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E che volete pure il sangue?

Se queste mattine passate per Piazza Garibaldi a Napoli, potreste imbattervi nel camioncino dell’Avis che vi chiede se volete donare il sangue (l’altro posto dove potete trovarlo è su via Toledo, davanti al Banco di Napoli).

Cosa che è successa a me, pochi giorni fa. Vengo avvicinato da questo ragazzetto che mi chiede se voglio donare il sangue.

Io gli replico “Gli omosessuali non possono”.

Lui rimane spiazzato, mi dice di no e io sbotto: “E invece sì, ci sono regioni d’Italia in cui vale questa cosa e voi non fate niente per contrastarla”.

Perché quando nella Lombardia di CL e Formigoni c’è l’ospedale che rifiuta le donazioni di sangue degli omosessuali (in quanto tali), non è che l’Avis comincia un picchettaggio all’ingresso dell’ospedale. No no, la mafietta del mettiamoci d’accordo vince su tutto.

Tornando al mio incontro con l’Avis, il ragazzetto che mi ha avvicinato, dopo che gli ho detto che fa parte di una associazione che discrimina,  mi guarda con un’aria come per dirmi che anche lui è gay, quindi potrebbe spiegarmi meglio le cose.

Cosa che mi ha ulteriormente indispettito, e così ho tirato dritto.

Perché se vogliono pure il mio sangue, ecco, io mi sa tanto che non glielo dò. E se proprio devo darlo, vado direttamente al centro trasfusionale dell’ospedale, non passo per la mafietta.

In Iran altre esecuzioni capitali di omosessuali

http://www.independent.ie/world-news/middle-east/iran-executes-three-gay-men-for-sodomy-2869572.html

 

Una domanda a Manganelli

Tipo quelle smentite che non smentiscono (da Repubblica.it di oggi):

Sono interrogativi che si pone anche Roberto Maroni, la mattina del 28 agosto. Il ministro chiede al capo della polizia, Antonio Manganelli, di accertare se esista un “fascicolo” che dia conto delle abitudini sessuali di Dino Boffo. Dopo qualche ora, il capo della polizia è in grado di riferire al ministro che “né presso la questura di Terni (luogo dell’inchiesta) né presso la questura di Treviso (luogo di nascita di Boffo) esiste un documento di quel genere” e peraltro, sostiene Manganelli con i suoi collaboratori, “è inutile aggiungere che la polizia non scheda gli omosessuali: tra di noi abbiamo poliziotti diventati poliziotte e poliziotte diventate poliziotti”. “Da galantuomo”, come dice ora il direttore dell’Avvenire, Maroni può così telefonare a Dino Boffo e assicurargli che mai la polizia di Stato lo ha “attenzionato” né esiste alcun fascicolo nelle questure in cui lo si definisce “noto omosessuale”.

Se la Polizia non scheda gli omosessuali, il dottor Manganelli vuole anche escludere che nei verbali ci sia scritto che uno è stato controllato, nell’ambito di un controllo a campione, in una zona frequentata da omosessuali?

E il dottor Manganelli pensa che gli omosessuali siano quegli uomini che diventano donne? O si immagina le lesbiche come pelosone che puzzano d’alcool e ruttano?

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