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Alcune reazioni all’indecente spettacolo di ieri

«Questi non sono i girotondi. I girotondi non sono così. Non dicono volgarità sulle donne, non insultano il capo dello Stato, non offendono il capo dell’opposizione, non collocano il Papa all’inferno. Un regalo a Berlusconi? Peggio. È come se il copione di questa giornata l’avesse scritto lui». Furio Colombo è, parole sue, «indignato, arrabbiato, umiliato»

(Aldo Cazzullo, sul Corriere della Sera)

E non a caso è l’Italia che s’affida ad Antonio Di Pietro, primo ad aderire al No Cav Day per l’interminabile no e poi no a Silvio Berlusconi. È l’Italia dell’estremismo legalitario, per dirla con Piero Sansonetti, un autorevole esponente della sinistra che, giustamente, s’è ben guardato dall’andarci ieri a piazza Navona perché una cosa è chiara: i manifestanti di ieri come nemico hanno Berlusconi che si mangia la democrazia tutta ma, sotto sotto, come vero nemico hanno ben altro, hanno la sinistra.

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Saranno onesti e specchiati, eroi perfino, come Rita Borsellino (voti, pochini), ma l’Italia vera, quella che per fortuna non è migliore, preferisce stare nel torto tanto è vero che più si dà addosso al Cavaliere, tanto più quello cresce nei sondaggi. Mentre invece scende, e poi scende, la sinistra. E forse è anche un diabolico gioco delle parti che si consuma nel palcoscenico d’Italia se si pensa che il vero beneficiario del travaso dalla terrazza alla piazza non è il futuro della sinistra, non Pancho Pardi, non i Girotondi, neppure Beppe Grillo furbo al punto di ritagliarsi la giusta fettina di marketing, ma Di Pietro, un formidabile arcitaliano, uno che starebbe a destra un minuto dopo che da destra se ne fosse andato via Berlusconi.

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Benedetto quel Pci degli anni passati che sapeva fare fronte alle derive estremistiche, poveretta questa sinistra di oggi pensionata dalla magia furbacchiona (è il caso di dirlo) del radicalismo di successo, quello dei professori, dei colti e degli artisti. È proprio significativo che il ceto dei letterati, ancora una volta, abbia deciso di planare dalla terrazza alla piazza.

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(Pietrangelo Buttafuoco, sul Giornale)

A Piazza Navona, all’imbrunire, il testacoda dell’antiberlusconismo che prima curva nel turpiloquio, prende ardore e velocità nello spettacolo, poi sbanda nella gara a quale artista del palcoscenico le spara più grosse. Quindi si rovescia su stesso, fino a perdersi nel delirio a sfondo apocalittico, sessuale, teologico e pagliaccesco. E addio politica, allora, addio opposizione, addio civiltà e addio a tutti. Sul proscenio della manifestazione contro le leggi vergogna restano così solo i comici, i predicatori, gli arcangeli del sarcasmo e le poesie anche rimarchevoli, ma pur sempre pregiudizialmente “incivili” di Camilleri. Sono loro, beninteso, che riempiono le piazze. Ma poi, dopo l’incendio?

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Una piazza evoluta e insieme regressiva. Un frullatore di storie di pubblica intimità. Berlusconi è lo specchio di tutto questo. Forse farebbe bene a preoccuparsi. Ma forse potrebbe perfino compiacersene.

(Filippo Ceccarelli, La Repubblica)

C’è un’Italia che vuole esprimere la sua indignazione, contro le leggi canaglia, contro i provvedimenti ad personam, contro la manipolazione spregiudicata della Costituzione repubblicana. E questa Italia fa fatica a trovare una voce. Per questo ieri a Piazza Navona è venuta tanta gente. Persone che volevano far sentire la loro esasperazione, che cercavano di uscire dal cerchio stregato della frustrazione civile, provando a far risuonare nel paese la protesta contro l’improntitudine del potere berlusconiano. Era per molti aspetti una testimonianza di dignità democratica e di civiltà politica: il tentativo di uscire dal recinto dell’impotenza.

Ha rischiato di finire male. Di diventare la parodia di un talk show deteriore, un Bagaglino di sinistra aggravato dal turpiloquio e dalla malevolenza gossipara. Peggio ancora, di trasformarsi in un attacco distruttivo alla chiave di volta istituzionale della nostra democrazia. Perché quando il microfono finisce nelle mani di un Beppe Grillo, non è più la politica a esprimersi. È una torsione populista che attacca ogni istituzione, che rifiuta di avere fiducia anche nelle istituzioni di garanzia costituzionale. Che alla fine sottrae legittimazione alla Repubblica.

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In sostanza, è accaduto che tutta la gente convenuta a Piazza Navona è stata espropriata delle sue intenzioni.

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Un’occasione di presenza e di vivacità democratica è stata confiscata, almeno per qualche minuto, da un accesso di varie volgarità, prive di qualsiasi finalità che non fossero quelle dello spettacolo in sé.

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Si corre il rischio che una parte della sinistra, ed è la parte maggioritaria, si riduca al silenzio, fino a non riuscire a dire nulla, in nessuna occasione, fino all’ammutolimento più totale. E che un’altra parte, un’altra sinistra, venga consegnata a un furore astratto, televisivo, mediaticamente estremo, incapace tuttavia di trovare strade che conducano alla politica.

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Chi ha deciso di muoversi contro le leggi ad personam merita qualcosa di più, e la politica deve darglielo.

(Edmondo Berselli, la Repubblica)

Aggiungo che oggi c’è stata una nota del Quirinale, che ha ricordato che è il Presidente della Repubblica a decidere, autonomamente, sulle domande di grazia. Giusto per stoppare Berlusconi che aveva già annunciato a Sarkozy che ci pensava lui, per la brigatista rossa che alla fine i francesi c’hanno consegnato. L’unico potere che oggi si contrappone a Berlusconi viene dileggiato in piazza, da una folla di coglioni applaudenti.

Napolitano a Firenze

Festeggia gli 85 anni dell’Aeronautica Militare.

Che carini, sono coetanei.

Trovare le dieci piccole differenze

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Cambia il bilancio dello Stato

La notizia è talmente di forte impatto che Repubblica.it l’ha messa nei titoli rossi sotto la testata, come quando ci sono attentati terroristici, cadute di governo e disastri naturali: l’arzillo presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (quello che all’epoca fu a favore dell’invasione sovietica dell’Ungheria) ha proceduto ad un taglio draconiano delle spese del Quirinale, quest’anno infatti saranno ridotte di ben 800 mila euro, fermandosi quindi a quota 240 milioni di euro. Ovvero circa 4 volte Buckingham Palace, 7 volte l’Eliseo, 24 volte la presidenza tedesca.

Enorme sconcerto tra tutti i funzionari del Quirinale, che di fronte a questi tagli così immensi temono il peggio, già sono stati spenti i riscaldamenti mentre i pasti si mormora saranno d’ora in avanti forniti dalla Protezione Civile, mentre il ministro dell’Economia Padoa-Schioppa ha commentato: con un risparmio così  ingente, dovremmo portare il rapporto deficit/PIL allo zero per cento. I partiti già litigano su come destinare questo immenso tesoretto, mentre folle giubilanti di italiani si radunano per strada per osannare il Grande Presidente, e alcuni comitati civici sono già pronti ad ergere statue di trionfo.

E’ come Maria Antonietta: il popolo ha fame? Date loro dei croissants.

Un rinvio verso l’altro, verso un divertente patibolo

Quindi, un signore di più di 80 anni, Napolitano, ha dato mandato ad un signore che ne ha 70, Marini, di vedere se si riesce a fare un governo che dovrebbe occuparsi solo della riforma elettorale - come se i governi non dovessero comunque e sempre governare, fosse anche il regolamento per disciplinare la raccolta dei mitili di allevamento - sperando che quei due camerieri che rispondono al nome di Casini e di Fini abbiano un po’ il senso della storia, al fine di evitare che prossimamente ci ritroviamo quel gigante del pensiero contemporaneo che è Gasparri e quel gentiluomo di Storace come ministri di un governo che parta da costoro e arrivi a quell’uomo tragico nella sofferenza che è Mastella.

L’unica cosa buona della situazione è che non è stato dato un mandato ad un tecnico. Il resto mi sembrano tutti contorcimenti di una classe politica che finirà spazzata via ben presto.

Pensierini sparsi sulla situazione politica

  • Se c’era Rosy Bindi a capo del PD, prendeva a morsi Mastella alla prima virgola che diceva, non questo cazzaro di Veltroni;
  • Lo spettacolo offerto da Pecoraro Scanio e Casini in televisione è molto più che sconfortante: io non mi sento di votare nessuno dei due, e credo che nessun italiano assennato se lo senta;
  • Il 75% degli italiani non ha fiducia nel Parlamento: l’ho già scritto, ma lo ripeto perchè mi pare chiaro cosa significhi;
  • Veltroni ha contribuito alla caduta del governo Prodi convinto che poi, con Berlusconi, si sarebbe messo d’accordo per un governo tecnico, che poteva durare anche solo qualche mese, il tempo sufficiente a fare il referendum del cui scontato esito positivo si avvantaggiano appunto i due più grandi partiti;
  • Berlusconi ha fregato Veltroni esattamente come ha fregato D’Alema anni fa: quando questi cosiddetti grandi leader del centrosinistra capiranno con chi hanno a che fare, cioè con uno assai più furbo, scaltro ed ingordo di loro, sarà tardi;
  • Mieli non si espone troppo a favore del governo Draghi, ma ovviamente fa parte dell’establishment finanziario-industriale che questo vuole;
  • Anzi, che questo otterrà. Berlusconi ha ragione quando dice che lui non è alleato di certi poteri forti, perchè quei poteri vogliono mettere le manone sul governo dei cosiddetti tecnici, mentre Berlusconi vuole la torta tutta per sè;
  • Quando Fini saprà mostrare di essere un leader lo considererò tale: è talmente succube di Berlusconi che a confronto Casini sembra un gigante della politica;
  • Pecorario Scanio: no, no dico, basta;
  • Prodi ha fatto uno splendido discorso alla Camera. Perchè sappia parlare bene solo quando è tardi, è un mistero che temo non sarà mai risolto;
  • Stando così le cose, l’unica cosa sensata che il centrosinistra deve fare è prendere atto della situazione, accettare la fine del governo Prodi, e provare a vedere cosa succede con questa offerta di dialogo: almeno a farci la bella figura;
  • In effetti, se Berlusconi è ingordo e se tiene Fini per le palle, mi sa che per il governo tecnico è anche d’accordo: ci guadagna che si fa il referendum;
  • Se qualcuno sa dirmi una buona cosa fatta da Veltroni da quando è segretario del PD gliene sono grato;
  • Anzi, qualcuno sa che fine ha fatto Veltroni? Ma è possibile che il grande Uolter non si veda e non si senta? ‘Ndo sta’, alla cerimonia di inaugurazione della nuova mensa dell’Atac?
  • L’errore più grande che il centrodestra potrebbe fare è quello di pensare che questa crisi sia una crisi di una parte politica e non una crisi di sistema. L’errore più grande che il centrosinistra potrebbe fare è quello di pensare che questa sia solo una crisi di sistema e non anche una crisi della maggioranza;
  • No, dico, adesso l’arbitro diventa un signore di più di 80 anni che era a favore dell’invasione sovietica dell’Ungheria: no, dico, basta. Questi personaggi vanno consegnati alla gioia del vedere i nipoti e pronipoti crescere, non a decidere delle sorti dell’Italia.

Pensavo: visti i tag di questo articolo, se staggo tutto e ci metto: compagnia di pagliacci, non viene meglio?