No, non passerà mai Air France! Urlava Santo Silvio da Arcore, patrono dei leghisti, quando Prodi cercava di vendere la compagnia di bandiera ai francesi.
No, non chiuderemo mai Malpensa! Urlava il capo di quel partito di gay repressi che è la Lega Nord, sur Umberto Bossi.
Sì, garantiremo l’italianità di Alitalia, strillava e giurava quel gentiluomo di Roberto Colaninno, mentre metteva insieme una compagine in cui spiccavano dei signori nessuno come il signor Aponte, un italiano emigrato in Svizzera che fa l’armatore di navi che battono bandiera panamense, di sicuro uno che all’italianità ci pensa pure quando dorme.
Alla fine, abbiamo pagato alcuni miliardi di euro di più per non avere assolutamente niente, Malpensa è destinata a fare la stessa brutta fine che era prevista nel piano originario di Air France (questo perchè Malpensa non serve a niente, gli stessi milanesi non l’hanno mai usata e il tanto fantomatico Nord con cui la Lega si eccita non è stato in grado di avere un minimo di politica integrata dei trasporti, a riprova che urlare contro Roma ladrona è facile, governare le spinte localistiche è invece tanto più difficile) mentre la stessa Air France verrà fatto un accordo di compartecipazione loro al 25% che non solo è la premessa perchè tra qualche anno si prendano tutto (tempo che le acque si chetino e Berlusconi diventi Presidente della Repubblica) ma anche perchè governino fin da subito, visto che un socio che da solo ha il 25% conta molto di più di una compagine che ha sì il 75% ma è divisa tra sedici (circa, il numero varia con liberalità) partecipanti, i quali peraltro non hanno nessun vincolo statutario a non vendere le loro singole quote alla stessa Air France.
In un paese normale, la magistratura dovrebbe spiccare un mandato di cattura per il presidente del Consiglio, responsabile di una truffa colossale ai danni dello Stato, o in alternativa il Parlamento dovrebbe metterlo in stato d’accusa.

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