Con A. ho troncato due ore fa, ed è stata la cosa più giusta da fare. Da oggi pomeriggio, costantemente, ho avvertito sempre più come per lui fossi un soprammobile, anzi meglio una marionetta da mettere nella commedia della sua vita, e mi merito di meglio.
La mia giornata è stata massacrante, stamattina sveglia presto per provare ad arrivare al centro di Roma per prendere le chiavi, G. sta fuori Roma e mi prestava casa sua per un week-end che non ci sarà, salvo che poi non riesco ad arrivare all’appuntamento, quindi lo rinvio all’ora di pranzo. Così, mattina all’università, poi al centro di Roma per le chiavi, poi lezione di primissimo pomeriggio, poi a casa, con deviazione per fare benzina che ha portato via più di mezzora, poi corsa in palestra, mi sono allenato come un forsennato, poi corsa alla stazione per prendere il treno per arrivare qui, stanco di palestra, non avendo cenato. Insomma, io ce l’ho messa tutta per organizzare da un punto di vista logistico la serata, anche se le premesse non erano buone.
Infatti, sento A. all’ora di pranzo per decidere dove ci vediamo, e gli dico che, non so, forse gli interessa, casomai nel caso potremmo andare a vedere questo Improvvisamente, l’inverno scorso, e lui subito, ho già prenotato. Come prenotato, manco mi chiede se ci volevo andare? Però penso, è una cosa carina e romantica che andiamo a cinema insieme, e non faccio in tempo a pensarlo che mi dice che: saremo in cinque. Poteva essere la nostra serata, già ha deciso dove andiamo e con chi. Vabbè, non faccio in tempo a pensare che è anche una strategia di conoscenza, che aggiunge che, si raccomanda, non devo comportarmi come se avessi una scopa in culo, devo essere easy. Ora, tu decidi dove andiamo, a fare cosa, con chi, e io devo pure divertirmi? Mi sento trattato come una marionetta.
La sensazione si accentua, quando appunto verso le 20, lo chiamo dalla stazione per dirgli che sto partendo. Non è che mi chieda come sto, ho un tono di voce già stanco, come mai, mi dice che: però sono in ritardo. Allora, mentre provo a spiegargli perchè, mi dice che il marito della sua amica lo sta aspettando, deve andare. Come si dice, amare è anche poter raccontare la giornata alla tua metà e sfogarti.
Vabbè, il treno purtroppo fa 20 minuti di ritardo (altrimenti sarei arrivato quasi puntuale) e lui mi manda vari messaggi, che dipingono un certo qual quadro. Intanto, non c’è nessuna prenotazione, nè i cineasti sono amici loro, visto che hanno trovato quattro posti e c’è una ressa pure per averli. Ma, aspetta, noi siamo cinque, e indovina chi è il quinto? Lo stronzo che sta ancora sul treno!
A me, questa cosa di parlare di prenotazioni ed amicizie, quando tu per chi ha allestito lo spettacolo non sei nessuno, tanto che ti devi accontentare di un posto in meno, mi dà tanto fastidio. Comunque, ora sono a Termini e cerco di arrivare a Piazza Vittorio (qualche centinaio di metri), salvo che mi arriva un messaggio che è stata la pietra tombale.
Il messaggio mi dice che non mi fanno entrare in sala, ma io posso aspettare a casa di G. che il film finisca, poi andiamo a cena insieme, con tutti i suoi amici.
Ma vaffanculo. Tra passare una serata, anche un’ora in più, con il tuo uomo, che s’è ammazzato per esserci e per organizzare tutto, malgrado tu sia stato preso a dirgli di non avere scope in culo, e vedere un film come cento altri in una sala gremita, tu scegli il film? Tu non sai rinunciare a una cosa del genere? E quando dovrai rinunciare mai a qualcosa per me, quando lo farai?
Allora, entra in scena il nuovo Paolo, quello che non cerca le molliche di pane che cadono dalla tavola delle relazioni di coppia. Gli mando un messaggio in cui gli dico che no no, possono anche andare a cena da soli, poi – se gli va – magari mi raggiunge dopo cena a casa di G., persona di cui lui continua a sbagliare il nome, e considerando che io ho due amici di cui gli ho parlato, mi pare una ulteriore forma di disinteresse.
Bene, vado a casa di G., vado a cenare, e mi chiama. Mi dice, che caro, che è finito il primo tempo, ma il film non è un granchè. Beh mi spiace, perchè quel film te lo ricorderai a lungo. Mi chiede dove sto, è chiaro che ha sentito che qualcosa non va, io gli dico che tra noi è finita.
La sua risposta, dopo un attimo di incredulità, è un sintetico vaffanculo, direi che per essere innamorato s’è disamorato in fretta.
Io gli ho mandato due messaggi, il primo per chiedergli che, nel caso fosse venuto a parlare, doveva venire da solo, io non amo le discussioni di gruppo. Il secondo, per chiedergli dove vuole che gli spedisca, a casa o al lavoro, il suo braccialetto, preferirei concludere la pratica domani mattina. Poi, non ci voglio avere più niente a che fare.
Progressivamente, in questa relazione di così breve durata, mi rendevo conto di come lui non fosse interessato a me in quanto me, ma interessato a me per mostrarmi agli altri, per far vedere loro come fosse stato bravo ad accalappiare un buon partito. Per mostrare al suo paese che lui ora aveva messo la testa a posto. Per mostrare alla sua amica che anche lui aveva trovato marito. Per mostrare ai suoi ex come non gli mancasse niente. Per mostrare, su gaydar, quanto avesse uno con cui fare sesso. Non era solo questo, ma questa componente narcisistica della sua personalità c’era tutta. E io m’ero già urtato, senza evidentemente alcun esito, anzi stasera s’è incazzato che la bambola di pezza non era al posto suo, accuratamente delimitato.
Assieme a questa, c’erano i tratti tipici di una personalità border-line, per cui scoppi di rabbia e momenti di pace, e io so già che ora ci sarà tutto il seguito, con le scenate e i pianti.
Spererei di no, più che altro perchè avendo avuto una madre malata sul serio, non credo che mi agiterò più di tanto, sarebbe solo una fatica inutile.
Quello che posso dire, è che fare psicoterapia mi ha permesso, già ora, di vedere alcuni meccanismi che attuo nelle conoscenze, e quindi in un certo senso quello che è successo non è avvenuto sopra la mia testa ma dentro la mia psiche, me ne sono in qualche modo appropriato.
Non penso che lui sia una persona cattiva, semplicemente siamo incompatibili in modo assoluto, io se un mio amico fosse rimasto fuori al cinema sarei uscito con lui e fanculo il film, non gli avrei organizzato le due ore successive. Allora, stante questa incompatibilità, meglio chiudere subito, il suo vaffanculo mi pare una buona chiosa, mannaggia gli hanno rovinato il giocattolo così accuratamente costruito.
Mi ha colpito che, mentre ero a ristorante a mangiare da solo, vicino a me c’erano il suo ex con il suo attuale compagno, mi è parso un buon simbolo di quanto sia difficile costruire una relazione e, nel contempo, di quanto valga la pena farlo, con la persona giusta, anche per andare al ristorante insieme ed essere felici di farlo.
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