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An unpleasant truth?

Dopo la comunicazione dell’esito della mia candidatura, ho scritto per chiedere se c’erano state delle mie carenze, in modo tale che potessi lavorarci sopra e migliorarmi. Questa è la risposta, che ho tradotto in italiano rimanendo del tutto fedele all’originale. E’ utile sottolineare che la posizione era in una delle prime università del mondo.

Ciao Paolo,

la tua è stata una candidatura forte che è giunta in alto nella lista breve. Non c’era niente in particolare che abbiamo trovato particolarmente debole. E’ solo che c’era un candidato che soddisfava i nostri requisiti particolarmente bene. Siamo rimasti molto impressionati dalle tue capacità e dalla tua esperienza, e ci piacerebbe molto se tu ti candidassi per ogni futura posizione che dovesse rendersi disponibile.

Con i migliori auguri.


Che vuol dire? Se fossimo in Italia potrebbe significare: non eri male ma c’era qualcosa che non andava e preferiremmo non dirlo che è un po’ imbarazzante, però magari la prossima volta fatti vivo che facciamo sempre in tempo. Però qui non siamo in Italia, banalmente se ci fossimo stati non avrei certo scritto loro per chiedere un parere post facto sulla mia candidatura, quindi ammetto che c’è un mio limite culturale a capire cosa vuol dire, sempre se vuol dire qualcosa.

Quindi il mio inglese non è così atroce?

Orgoglioso di mamma

Ieri, tornato a casa, ho preso delle erbe rilassanti e mi sono messo a dormire, erano circa le sei e mezza di pomeriggio. Mi sono quindi svegliato alle dieci e mezza, con il singhiozzo fortunatamente passato (ora è il turno di un po’ di mal di gola, ma non me ne stupisco) e sono andato a leggere la posta. Scoperto che non ero stato scelto, l’ho detto anche a mia madre, che prima non aveva ben capito, poi ha commentato con un invito ad andare a quel paese contro circa l’intero impero britannico.

Pensavo e temevo che potesse esserne sollevata – del fatto che rimanessi qui un altro po’ – invece ci sperava anche lei. Ed è la stessa donna che un po’ più di un anno fa aveva attentato alla sua vita pur di continuare a controllare i figli. Ecco perchè sono orgoglioso di lei.

No

Hanno scelto qualcun altro. Gli scriverò una lettera per ringraziarli del tempo che mi hanno concesso e dell’opportunità, e chiedendogli se vogliono anche dirmi in quali cose sono stato più debole.

Non che non ne abbia almeno una certa idea, visto il singhiozzo atroce che mi era venuto oggi pomeriggio ed è durato per ore: mi sono ben punito per e con la lingua.

Booked

Lo scambio di mail con Londra prosegue, abbiamo deciso il giorno del colloquio e ho prenotato i biglietti aerei.

La cosa che molto mi colpisce è il tono delle mail, in particolare l’ultima: mi ha preso a chiamare per nome, e oltre a darmi le informazioni sul dove andare quando con tanto di link (e ci sta tutto, sono inglesi e sono quindi rigorosi) ha tenuto a dirmi, quello che è il coordinatore della posizione per cui concorro, che finito il colloquio di lavoro farò anche un giro nella sala server. Si tratta di una affermazione molto forte, abbastanza traducibile per i non addetti ai lavori con “spero che il posto ti piaccia”.

Shortlisted!!!

Sono entrato nella lista breve per il posto a Londra!

Oggi mi hanno scritto dicendomi se ero disponibile dopodomani alle 14:45, gli ho detto che il preavviso era troppo breve, per cui gli ho proposto la settimana prossima. Il piano prevede di arrivare a Londra di prima mattina e ripartire all’ora di pranzo del giorno successivo, con il tempo in mezzo per il colloquio. Gli ho proposto un giorno, ma gli ho detto che possiamo anche spostarlo in avanti.

Non mi pare che mi rimborseranno nulla.

Trovalo tu un biondo a Londra (sopratutto se ti scambiano per iraniano)

Venerdì, 28 Novembre

All’aeroporto quasi in ritardo, ma è un piccolo aeroporto per cui 40 minuti prima della partenza è un tempo sufficiente. A Londra e piove, una pioggerellina sottile sottile che continuerà per quasi tutti i tre giorni. Il treno da Stansed mi lascia a Liverpool Street Station. La metropolitana di Londra mi sembra una specie di enigma, e non aiuta il fatto che mi porto appresso una valigia, cosa che è sufficiente a scocciarmi già di suo. L’albergo è ad una fermata di metro da South Kensington. Vado al British Museum. Cielo, ci vorrebbe almeno un mese per visitarlo tutto. Il trionfo dell’impero britannico e della sua classe dirigente, cresciuta ed allevata a Tucidide ed Erodoto.

Passeggio per Oxford Street. Mi pare piena di negozi che vendono roba di pessima qualità, a Roma li chiameremmo stracciaroli.

Il freddo è il tabù della povertà. Qualsiasi locale pubblico o privato che sia deve essere innanzitutto caldo, a dimenticare i tempi in cui faceva più freddo e il riscaldamento non c’era. In albergo pertanto si suda, in camera sono costretto a girare praticamente nudo e ad aprire ogni tanto la finestra. In Italia facciamo il contrario, il segno della ricchezza è l’aria condizionata.

Ma Londra che effetto mi fa?

Sabato, 29 Novembre

Uscito troppo presto dall’albergo, sono costretto a passeggiare un po’ in attesa che apra qualsiasi cosa. Vado allo Science Museum, un po’ anglocentrico (la scoperta dello spazio si deve ad Isaac Newton, questo Von Braum è certo poco digeribile per questa città) ma comunque tanto diverso dal tipico museo italiano, questo è un posto vivo e dai colori vivaci. I bambini chiedono ai genitori come funziona questo e cosa è quello: la passione per la tecnologia, nemmeno quella, è italiana.

All’ora di pranzo incontro Lele e sua moglie (che qui non indico con il nome perchè non mi pare si evinca dalla lettura del blog). Lui l’avevo visto l’ultima volta circa sei anni fa, e l’ultima immagine che ho di lui gliela racconterò durante tutto il pomeriggio e la serata passata insieme, perchè proprio tanto tempo è passato. Sono bellissimi. Più volte mi ritrovo a pensare che sono una giovane coppia che in Italia avrebbe avuto cento più difficoltà a costruire un progetto di vita insieme. A Londra sono due persone che si amano, come vedi da quei gesti e da quelle tante cose che ti dicono, raccontandole come gli episodi di una vita che si costruisce ogni giorno. Abbiamo mangiato giapponese da questo Abeno, siamo stati alla National Portrait Gallery il tempo d’attesa prima di entrare a vedere la raccolta di foto di Annie Leibovitz, siamo andati a cena in un pub inglese. Nell’ordine: la cucina giapponese è originale ed interessante, anche quando il cuoco si perde un po’ nei tempi di cottura mentre la cucina inglese è, come dire, un pasticcio, ma i dolci invogliano a qualsiasi perdono.

In fondo casa tua è dove hai le persone che ti vogliono bene. Forse è questo l’effetto che mi fa Londra?

Domenica, 30 Novembre

L’abbazia di Westminster è chiusa di Domenica, dopo una rapida passeggiata nella zona vado alla mostra su Churchill allestita nella Cabinet War Room. Tutta la mostra è bellissima, ci sto per tre ore e non sono sazio, un eccezionale connubio tra la storicità dei fatti e la modernità delle tecnologie impiegate, una emozione continua che vale da sola il viaggio. Sentire i discorsi di Churchill nella stessa sala in cui li pronunciò. Vedere la stanza da letto della moglie confinante con la sala riunioni dei vertici militari, perchè la vita era così difficile che anche la moglie del Primo Ministro doveva accontentarsi. Le lettere del Re che invitano Churchill a non andare in Normandia il giorno del D-Day. Come dissero alla morte di Churchill: “l’epoca dei giganti è finita per sempre”.

Lele mi ha suggerito una catena dove poter mangiare fast food ma di buona qualità, i Pret a Manger. Ne approfitto, prima di arrivare a Trafalgar Square, entrare alla National Gallery per solo un rapido giro, dove impietosamente taglio via intere sale (la pittura francese prima degli impressionisti, la pittura tedesca: bah) approfitto dei comodi divani per riposarmi, giro per un po’ lungo Regent Street sperando che il negozio del National Geographic sia da vedere quando invece non lo è proprio.

Tempo di cena, decido di dedicarmi alle relazioni sociali e al rinsaldo degli storici rapporti di amicizia tra Italia ed Inghilterra. C’è una differenza tra i giovani inglesi e la generazione dei loro padri. I più grandi sono proprio inglesi come potresti immaginarteli, l’incarnato pallido e gli occhi chiari, mentre la nuova generazione cerca molto di essere più europea. Il tipo mediterraneo pare vada molto, non pensavo di avere un tale successo. E sono molto passionali, una focosità che non ti aspetti. Vedo un ragazzo molto curato, mi pare italiano dai tratti. Mi chiede da dove vengo. E’ iraniano, mi dice che lui lo scambiano per italiano, perchè i nostri due popoli si assomigliano molto. E’ vestito con una cura estrema, io non ci riuscirei nemmeno se avessi uno che mi dicesse cosa mettere. In Italia se la sarebbe tirata molto, qui ha attaccato bottone.

E’ facile pensare che per un omosessuale iraniano Londra sia una oasi. Ma questo pensiero facile mi dice altro, che Londra è quel melting pot che avevo visto nei due giorni precedenti. Tutte le lingue parlate tra i visitatori del British Museum. Le persone che copiano a matita, magari su un tavolino improvvisato, una scultura aldilà della vetrina, alla ricerca di una ispirazione. La cameriera del ristorante giapponese che restituisce la carta di credito porgendola con entrambe le mani. L’estroverso iraniano. Il cameriere pachistano per cui “ye se” sta per “yes, sir”. Gli italiani che quando li incontri per strada sono insolitamente non suscitatori di sentimenti di vergogna. Lele e signora. Tutti venuti a Londra a cercare la loro parte di fortuna. I negozi che hanno già cominciato il 3×2, il 50% di sconto, le riduzioni del 75% sui DVD, i barboni per strada, perchè non tutti hanno trovato la fortuna e i tempi non saranno facili nei prossimi mesi. Ma è questo sentirsi parte di uno sforzo comune, in cui ognuno lo fa per se ma tutti lo fanno in una comunità, che forse è il senso e il sapore di Londra. Puoi essere uno sconosciuto il giorno prima, puoi essere del tutto integrato il giorno dopo, perchè lo sarai per quello che fai, non per da dove vieni.

Londra è una città efficiente, forse questa è la parola che potrei usare. Perchè di sole e di energia ne hanno poca, hanno dovuto evitare di disperderli, hanno creato dei templi laici per celebrare il loro dominio sulla natura e sulle terre dell’uomo. Vedi i teatri in cui il cartellone riporta le recensioni dei giornali, ogni teatro ha il suo strabordante lodi, ma è il senso che niente vada perso.

Torno riprendendo la metro proprio a Liverpool Street Station. La metro mi pare un sistema molto razionale, non assolutamente perfetto ma certo lineare. Non è certo cambiata in due giorni.

Domenica, 1 Dicembre

Mi sveglio nel letto, convinto che manchi chissà quanto alla sveglia, per cui penso di gustarmi un dormiveglia. Manca un minuto, al riguardo del cronometro che ognuno di noi ha dentro. Sulla  metro vedo i primi lavoratori, perlopiù persone che fanno lavori manuali, a giudicare da come sono vestiti. Il treno per l’aeroporto si muove nel buio. Come già era stato sulla metropolitana, vorrei farmi cullare e che il viaggio durasse molto di più. Tempo di prendere posto in aereo che già un italiano riesce a farmi sentire sgradevolmente a casa. Le due signore vicino a me sono turiste inglesi con la guida per Roma. Mi sento  stranamente toccato da questo scambio. Arrivo a Roma. C’è il sole, ma fa freddo.

Mood

Ho lungamente pensato e ponderato, e mi sono convinto che la cosa migliore sia quella di andarmene intanto qualche giorno a Londra per svago mio personale: per staccare un po’, ma inoltre e sopratutto perchè, se e quando sarà chiamato per questo colloquio di lavoro (è ancora tutto sospeso) vorrei distinguere molto l’effetto che mi farà la proposta di lavoro dall’effetto che mi farà Londra, ammettendo che possano essere tutti e due positivi, tutti e due negativi ovvero variamente mescolati ma non vorrei che si sovrapponessero.

Parto il 28, torno il primo, sono gli unici giorni disponibili rispetto ai miei attuali impegni di lavoro, anzi torno e poi vado direttamente a guadagnarmi la pagnotta.

A parte Abercrombie & Fitch, suggerimenti su cosa andare a vedere sono graditi :)

Uno su cinque ce la fa

Ieri ho avuto un forte mal di testa tutto il giorno, chiaramente tensivo. Parte della tensione era perchè non avevo ancora proferito parola con mia madre riguardo a questa assai ipotetica possibilità londinese, cosa che mi sono risoluto a fare oggi.

Le ho detto che esiste questa possibilità, che lo faccio per il mio curriculum non certo per fare soldi (duemila sterline al mese a Londra non sono questo signor stipendio, guadagno di più qui ma i prezzi di Roma non sono quelli di Londra). Prima mi ha chiesto cosa sarebbe successo alle mie attività professionali in essere, le ho spiegato che questa è una opportunità che c’è adesso e che quello che faccio qui posso continuare a farlo dopo. Quanto tempo sarei stato. Da tre mesi se mi rompo le scatole a due anni. Non ha aggiunto niente.

Per cui ho aspettato prima un’ora, poi due, poi tre, chiedendomi come mai non mi facesse domande, non avanzasse dubbi o paure, io che mi ero preparato già tutte le risposte, la mia componente razionale che costruisce il suo schermo di difesa dal mondo, e che appunto viene punita con il mal di testa. Allora, quando ormai non ce la facevo più a friggere, le ho chiesto cosa ne pensasse lei, se avesse delle domande da fare. Mi ha risposto: se è una cosa per il tuo curriculum va bene. Detto con un tono quasi allegro, un po’ vagamente beffardo, però non c’erano recriminazioni, voleva dirmi che se per me è la cosa da fare che sia.

Mi ha lasciato spiazzato, mi ha fatto molto più che piacere. Ho pensato che io non conosco molto mia madre, perchè questa sua reazione non era certo quella che mi aspettavo. Ed è possibile che sia così, visto che poi lei non conosce molto me, perchè c’è un mondo di non detto tra di noi. Anche parlarle per questa cosa mi ha richiesto un impegno, sono entrato in modalità lupa del Campidoglio (cioè vagavo senza quiete per casa) prima di parlarle.

Londra. Il mal di testa di ieri è stato causato dal fatto che mi sono sfruculiato il sito dell’università per vedere alcune cose pratiche, compreso gli alloggi. Ho capito che è meglio non assumere che mi diano un alloggio universitario, dato l’alto numero di richieste che hanno, e forse non è un male, magari è meglio vivere un po’ fuori dall’università.

Stanotte ho sognato una casa. Non era molto grande, ma era accogliente e morbida. La proprietaria non mi parlava in italiano ma in inglese.

In quella università accettano in media una domanda su cinque, quindi dovrei trovarne quattro più scemi di me per avere qualche speranza. In effetti a leggere il bando c’è di che avere timore, ci sono vari argomenti che gradirebbero uno conoscesse molto bene e saperne bene anche uno solo di questi è molto difficile, alcuni poi sono quasi puramente fantascienza (ovvero penso che siano pensati già per degli interni che hanno fatto una tesi al riguardo).

Ho cominciato un po’ a pensarmi come se fossi lì, quindi. Poi ho pensato che questa selezione non sarà un giudizio divino, non sarà che se non mi prendono è perchè sono un citrullo, così come se mi prendono non sarà perchè sono chissà chi.

E infatti continuo a prendere impegni, certo mi rasserena molto che la mia agenda lavorativa sia piena fino a metà Gennaio, oggi parlavo con qualcuno che mi ha chiesto quando ero disponibile e ho detto che prima di metà Dicembre è impossibile, per un consulente è una buona cosa.

Però so che oggi, proprio oggi che sono sulla cresta dell’onda, è il momento di fare un investimento su di me, perchè nulla è eterno e un giorno ci saranno nuove leve più sveglie, e una esperienza professionale e di vita come quella sarebbe proprio importante.


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