Post contrassegnati da tag 'relazioni'

Come se fosse facile, il carpe diem

In questa conoscenza, ancora così iniziale, con P. vedo che ci sono delle cose che la rendono diversa dalle ultime che ho avuto. In genere, il meccanismo nevrotico che avevo messo in piedi era quello di conoscere qualcuno che avesse i suoi problemi (relazionali, familiari, comportamentali) in modo che potessi fare una serie di cose. Intanto e subito, avendo lui dei problemi, era meno necessario parlare dei miei ed affrontarli, e sopratutto potevo dire che sì, io avevo i miei guai, ma l’altro ne aveva di peggiori e quindi potevo anche non far niente per risolvere i miei, affrontando i nodi che io avevo (ed ho). Poi, curare l’altro dai suoi problemi era un modo per sublimare il fatto che non ero riuscito a curare mia madre. Il risultato era che il presente che sperimentavo in quelle conoscenze era un presente poco appagante, perchè stavo con qualcuno che aveva dei problemi, il cui fatto di averli era costitutivo del nostro rapporto e con cui mi mettevo in uno stato di pelosa superiorità. Poichè il presente era così sgradevole, era necessario pensare e progettare il futuro per sfuggire il presente, quindi mi facevo dei piani a lunga scadenza. Il risultato era poi la quasi immediata rottura, perchè c’era un completo sfasamento di intenzioni e di idee tra me e l’altro.

Con P. questo non succede perchè con lui riesco a trovare bello il presente. Poi, quando il presente è così esaltante, è normale pensare ad una proiezione a lungo termine, e come ci penso io ci pensa lui. Ognuno di noi due ha la sua storia e vive questa conoscenza anche rispetto a quello che si immaginava potesse succedere nella sua vita. L’ultima volta, quando l’ho salutato, mi ha detto che lui non pensava che potesse capitargli questa rivoluzione, io l’ho ringraziato perchè non poteva farmi complimento migliore, ma questa sua frase è venuta dopo una giornata in cui più volte abbiamo affrontato l’argomento: si sente preso da questo “ottimo partito” che sono io, non avrei potuto fare di meglio per conquistarlo, ma pensa che lui si immaginava una vita da farfallone e ora non sa se vuole rinunciarci.

Io penso sempre che due persone si conoscono quando i loro inconsci si scoprono, anche a cento chilometri di distanza e la prima impressione, quella che conta, è quella che il nostro inconscio ricava dal tutto dell’altro, una prima impressione che quando non viene mediata dalle nostre ansie ci fa vedere la realtà per come è.

P. mi ha colpito perchè aveva un atteggiamento molto diverso dagli altri, e ora che mi racconta delle parti della sua vita vedo che questo suo atteggiamento nasce dalla vita che ha vissuto, e dalla intelligenza con cui la ha vissuta. Il suo coming out è avvenuto che aveva 16 anni, e quello che mi ha colpito, bellamente sconvolto, è che sia avvenuto con dei genitori che, con lui, hanno parlato solo di sentimenti. Non c’è mai stato un perchè di domanda, solo un sentimento di affetto e di protezione. Quell’avvenimento ha condizionato la sua vita, ed è evidente quanto io lo viva per contrasto con la mia. Ovvero, tornando agli inconsci che si cercano, quanto il mio abbia cercato una persona che avesse questo tratto, perchè spero di contaminarmene.

Questa è la rivoluzione che io vedo con lui e ci vado con i piedi di piombo. Ieri mi ha mandato un messaggio, dicendo che è confuso su “noi” e che paradossalmente vuole chiedermi un consiglio. Gli ho risposto che il consiglio volevo chiederlo io a lui e quindi ora non so come fare; a parte la (nemmeno tanto) battuta, oggi dovremmo sentirci e quello che penso di dirgli è proprio questo, che non ci corre dietro nessuno e che se ci diamo tutto il tempo che vogliamo non può che essere meglio, per qualsiasi sia il possibile sviluppo futuro. Poi, non so quanto io sia in grado di far questo, sono ben capace di mandare tutto all’aria con la mia fretta, spero invece di riuscire a dirgli quanto devo.

Il nodo alla cravatta

Oggi sono stato da P. a pranzo, una istituzione internazionale che ha sede a Roma. E’ un posto abbastanza formale, e non volevo certo fargli fare una figura meno che buona, quindi ho sfidato il caldo romano andando di tutto punto vestito, compresa la cravatta. Il nodo è riuscito relativamente bene, e c’era un alone dovuto alla macchia del profumo che ho messo (che a P. piace molto, io mi improfumo assai raramente, come l’inesperienza ha mostrato).

P. è stato gentile, premuroso, dolce, carino, in una parola splendido e bellissimo. Lui parla relativamente bene della struttura in cui sta, ma io d’ora in poi non potrò che associarci tutte le sensazioni positive che ho ricevuto.

Con lui mi riesce di non dover correre, di non dover pensare che le cose difficili di oggi saranno superate domani, perchè non ci sono cose difficili da superare, è bello l’attimo corrente. Siamo stati in spiaggia qualche sera fa, e quando ce ne siamo andati che era già passata l’ora di cena, vedendo il sole che tramontava e una barca con la luce da pesca accesa mi è tornato alla mente un ricordo, di tanti anni fa, quando bimbetto vidi la stessa scena con mio padre, e quello è uno dei pochi ricordi belli che ho del nostro rapporto, ed è un ricordo inatteso, come in genere sono le cose migliori che ci capitano.

Spero di migliorare nei nodi alla cravatta, e di togliere invece gli altri nodi che mi porto appresso, perchè quando qualcuno di quest’ultimi salta, il mondo che ho intorno cambia.

E dietro l’angolo, cosa c’è?

Certe volte non si può nemmeno dire che bastino le parole giuste, perchè “bastare” è un po’ come dire che ci si accontenta, piuttosto è da dire che le parole giuste sono uniche per te e qualcuno, malgrado tutto, le trova.

“Oggi sono arrivato tardi all’università, mi sono svegliato tardi, poi ho pranzato alle tre, e poi sono uscito di casa tardi, e poi e poi…”

Ora non devi correre più.”

La serata di ieri con P. è stata fantastica. C’è ora una parte di me che ha paura che lui non sia reale. Che dietro ci sia qualcosa tipo che è padre di sette figli, è ricercato dal governo americano, sta pensando di cambiare sesso, si sta per trasferire in Australia, ma nemmeno a Sydney, bensì nel centro del continente dove vuole studiare gli aborigeni, oppure tornerà con il suo ex o chissà cosa.

E per quanto io mi sforzi di vivere ed appagarmi del momento, giocoforza mi viene da pensare a e se come le cose proseguiranno, e un po’ di paura c’è.

Piccolo tunnel

Ieri pomeriggio sono stato in palestra, dovevo andarci, dopo la rottura.

Non è che sia sempre di buon umore, certi momenti mi viene una malinconia, pensando alle cose che insieme ad A. avremmo potuto fare, e che avevamo già intenzione di fare, e che non faremo. Ripenso e tesaurizzo quei momenti belli che abbiamo passato insieme, belli in un modo incredibile per essere due persone che si conoscevano da così poco, belli da togliere il respiro, belli perchè tutti e due, che siamo così attenti a non esporci verso l’altro, invece superavamo tutte le nostre barriere. Non siamo stati dei pazzi inutilmente entusiasti nel pensare che potessimo stare insieme, degli ingenui che giocavano alla coppia di fidanzatini, siamo stati due che hanno trovato nell’altro la forza di superare certi limiti, almeno per un po’.

A me fa pensare come alcune cose del mio comportamento siano cambiate, è bastata una frequentazione di così breve durata perchè avvenisse. Per esempio, in palestra, luogo dove sono in genere estremamente silenzioso e riservato, ora invece parlo e scambio parole con alcune persone. Non dirò con tutti, ma rispetto a come ero prima, sono più aperto. Perchè vedendo come A. si rapportava a quelli del suo paese, ho visto come a volte siano persone che, vivaddio, non saranno magari tuoi amici, ma sono persone con cui comunque si può avere un minimo di dialogo. Prendere il buono che c’è.

Forse è stato anche questo, il fatto che anche in pochi giorni già stessero avvenendo certi cambiamenti (o potrei dire, che certi cambiamenti che erano latenti siano emersi) che ha reso le cose più difficili, eravamo due moving targets.

Ieri parlavo con qualcuno, raccontandogli brevemente questa relazione, non avevo voglia di entrare nei dettagli. Questo qualcuno ha fatto un commento, del tipo che beh io mi andavo a cercare persone intellettualmente scarse, si vede che erano il mio tipo. Che l’abbia fatto per una forma di gelosia è evidente, ma io mi ci sono incazzato. Di A. posso pensare che non siamo fatti per stare insieme, ma penso anche che sia un uomo intelligente, in un modo diverso da me ma in un modo affascinante. Ed infatti i miei amici, gli amici veri, hanno capito questo, e pur proteggendo me in quella che è stata la tempesta della rottura, hanno intuito alcune cose di lui e alcune delle sue qualità.

Mi tornano alla mente dei momenti splendidi che abbiamo passato insieme, le molte volte che ci siamo capiti così, al volo, in cui lui ha spesso detto prima di me quello che pensavo. Io, questi momenti, li voglio conservare nei miei ricordi più felici. Sono stato sciocco a dirgli se voleva che gli restituissi il suo braccialetto, una reazione di rabbia che non è congruente al modo in cui rielaboro e ricordo i momenti vissuti insieme. Ma allo stesso tempo, vedo che le nostre diversità di carattere e di personalità non potevano essere risolte. Potevamo accantonarle quando stavamo insieme da soli, ma rispetto a qualsiasi interazione sociale poi emergevano.

Saremmo stati una splendida coppia su un’isola deserta, ma non viviamo su un’isola deserta.

E non voglio che, invece dell’isola deserta, si desertifichi un ricordo. Non so cosa ci accadrà, se riusciremo un giorno ad avere un rapporto cordiale oppure le barriere della diffidenza si alzeranno di nuovo. Però non vorrei che tra noi si accumulassero così tante occasioni di litigio che, un giorno, nessuno dei due mai avesse la voglia di sentire l’altro. Perchè altre volte mi è successo, con altre persone proprio così diverse rispetto a me, e non voglio che succeda. Forse appunto non ci sentiremo mai più, però credo che anche io ho lasciato a lui un braccialetto a ricordo delle cose belle che sono state e di quelle che potevano essere.

La relazione più importante

Una immagine vale più di cento parole.

braccio2.jpg

La relazione più importante che uno ha è quella con se stesso. Ha degli alti e dei bassi, ma è la relazione più importante della nostra vita. Io e A. non siamo compatibili. Ci abbiamo provato, perchè ci sono stati dei momenti molto belli passati insieme, ma la mia personalità e la sua non riescono a stare insieme.

Simbolicamente ma di sostanza, ieri sera sarei forse potuto arrivare in orario se avessi rinunciato alla palestra. Ma io non voglio rinunciare a niente di mio che è di me, perchè se così facessi poi tutto crollerebbe, e sarei anche inquieto per essermi privato di qualcosa, per non aver appunto curato la relazione che ho con me. Per me la palestra è importante non per i risultati, geneticamente non sono portato, amen, ma per l’idea di fare qualcosa che è e rimane solo mio. Per la regolarità dell’attività e degli esercizi, ripetzione dopo ripetizione, serie dopo serie, in una vita che per esempio dal punto di vista lavorativo è assai poco regolata. Per il fatto che è un momento in cui qualcuno mi dice cosa fare, e non devo invece essere io a dire sempre agli altri cosa fare. Per il fatto di fare una cosa in cui appunto non eccello, forse troppo facile fare il bravo bravissimo professionista, bisogna avere dei bagni di umiltà. Per tutti i disturbi fisici che avevo e che sono spariti. Per l’idea di riuscire ad essere in controllo di una parte della mia vita, cioè il mio corpo e la mia salute.

Comunque, stamattina ho sentito A. Senza nessun rancore da parte mia, spero senza nessuno da parte sua, ma uno la vede bianca e uno la vede nera. Credo sia stata una discussione serena, ma con posizioni inconciliabili.

La mia convinzione più forte, è che tutto questo prima o poi sarebbe successo, magari potevano passare dei mesi, ma avremmo sempre più sperimentato degli alti e dei bassi così bassi che si sarebbero sedimentati, e tu hai detto e tu hai fatto, questa volta e quella passata. Non può essere che l’investimento emotivo che uno fa per una serata insieme abbia, come ritorno, niente.

Lui mi ha detto se ne ero sicuro, se non ci volevamo riprovare, se ero proprio convinto. Io capisco che lui dica questo perchè si sente attratto da me, se non è più di una attrazione, e lo capisco anche perchè anche io verso di lui vivo dei sentimenti, ma questa cosa non basta.

Nella ricerca di una persona con cui stare, ci deve essere la giusta dose di similitudini e di differenze. Tra me e A. ce ne sono troppe, di differenze. Io non posso costantemente sforzarmi di accettare certi suoi modi di fare, quando poi lui mi dice che devo evitare di avere una scopa in culo, non ha senso fare tutta la fatica per sentirsi sempre insufficiente. Io non voglio cambiare se non per me, e non voglio che nessuno cambi per me.

Lo conserverò nel mio cuore, per i momenti belli che abbiamo passato insieme, sarò contento se un giorno avrà qualcuno con cui essere felice, spero che ce la faccia a fare le cose che vuole fare nella sua vita, ma non è lui l’uomo per me.

Improvvisamente, questa sera stessa

Con A. ho troncato due ore fa, ed è stata la cosa più giusta da fare. Da oggi pomeriggio, costantemente, ho avvertito sempre più come per lui fossi un soprammobile, anzi meglio una marionetta da mettere nella commedia della sua vita, e mi merito di meglio.

La mia giornata è stata massacrante, stamattina sveglia presto per provare ad arrivare al centro di Roma per prendere le chiavi, G. sta fuori Roma e mi prestava casa sua per un week-end che non ci sarà, salvo che poi non riesco ad arrivare all’appuntamento, quindi lo rinvio all’ora di pranzo. Così, mattina all’università, poi al centro di Roma per le chiavi, poi lezione di primissimo pomeriggio, poi a casa, con deviazione per fare benzina che ha portato via più di mezzora, poi corsa in palestra, mi sono allenato come un forsennato, poi corsa alla stazione per prendere il treno per arrivare qui, stanco di palestra, non avendo cenato. Insomma, io ce l’ho messa tutta per organizzare da un punto di vista logistico la serata, anche se le premesse non erano buone.

Infatti, sento A. all’ora di pranzo per decidere dove ci vediamo, e gli dico che, non so, forse gli interessa, casomai nel caso potremmo andare a vedere questo Improvvisamente, l’inverno scorso, e lui subito, ho già prenotato. Come prenotato, manco mi chiede se ci volevo andare? Però penso, è una cosa carina e romantica che andiamo a cinema insieme, e non faccio in tempo a pensarlo che mi dice che: saremo in cinque. Poteva essere la nostra serata, già ha deciso dove andiamo e con chi. Vabbè, non faccio in tempo a pensare che è anche una strategia di conoscenza, che aggiunge che, si raccomanda, non devo comportarmi come se avessi una scopa in culo, devo essere easy. Ora, tu decidi dove andiamo, a fare cosa, con chi, e io devo pure divertirmi? Mi sento trattato come una marionetta.

La sensazione si accentua, quando appunto verso le 20, lo chiamo dalla stazione per dirgli che sto partendo. Non è che mi chieda come sto, ho un tono di voce già stanco, come mai, mi dice che: però sono in ritardo. Allora, mentre provo a spiegargli perchè, mi dice che il marito della sua amica lo sta aspettando, deve andare. Come si dice, amare è anche poter raccontare la giornata alla tua metà e sfogarti.

Vabbè, il treno purtroppo fa 20 minuti di ritardo (altrimenti sarei arrivato quasi puntuale) e lui mi manda vari messaggi, che dipingono un certo qual quadro. Intanto, non c’è nessuna prenotazione, nè i cineasti sono amici loro, visto che hanno trovato quattro posti e c’è una ressa pure per averli. Ma, aspetta, noi siamo cinque, e indovina chi è il quinto? Lo stronzo che sta ancora sul treno!

A me, questa cosa di parlare di prenotazioni ed amicizie, quando tu per chi ha allestito lo spettacolo non sei nessuno, tanto che ti devi accontentare di un posto in meno, mi dà tanto fastidio. Comunque, ora sono a Termini e cerco di arrivare a Piazza Vittorio (qualche centinaio di metri), salvo che mi arriva un messaggio che è stata la pietra tombale.

Il messaggio mi dice che non mi fanno entrare in sala, ma io posso aspettare a casa di G. che il film finisca, poi andiamo a cena insieme, con tutti i suoi amici.

Ma vaffanculo. Tra passare una serata, anche un’ora in più, con il tuo uomo, che s’è ammazzato per esserci e per organizzare tutto, malgrado tu sia stato preso a dirgli di non avere scope in culo, e vedere un film come cento altri in una sala gremita, tu scegli il film? Tu non sai rinunciare a una cosa del genere? E quando dovrai rinunciare mai a qualcosa per me, quando lo farai?

Allora, entra in scena il nuovo Paolo, quello che non cerca le molliche di pane che cadono dalla tavola delle relazioni di coppia. Gli mando un messaggio in cui gli dico che no no, possono anche andare a cena da soli, poi - se gli va - magari mi raggiunge dopo cena a casa di G., persona di cui lui continua a sbagliare il nome, e considerando che io ho due amici di cui gli ho parlato, mi pare una ulteriore forma di disinteresse.

Bene, vado a casa di G., vado a cenare, e mi chiama. Mi dice, che caro, che è finito il primo tempo, ma il film non è un granchè. Beh mi spiace, perchè quel film te lo ricorderai a lungo. Mi chiede dove sto, è chiaro che ha sentito che qualcosa non va, io gli dico che tra noi è finita.

La sua risposta, dopo un attimo di incredulità, è un sintetico vaffanculo, direi che per essere innamorato s’è disamorato in fretta.

Io gli ho mandato due messaggi, il primo per chiedergli che, nel caso fosse venuto a parlare, doveva venire da solo, io non amo le discussioni di gruppo. Il secondo, per chiedergli dove vuole che gli spedisca, a casa o al lavoro, il suo braccialetto, preferirei concludere la pratica domani mattina. Poi, non ci voglio avere più niente a che fare.

Progressivamente, in questa relazione di così breve durata, mi rendevo conto di come lui non fosse interessato a me in quanto me, ma interessato a me per mostrarmi agli altri, per far vedere loro come fosse stato bravo ad accalappiare un buon partito. Per mostrare al suo paese che lui ora aveva messo la testa a posto. Per mostrare alla sua amica che anche lui aveva trovato marito. Per mostrare ai suoi ex come non gli mancasse niente. Per mostrare, su gaydar, quanto avesse uno con cui fare sesso. Non era solo questo, ma questa componente narcisistica della sua personalità c’era tutta. E io m’ero già urtato, senza evidentemente alcun esito, anzi stasera s’è incazzato che la bambola di pezza non era al posto suo, accuratamente delimitato.

Assieme a questa, c’erano i tratti tipici di una personalità border-line, per cui scoppi di rabbia e momenti di pace, e io so già che ora ci sarà tutto il seguito, con le scenate e i pianti.

Spererei di no, più che altro perchè avendo avuto una madre malata sul serio,  non credo che mi agiterò più di tanto, sarebbe solo una fatica inutile.

Quello che posso dire, è che fare psicoterapia mi ha permesso, già ora, di vedere alcuni meccanismi che attuo nelle conoscenze, e quindi in un certo senso quello che è successo non è avvenuto sopra la mia testa ma dentro la mia psiche, me ne sono in qualche modo appropriato.

Non penso che lui sia una persona cattiva, semplicemente siamo incompatibili in modo assoluto, io se un mio amico fosse rimasto fuori al cinema sarei uscito con lui e fanculo il film, non gli avrei organizzato le due ore successive. Allora, stante questa incompatibilità, meglio chiudere subito, il suo vaffanculo mi pare una buona chiosa, mannaggia gli hanno rovinato il giocattolo così accuratamente costruito.

Mi ha colpito che, mentre ero a ristorante a mangiare da solo, vicino a me c’erano il suo ex con il suo attuale compagno, mi è parso un buon simbolo di quanto sia difficile costruire una relazione e, nel contempo, di quanto valga la pena farlo, con la persona giusta, anche per andare al ristorante insieme ed essere felici di farlo.

Impegno

A. mi ha regalato un braccialetto. Io, avessi io voluto regalarlo a lui, avrei cominciato a pensare a quale modello, le dimensioni, il materiale, se gli sarebbe piaciuto, insomma avrei affrontato il problema da ogni punto di vista. Lui, che è in molti momenti opposto a me, l’ha preso d’impulso, e m’ha detto “tieni e mettitelo”. Ha anche aggiunto che il braccialetto me lo mette intorno al polso, ma posso pure pensare che stia intorno a qualche altra parte, a ricordarmi del mio impegno con lui.

Da quando me l’ha dato, non l’ho tolto nemmeno per la doccia, per andare a dormire, quando sto in palestra, lo considero un impegno. E voglio che la prima parte di me che si veda in foto su questo mio blog, sia quella con questo braccialetto intorno.

bracciale.jpg

Arrivi e partenze

Questi ultimi giorni sono stati intensi, io e A. li abbiamo passati insieme. Stiamo costruendo una relazione, ci sono momenti meravigliosi di condivisione e di vicinanza, con una sintonia che è piena, e momenti di difficoltà. Anche forti difficoltà.

Venerdì sera, alla fine abbiamo deciso di vederci da quella sera, mi è venuto a prendere e per la notte abbiamo preso un albergo dalle sue parti, direi un albergo carino con una stanza spaziosa, ma i problemi sono sorti durante la notte. Io e A. non abbiamo la stessa capacità di addormentarci, con tutto che io ci metto del tempo a dormire, a confronto suo sono uno che cade di sasso, mentre A. anzi più si sente costretto, per così dire, a dormire, più fa resistenza.

Alle tre di notte, lui ha molta fame, io un po’ di meno ma decidiamo di andare da un paninaro in zona, ero un po’ restio ma devo dire che è stato un panino assai gradito. Però, gli dico, poi torniamo in albergo e andiamo a dormire. Arriviamo lì, io mi metto sotto le coperte, e comincio a scivolare verso il sonno, A. no. Così si avvicina a me, io sono anche visibilmente contento di sentire il suo corpo, ma non ho le energie per qualcosa di più che un po’ di coccole. Glielo dico, e lui si urta, sentendosi rifiutato. Così mi dice che, stando così le cose, preferisce andare a dormire da sua madre, almeno io sto più comodo.

Peggio non credo potesse dire, io mi incazzo ma pesantemente, e gli dico che se pensa di affrontare così le difficoltà, allora deve sapere che l’indomani, quando mi sveglierò e non lo troverò accanto a me, me ne andrò via e non vorrò più sapere niente di lui, non sono venuto lì a passare il fine settimana in un albergo di provincia, sono venuto a stare con lui. Lui mi dice che ha bisogno di dormire nel suo letto, ma io dico che quel letto, poichè ci sto io, è anche il suo letto, solo che ormai entrambi ci sentiamo traditi ed abbandonati, ci diciamo delle cose orribili, così lui alla fine si veste e va via.

Ho passato una lunga ora, da una parte tendendo l’orecchio a ogni rumore, sperando che fosse lui che tornava, dall’altra incazzato nero perchè non c’era e mi aveva lasciato lì, rifiutando anche il suo invito ad essere riaccompagnato l’indomani a casa mia. E soffrivo molto, perchè pensavo che quelle belle cose di lui che avevo cominciato a conoscere e vivere, non le avrei più viste, per l’ennesima volta una relazione era naufragata all’inizio.

Poi, però, lui è tornato. Io mi sono alzato per aprire la porta, ero furioso con lui e con me per questa cosa che era successa, ma ero anche stanco. Allora gli dico che sono contento che lui sia tornato, ma ero esausto, ormai erano le sei della mattina, e ne avremmo parlato domani. A. mi si avvicina, si siede sul letto accanto a me, io lo guardo, e comincio a piangere a dirotto. Erano molti anni che non piangevo così, un pianto irrefrenabile che è dovuto uscire tutto, tutta la tensione, la paura, la rabbia che avevo accumulato, tutta l’angoscia che non avrei più visto i suoi occhi che mi guardano come solo lui mi sa guardare.

Il giorno dopo, anche perchè poco contenti del servizio dell’albergo, siamo andati a casa sua, e ho passato la notte lì. Ci siamo addormentati insieme, assai presto, e ancora di più considerando che io avevo fatto un sonnellino davanti alla televisione. Quando mi ha visto che mi ero addormentato, lui ha chiamato sua madre e le ha fatto vedere che sono un pupone di un metro e novanta che alle dieci della sera si addormenta. Poi mi sono svegliato, e non vederlo vicino è bastato ad agitarmi, poi l’ho raggiunto mentre parlava con sua madre, siamo stati a parlare un po’, ce ne siamo andati a letto, ci siamo addormentati abbracciati, insieme, ci siamo svegliati la mattina dopo, riposati e ristorati, e quando ci siamo svegliati ci siamo coccolati.

Sono successe altre cose in questo fine settimana, alcune credo che dovranno rimanere solo per noi, altre magari dovremo elaborarle insieme prima di raccontarle, ma questo episodio credo che dica molto del nostro rapporto. Intanto e proprio direttamente, che stiamo sperimentando sentimenti molto forti, perchè lui è tornato perchè voleva stare con me, e io ho pianto perchè ho temuto di perderlo. Poi, che abbiamo su alcune cose delle grandi distanze. Infine, che quando superiamo queste distanze, siamo felici. Certo, tutto questo sta avvenendo in fretta, più di quanto pensassimo, e questo è a volte un problema, però non possiamo fare altro che mostrare l’un l’altro una volontà di comprensione.

Ore piccole, lunghe, liete

Ieri sera sono stato con A., prima a cena con la sua amica e il di lei marito, poi siamo rimasti un po’ a casa loro, e quando c’erano le prime luci dell’alba sono poi tornato a casa mia. Oggi verso l’ora di pranzo mi ha chiamato per chiedermi quanto fosse stato stronzo ieri sera, gli ho detto che lo è stato poco.

Quest’uomo mi piace molto, la serata è stata bella, ma certo a tratti difficile. Io e lui abbiamo messo, ciascuno a modo suo, in atto dei meccanismi difensivi. I miei sono anche, non solo, in termini sessuali, con lui almeno fino a ieri mi sono sentito bloccato. Ieri sera no, ma nelle precedenti occasioni c’era proprio questo contrasto tra come lui viveva l’atto sessuale (per cui io ero fantastico, da estasi in terra) e io che mi appagavo ma con molta più difficoltà. Ieri no, perchè ad un certo punto, durante una serata che è stata assai lunga, comprensiva di reciproci momenti di scazzo, ho esatto quello che volevo.

Questo tema del sesso l’avevo cominciato a comprendere un po’ di tempo fa, in termini certo più approssimativi. Succedeva questo: se la persona con cui stavo non mi diceva niente e sapevo che sarebbe finita lì, allora il sesso era immediatamente divertente e complice, talmente tanto che poi alla fine ripensavo invece alla possibilità che potesse essere qualcosa di più. Se invece, poco poco, la persona mi piaceva, allora il sesso era quasi un orpello, e non era esaltante. Il risultato era che collezionavo continui commenti del tipo “sei stato la migliore scopata della mia vita” da parte di gente di cui non me ne importava niente. Con A. la cosa è arrivata a livelli assai più intensi, per cui per me era importante abbracciarlo, piuttosto che fare sesso. Avevo una paura grossa così che, se con lui fosse stato subito sessone, sarebbe stato poi un fuoco di paglia. Tra quello che mi ha suggerito l’analista, e anche quello che A. ha saputo dire (cogliendo certi aspetti di me fin dal primo momento, e scavalcando queste dighe che costruivo), la situazione appunto ieri è timidamente iniziata a cambiare.

Anche ieri A. ha avuto il suo atteggiamento di costruzione di un teatro delle difese, ovvero una serie di chiusure e di rifiuti, che tradiscono solo una paura di fondo. Non a caso, oggi mi ha chiesto se ieri avessimo fatto sesso, non lo ricordava dopo aver preso un sonnifero per dormire, ha proprio rimosso un momento che è stato molto bello. Poi, alcuni dei suoi atteggiamenti di difesa sono anche più complicati, perchè un conto è quando ride - per quanto poco lo conosca penso di riconoscere i diversi tipi della risata che ha a seconda dell’umore reale e più nascosto che ha - un conto è il rapporto che ha appunto con la sua amica, una cosa molto più complicata. Sono simbiotici, e lo stesso marito di lei evidentemente si sente a volte escluso, con tutto che è appunto il marito.

Questo è reso ancora più intenso, adesso, dal fatto che questa sua amica sta in periodo molto brutto, psicologicamente è sotto un treno, e lui un po’ la segue, consentendole degli eccessi, un po’ si impone nel non consentirgliene troppi, un po’ la sta per portare da uno psichiatra perchè, detto terra terra, occorre prendere dei provvedimenti rapidi che cambino certe condizioni di fondo, ancor prima di cominciare una terapia di più lungo respiro. Questo comunque vuol dire che, in molti momenti, io mi rendo conto che non sono il suo principale interesse. Mi è parso molto simbolico che ieri, mentre stava per uscire dal ristorante, ci sia stato lo scoppio di un qualcosa, e lui sia sbiancato dalla paura, e rientrando abbia guardato lei e non me per cercare conforto. Oddio, non è che penso che io avrei fatto diversamente, ma questo gesto mi è parso un buon sunto.

Ma c’è un altro tema che devo io affrontare innanzitutto con me, e poi con lui. E’ il tema delle mie affinità elettive verso di me, intese come le cose di me che piacciono a me, e che dovranno necessariamente entrare in questo rapporto e farne parte. Per esempio, appunto ieri sera ero agitato assai all’idea di fare così tardi. Da un certo punto di vista, è un non voler perdere una certa routine che è la mia routine che ho costruito, e questo va bene, è anche una routine che non ha eccessi e che mi fa stare fisicamente molto bene. E’ anche la routine del lavoro, che è la mia indipendenza economica. Un po’ però appunto è la paura di rischiare. Un po’ però, amore mio te lo dico qui come te lo dirò poi, è anche che qualche volta faremo l’alba, qualche altra volta invece andremo a dormire prima delle ore piccole, perchè io ho bisogno di te nella mia vita, che è fatta anche della mia routine.

Da un qual pianeta

Insomma, una settimana fa non lo conoscevo, oggi stiamo insieme, ho conosciuto i suoi genitori e molti dei suoi amici. Oggi ci siamo chiesti se non stiamo correndo troppo. E, come già altre volte è successo, A. ha detto quello che io pensavo (e che avrei detto con molte più parole, certo che non ho il dono della sintesi), lui non vuole correre rischiando di rovinare le cose, percò dovremo trovare il modo di non correre, scoprendo anche il modo in cui costruire la nostra vita di coppia per passi e gradini successivi, altrimenti c’è il rischio di un rifiuto e di una fuga al sentire una qualche forma di pressione.
Se ci sono momenti in cui A. è molto giù di morale, stasera prima di andare a dormire era quell’uomo splendido e magnifico che è chiaramente piovuto sulla Terra da un altro pianeta.

Pagina Successiva »