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Dai che se ci stringiamo c’è posto

Marrazzo e i suoi scagnozzi hanno deciso la chiusura dell’aeroporto di Ciampino, perchè è diventato troppo trafficato e quindi dà fastidio alle case che sorgono nelle vicinanze dell’aeroporto. Le case sono spesso case ex abusive ora condonate, ma questo è un particolare su cui Marrazzo glissa (non elegantemente).

L’aeroporto di Ciampino svolge una funzione essenziale per il turismo di Roma, consentendo di raggiungerla tramite dei voli low cost; parimenti, consente a molti romani di prendere l’aereo e liberarsi, almeno per alcuni giorni, dalla presenza di Marrazzo e di quella che l’Espresso definì, titolo in prima pagina, “La cupola delle tangenti”.

Ovviamente Marrazzo ha trovato – luì sì che si sa muovere – l’aeroporto alternativo a Ciampino, quello di Viterbo, che a Roma è collegata con la ferrovia. E’ sufficiente la lettura di questo articolo del Corriere sulle condizioni di quella ferrovia, dove già adesso il 100% dei treni arriva in ritardo, lo 0% dei bagni funziona, molti vagoni non hanno l’aria condizionata, pensare quindi a cosa può diventare quella linea se ci si aggiungono ulteriori viaggiatori, per concludere sulla competenza logistica di Marrazzo e dei suoi scagnozzi, che ci faranno perdere più tempo per arrivare in aeroporto, viaggiando in mezzo al piscio, che per volare.

Un ottimo candidato

(Ansa) – ‘Per storia e autorevolezza  personale credo che Goffredo Bettini sia il naturale capolista  del Pd nella circoscrizione dell’Italia centrale’, lo ha  sostenuto il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo,  interpellato a margine della riunione del consiglio d’  amministrazione degli Aeroporti di Roma all’Hotel Sheraton.  ’Comprendo le difficolta’ che il gruppo dirigente del Pd, e  in primis il segretario Franceschini, deve affrontare per  costruire liste elettorali che siano rappresentative delle  diverse anime di cui si compone il partito – ha spiegato  Marrazzo – Non vedo tuttavia chi meglio di Goffredo Bettini possa rappresentare i democratici di Roma e del Lazio nella  competizione europea’

Traduzione: Ao’, e qua a fa’ er presidente de ‘a reggione me c’ha messo Varter. Che io, te dovessi dì, me ce trovo pure bbene, mantengo alto er profilo de incompetenza dei presidenti der Lazio, e anzi voglio ricordare qua Storace e Badaloni, robba che come i lazziali nun se so ancora ribbellati è un mistero, limortacci quello che semo stati boni a combinà. Comunque, io me ricordo degli amici, per cui sostengo Goffredo, che è quer ggenio che diceva che er piddì doveva esse er partito liquido, ammazza ao’! Quando lui e Varter se ne so andati stavamo al venti per cento, più che liquido me pare liquefatto. Comunque, basta che a Darietto Franceschini jè vanno male le elezioni, che io ce lo so che lui e Goffredo nun se so’ mai sopportati, poi se vede, intanto se curamo ‘li cazzi nostri as usual.

Si può (e come) votare un fascista alla guida della Regione Lazio?

No, vi prego, ditemi come si fa, che lo faccio. Ma proprio uno fascista alla Storace, uno di quelli che se ne frega dell’ambiente, uno che cementifica, perchè almeno è uno coerente, io non reggo più Marrazzo e il marrazzismo, questo modo curiale, peloso ed equivoco di fare il presidente di Regione, preoccupandosi di essere sempre a favore di telecamera.

Perchè Marrazzo ha deciso di chiudere l’aeroporto di Ciampino, che deve tornare (nelle sue fantastico piano) un aeroporto per i voli di Stato. Tutti i voli low-cost devono essere trasferiti a Viterbo, ignorando che a Viterbo l’aeroporto non c’è (c’è una pista per gli aerei da due posti) non c’è l’autostrada che lo collega a Roma, e anche se ci fosse ci vuole un po’ più di tempo ad arrivare a Roma che non partendo da Ciampino (Ciampino è a 4 km dal confine di Roma, Viterbo a 95). Anzi pare che il piano sia il rovescio di quello che si farebbe nei paesi normali, ovvero l’idea è che se c’è l’aeroporto a Viterbo poi necessariamente si farà l’autostrada, tanto in Italia con un paio di settimane si aprono i cantieri e i viaggiatori possono sopportare il momentaneo disagio. Come a Malpensa, no? Che sono dieci anni che aspetta i collegamenti.

Nell’attesa, Roma può anche rinunciare ad avere un aeroporto low-cost, così torneremo tutti con gioia a volare con Alitalia, un bel serbatoio di voti a cui Pierino Marrazzino non vuole certo rinunciare, lui alla poltrona ci tiene. Nè gli frega un cazzo se la chiusura dell’aeroporto di Ciampino significa anche la perdita di molti posti di lavoro nell’aeroporto stesso e nell’indotto.

Certo, l’aeroporto di Ciampino inquina, chi ci abita vicino ha dei problemi. E ci vorrebbe tanto a giungere ad una transazione economica con Ryanair in modo tale che chi subisce un danno possa comprarsi casa da un’altra parte? E Pierino Marrazzino non fa niente quando, pochi mesi fa, sono state date delle concessioni edilizie a ridosso dell’aeroporto? Che finiranno esattamente nel cono di volo, ovvero con gli aerei che passano sopra la capa di chi avrà la sventura di abitare in quelle case? Con i relativi rischi certi di inquinamento e i rischi possibili di incidente?

Ma a Pierino Marrazzino, che gli frega? So’ sempre voti, prima quelli di Alitalia, poi quelli di quelli che andranno a costruire in mezzo alle palle dell’aeroporto, per usare un termine francese.

E poi uno si domanda quale è il problema del PD? Davvero? E’ Veltroni? E Marrazzo che è, un potere auto-costituito?

Il voto utile

L’analisi di noiseFromAmerika mi pare tecnicamente corretta: nel Lazio, al Senato, non si deve votare Sinistra Arcobaleno ma PD o IdV, tantomeno altri schieramenti di sinistra (Socialisti, partitucoli vari) per arrivare al pareggio in Senato. Poi non so quanto serva il pareggio al Senato, per certi aspetti preferirei un governo Berlusconi, ma l’idea che Berlusconi vinca e non governi è comunque divertente.

Indipercui, con fatica, continuo a pensare di votare IdV al Senato. Alla Camera rimango dell’idea di annullare la scheda con un lungo proclama sullo schifo del sistema elettorale. Tanto alla Camera il premio di maggioranza è a livello nazionale e non credo ci siano dubbi sull’esito.

Spesa democratica

Oggi pomeriggio vado a fare un po’ di spesa al supermercato ho incrociato uno dei candidati al Senato del PD per il Lazio. Io l’ho riconosciuto, non so se lui abbia riconosciuto me.

La cosa che ho notato è che illo viene eletto solo se il PD vince nel Lazio. Ora, a parte che dovrebbe appunto stare a fare campagna elettorale, credo che la sua faccia dica, più di mille sondaggi, chi non vincerà nel Lazio.

Candidati PD al Senato per il Lazio

  1. Franco Marini – AH AH AH AH. Cioè De Mita è il vecchio e Marini è capolista? Perdipiù candidato anche in Abruzzo? Ma Marini, ha mai lavorato un giorno in vita sua?
  2. Anna Finocchiaro – lei mi piace
  3. Mauro del Vecchio – Generale dell’Esercito, non conosco le sue idee in politica estera
  4. Luigi Zanda – per inquadrare il tipo, la prima volta che si candidò qui al Senato, corse da solo che il Polo s’era “sbagliato” nel presentare la candidatura. Io andai a votare, e votai scheda bianca
  5. Ignazio Marino – non conosco
  6. Maria Pia Garavaglia – non scherziamo
  7. Raffaele Ranucci – mah
  8. Riccardo Milana – mai sentito

Seguono nomi che non mi dicono niente, a parte al 12. Vincenzo Vita, che ho conosciuto come una persona perbene.

Giudizio sintetico: molto difficilmente votabile.

Candidati PD alla Camera per il Lazio

Ecco i nomi e il mio parere:

  1. Marianna Madia – la raccomandata, che con tutto che è raccomandata manco è diventata ricercatrice. A Uolter, ma se quella la candidi, a me che mi fai, ministro dell’Università?
  2. Walter Veltroni – non riesce ad entusiasmarmi
  3. Paolo Gentiloni – modesto ministro, anche se alla fine la gara per il Wi-max l’ha fatta
  4. Giovanna Melandri – insignificante
  5. Enrico Gasbarra – fastidioso personaggio che ha avuto una gestione personalistica della provincia di Roma. A me dà fastidio fisico sentire dire “è una iniziativa della giunta Gasbarra” e peggio ancora vedere lapidi in giro firmate da lui, sa tanto di culto della personalità
  6. Michele Meta
  7. Ileana Argentin
  8. Massimo Pompili – assessore all’Urbanistica nel Lazio? Beh no no no
  9. Renzo Carella – Ignoro
  10. Roberto Morassut – assessore ai lavori pubblici della giunta Veltroni? Beh no no no

Come 14. c’è Giovanni Bachelet, come 17. Antonio Rugghia, come 28. Sandro Caracci, questi ultimi due li ho conosciuti, ma sono candidature temo di rappresentanza.

Giudizio sintetico: molto difficilmente votabile. Non c’è un candidato che mi dica qualcosa di positivo o in cui identificarmi.

(In)sanità laziale

Il cardiologo che mi ha visitato più di un mese fa non ha rilevato nulla di anormale, ma mi ha comunque prescritto delle analisi del sangue e un doppler, per sicurezza. Ho aspettato il più a lungo possibile perchè so che razza di perdita di tempo sia fare queste cose con la sanità pubblica laziale.

Alla fine, la ricetta stava per scadere, e così ho cominciato oggi con gli esami del sangue. Sono arrivato alle dieci di mattina, sapendo che prima ci sarebbe stata solo più fila, ed infatti ho avuto come numeretto il 54, stavano in quel momento servendo l’84. Pare, da voci sussurrate (che è meglio sussurrare, altrimenti rischi la ripicca dell’impiegata) che la fila si fosse generata perchè una delle tre impiegate ad un certo punto si sia assentata per un caffè, ma non ci sono prove. I tempi di servizio superano il minuto a persona (presumo che le impiegate siano gravemente parkinsoniane e non riescano a scrivere sul computer con sufficiente speditezza) ma io me la sono cavata facendo una fila di circa 45 minuti, visto che una trentina di numeri sono saltati, probabilmente gente che era arrivata la mattina e quando ha visto l’impiegata assentarsi se ne è tornata a casa. Considerando che questa è la fila per le analisi del sangue e delle urine, è una rinuncia che costa perchè significa aver saltato la colazione inutilmente o andare in giro con la scatoletta di pipì che non è particolarmente trendy.

Arrivato alla cassa, la disposizione delle impiegate è già un programma. Innanzitutto, è previsto che tu, per parlare con loro, debba chinarti, visto che il vetro che isola è aperto solo in basso. Del resto, il cittadino si deve inchinare di fronte alla magnificenza dello Stato. Le impiegate sono tre, ma lo spazio disponibile è solo per due, quindi c’è quella centrale che sta dietro una colonna, per cui tu parli con una figura mezza umana e mezza no, sembra una specie di dea Kalì della sanità. Ovviamente, parli dei cazzi tuoi insieme alle altre due persone che sono ai lati, per cui oggi mi sono fatto una cultura sul tema della urinocultura (eggià, non è che pisci dentro un contenitore e finisce lì, c’è tutto un procedimento). Comunque, se riesci a comunicare con la dea Kalì, sempre inchinandoti, poi vieni spostato dall’impiegata a fianco, perchè non è che fai una fila sola, ne devi fare almeno due, la seconda è per ottenere di poter pagare, sempre stando inchinato. Si intende che non puoi pagare con il Bancomat, e anzi ti viene chiesto di avere i soldi spicci, perchè loro per il resto non sono attrezzati. Quindi ti può succedere che la persona davanti a te si blocchi sul più bello, si sposti per andare al bar a cercare di cambiare i soldi, e tu osservi la scena sperando di poter passare avanti, ma la dea Kalì ti fermerà non con lo sguardo (è coperto dalla colonna) ma con la forza del pensiero.

Ammettendo che tu riesca a pagare, poi devi fare la terza fila, quella per entrare nel laboratorio di prelievo, dove l’operazione richiede circa 45 secondi. Quindi, hai dedicato un’ora della tua vita ad una cosa che dura 45 secondi, io non vorrei fare l’ingegnere ma mi pare ci siano delle inefficienze.

Dopo tutto questo, a parte che dovrai fare un’altra fila per ritirare le analisi, rimangono altri esami da fare, in particolare una ecocolordopplergrafia cardiaca. Facendo un’altra fila (giuro, solo che sono stato furbo e sono andato oggi pomeriggio, c’ero solo io) ti dicono che la prima data utile è il 28 di Agosto ad Anzio, e io ho cominciato a ridere dicendogli che il 28 Agosto ad Anzio posso andare a prendere il sole (ridevo proprio, e l’impiegata non s’è stupita, credo sia anzi abituata ad esplosioni proprio isteriche). Fortuna che l’esame non è urgente, perchè stamane c’era un signore incazzato nero che la visita oculistica gliela hanno fissata per Novembre.

Allora, uno può chiamare il Re-CUP della Regione Lazio, dove puoi, anzi potresti prenotare l’esame. Perchè la maledizione della dea Kalì ti ha colpito, non lo dimenticare.

Comunque, andando sul sito della Regione Lazio (che invito a vedere, è un esempio di dadaismo webbistico) puoi anche visualizzare i tempi d’attesa per le prestazioni specialistiche, e si va dai 9 giorni della ASL di Rieti ai 421 della ASL di Latina. Del resto se a Latina non si trasferiscono a vivere a Rieti, dove godono tutti di ottima salute, è anche giusto che soffrano. Lo dice pure la dea Kalì.

I più attenti avranno notato che non ho parlato di quello che mi ha detto il Re-CUP, perchè in effetti non sono riuscito a parlare loro. Se chiamo, ho due opzioni: a) occupato; b) una voce che dice che siccome ce ne sono tanti davanti a me, è meglio che richiami direttamente dopo, perchè loro mi rispettano. Il tono della voce è notevole, è chiaramente preda dei fumi del vino di Frascati (provare per credere: 80 33 33).

Quindi, ora ho chiamato uno studio privato, che per 100 euro mi fa l’esame al volo.

E se non li avessi avuti? La Regione Lazio è stata governata per 5 anni da Badaloni, per 5 da Storace, ora da Marrazzo, è possibile che ci sia questo osceno livello di servizio? Io non riesco a pensare che questo sia un tema di sinistra o di destra, è un fatto di civiltà quello di fornire l’assistenza sanitaria a chi ha bisogno, perchè l’alternativa non è non fare l’esame, è farlo pagandolo e quindi non mangiando, perchè chi non ha i soldi non ha altra possibilità.

Ed è interessante notare che nessuno dei partiti che si presentano alle elezioni ha finora messo, come punto programmatico, la cacciata della politica dalla sanità. Le ASL, gli ospedali, i primari, sono tutti spartiti secondo criteri politici e non di merito, e questi sono i risultati. Del resto, le larghe intese sono appunto riassumibili in: magna tu, che magno pure io.


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