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Vedi Monti quant’e bello

“Che succederà se poi Monti sarà eletto Presidente della Repubblica o nel 2014 sarà chiamato a succedere a Van Rompuy alla Presidenza del Consiglio dell’Ue?”

Alberto Saravalle e Luigi Zingales, per Linkiesta, riportata poi da Dagospia, dicono quello che alcuni sanno e pochi ancora dicono: a Monti non interessa per niente stare in Italia, il suo desiderio è appunto il posto di Van Rompuy.

Sarebbe utile poi continuare il dibattito dicendo che l’operazione Monti prevede di ricostituire un nucleo da DC di anni ’50, mettendo insieme il grande capitale e industria (cioè la Fiat) con il supporto del Vaticano (che ha cambiato cavallo, passando da Comunione e Liberazione, ormai considerata abbastanza decotta insieme a tutto il sistema di potere che faceva capo a Formigoni, passando appunto alla Comunità di Sant’Egidio).

Poi, sarebbe utilissimo dire che le liste Monti sono fatte di persone che si sono impegnate a contribuire appunto a Sant’Egidio, o che hanno già contribuito. E che Berlusconi ha capito benissimo l’operazione e il senso della stessa, per cui l’accordo con la Lega è nato perché la Lega sapeva che, avesse Monti preso il 30% dei voti, avrebbe messo la Lega all’angolo relegandolo al ruolo di alleato regionale.

Vabbè sì, poi Riccardi s’è sacrificato al diktat di Santa Romana Chiesa (che ti immagini Riccardi che fa una alleanza con Casini, Fini e Monti) ma non si candida perché poco convinto dell’operazione.

Sì certo, sarebbe meglio parlare di programmi, ma questi in Italia sono lussi.

Durerà

Magari non sto esattamente sul pezzo, ma la mia prima reazione a leggere la composizione del nuovo governo Monti è riassumibile proprio così: durerà.

Perché dentro ci sono tutti i poteri, c’è il Vaticano, gli Stati Uniti, i prodiani, i lettiani, le regioni, la grande burocrazia, i militari, la finanza, i boiardi di Stato, veramente non manca nessuno, personaggi in odore di premio Nobel per la pace, illustri accademici, grandi professionisti.

E’ un capolavoro, anzi il capolavoro politico di Giorgio Napolitano, c’è di che rimanere a bocca aperta per tanta astuzia e tanto distillato di acume politico. E’ la migliore costruzione del suo settennato politico, e la cosa che gli assicurerà un po’ più di un cenno nei libri di storia.

Durerà quindi perché questi che sono entrati come ministro non l’hanno fatto per stare tre mesi a scaldare le poltrone; e veramente sarebbe da rileggere i commenti pensosi dei notisti di cronaca politica quando dicevano che uomini come Letta ed Amato avrebbero rinforzato il governo: direi proprio di no.

Durera anche perché è una Caporetto della classe politica italiana, dalla ex maggioranza su cui vorrei ora tacere per spirito di concisione all’ex opposizione, che dopo quattro anni di opposizione ancora non ha trovato un programma ed un candidato, per cui non ha avuto il coraggio di chiedere le elezioni subito, facendo anzi passare che se non si sono fatte è stata per la generosità di Berlusconi. Come se, tenendo le elezioni, costui non sarebbe stato spazzato via, e anzi alla sola idea di sciogliere le Camere la metà dei parlamentari del PDL non avrebbe votato la fiducia a chicchessia.

Certo, la politica è l’arte del possibile, e almeno in questo Bersani è stato politicamente sveglio, parlando di salvare l’Italia, e lavorando nel frattempo per un governo che è uscito molto, molto meglio di quanto immaginabile.

Una matrioska di merda

Scrivevo giusto qualche settimana fa che Bossi doveva fare la cacchina, far cadere il governo Berlusconi (come ha significativamente contribuito a fare) per potersi sfilare da un indispensabile governo di emergenza nazionale (come sta facendo) per poter così tornare a campare di rendita sulla Padania, il federalismo e le solite tiritere che non sono riusciti a concretare in anni di governo (come faranno).

Quindi non sono molto stupito di quanto sta succedendo nella Lega – stiamo bene nella linea dell’ampiamente previsto – ma un po’ lo sono per il PDL, che immaginavo potesse reggere un po’ di più.

Ad occhio e croce, credo che la fronda interna (di questi statisti come La Russa, Sacconi – uno che ha detto che lui non si consegna ai comunisti: darling, mi sa che non l’hai capito, siamo noi che non ti vogliamo che ci fai ben schifo) sia una fronda di riposizionamento.

Cioè, se il governo si fa (e non si può non fare) allora si cambierà anche la legge elettorale con una proporzionale, e quindi il potere di interdizione dei leader di partito – potere che hanno con questa legge elettorale – viene a mancare, e pure un Brunetta può dettare le sue condizioni (dico, Brunetta. No, c’avete presente?)

Certo che è da osservare pure che il quadro dipinto dai poteri forti, e cioè che se non si fa il governo Monti arriva l’apocalisse del voto, non è così realistico, ed anzi molto interessato. Perché il rischio, se si va a votare è – signora mia si regga forte – che le elezioni le vinca un fronte progressista (dove per “progressista” si intende il concetto italiano di progressismo sociale ed economico, cioè un’area sostanzialmente più a destra di un giornale liberista, mercatista e conservatore come l’ Economist ) e questo è un rischio comunque da evitare.

Ed è sconfortante che la sinistra chini il capo, perché avendo avuto circa tre anni per organizzare l’opposizione all’ultimo Berlusconi, quello della prostituzione personale e di Stato, non c’è ancora riuscita. Così meglio evitare di andare al voto, che c’è il rischio che si vinca – e sai che palle, si sta tanto bene all’opposizione. E poi D’Alema si eccita a fare un governo con Casini, che lui capisce di politica. (Signora mia. Mica che faremo queste leggi per i ghei, che si vogliono pure sposare. E le coppie che fanno i figli e sono sterili. E l’eutanasia, che poi ti uccidono quando sei vecchia. E tutte le brutte cose che dicono contro la Chiesa Cattolica. Signora mia, che brividi che mi vengono al solo pensarci.)

Sì, la questione della legge elettorale è un po’ un falso problema, perché si può sempre correggere nelle sue storture con delle primarie per definire le liste dei candidati.

E viceversa, i mercati non si accanirebbero particolarmente contro l’Italia, una volta votato il maxi-emendamento (cioè la Finanziaria dentro la Finanziaria, alla fine il declino berlusconiano è un po’ una matrioska di merda), come non si sono accaniti contro la Spagna.

Perché – qui sta il busillibus che i poteri forti non citano mai – i mercati stessi sanno che non può bastare un anno per fare le riforme necessarie e vederne i frutti, quindi c’è un problema di fase terminale della legislatura che è il vero ostacolo e il vero problema, e questo si risolve solo resettando tutto, andando alle elezioni anticipate.

Ciò detto, bisognerà pure dire che Mario Monti – lungi dall’essere un progressista – è stato comunque il commissario europeo che ha fatto il mazzo a Microsoft, forse la decisione nel settore dell’informatica più importante e più salubre mai presa in Europa: se oggi potete andare su Facebook con il browser che preferite, i meriti dell’Antitrust europeo di Mario Monti sono indiscutibili.

Un po’ ho l’impressione che sia difficile poter fare di meglio, un po’ (anzi un molto) che la sinistra sia in una condizione pietosa, un po’ che non è che fatto un governo ipso facto si risolvono i problemi, i provvedimenti da prendere vanno poi presi e poi votati. Chi vota il passaggio al sistema contributivo per tutti? La lotta all’evasione fiscale? La patrimoniale?

Tutto questo, poi, sempre se guardiamo alla situazione in termini di attualità politica, la storicità della crisi rimane esattamente dove è, e non si risolve con un cambio di governo. Magari, mi direte, è da aspettare che la crisi del debito colpisca prima gli USA.

(Se c’avete voglia, potete leggere quello che scrivevo il 30 Gennaio 2010, “La prossima crisi del debito pubblico italiano”: “Quello che credo sia significativo, non è tanto che il New York Times scriva questo, ma che nessuno e dico nessun giornale italiano faccia minimanente cenno al rischio di fallimento. Questo, credo, perchè i proprietari dei giornali sono poi i più grandi proprietari di obbligazioni dello Stato, e quindi non vogliono creare per primi il panico. Ma è una ulteriore prova provata della pesante cappa mediatica che ci avvolge il fatto che di tutto questo non se ne sappia praticamente niente. Poi, sia chiaro, il default del debito pubblico italiano non sarà affatto un male, a parte un periodo di turbolenza come non abbiamo mai visto nella storia d’Italia.”)

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