Kalì, sempre inchinandoti, poi vieni spostato dall’impiegata a fianco, perchè non è che fai una fila sola, ne devi fare almeno due, la seconda è per ottenere di poter pagare, sempre stando inchinato. Si intende che non puoi pagare con il Bancomat, e anzi ti viene chiesto di avere i soldi spicci, perchè loro per il resto non sono attrezzati. Quindi ti può succedere che la persona davanti a te si blocchi sul più bello, si sposti per andare al bar a cercare di cambiare i soldi, e tu osservi la scena sperando di poter passare avanti, ma la dea Kalì ti fermerà non con lo sguardo (è coperto dalla colonna) ma con la forza del pensiero.
Ammettendo che tu riesca a pagare, poi devi fare la terza fila, quella per entrare nel laboratorio di prelievo, dove l’operazione richiede circa 45 secondi. Quindi, hai dedicato un’ora della tua vita ad una cosa che dura 45 secondi, io non vorrei fare l’ingegnere ma mi pare ci siano delle inefficienze.
Dopo tutto questo, a parte che dovrai fare un’altra fila per ritirare le analisi, rimangono altri esami da fare, in particolare una ecocolordopplergrafia cardiaca. Facendo un’altra fila (giuro, solo che sono stato furbo e sono andato oggi pomeriggio, c’ero solo io) ti dicono che la prima data utile è il 28 di Agosto ad Anzio, e io ho cominciato a ridere dicendogli che il 28 Agosto ad Anzio posso andare a prendere il sole (ridevo proprio, e l’impiegata non s’è stupita, credo sia anzi abituata ad esplosioni proprio isteriche). Fortuna che l’esame non è urgente, perchè stamane c’era un signore incazzato nero che la visita oculistica gliela hanno fissata per Novembre.
Allora, uno può chiamare il Re-CUP della Regione Lazio, dove puoi, anzi potresti prenotare l’esame. Perchè la maledizione della dea Kalì ti ha colpito, non lo dimenticare.
Comunque, andando sul sito della Regione Lazio (che invito a vedere, è un esempio di dadaismo webbistico) puoi anche visualizzare i tempi d’attesa per le prestazioni specialistiche, e si va dai 9 giorni della ASL di Rieti ai 421 della ASL di Latina. Del resto se a Latina non si trasferiscono a vivere a Rieti, dove godono tutti di ottima salute, è anche giusto che soffrano. Lo dice pure la dea Kalì.
I più attenti avranno notato che non ho parlato di quello che mi ha detto il Re-CUP, perchè in effetti non sono riuscito a parlare loro. Se chiamo, ho due opzioni: a) occupato; b) una voce che dice che siccome ce ne sono tanti davanti a me, è meglio che richiami direttamente dopo, perchè loro mi rispettano. Il tono della voce è notevole, è chiaramente preda dei fumi del vino di Frascati (provare per credere: 80 33 33).
Quindi, ora ho chiamato uno studio privato, che per 100 euro mi fa l’esame al volo.
E se non li avessi avuti? La Regione Lazio è stata governata per 5 anni da Badaloni, per 5 da Storace, ora da Marrazzo, è possibile che ci sia questo osceno livello di servizio? Io non riesco a pensare che questo sia un tema di sinistra o di destra, è un fatto di civiltà quello di fornire l’assistenza sanitaria a chi ha bisogno, perchè l’alternativa non è non fare l’esame, è farlo pagandolo e quindi non mangiando, perchè chi non ha i soldi non ha altra possibilità.
Ed è interessante notare che nessuno dei partiti che si presentano alle elezioni ha finora messo, come punto programmatico, la cacciata della politica dalla sanità. Le ASL, gli ospedali, i primari, sono tutti spartiti secondo criteri politici e non di merito, e questi sono i risultati. Del resto, le larghe intese sono appunto riassumibili in: magna tu, che magno pure io.
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