Domenica notte siamo andati tanto, tanto vicini alla tragedia. Mia madre camminava per casa, ha perso le forze, è caduta per terra e si è fatta un taglio in testa. Non grave, ma aprire la porta e vederla per terra in una pozza di sangue è stato drammatico. Sono stato lucido, ho fatto quello che si doveva fare, e l’abbiamo portata al pronto soccorso. La ferita alla testa non era grave, fortuna che mia madre pesa oggi 30 kg meno di due anni fa, sennò erano altri e più gravi guai, ma questo è accaduto perchè ha ingerito una dose eccessiva di ansiolitico. Lei ha detto che l’ha fatto per morire, ora se uno si vuole ammazzare non usa l’ansiolitico, è stato un modo di richiamare l’attenzione.
Allora dall’ospedale di qui siamo andati, nella notte, ad uno vicino, per un consulto psichiatrico. La dottoressa si è detta molto preoccupata, ma ha stabilito che mia madre non dovesse rimanere lì, bensì tornare qui, dove psichiatria non c’è, raccomandandoci di controllarla a vista, perchè se era un tentativo di suicidio poteva riprovarci.
Mia madre non ha mai avuto tendenze autolesioniste, e non credo che abbia cominciato ieri. Ma è grave che uno psichiatra non adotti quello che la legge impone in questi casi, cioè assicurare il paziente al letto (legarlo) se serve e imporre la terapia farmacologica necessaria tramite un trattamento obbligatorio.
Quando siamo tornati qui, è cominciata l’odissea per trovare un reparto psichiatrico. Telefonate su telefonate da parte dell’ospedale, e tutto questo fatto nella più totale disorganizzazione, alla quale io e mia sorella abbiamo provato a rispondere, contattando chiunque pensassimo potesse aiutarci.
Nonostante questo, con tutto che siamo arrivati fino all’assessore regionale, non c’è stato verso, il posto letto non usciva fuori. Mia madre continuava a stare in osservazione, senza che uno psichiatra la visitasse, e senza che un neurologo la visitasse per valutare se la caduta avesse avuto effetti o fosse stata causata da problemi psicologici.
Dopo tutto questo, alla fine l’ospedale è spuntato fuori, a circa 100 km da qui. Abbiamo pensato se, allora, non potessimo riportare mamma a casa, e farla seguire da uno psichiatra privato, insieme a una o due infermiere che la sorvegliassero a vista. Ma nessuno, degli psichiatri contattati, si è assunto la responsabilità.
Così, dopo sedici ore di attesa, è arrivata l’ambulanza che l’ha trasportata. Sì, ci sono volute sedici ore perchè l’ospedale trovasse una autoambulanza.
Siamo arrivati all’ospedale di destinazione, io e mia sorella abbiamo preso una camera in un albergo per passare la notte scorsa (non dormivamo dalla mattina di domenica e non potevamo tornare indietro), e lì abbiamo trovato una psichiatra brava, capace, competente, molto rigorosa e molto umana.
La quale si è molto turbata non per le condizioni di mia madre, ma per come l’avevano gestita fino a quel momento, dicendoci che ora le nostre energie vanno destinate ad altro, ma poi ci dovremmo far sentire. Perchè, ad esempio, quando l’ospedale di qui ha avanzato la richiesta di ricovero, non ha specificato che mia madre aveva avuto un trauma cranico, perchè se l’avesse specificato allora all’ospedale di lì non l’avrebbero accettata, visto che non hanno neurologia: se, mentre era in viaggio sull’autoambulanza o quando era lì, mia madre avesse avuto una emorragia interna, non avrebbero saputo intervenire. L’ospedale di qui ha, quindi e tra l’altro, compiuto un abuso medico, e ha redatto un falso in atto pubblico. E con loro non finisce qui.
Stamattina ci siamo svegliati lì, dopo un sonno ristoratore, io sono tornato a casa perchè avevo alcune cose da fare (notabilmente la psicoterapia, oggi seduta fiume che è stata essenziale), mia sorella torna stasera, e domani andiamo a trovarla di pomeriggio. La dottoressa che ora l’ha in cura ci ha suggerito di non andarla a trovare spesso, un po’ per evitare che noi ci stanchiamo (quando mia madre tornerà qui dovremo seguirla) e un po’ perchè dobbiamo evitare di lanciare il messaggio per cui, se lei ci manipola, noi ci facciamo manipolare.
Sempre lì, la psichiatra si è posta la domanda se mia madre non avesse avuto anche, o solo, una ischemia cerebrale che poteva causarle certi sintomi, come un intorpidimento diffuso e una certa asimmetria nei movimenti, è gravissimo che l’ospedale di qui non abbia nemmeno contemplato l’ipotesi. Io penso che mia madre abbia avuto le sue crescenti crisi maniacali-depressive, e questo le abbia causato una alterazione psicofisica che avrebbe potuto favorire un episodio ischemico, considerato che mia madre in passato ne ha sofferto, e sempre con la stessa eziologia.
In questi due giorni ho pianto molto. Ieri mattina ero sconvolto, e alcune persone con cui ho parlato hanno saputo aiutarmi. Anche e sopratutto la mia psicoterapeuta, che si è resa conto del mio terrore e ha saputo smontarlo. Non solo lei, ma anche i miei amici e in generale la mia rete relazionale, che se non ci fosse stata io sarei stato ricacciato nel consueto ruolo del bambino che non sa cosa fare di fronte alla malattia della madre.
Io penso sempre che da un male possa nascere, e nasca, un bene. Alla fine, nonostante tutto, ce la siamo cavata con poco. Mia madre credo abbia ben capito che non può scherzare con il suo stato di salute. Ora dovrà essere seguita in un certo modo, sia in termini di terapia farmacologica, che in termini di colloqui di aiuto e sostegno per identificare le componenti del suo malessere ed aiutarla a gestirli, almeno un po’ e per quanto si possa. Mia sorella è stata costretta a crescere e ad assumersi delle responsabilità, ha compiuto degli errori ma ieri sono riuscito a parlarle in modo dolce ma incisivo, grazie pure alla psichiatra che, quando stavamo parlando di nostra madre con lei, ci ha fatto parlare un po’ di noi e ha quindi aperto un ponte verso mia sorella. Io ho scoperto di poter essere lucido, anche nel momento drammatico della scoperta dell’incidente, ho avuto una crisi di panico che ho superato, e ho gestito quel maiale di mio padre, che quando ha scoperto la situazione, ha pensato di presentarsi come il salvatore della patria, perchè il suo sogno è quello di sfruttare l’occasione di debolezza di mia madre per tornare qui ed essere quello che la segue e l’aiuta a guarire, quando invece è stato lui l’origine dei mali di mia madre.
Per cui ieri ha anche fatto la scenata al pronto soccorso, prima con me che l’ho sfanculato rapidamente dicendogli che non ho tempo da perdere con lui, e a seguire con i medici di guardia, che quando hanno poi saputo che era l’ex marito (lui si presenta come il marito), si son solo lamentati di esserlo venuti a sapere tardi, altrimenti l’avrebbero fatto arrestare (e io avrei regalato loro qualcosa, in segno di gratitudine). E’ ovvio che siccome questa volta mio padre si gioca l’opportunità di tornare a casa, non può che andare in escandescenze. E’ stridente la differenza tra le persone che mi vogliono bene, e che mi hanno offerto un aiuto senza alcun atteggiamento prescrittivo, e questo personaggio qui (che ai medici del pronto soccorso ho descritto come il padre biologico, manteniamo le distanze).
Concludo questo resoconto con questo mio pensiero: in Occidente è diffuso un certo senso di superiorità verso l’Islam, e invece dovremmo capire che loro sono in molte cose assai più progrediti di noi. Per esempio, loro sanno che il maiale è maiale e che non c’è niente da fare per cavarne qualcosa di buono, per cui nemmeno lo toccano.
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