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Sul mini pride

Venerdì sono stato al mini-pride. Anzi, ci siamo stati, sono stato assai felice e contento che ci sia venuto anche l’uomo misterioso che è così diventato un po’ meno misterioso. Credo che questa presenza per me specialissima sia stata la cosa migliore della serata; per il resto ho, diciamo così, delle forti perplessità.

Non c’è molto da dire sul fatto che c’erano poche persone (dubito arrivassimo a cinquecento) e che molti durante gli interventi si siano messi a parlare dei beatissimi cazzi loro, fa parte di ogni manifestazione pubblica. Dico invece che gli interventi erano in massima parte penosi. Come livello di elaborazione, la comunità omosessuale sta all’anno zero.

La cosa di cui più si è parlato negli interventi è stato il Vaticano, nelle sue varie e numerose declinazioni. Quindi tutto un fiorire (anzi, uno sfiorire, perchè di alcune cose sarebbe meglio parlare sapendo di cosa si tratta) di papa attuale e papi passati, encicliche, osservatori romani, avveniri, preti, paolebinetti, vescovi, cattedrali, peccati, comandamenti, gesùcristi, portepie che manco fosse un raduno dell’Opus Dei. Ragazzi, cazzarola, ma sputate per terra per una volta! A parte un paio di persone che parlavano di qualcosa che sapevano e che probabilmente vivono sulla loro pelle, intendo dei cattolici che vivono un intenso conflitto che merita rispetto, gli altri erano lo strame delle chiacchiere da bar.

Alla fine gli interventi si riassumono quasi tutti in “vorremmo tanto che il Papa ci volesse bene pure se ci piace fare sesso tra di noi” e beh, pare che il Papa non ci voglia bene, big news. Forse sarebbe il caso di parlare più di politica e di società, e invece di dire che in Italia non abbiamo diritti perchè ci sta il Papa che è tanto cattivo, cominciare a chiedersi perchè in Francia e in Spagna (che sono due nazioni cattolicissime, le due figlie predilette di Santa Romana Chiesa) questi diritti ci sono; ovvero dove si è innestata l’autoreferenzialità della politica italiana (per cui chi è dentro è dentro e chi non ci sta non esiste e non ha diritti, siano froci, immigrati, lesbiche, storpi o disoccupati).

Magari poi – per avere un po’ di cinismo che quando fai politica aiuta tanto – che se proprio devi parlare di religione dovresti essere attrezzato, almeno culturalmente, a farlo, perchè il rischio di offendere i cattolici è elevato: e, altra grande notizia, se pensi di ottenere dei diritti in Italia insultando i cattolici c’hai una idea tutta originale della società italiana e delle sue venature più profonde.

Si può anche sobillare la folla strillando nel microfono e dicendo qualche parola d’ordine (questo hanno fatto gli interventi migliori della serata; quelli peggiori causavano brusii diffusi di gente che appunto preferiva parlare dei cazzi suoi piuttosto che sentire chi si perde il soggetto della frase per strada), ma non è con queste parole e con questi slogan che si ottiene niente, ci si condanna invece all’isolamento, all’essere la splendida minoranza che ha ragione e deve solo ottenere il potere per poterla applicare. Solo.

Non voglio eludere la domanda: e tu che sei tanto istruito allora, perchè non prendi il microfono e parli?

Credo perchè, intanto, ho rinunciato a fare politica attiva un decennio abbondante fa, e sì che potevo essere lanciato in una splendida carriera; poi, perchè il mio pessimismo verso l’evoluzione della società italiana dei prossimi anni non mi fa pensare che ci sia un intervento di natura politica che possa cambiare le cose. I nostri non diritti, nella mia idea, sono il risultato di una crisi storica di questo Stato, da cui si esce con processi storici. E’ parte di un processo storico anche fare una fiaccolata, è gettare un seme per un progetto futuro, ma da quanto ho visto è un progetto assai futuro. Questo Paese non ha elaborato gli anticorpi, e non c’è un gruppo di uomini miti e rigorosi che ne sia il frutto, a cui far tracciare la direzione in cui tutti noi trovare il senso di una Nazione. Perchè questo senso non c’è più, da tanto e troppo tempo.

Pensavo di trovare disconferme al mio pessimismo, ma non ne ho trovati. Non ci sono piante che stanno crescendo, non so nemmeno se abbiamo piantato qualche seme.

Il rivenditore di libri usati

Ho scoperto questa rivendita di libri usati, a Viale Mazzini (tra piazza Mazzini e l’ufficio postale, questo è un elenco di rivenditori di libri usati che ho scoperto adesso). Un negozio piccolo piccolo, pieno di libri che spuntano da un po’ tutte le parti, con alcune cose messe in vendita anche in strada.

Inizialmente ho preso una raccolta di racconti di fantascienza ad 1 euro (prezzo di copertina: 5,10 euro), poi ho cominciato a sospettare che l’avessi già, e quando a casa ne ho avuto la conferma il giorno dopo gli ho chiesto se poteva sostituirmelo: mi son così preso Furore di Steinbeck, nell’edizione che all’epoca fece Repubblica, quindi rilegata, con copertina rigida e sovraccoperta (giusto qualche anno fa Repubblica faceva iniziative come questa, oggi il motivo d’acquisto del giornale parrebbe essere sapere che a Berlusconi non gli si rizza naturaliter, giusto per dire come siamo precipitati in basso; che io sono sempre stato leopardiano nel pensare che i giornali sono i principali responsabili dello scadimento della cultura, e trovo motivi per avere ragione del mio snobismo).

Scelto un po’ a caso, vicino c’erano altri libri della stessa collana; ho sgamato anche delle guide della Lonely Planet come nuove (però Bali no, non mi interessa particolarmente).

Il proprietario è molto cortese, l’euro in più che sarebbe costato il secondo libro me l’ha abbuonato per ora, glielo darò al prossimo acquisto.

Mi fa pensare un po’ tutto questo: ora che tutto si sta congegnando perchè io cambi posto di lavoro, mi capita di trovare queste piccole perle che a prima vista, quando sono arrivato lì, erano passate inosservate; piccole perle che danno non un senso al tutto, ma quel gusto che scopri quando vai in un ristorante e mangi un piatto un po’ diverso dal solito e da quello che ti aspettavi di trovare; poi quel sapore e quel gusto, quell’emozione della scoperta, ti rimangono ben dopo essere uscito dal ristorante.

Castma setisfescion

Quando ero a Valencia, dovevo trovare un sistema per trasportare una bottiglia di vino nella valigia.

Da Lisbona avevo portato indietro quattro bottiglie di Porto, due piatti di ceramica e due azulejos. Mi era andata piuttosto bene, le azulejos s’erano frantumate, ma il vino aveva resistito: e all’idea di cosa potessero combinare quattro bottiglie di vino rosso vicino a dei vestiti avevo passato un viaggio di ritorno un po’ in tensione, così stavolta avevo escogitato di mettere la bottiglia in qualche scatola.

Sono andato al Corte Ingles, sperando che al supermercato interno vendessero anche quelle scatole di compensato dove mettere le bottiglie, ma non c’erano. Salito di quattro piani, sono arrivato al reparto cartoleria e ufficio, dove ho avuto l’idea di usare una scatola di plastica trasparente, appunto da ufficio, allo scopo. Solo che non ero sicuro che fosse adatta, così ho chiesto aiuto al commesso, un signore di cinquant’anni che come tutti i commessi di questa catena serve i clienti in giacca e cravatta.

Il commesso ha preso la scatola e mi ha chiesto di aspettare. Dopo circa cinque minuti, è tornato: era sceso di quattro piani e aveva provato varie bottiglie di vino per vedere se entravano nella scatola, concludendo che i rossi andavano bene, i rosati pure ma i bianchi non sempre.

Costo della scatola: euro tre, centesimi trenta.

A Roma, ho comprato l’abbonamento settimanale alla metro (costo, euro ventitrè). Il dialogo è stato un monologo, l’addetto non mi ha rivolto parola, non ha ricambiato il mio saluto, quando gli ho chiesto una penna per scrivere sull’abbonamento me l’ha quasi tirata contro.

In effetti, mi domando come mai in Italia ancora vengano dei turisti.

29 a 2

A New York, quando inserisci il biglietto della metropolitana, se tutto va bene ti appare la scritta “Ok”.

A Roma, ti appare la scritta “Titolo di viaggio convalidato”.

Tutti chiusi

Cosa fai quando è Domenica, devi scrivere un CD e un DVD da portarti l’indomani appresso e non hai nessun supporto vergine, e sospetti anzi che il tuo scrittore di DVD sia guasto? Ovvio, esci e vai in un centro commerciale a comprare l’uno e gli altri.

Quello che ho provato a fare oggi, salvo che i quattro centri commerciali e i due grandi negozi che ho raggiunto erano tutti chiusi, a parte un negozio Leroy&Merlin che non mi serviva a molto. Almeno erano vicini, così ho evitato di girare inutilmente, ma non ho proprio capito perchè fossero tutti chiusi nessuno escluso.

Se è per una ordinanza sindacale che disciplina gli orari di apertura, è una ordinanza illogica, perchè sarebbe molto meglio che questi grandi negozi fossero aperti la Domenica  ma a turno, e comunque è una cosa che ho scoperto solo oggi (finora ho sempre trovato aperto, non credo di essere stato fortunato).

Oppure è un segno della crisi, è inutile rimanere aperti la terza Domenica dopo l’accredito dello stipendio, ormai i soldi da spendere sono finiti.

La mostra su Darwin a Roma

Come aveva scritto sul blog, il signor SacherFire è venuto ieri a Roma per vedere la mostra su Darwin. Siamo così andati insieme al signor Borgognoni e al signor Portmeirion. Dico che cotanta concentrazione di blogger non è cosa usuale e avrebbe dovuto essere congruente all’altissimo valore della mostra.

Invece, la mostra non ci è piaciuta tanto, parlando in termini generali e per quello che ci siamo detti all’uscita, poi io dico il mio punto di vista qui a seguire.

A me non è piaciuta, intanto, perchè non c’erano chissà quanti reperti da vedere, i più notabili erano i taccuini di Darwin (e sospetto che alcuni fossero delle copie anastatiche). C’era comunque anche il taccuino in cui Darwin abbozzò per la prima volta la sua teoria sull’evoluzione, e sicuramente vederlo dal vivo non fa lo stesso effetto che  tramite uno schermo. La folla presente era attratta in particolare dall’armadillo, dall’iguana e altre bestioline varie e viventi poste  sotto teca: io ho tanto avuto la sensazione che ci fossero questi animali sopratutto perchè il Bioparco a Roma li aveva disponibili.

Ma la cosa che di gran lunga non ho apprezzato della mostra è il fatto che sia una mostra intrisa di darwinismo, e non di evoluzionismo. Parlare di Darwin e non parlare di tutto quello che è venuto dopo nel campo della biologia e della genetica, partendo da Mendel che non è mai stato citato, per arrivare a Watson e Crick anch’essi dispersi, è fare un grande torto alla scienza e al genio di Darwin, che dai “fenotipi” costruì una teoria che oggi sappiamo essere supportata dai “genotipi” (altri due termini del tutto assenti nella mostra). Anche la tettonica a zolle avrebbe qualche cosa a che fare con la storia dell’evoluzione sulla Terra, e tutte queste cose rappresentano bene sia la grandezza del mancato curato di campagna inglese sia come la scienza sia un tutto che si tiene.

Infine, sarebbe stato stimolante che si spiegasse come i modelli di evoluzione naturale pensati da Darwin e completati dai successori vengono oggi usati in un campo assai diverso quale l’informatica (o la ricerca operativa o l’intelligenza artificiale, fate voi) con gli algoritmi genetici, una cosa che sanno sono gli specialisti di questi settori e che spesso porta a grandi fraintendimenti (tipo i giornali italiani che pensano che nei computer di oggi qualcuno voglia mettere del DNA: è vero che si pensa ad usare delle proteine per memorizzare dati, ma è una cosa diversa e del tutto priva di implicazioni etiche. Tralasciando altre cose come le reti neurali, che una volta ho visto rappresentate come della materia cerebrale su un chip in silicio. Voglio dire, lo spazio per la divulgazione ci sarebbe, e questa mostra è un’occasione mancata).

Per il resto la mostra è la tipica mostra italiana (e non è un complimento manco questo) in cui il visitatore deve essere edotto e formato secondo il modo in cui il curatore ha deciso, quindi con un flusso di informazioni e un percorso di lettura del tutto mono-direzionale. L’unica componente interattiva della mostra era una console dotata di manopola che, ruotata, faceva scorrere la barra del tempo e mostrava il susseguirsi delle varie specie di Homo sul pianeta e le loro aree di diffusione. Perchè e percome questo fosse avvenuto, tuttavia, rimaneva un mistero che la console non spiegava.

La presenza del signor SacherFire è stata così oltre che piacevole come sempre, utile anche in senso scientifico, alla fine mi ha spiegato (con santa pazienza, eh) che i bivalvi e i brachiopodi sono due cose ben distinte, anche se la forma esterna è molto simile. Ora non so se andare da Zi’ Checco e chiedere una pasta con i bivalvi, certo è invece che ho proprio dei buchi nella mia formazione scientifica, a me sempre cozze sembrano :)

In conclusione: mostra da vedere se non si hanno grandi pretese, e 12.50 euro sono comunque troppi per quanto c’era da vedere. Il negozio di souvenir riesce a segnare un nuovo punto di basso in quello che vende.

E’ vero che con il biglietto è possibile vedere tutte le mostre del Palazzo Delle Esposizioni ma quella sugli etruschi è, a parere unanime di quelli che l’hanno vista e hanno fatto studi nel settore, una palla micidiale, inutilmente colta e con reperti modesti; quella delle foto del National Geographic è guardabile ma gratuita quindi direi che non entra nel costo del biglietto; mentre io ho visto la mostra su Praga dal 1968 al 1969, e l’ho trovata a tratti fredda e lunare.

Non ci sono più i mezzi diluvi

Oggi per lavoro ero sulla Tiburtina, una delle zone di Roma peggio messe a seguito delle piogge. Il sottopassaggio della Tiburtina all’altezza del raccordo era allagato, via di S. Alessandro pare ci si possa andare anche con un piccolo battello, la Collatina non so che fine abbia fatto ma nessuna buona; risultato si sono create delle code da Fiumicino alla uscita Centrale del Latte (12), il che vuol dire che c’ho messo circa tre ore per fare il tragitto che di solito si fa in un’ora.

Con contorno di polizia, carabinieri, protezione civile, elicotteri della forestale in giro, deviazioni varie del traffico, il Raccordo (nel tratto tra l’A24 e la uscita 12) lambito dall’acqua (e relativi avvisi di possibile chiusura per allagamenti) e le voci che si rincorrevano, in questa azienda dove mi trovavo oggi, che si pensava di evacuare la Tiburtina (che per i non romani significa molte grandi aziende) le navette speciali messe a disposizione delle stesse aziende per andare a recuperare le automobili (per quelli che non se la sono ritrovata sommersa sotto due metri d’acqua) e la tardiva scoperta che, essendo uno stato di calamità naturale, nessuno era costretto ad andare al lavoro; io ci dovevo comunque andare ma magari altri avrebbero evitato, rendendo il mio viaggio meno odissea.

Giuro che se sento qualcuno dire che a Londra piove, non come a Roma dove c’è sempre un clima mediterraneo, lo picchio.

Tremonti sarà contento

Questo nuovo cliente dove lavoro ha una delle sue sedi nella periferia romana, poco dopo passato il GRA. E’ una zona che ha un certo numero di uffici, perchè confina con quell’area del tiburtino dove sono state storicamente insediate le aziende ad alta tecnologia (non che questa azienda lo sia, ma passim).

In quella zona si incrociano sono due tipi di persone: il primo è di quelli che lì lavorano, in genere hanno come tratto distintivo il fatto di essere mediamente ben vestiti, piuttosto silenziosi e comunque con l’aria funzionale, cioè sono qui perchè devo andare lì prima di fare questo e chiamare quello, tendenzialmente quindi quasi incazzati perchè vanno di fretta. Poi ci sono gli abitanti, che hanno una forte rappresentanza di borgatari truzzi: un fiorire di gente vestita in modo improbabile, con tatuaggi che coprono un intero braccio, che parlano con un forte dialetto romano (o meglio, una sua versione assai imbastardita) di questioni tipo isole dei famosi, partite di pallone, insomma l’armamentario nazional-popolare.

Io evito l’interazione, anzi credo di avere un’aria pure schifatina per questi emuli di Fabrizio Corona o Alba Parietti (che ora sarà passata di moda, ma io non sono aggiornato). Mentre stavo per rientrare in sede, vedo un signore, appartenente al tipo autoctono, che con fare metodico si sposta di palazzo in palazzo, prende il volantino pubblicitario di Fastweb attaccato ai vari portoni e lo strappa malamente via.

Appunto temendo il peggio non dico niente, solo che nel suo furore iconoclasta arriva al portone dove sto per entrare io, e anzi per strappare il volantino mi si mette davanti. Lo lascio fare, sono incuriosito e penso che sia magari un venditore che non sopporta la concorrenza.

Lui mi guarda, e con un tono da finocchia persa mi dice: “Questi qui non pagano le tasse sulla pubblicità affissa!”. Io con tutto il mio possibile senso di auto-controllo gli dico “Buono a sapersi”.

Ha vinto Marrazzo

Arcigay Roma ha confermato Marrazzo alla sua guida, con circa 150 voti su 180 votanti.

Questo vuol dire che, innanzitutto, la Pezzoli è stata generosamente votata dai suoi parenti stretti. Ci vuole una grande ignoranza politica per mettere in piedi una lista che conta su trenta nomi, quando gli iscritti all’Arcigay romana sono alcune decine di migliaia. Significa essere un perfetto sconosciuto, mai visto o sentito, che pensa che si tratti dell’elezione del presidente della bocciofila della parrocchia per cui anche il voto di zia Matilde, che fa la marmellata tanto buona, aiuta.

Secondo, che tutti questi pensosi blogger tanto intelligenti e che tanto scrivono, in realtà non contano proprio niente. Questa lettura è interessante, è uno di questi blogger che sta rosicando abbestia, e rimango in attesa di vedere cosa scriverà chi ha cominciato una campagna a tratti anche eccessiva contro Marrazzo, accusandolo per assurdo di eccessiva trasparenza, lanciandosi poi in una serie di inutili sfottò, con le reliquie di San Marrazzo vendute su Ebay. Mi domando se certa gente abbia mai frequentato una sezione del PCI/PDS, capendo dove si trovava e costa stava facendo, perchè avrebbe imparato che l’avversario politico non si dileggia mai. Perchè poi vince con il 90% dei voti al congresso. Perchè nessuno va a votare per chi ha trovate da saltimbanco nella sua piattaforma politica.

La candidatura Pezzoli era molto modesta, con un programma insussistente (si sono pure vantati di averlo redatto tutti insieme) e una candidata signora nessuno, con il risultato finale che Marrazzo oggi ha un dominio più forte ancora su Arcigay Roma, essendo passato per il lavacro del congresso.

Auguri a Marrazzo di buon lavoro, e complimenti per la netta vittoria.

Temo che purtroppo ora verranno commenti del tipo che in fondo era importante fare questa battaglia pur sapendo che si perdeva (no: eravate ben convinti di vincere, così che i vostri blog sarebbero stati un luminoso faro del movimento romano se non italiano: ecco, vi confido, dei vostri blog importa veramente a poca gente, alla fine siamo i venti gay romani blog-muniti che ci leggiamo l’un l’altro) che il congresso è stato non del tutto regolare (conta poco, quando la tua base elettorale è il dieci per cento) che Mancuso li ha anche ringraziati (certo, per prendervi perfettamente per il culo, solo che siete talmente ignoranti di politica che nemmeno lo capite). Suggerimento: puntate alla presidenza della bocciofila di cui sopra. Zia Matilde sta già a fare la marmellata, e quelli sono tutti voti.

C’è una conclusione, amara. Arcigay Roma non ha nessuna capacità di rinnovarsi, e la pubblica opinione gay non esiste, i gay per primi se ne fregano, Se non se ne fossero fregati, avrebbero trovato una candidatura migliore della Pezzoli e l’avrebbero votata in massa (la candidatura, non la Pezzoli). La differenza rispetto a questo fatto è che alcuni di noi lo sanno, ed inscrivono questo in un più generale problema della società italiana, altri fanno la polemicuccia, oggi Marrazzo domani toccherà a qualcun altro.

Io e il Pride

E’ un po’ di tempo che ci penso sopra. Trovo molto grave che un ministro della Repubblica dica che gli omosessuali in Italia non sono discriminati. E’ un andare contro il principio di realtà, pensando (o facendo finta di pensare, è difficile dire se sia più malafede o semplice stupidità) che le discriminazioni siano sono quelle di tipo attivo, cioè quelle per cui c’è una norma che impedisce di esercitare un diritto, mentre le discriminazioni sono anche quelle che nascono quando manca una norma che consenta di esercitare un diritto. Quando un ministro, perdipiù delle Pari Opportunità, confonde la realtà con la sua idea della realtà, rinuncia ad esercitare il suo ruolo di amministratore, e si mette a fare il capopopolo, o nello specifico torna al suo mestiere di soubrette che fa un commento brillante (relativamente parlando) durante lo show della Domenica pomeriggio su Rai1.

Oltre a questo, vedo che la società va progressivamente disgregandosi, è un tutti contro tutti, tribù contro tribù. Non penso che sia stata la vittoria di Alemanno a sguinzagliare certi cagnacci rabbiosi, questo malessere è ben più profondo ed è innanzitutto sociale, poi casomai politico.

Io temo molto che, presto o tardi ma temo più presto di quanto spererei, ci scappi il morto, inteso come il gay ammazzato in quanto gay. A quel punto sarebbe ulteriormente insopportabile sentire la Carfagna piangere lacrime da soubrette, vedere la puntata di Porta a Porta con la Mussolini che è contro le adozioni gay, e così via così via in un Paese che sta smarrendo anche il senso del ridicolo.

Io non ho mai partecipato ad un Gay Pride. Per un motivo di fondo, e cioè che non mi è mai parsa una manifestazione politica, con una rivendicazione politica, ma solo un corteo troppo folcloristico, con troppa gente che coglie l’occasione per mettersi in mostra e andarsene a culo di fuori, la cosa più peggiore assai che si possa fare per rivendicare dei diritti. Sarà anche vero che quando una identità è repressa, allora trova i modi più conflittuali per emergere, però credo che il passaggio alla dimensione politica dell’agire anche individuale sia un sentimento poco diffuso nel mondo gay italiano.

Tutto questo detto, penso che quest’anno una piattaforma politica ci sia, nei fatti, per cui ho proposto a L. se volevamo andare insieme al Pride di Bologna – da solo no, mi sfracasso le balle – perchè la mia sensazione è che quest’anno debba esserci. Mi ha molto colpito una lettera che Cristina Alicata ha scritto ad Alemanno, in questo senso.

Però, è anche possibile che L. non possa, e comunque come ha detto Andrew il Pride di Roma sarebbe anche l’occasione per conoscere persone che per ora ho conosciuto solo via blog. Per cui, pur con tutte le mie rigidità (che non sono probabilmente sempre e del tutto salutari), penso che per intanto, al Pride romano, ci vengo.

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