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Un ottimo candidato

(Ansa) – ‘Per storia e autorevolezza  personale credo che Goffredo Bettini sia il naturale capolista  del Pd nella circoscrizione dell’Italia centrale’, lo ha  sostenuto il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo,  interpellato a margine della riunione del consiglio d’  amministrazione degli Aeroporti di Roma all’Hotel Sheraton.  ’Comprendo le difficolta’ che il gruppo dirigente del Pd, e  in primis il segretario Franceschini, deve affrontare per  costruire liste elettorali che siano rappresentative delle  diverse anime di cui si compone il partito – ha spiegato  Marrazzo – Non vedo tuttavia chi meglio di Goffredo Bettini possa rappresentare i democratici di Roma e del Lazio nella  competizione europea’

Traduzione: Ao’, e qua a fa’ er presidente de ‘a reggione me c’ha messo Varter. Che io, te dovessi dì, me ce trovo pure bbene, mantengo alto er profilo de incompetenza dei presidenti der Lazio, e anzi voglio ricordare qua Storace e Badaloni, robba che come i lazziali nun se so ancora ribbellati è un mistero, limortacci quello che semo stati boni a combinà. Comunque, io me ricordo degli amici, per cui sostengo Goffredo, che è quer ggenio che diceva che er piddì doveva esse er partito liquido, ammazza ao’! Quando lui e Varter se ne so andati stavamo al venti per cento, più che liquido me pare liquefatto. Comunque, basta che a Darietto Franceschini jè vanno male le elezioni, che io ce lo so che lui e Goffredo nun se so’ mai sopportati, poi se vede, intanto se curamo ‘li cazzi nostri as usual.

Eutanasia di un partito

Scrive Ezio Mauro nell’editoriale di oggi:

La sintesi paralizzante di tutto questo è la guerra tra Veltroni e D’Alema, che nel disinteresse totale degli elettori litigano da quattro partiti (pci, pds, ds e pd), mentre nel frattempo il mondo ha fatto un giro, è nato Google, ci sono stati cinque presidenti americani e l’Inter è tornata a vincere lo scudetto.

Direi, meglio tardi che mai. Perchè qui non è che, caduto Veltroni, ora arriva D’Alema o il suo alfiere Bersani. Devono comunque farsi tutti da parte, non ne possiamo più. Perchè “con questi leader non vinceremo mai”.

Aggiunge poi:

Perché come dimostra il caso Englaro le idee oggi predeterminano le scelte politiche, soprattutto in partiti che sono nati appena ieri

E quindi con questo io annuncio la mia pubblica candidatura a scrivere gli editoriali di Repubblica.

Perchè all’atto della nascita del PD ho detto e ripetuto che non ci si mette insieme perchè si è d’accordo sulla curva IRPEF, ma ci perchè si mette insieme per i valori, che oggi sono la bussola della società occidentale. Formare un partito unito sulla post-ideologia in campo economico (eravamo comunisti, ora non crediamo più nella lotta di classe, ma in una solidarietà riformista) non basta nemmeno un po’ a mettersi d’accordo sulle cose più importanti, i temi della vita e l’idea più o meno inclusiva di società, tutte quelle cose su cui la destra martella ferocemente ogni giorno, lasciando che la crisi economica esploda perchè tanto non sanno cosa fare.

La Chiesa ha capito benissimo che oggi l’identità è valoriale, per cui ha scelto un papa modesto ma che è dogmatico in ogni cosa che dice e che fa. Con l’arrivo poi della crisi economica, non c’è proprio niente di cui discutere di economia, il debito pubblico sarà consolidato, la Cina presa a calci nel culo così si impara, lo Stato occuperà la maggior quota della produzione del PIL e diventeremo tutti più keynesiani di Keynes.

Per cui, conta cazzi che siamo d’accordo con la Binetti o altri tanfi di sacrestia che l’IRPEF sui redditi alti è al 49%, conta se siamo d’accordo sull’aborto, le unioni civili, l’eutanasi, il divorzio. Mi pare che non siamo per niente d’accordo.

E’ vero che, come scrive Mauro, questa difficoltà del PD sconta anche la crisi del cattolicesimo democratico. Ma è anche colpa del PD che invece di prendere Ignazio Marino e metterlo vice-segretario, l’ha lasciato in splendido isolamento. Nè credo che il progetto del PD possa passare attraverso la speranza che prima o poi la Chiesa apra gli occhi sulla gravità di quanto sta facendo, sull’aver costruito a destra un partito ateo e clericale, e sull’inviluppo della società italiana.

Dopo il PD

La sconfitta di Soru in Sardegna mi ha un po’ sorpreso, è stato un discreto presidente di regione e aveva contro un candidato sconosciuto, il cui punto di forza è stato l’appoggio di Berlusconi. Sorpreso, ma alla fine la cosa è stata vissuta con rassegnazione. L’elettore di sinistra credo si sia rassegnato, sa che comunque vadano le cose il vincitore sarà Berlusconi, come è stato nelle ultime tre elezioni regionali.

Nè potrebbe essere diversamente, se il PD non è altro che un contenitore magmatico dentro cui c’è tutto, la cui unica linea è che non c’è una linea, dove ognuno si alza e vota come gli pare, dice quello che gli pare, minaccia scissioni e tutti a preoccuparsi del mantenimento della cultura cattolica nel PD, come se questa cultura fosse riassumibile e rappresentabile da un ateo divenuto clericale come Rutelli.

Ieri sentivo parlare un esponente della Lega, che diceva che la Caritas ha il business della gestione degli immigrati clandestini, ecco perchè vuole tenerli. Questo incosciente – pesantemente redarguito da Gad Lerner che gli ha detto che in quanto a business sugli immigrati la Lega non è seconda a nessuno – non sa le condizioni di schiavitù in cui sono gli immigrati nei centri di accoglienza temporanei, dove chi li gestisce guadagna sui soldi che lo Stato paga per l’assistenza. E’ viceversa un rappresentante di questa società impazzita, sempre più preda del parrossismo contro chiunque tocchi l’ordine sociale; tanto l’ordine è più fragile, tanto più non garantisce e non offre nessuna vera possibilità di vita e di felicità a chi ne fa parte, tanto più sia difeso, diamo tutti i poteri a Berlusconi che almeno ci pensa lui. In effetti, se l’alternativa è il pingue Veltroni, che dedica le sue giornate ad analizzare il pensiero di Rutelli, non riesco a dare torto agli elettori del PD che ieri se ne sono stati massicciamente a casa, portando il partito a perdere undici punti percentuali.

Ignazio Marino è una persona perbene, un serio esponente del PD, un cattolico intenso che però distingue tra quello che dice la Chiesa e quello che dice la società, nel solco di quei grandi cattolici impegnati in politica che non sono mai stati clericali. E’ quello che ha rinunciato ad un posto nella lista del PD per la Sicilia per far posto ad un esponente della lotta alla mafia, almeno il PD ne aveva in lista uno e non zero.

Marino è stato rimosso dal PD dal ruolo di capogruppo in Commissione Sanità al Senato, sostituito dalla ineffabile Dorina Bianchi, la relatrice della legge 40 sulla fecondazione assistita. Questo per il pagare di Veltroni un prezzo politico a Beppe Fioroni, un politico di caratura mondiale il cui pensiero politico è talmente immenso che sarebbe un peccato perderlo e tantomeno farlo adirare, meglio stritolare Marino che dietro ha solo il suo essere perbene. E anzi, guai a Marino se dice che se passa la schifosa legge in discussione sul testamento biologico poi si va al referendum, la Binetti già lo contesta e Veltroni media. Come media? Dicendo che è meglio una buona legge che il referendum. Poteva anche dire che i giorni della settimana gli risultano siano sette, è anche quella una linea politica che garantisce i risultati della Sardegna.

Mi spiace per Soru, e credo che i sardi ci rimetteranno dopo aver sostituito l’autore della legge salva-coste con l’amico di un palazzinaro. Ma se questo serve a diserbare l’attuale classe dirigente del PD non sarà stato un sacrificio vano. Certo, è il momento di contribuire tutti insieme ed attivamente ad affondare questo partito, per cui alle europee se mai lo voterò sarà con una preferenza per un candidato della parte più di sinistra, sempre che ne candidino uno.

E’ una teoria di fatti

Non so se la cosa peggiore per il PD sia la batosta abruzzese, l’alto astensionismo, Di Pietro che prende sei volte più voti delle passate elezioni, l’arresto del sindaco di Pescara (segretario regionale del PD e candidato alla successione di Del Turco se anche questi non fosse stato a sua volta e prima arrestato) i sondaggi nazionali che danno il PD al 27 per cento, i commenti di Fioroni che con l’UDC si sarebbe vinto, o il fatto che nella prossima direzione del PD ci sarà lo scontro tra D’Alema e Veltroni, per dire un argomento nuovo e sicuramente appassionante, destinato a mobilitare le folle progressiste e democratiche.

Su Sky sto con Berlusconi

Il mio abbonamento con Sky è terminato ieri. Avevo cominciato con la tv via satellite nel Dicembre 1999 e Sky non ha fatto molto per trattenermi (la loro migliore offerta è stata la stessa che c’è per i nuovi abbonati, tre mesi a 15 euro)… come si dice: la fedeltà va premiata.

Ho disdetto Sky perchè non era più un fatto culturale, non c’era più niente di buono da vedere, non mi capitava più di parlare con qualcuno di cosa Sky avesse trasmesso.

Per cui sono del tutto, completamente ed assolutamente con Berlusconi, quando difende l’IVA al 20% per Sky: non c’è nessun motivo per cui Sky debba avere l’agevolazione dell’IVA. In questi anni è diventato un pessimo monopolista, con una programmazione sempre più scadente e dei nuovi canali assai penosi se non imbarazzanti.

Sky è solo un alibi per trasmettere le partite di pallone e i film porno (pare che il genere trans sia tra i più visionati). Hanno costantemente aumentato i prezzi negli ultimi anni, confidando nella ineluttabilità dell’abbonamento. Hanno tolto spesso il doppio audio in inglese e quasi sempre i sottotitoli in inglese, che per uno che ha l’agevolazione IVA perchè prodotto culturale è avere proprio una faccia come il culo.

Questa agevolazione vigeva perchè si voleva spingere il mercato della tv via satellite, ed è rimasta visto che agevolazioni (di altro tipo) sono state fatte anche per il digitale terrestre.

In questo contesto, la posizione del PD è la posizione di un branco di idioti, che pensa che Berlusconi si contrasti con una politica culturale per cui Sky è cultura. Sono talmente rincoglioniti che pensano che se la gggente invece di vedere le tv di Berlusconi vedesse quelle di Murdoch, allora non sarà più preda del virus berlusconiano. Sono talmente morti di fame che difendono Sky e il suo telegiornale, che ha una media d’ascolto di 15mila spettatori. Per carità, è anche fatto bene, però forse non vale la pena per un partito politico nazionale cercare di difendere quella che è stata una tribuna molto favorevole al governo Prodi. Mi sa che con 15mila voti non si vincono le elezioni.

Quanto all’ingiusto aumento dell’IVA, ma il governo i soldi dove dovrebbe prenderli? Tutti a piangere che le scuole crollano, i pensionati muiono di fame, la ricerca è strozzata, e il problema è che non si può pagare il 20% su Inglesi Superporche (un film finanziato dall’Unione Europea),  Il Tuo Odore Mi Eccita (pubblicità occulta per una nota marca di profumi),  La Prima Volta che Mia Moglie Prende un Cazzo Mostruoso (una rielaborazione post-moderna di King Kong), Sfondami… (genere novelle vague), Cosparsi di Crema (questo è il film gay), per citare la culturale programmazione di Sky?

Ed ultimo, nessuno a sinistra che avverta un senso di fastidio quando Sky manda degli spot contro il governo? Ora improvvisamente fare politica per chi la televisione è diventato giusto?

Al Senato si parla di politica estera

Ho sentito una buona parte della discussione al Senato per la ratifica del Trattato di Lisbona. Negli altri paesi europei un argomento del genere sarebbe considerato essenziale, qui avviene alla vigilia delle ferie, mentre la politica è tutta presa dall’affascinante questione del lodo Alfano, quella sì una cosa che cambia la vita di tutti i giorni.

Primo intervento che ho ascoltato, del capogruppo della Lega. Allora: gli inglesi sono stronzi, i francesi puzzano, i polacchi sono dei pezzenti, e gli irlandesi seppur ubriaconi hanno fatto la cosa giusta, capita anche a loro. A noi dell’Europa non ce ne potrebbe fregare di meno, anzi ci fa schifo perchè ci costringe a non essere razzisti, comunque siccome questo trattato è già morto votiamo anche a favore. Ah, e qualcuno pensi ai produttori di latte, che è la questione centrale dell’economia italiana.

Quindi, per il PD è toccato a Franco Marini. Ha competenze di politica estera? No. Sa almeno l’inglese? No. E quindi, perchè parla? Perchè è un vecchio trombone, un ottimo sindacalista bravo a fare discorsi appassionati in cui dire niente di sensato. L’intervento è stato in effetti un delirio, da argute osservazioni per cui la Rivoluzione Industriale è avvenuta nel ‘900, e lui sta parlando “di scienza” quindi non capisce perchè lo contestino, e poi quanto cresce la Turchia signora mia (ci mancava che dicesse che ogni anno che ci va in ferie vede un nuovo albergo) e poi i diritti della donna in Italia sono arrivati grazie alle spinte dei paesi del Nord Europa (e qui si aprirebbero varie osservazioni, la più immediata è che quindi Marini è a favore del matrimonio gay), e che bisogna aiutare gli immigrati, e poi facciamo l’Unione del Mezzo Mediterraneo (che credo significhi della parte inferiore del Mediterraneo, ma poi ha detto del Mezzo Mediterraneo – Atlantico che non so cosa sia, non so perchè non abbia detto che vuole costruire le case a Vicolo Corto e gli alberghi a Parco della Vittoria, già che c’era) tutto un crescendo di cazzatine, cazzatone e cazzatissime, dette con tono vieppiù infervorato e seguito dagli scroscianti applausi degli onorevoli del PD, che hanno sentito le parole difficili e le hanno prese per buone. Dico, questa è la linea di politica estera del PD. Poi uno si preoccupa del segretario.

Quindi è toccato a Quagliarello per il PDL che ha detto due cose interessanti, a modo suo. La prima è che il manifesto di Ventotene era di un gruppo di comunisti che avevano preso già atto del fallimento degli esperimenti di socialismo reale (in effetti negli anni ‘40 il socialismo reale era già fallito ed anzi era un fatto notorio) a seguire che la Costituzione Europea è stata giustamente bocciata perchè voleva dare un ombrello di diritti a tutti, quando invece bisogna accettare le differenze (cioè, col cazzo che voi froci vi sposate in Italia). Allora siccome questo Trattato di Lisbona è meglio (pare che a Quagliarello non piacciano i preamboli, il punto politico è questo) lo votiamo, tanto poi non lo applichiamo.

Perchè parlare con così tanto fervore del lodo Alfano? Perchè le battaglie ideologiche sono quelle che meglio nascondono la pochezza dei nostri leader politici.

Quella fogna chiamata sindacato confederale

Il nuovo piano per Alitalia prevede almeno 5mila esuberi, la fusione con Air One e la gestione dei debiti in cui, in qualche modo, pagherà lo Stato.

Il vecchio piano, quello con la fusione di Air France, prevedeva 2mila esuberi, la concorrenza con Air One, e i debiti sarebbero stati tutti pagati dall’acquirente francese con la sua disponibilità di cassa.

I cosiddetti imprenditori della cosiddetta cordata mettono ciascuno dai 50 ai 100 milioni di euro, quando per rilanciare Alitalia occorreranno, nel corso degli anni, circa 10 miliardi di euro.

Questo è il piano di Berlusconi. Questo è il piano voluto dalla triplice sindacale, quelle vomitevoli associazioni che si chiamano CGIL, CISL e UIL. Hanno rifiutato 2mila esuberi perchè volevano segnare il punto politico per cui in Italia non si fa niente se il sindacato non è d’accordo e l’hanno ottenuto, prima sulle spalle dei lavoratori di Alitalia, poi sulle spalle degli utenti (perchè una unica compagnia italiana significa meno concorrenza interna e quindi tariffe più alte) quindi su quelle dei cittadini, perchè cominceremo a pagare da subito i debiti (i soldi che i Benetton ci mettono sono una minima percentuale degli investimenti che dovevano fare sulla rete autostradale, in quanto concessionari, e non hanno fatto, questo è il motivo per cui entrano nella partita) e al primo sciopero la nuova compagnia piangerà per gli aiuti di stato.

Epifani, Bonanni, Angeletti, fate schifo, siete solo che dei luridi approfittatori di chi lavora, mi spiace che non ci sia un Pannella all’orizzonte che presenti qualche referendum ammazza-sindacato, perchè dovete essere distrutti e cancellati dalla scena, e sulle vostre ceneri costruire un sindacato onesto. Siete la vera protesi e complemento del berlusconismo: avete affossato il piano perbene di quel signore perbene che è Prodi, e avete appoggiato Berlusconi con l’atteggiamento del tanto peggio, tanto meglio, che è la cosa migliore che sapete fare, del resto siccome voi di mestiere non lavorate, avete sviluppato tutti i vizi derivanti dall’ozio e dalla collusione con la politica. Si parla di casta per i politici, ma voi siete anche peggio.

Oggi essere di sinistra in Italia impone di essere contro questi sindacati. Ed è il motivo per cui il PD se li tiene ben stretti, garantendosi così nuove e mirabolanti sconfitte.

Vedi Napoli e poi muori

Il PD ha un problema, trovare qualcuno che voglia candidarsi sindaco a Napoli, sapendo che è dovere civico di ogni napoletano non votare PD, pure l’alternativa fosse Alessandra Mussolini.

Allora che ti escogita il bel PD? Clemente Mastella. Che, oh, lui si che ha i voti. Lui sì che sarebbe un ottimo sindaco. Almeno al livello della Russo Iervolino, se non meglio.

Io vorrei fare una domanda ai circa 700 delegati, sui 2800 eletti con le primarie, che sono andati all’ultimo Consiglio Nazionale (o come si chiama) del PD, quello di un paio di domeniche fa alla Fiera di Roma.

Ma non c’avete niente di meglio da fare? Al mare si stava benissimo. E’ vostro dovere civico portare all’esaurimento l’esperienza del PD.

Adinolfi e Repubblica lasciano il PD

Sulle minacce di abbandono del PD da parte di Adinolfi, lascio la parola a OneMoreBlog, che lo percula come dovuto. Questo Adinolfi qui ha preso 6mila voti alle primarie, in tutta Italia, avendo alcune centinaia di candidati nelle sue liste (che, quindi, gli portavano ulteriori voti), ed è finito nel coordinamento del PD. Io alle elezioni della circoscrizione, su un bacino di diecimila elettori, ho preso 92 voti (dieci e più anni fa, poi ho lasciato perdere con la politica), in proporzione dovrei essere vicesegretario del PD (si fa per dire, quello è un ruolo adatto ad uno come Franceschini, io sono una persona seria. Anzi, sono un campione dell’antipolitica, se la politica è questa cosa qui degli Adinolfi e delle Marianne). Però Adinolfi è blogger, che per il giornalista ignorante significa chissà cosa, quindi è anche una notizia da dare al telegiornale: non vedo perchè non aggiungere l’analisi sulla situazione birmana da parte della sora Cesira, che è tanto buona e tanto devota e nel condominio le vogliono tutti bene che se serve,quando arriva una raccomandata, la ritira per te così non devi andare alla posta.

Invece ho goduto a leggere in questi giorni Repubblica, il cui editore si sta riposizionando. Parte del posizionamento è buttare via Veltroni e Franceschini e sostenere Bersani e Letta come guide del PD, il che sarebbe ottimo per le persone ma è dimostrato che ogni volta che Carlo De Benedetti appoggia qualcuno, quel qualcuno combina cazzate inenarrabili per la sinistra italiana, quindi spero che non sia vero e siano voci di corridoio.

Mentre non sono voci di corridoio ma articoli scritti quelli con tutta l’apertura di credito verso il Berlusconi IV, con Repubblica che racconta di un inedito asse Berlusconi-Napolitano per un governo di legislatura, e quando vanno d’accordo quei due, e quanto Napolitano si fida di Berlusconi e quando Berlusconi stima Napolitano (così tanto da non averlo votato ed averne chieste le dimissioni giusto tre settimane fa).

Per un giornale che doveva essere, e che è stato, l’house organ del PD in campagna elettorale (come dimenticare lo splendido elzeviro di Scalfari, una settimana dal voto, in cui diceva che era sicuro che il PD avrebbe vinto) è un drastico cambio di atteggiamento.

Succede quando un gruppo finanziario prova a salire sulla scialuppa di un partito, e se ne libera quando quel partito non è più utile (per dire, voglio proprio vedere se De Benedetti non entrerà nella partita Alitalia). Per un partito non sarebbe un problema, perchè in genere i partiti hanno una linea politica che li rende identificabili nella società e gli dà gli interlocutori di cui hanno bisogno. Per il PD è un mezzo dramma: quando la linea politica è ma anche, diventa dura andare avanti senza gli editoriali del sor Eugenio.

Il grande duello del PD

Il solito duello, in realtà, tra D’Alema e Veltroni, di cui avremmo proprio le palle piene.

(sul Corriere di oggi, un articolo di Paolo Franchi).

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