Tra noi e quello che vogliamo di più dalla nostra vita, sempre si mettono in mezzo i nostri più grandi dolori, che sedimentati nel ricordo diventano le nostre più grandi paure. Sappiamo, sentiamo, a tratti anche vediamo un luogo incantato in cui essere felici, ma davanti c’è la montagna del dolore da superare. Anche solo vederne l’altissima cima ci fa sentire male, per cui preferiamo distogliere lo sguardo, anche se questo vuol dire perdere dalla vista quello che c’è dietro, ovvero e in ultimo noi stessi e la nostra realizzazione.
Possiamo sempre dirci e raccontarci che abbiamo ancora tempo per arrivare lì, che quella montagna ora c’è ma domani chissà, che forse si abbasserà da sola, diventando una più agile collina, magari giusto un po’ di fatica ma poi è tutta discesa. Possiamo ingannarci così, dicendoci che il nostro tempo non è qui ed ora. Possiamo così anche raccontarci che il tempo per noi non sta passando, che la nostra vita non dura già adesso un secondo di meno di un secondo fa, tutto dedicando noi stessi a lottare contro i segni esteriori dell’invecchiamento; che quelli interiori, quella montagna che anzi sembra crescere e diventare più alta, li abbiamo tolti dallo sguardo più superficiale: abbiamo popolato la montagna di demoni, e compriamo le creme antirughe per raccontarci che questi demoni ci vedranno così belli che ci lasceranno in pace. In fondo, noi vogliamo solo sbirciare quell’Eden che c’è dietro. Ci metteremo in viaggio un altro giorno, sicuramente abbiamo un altro giorno, perchè oggi non è passato, quando invece forse è che oggi non è stato vissuto.
Possiamo provare a fare questo viaggio aiutati dai nostri amici, ma come amici potranno farci fare solo un pezzo di strada, perchè si lasceranno sempre prendere dall’entusiamo, dall’emozione e dall’amicizia e punteranno al bersaglio grosso: supera la cima più alta, arrampicati sulla guglia più aspra, e poi è tutta una discesa. Sono pochi, pochissimi, quelli che possono capire che ciascuno di noi ha delle cime che richiedono uno sforzo ed un impegno estremo per essere superate, e che ciò che è difficile per gli altri può essere impossibile per noi.
In una psicoterapia efficace, quello che succede è che il terapeuta ti accompagna a fare il giro della montagna, senza scalarla, solo facendotela vedere da più punti di vista. Poi, ogni tanto, ti fa fare un piccolo pezzo di strada, su un sentiero non troppo ripido, che non ti porta in cima, ma ti fa vedere una prospettiva diversa. Non lo fa camminando al tuo fianco, ma mostrandoti un punto e dicendoti di andare lì. Qualche volta fa delle grandissime deviazioni, mentre a volte sono solo delle grandi deviazioni, a volte ti fa tornare indietro giusto per essere sicuro che hai imparato che lì c’è una strada che ti porta da un punto ad un altro, a volte ti manda da solo e ti chiede che cosa hai visto, spesso si ferma e ti fa vedere che quella montagna altissima è diventata un po’ meno alta, che un pezzo di strada l’hai fatto e quindi ora di quel posto bellissimo che c’è dietro, cominci a vedere meglio i contorni e i dettagli, senti l’odore di aria fresca, vedi la luce che illumina tutto, e ti piace, oh se ti piace.
Anzi, quando cominci a salire, capace che ti guardi anche intorno, e scopri che ogni uomo ha la sua montagna. Vedi che qualcuno ha cominciato molto prima di te, qualcuno appena dopo, qualcuno la guarda scorato e anzi si butta a terra temendo che i demoni ne scendano giù, e tu magari vorresti anche lanciare una mano, però sai che l’unica cosa che puoi fare è dare l’esempio. Ma sai anche che, più sali in cima, più diventi una figura indistinta per chi sta ancora a terra, che per quanto potrai sbracciarti i tuoi gesti si confonderanno, la tua voce sarà più distante. Sarai sempre lacerato dal desiderio di portare tutte le persone a te care a fare questo viaggio con te, perchè non vorresti perdere nessuno, nessuno vuole perdere nessuno, ma sai che non ti seguirebbero, perchè se per te è venuto il tempo di scalare la montagna, per loro quel tempo non è venuto. Così per un po’ giri la testa tra il davanti che vedi e il dietro che lasci, all’inizio più freneticamente, poi continui a guardare sempre più in avanti, e quelli che per te erano dei contorni indistinti, delle deboli voci, diventano dei volti nuovi e dei suoni prima inuditi e pensi che non sei solo.
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