Ieri sera ho ascoltato il discorso che Obama ha fatto sulle questioni razziali. Dire che sono rimasto colpito è dire poco, a tratti è stato toccante. Quando l’America è questo, non posso non dirmi americano.
Quel discorso è nato perchè il reverendo che fa la predica ad Obama ha fatto un pessimo sermone, dicendo che piuttosto che benedire l’America, Dio deve maledirla, perchè manda la povera ed innocente gente di colore a morire, che sia in Iraq o sulla sedia elettrica. In una campagna elettorale in cui il tema razziale stava sotto traccia, ma non era assente, questo ha dato fuoco alle polveri: Obama la pensa allo stesso modo?
Obama ha invece fatto un discorso che, semplicemente, è da Presidente degli Stati Uniti. Da esempio per la democrazia e l’uguaglianza tra le genti. Non ha detto che il problema razziale in America non esiste, tutt’altro, ma ha detto che lui, nella sua carne e nel suo vissuto, lo conosce e l’ha sperimentato, ed è riuscito sì a candidarsi per la Presidenza, ma conoscendo ed elencando le tante discriminazioni che un nero oggi in America subisce. Non ha fatto un discorso dicendo che lui è nero ma è come se fosse bianco, ha fatto un discorso dicendo che lui è nero in America, e l’America era quell’improbable esperimento di democrazia che, malgrado il peccato originale della schiavitù e la seguente guerra di Secessione, è riuscita a migliorare le condizioni dei neri, e che oggi deve realizzare una migliore unione.
Ha detto che questo odio razziale, che non è solo tra neri e non neri ma tra tutte le razze, e all’interno delle razze per ulteriori differenziazioni culturali, religiose o geografiche, va visto in faccia ed affrontato. Perchè se l’America non riesce a liberarsi da questo odio, non riuscirà mai ad affrontare le sfide del mondo di oggi, la delocalizzazione delle industrie, la sanità gratuita per tutti, il riscaldamento globale.
Ha detto che la sua campagna elettorale comincia da qui, perchè non sarà una elezione a cambiare queste cose, tantomeno un candidato di colore che, peraltro, non è nemmeno perfetto. Ha detto tutto questo con la serenità e la forza di chi ha il diritto di candidarsi alla Presidenza, perchè è un leader.
Io penso che, se Obama sarà eletto (come ora spero ardentemente), questo discorso sarà un giorno ricordato come il discorso con cui l’America ha cominciato a ripensare a sè stessa, come ad una nazione di pari, non una nazione di consumatori e di corporation che si arricchiscono senza sosta, non a caso attaccate durante proprio questo discorso. Se invece non sarà eletto, poveri noi, i tempi saranno più bui, e gli storici si chiederanno perchè.
Penso poi per contrasto, e mi viene da vergognarmi per lui, a Veltroni che pensa di essere l’Obama italiano, quando in quanto a coraggio politico e personale non ne è nemmeno l’alluce. Penso che questa sia una vera differenza tra sinistra e destra, la sinistra non ha paura di dire che l’imperatore è nudo, perchè vuole cambiare lo stato delle cose.
E’ la differenza tra la Santanchè, che dice che le donne italiane non hanno nulla da chiedere agli uomini, e chi fa una politica progressista, e pensa che non sia accettabile che le donne guadagnino costantemente meno degli uomini, anche quando sono occupate.
E’ la differenza tra essere un gay di sinistra, che vive e conosce le discriminazioni che ha subito, e da queste parte e le considera come cifra della sua esperienza politica (almeno i candidati seri, poi di non seri ma anzi strumentali ce n’è), e i gay di destra di Gay-Lib, che partono dal negare la realtà delle discriminazioni per costruire una improbabile richiesta di assai fumosi diritti.
E’ quello che si chiama avere il coraggio politico, che quando non c’è non te lo puoi dare. L’America e il mondo hanno oggi bisogno di un leader coraggioso.
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