“Sai, ho un problema con il computer, …”
Eccola là. Ogni volta che ho conosciuto qualcuno e questo qualcuno ha cominciato a dire che aveva un problema con il computer nemmeno dieci minuti che c’eravamo conosciuti, poi è sempre andata a finire male.
Mi ricordo alle scuole medie una professoressa di una infinità severità (del tipo, bastava che stavi seduto scomposto perchè ti mettesse una nota, e in quella scuola tre note causavano la sospensione di un giorno, poi ulteriori tre note la sospensione di una settimana e quasi automaticamente la bocciatura) che, per sembrare simpatica, alla prima lezione chiedeva a tutti che lavoro facessero i genitori, quindi uno le diceva “meccanico” e lei rispondeva “allora gli farò controllare la macchina”, “lavora all’Alitalia” seguiva “vorrei fare un viaggio a Londra”: ho sempre pensato che fosse una poveretta incapace di costruire un rapporto decente con gli studenti.
E’ la stessa cosa con i computer. Primo, io non sono un tecnico che ti sistema l’accesso ad Internet, quello lo sa fare molto meglio di me un qualsiasi ragazzetto pratico di Windows; secondo, io non uso Windows quindi non ha senso che mi chiedi come si fa a fare quella cosa con Word, perchè io ti rispondo che uso LaTeX; terzo, pure che lo sapessi fare, sono venuto per uscire e divertirmi, non per lavorare.
Tu non sei uno dei miei amici, E. o G. chiamano e parliamo dei loro problemi informatici per tutto il tempo che ci vuole, ma i computer non sono stati nè la prima nè la seconda nè la centesima cosa di cui abbiamo parlato, mentre tu hai una forma di subornazione intellettuale da sciampista per cui, quando ti dico che sono ingegnere informatico, rispondi dicendo appunto che hai un problema con il picci’. E se ti dicevo che facevo il proctologo, che succedeva, mi mostravi le tue grazie per un parere medico?
Ma certo tutto il resto della serata, anzi dell’ora scarsa con cui siamo stati insieme, è stato un concentrato di luoghi comuni e di atteggiamenti da scema, quando ti ho detto che tu abitavi in una via che è il nome di un paese vicino a dove abito io, tu hai risposto “ah allora abiti qua vicino”, come se uno risiedesse a Via Roma, 1, Trieste, e gli dicessero beato te che hai il Colosseo sotto casa.
E’ seguita poi la parte sul concetto di dieta e di palestra, con alcune riflessioni del tipo “il peso ideale è 10 kg in meno dell’altezza” che a parte l’orrore dimensionale (che a me come ingegnere fa sempre correre un brivido sulla schiena), è una cosa che ormai dice mia madre: ma a volte, non sempre. Tutto con il sottotesto di continue allusioni e battute per capire se ero interessato a te, ora io avrei anche fatto un’opera di pene perchè sono attratto anche dalle sciampiste (spero che sia per compensazione e non per analogia), però questa faccenda del computer mi ha fatto proprio cascare le palle.
Credo che il mio atteggiamento di forte perplessità fosse abbastanza evidente, tanto che poi quando gli ho chiesto che intenzioni avesse, ha potuto fare l’offeso dicendo che non capiva perchè dovessimo fare sesso, lui non aveva affatto queste intenzioni (in effetti, m’ha solo ricevuto a casa sua mezzo vestito e mezzo no, mettendosi poi sul letto, ma sono io che ci vedo un significato che non c’è) e anzi non ero il suo tipo. AH! Quindi per il computer ero il tuo tipo? Ma tu hai idea di quanto costi un’ora di mia consulenza? E la sto a fare gratis attìa? Guarda, forse è meglio che vada.
Credo però che il mio inconscio avesse capito tutto ben prima, tanto che quando stavo prendendo la macchina, invece di inserire le chiavi nel blocco d’accensione le ho riposte in tasca, e quando me ne sono accorto ho cominciato a pensare che forse potevo utilmente starmene a casa.
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