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Sempre per la storia delle due sponde dell’Atlantico

L’ineffabile ministro Brunetta ha dichiarato alle agenzie di stampa che vuole togliere Facebook ai dipendenti pubblici. In realtà, a leggere la direttiva firmata dall’ineffabile suddetto, non c’è traccia di questo proposito, solo un generale e condivisibile richiamo a norme di buon comportamento (sia di chi usa il computer, sia di chi glielo mette a disposizione) che sono già largamente in corso d’opera. Però certo la dichiarazione aiuta a fare scena, a distrarre dal puttanaio (in senso letterale) che riguarda il premier, e c’è dietro una idea che l’unico mezzo di informazione che non è asservito al premier e alla sua combriccola deve essere controllato, solo quello che viene giudicato degno di comunicazione deve arrivare al popolo che potrà così votare nel modo più giusto e corretto.

(Per dire, Berlusconi voleva consegnare le lauree ad honorem agli studenti di ingegneria morti nel terremoto dell’Aquila, ma non se ne è fatto niente, perchè le famiglie si sono alquanto incazzate. Quanti telegiornali l’hanno detto?)

Nel frattempo, Obama nomina un capo federale della sicurezza informatica, perchè “cyberspace is real“.

Canti e controcanti, con un nesso

Da Repubblica.it, sulla vita nelle tendopoli dopo il terremoto:

Il regime di vita, totalmente assistito, prevede in cambio però silenzio e ridotta capacità visiva. La nota della signora N. F., che il timore di rappresaglie induce a negare la propria identità, dimorante al campo base Italtel 1: “Capisco la sicurezza, ma con questa necessità si annienta ogni libertà di espressione. Al mio campo si entra e si esce solo con un badge di identificazione. Una sera iniziai a discutere con amici della necessità di fare qualcosa, muoverci, capire. Si forma un crocchio di una decina di persone e io inizio a interrogarmi ad alta voce. Passa qualche minuto e si fa vivo il muso di una camionetta dei carabinieri. Ci spiegano che ogni assembramento avente natura politica dev’essere autorizzato e che loro, finché non fosse terminato il nostro conciliabolo, sarebbero rimasti lì ad ascoltare”.

Articolo 17 della Costituzione della Repubblica Italiana:

I cittadini hanno il diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Urania Collezione è una collana di fantascienza, figlia della celeberrima Urania, nata con lo scopo di pubblicare il meglio che si è visto nei cinquanta e più anni della collana maggiore. Le scelte finora non sono state esaltanti, molti autori sono assenti e altri inutilmente troppo presenti. Un po’ di tempo fa, hanno pubblicato un altro libro di Ron Hubbard, il fondatore di Scientology. Questa cosa ha dato fastidio a molti, me compreso, perchè il livello letterario dell’autore è bene messo in ombra da ciò che Scientology oggi fa nel mondo, per cui insieme ad altri abbiamo protestato. Altri hanno protestato ben più fortemente, riempiendo il blog di incazzature (magari non sane, nel senso che non ne vale la pena). La vicenda è stata così descritta sullo stesso blog di Urania:

Dopo la campagna anti-hubbardiana alimentata da un sentimento di intolleranza del tutto fuori luogo rispetto alle offerte proposte da “Urania”, ci siamo così trovati alle prese con il primo significativo caso di attacco sistematico al nostro blog. A dimostrazione che la spazzatura elettronica non viaggia attraverso la rete informatica solo sulle ali dei bot, ma si serve anche di ignari ospiti umani.

Cioè, la protesta (civilissima) di chi osserva che Scientology è una setta e quindi fargli pubblicità anche se indirettamente non è una buona cosa, viene messa allo stesso livello di chi trascende e si scatena in uno scazzo più forte. Un po’ come Brunetta che dice che gli studenti che protestano sono dei guerriglieri, o Berlusconi che dice che chi lo contesta è un delinquente rosso, nemico della democrazia.

Chi protesta, è “spazzatura”. Chi è contro, è un esempio di intolleranza.

Una legge che andava fatta, no?

Grazie, grazie a tutti

“Non mi preoccupa il Berlusconi in sè, mi preoccupa il Berlusconi in me” (Giorgio Gaber)

(Articolo).

Le colpe di Bertolaso

A me, i burocrati che sono autocratici, apprezzati da tutti, che non hanno però nessuna responsabilità politica, non piacciono e anzi ne diffido. Nè impazzisco per Bertolaso, la cui carriera è decollata dopo il Giubileo del 2000, quando molti ragazzi che erano obiettori di coscienza vennero distaccati ad aiutare nell’organizzazione del Giubileo: si sa, a Roma i preti hanno pochi soldi e non possono pagare nessuno, è giusto che lo Stato se ne faccia carico, e tolga persone dall’assistenza sociale aiutando la Curia. Bravo Bertolaso, apprezzato da ambo gli schieramenti: che in Italia se stai sul culo alla Chiesa di sicuro non arrivi in certi posti.

Ma a parte la naturale diffidenza verso gli autocrati, dovremo pur parlare delle colpe sue e della commissione Grandi Rischi, che ha trovato il tempo di riunirsi all’Aquila pochi giorni prima del terremoto, solo per analizzare gli stessi dati che poteva analizzare standosene a Roma, ma non trovando il tempo di ascoltare l’unico che qualcosa aveva previsto. Evidentemente, la commissione Grandi Rischi è andata all’Aquila per farsi la scampagnata. Del resto, quello che hanno detto (va tutto bene madama la marchesa) è stato il loro unico atto conseguente alla riunione. Poi boh, magari avranno mangiato un po’ di torrone d’Abruzzo e i confetti di Sulmona, questo non è dato sapere.

Su Repubblica.it di oggi parla uno dei sopravvissuti:

Da quasi 4 mesi erano state registrate quasi 200 scosse con epicentro a L’Aquila e dintorni. Non poteva essere un evento che rientra nei limiti del normale, come si è sentito dire. Nelle ultime settimane erano incrementate di numero ed intensità. Eppure le voci ufficiali erano rassicuranti. “Non creiamo allarmismi”.

Ma perché essere preoccupati di dare un allarme consapevole? Noi medici siamo obbligati da anni al consenso informato. Quando io intervengo su un aneurisma cerebrale sono COSTRETTO giustamente a dire e quantificare il rischio percentuale di mortalità. E i Pazienti lo accettano. Non fanno gesti inconsulti.
Questo è il mio principale rammarico. Nessuno ha offerto istruzioni calme, rassicuranti, civili, informate. La mia piccola storia assieme alle centinaia di storie di amici, mi ha insegnato che se avessi avuto una torcia elettrica sul comodino non mi sarei fratturato la colonna vertebrale, se avessi avuto un cellulare a portata di mano avrei chiesto aiuto per me e per il palazzo accanto, se molti avessero parcheggiato almeno un’auto fuori dal garage ora l’avrebbero a disposizione, se in quell’auto avessero (e io avessi) messo una borsa con una tuta, uno spazzolino da denti e una bottiglia d’acqua, si sarebbero tollerati meglio i disagi. Se si fosse tenuta una bottiglia d’acqua sul comodino, se si fosse evitato di chiudere a chiave i portoni di casa, se si fosse detto di studiare una strategia di fuga…. Pensate a chi è rimasto incarcerato per ore senza poter comunicare con l’esterno perché aveva il cellulare in un’altra stanza, o perché non trovava al buio le chiavi di casa, come le ragazze di un palazzo a fianco a me già semi sventrato: 6 ore sotto un letto, con la terra che continuava a tremare, perché la porta era chiusa a chiave, senza una torcia elettrica e senza cellulare per chiedere aiuto!

C/C vittime terremoto

G. per molti anni è stato professore all’Aquila, ed è originario di quelle parti. Mi ha inviato questa mail per una richiesta di aiuto, da parte di un suo ex studente, che vi riporto qui. Vi prego di considerarla, e di comportarvi nel seguente modo, se volete fare una donazione: se vi fidate di me potete fidarvi di questo contenuto, altrimenti ignoratela.

cari amici
vi scrivo questo messaggio per comunicarvi la mia intenzione di voler aiutare direttamente una serie di amici dell’aquila che si trovano in una seria e drammatica condizione che, in questo momento, è soprattutto economica. sono amici molto cari che hanno la necessità impellente di avere una minima liquidità per poter gestire questa fase immediatamente successiva alla tragedia. la situazione per loro è veramente drammatica dato che non sono riusciti a recuperare dalla loro casa neanche i vestiti figuriamoci un bancomat per poter prelevare dei contanti.
molte persone mi hanno chiesto come poter intervenire direttamente senza fare donazioni o versamenti su conti correnti dei quali non sappiamo da chi siano gestititi e in che maniera.
per questo mi faccio promotore di questa iniziativa di raccolta di soldi da distribuire direttamente a queste persone che conosco personalmente. in questo momento non c’è tanto bisogno di materiali ma di liquidità;
quindi se pensavate di intervenire questa è; sicuramente la strada più giusta
l’unica garanzia di sincerità e di buon fine di questa raccolta che vi posso dare è il mio nome
se volete intervenire mi potete contattare tramite mail o al cellulare [QUESTO POST E' STATO MODIFICATO PER RAGIONI DI PRIVACY]

ho aperto un conto corrente intestato a me, mi sembra il modo più veloce e diretto

TIZZANO GAETANO
IBAN: IT96 O030 6903 2901 0000 0004 148
INTESA SANPAOLO SPA
FILIALE ROMA 54

grazie

gaetano tizzano

p.s. se volete spendere anche il vostro nome potete girare la mail a chi ritenete possa essere interessato

Toh, pare che il radon qualche utilità ce l’abbia

Riporto, copiandolo pari pari, l’articolo del Corriere.it di oggi, sulla prevedibilità o meno dei terremoti in base alle emissioni di radon. Come si dice in questi casi? Padre, perdona quelli che parlano di scienza senza manco sapere cosa sia il metodo scientifico.

Gli atenei «credono» nel radon: previsioni possibili

Bari e Pisa: i sistemi efficaci esistono, mancano i soldi per perfezionarli

MILANO — Ventitrè gennaio 1985: per la prima (e unica) volta in Italia scat­ta l’allarme terremoto. L’Istituto naziona­le di geofisica prevede una «scossa peri­colosa ». E il ministro della Protezione ci­vile Giuseppe Zamberletti, oggi presiden­te della Commissione grandi rischi e so­stenitore dell’impossibilità di prevedere i terremoti, ordina lo stato d’allerta per dieci comuni della Garfagnana: scuole chiuse per due giorni, case vecchie o in cattivo stato evacuate. <!–


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Centomila persone abbandonarono le proprie abitazioni, ma il terremoto non arrivò. Allora la previsione di un sisma distruttivo fu formulata, dopo una scos­sa premonitrice, sulla base di un’analisi storico-statistica. Oggi, tra gli indicatori sismici, c’è anche il radon. Giampaolo Giuliani non è solo. Sono diversi i ricer­catori che studiano questo gas: l’univer­sità di Bari ha messo a punto un sistema di 25 centraline fermo per mancanza di fondi; quella di Pisa ha elaborato un pro­getto per il monitoraggio nelle acque sot­terranee della Garfagnana e della Luni­giana allo studio degli enti locali. Ricer­che sono in corso anche all’Istituto nazio­nale di geofisica e vulcanologia.

Pier Francesco Biagi è docente di Fisi­ca all’Università di Bari. Studia il radon e i disturbi sui segnali radio. «I sistemi per prevedere un terremoto già esistono — dice —, è che mancano i soldi per perfe­zionarli. A differenza dei miei colleghi so­no convinto che non è impossibile preve­dere un sisma, ci riusciremo. Fu proprio Boschi, oggi nemico dei precursori, a fa­re la previsione del 1985». E spiega: «Nel 2005 abbiamo presentato un progetto al­la Regione per l’installazione di 25 cen­traline per il rilevamento di radon e sta­zioni radio a bassa frequenza (alcune an­che nel Gran Sasso). Per un punto siamo stati esclusi dalla graduatoria e le prime centraline sono state disattivate». <!–


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All’università di Pisa si studia invece il radon nelle acque sotterranee della Garfagnana e della Lunigiana. Il team di Giorgio Curzio, docente di Misure nucle­ari, ha elaborato uno studio di fattibilità per il monitoraggio del radon: stazioni prototipo che ogni sei ore dovrebbero trasmettere al dipartimento e alla Prote­zione civile i livelli.

Tra i ricercatori che studiano il radon c’è anche Calvino Gasparini, dell’Istituto nazionale di geofisica. Nel 1985 fu uno degli esperti a formulare la previsione della Garfagnana. Oggi è direttore del Museo geofisico di Rocca di Papa dove da quattro anni una centralina misura il radon. «Sappiamo che questo gas è un precursore dello stress sismico, ma per ora non ci dice il ‘dove’ e il ‘quando’ av­verrà un terremoto». Più attendibile l’analisi storico-statistica: «Sulla base della quale scattò l’allerta del 1985. Nel caso di Giuliani non esistevano parame­tri consolidati, ma un censimento a se­taccio grande degli edifici più vecchi e una maggiore informazione, forse…».


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Nel 1985 la «scossa pericolosa» non ar­rivò. E l’ex ministro Zamberletti finì sot­to inchiesta per procurato allarme. Forse per questo da allora ha sempre chiamato i centomila sfollati «un test». E oggi riba­disce: «I terremoti non sono prevedibi­li ». Ma poi spiega: «Allora il radon non c’entrava, lì ci trovavamo davanti a dati statistici particolari. Davanti a una previ­sione della comunità scientifica come quella di 24 anni fa, proprio Boschi e Bar­beri mi avvertirono del rischio, farei la stessa cosa: ordinerei lo stato d’allerta».

Alessandra Mangiarotti
08 aprile 2009

La rete dell’università dell’Aquila

La rete GARR collega le varie università italiane e i centri di ricerca; per molti anni è stata la rete Internet italiana, a cui si collegavano poi i provider.

Questi due grafici (1 e 2) della rete rappresentano il traffico che c’è sul nodo dell’università dell’Aquila. Dal momento del terremoto la rete è finita. C’è stata una leggera ripresa Martedì, forse qualcuno ha provato a riaccendere i sistemi. Il crollo è comunque verticale, segno che è andato giù tutto, se non proprio è finito sotto le macerie. L’unico dato che si impenna è quello sul numero di errori di trasmissione, che al momento del terremoto è esploso. Chi ha costruito la rete del GARR è un genio, punto, ma l’interpretazione di questi dati è che è stato un cataclisma, non una scossa solo un po’ forte. Non so se perchè il CED era magari ospitato nel rettorato, che è tutto crollato.

Le apparecchiature informatiche sono ospitate in grossi armadi (rack), alti anche due metri e mezzo, che solo di intelaiatura pesano 200 kg, e che quando sono pieni superano la mezza tonnellata. Un crollo così repentino si spiega anche con questi armadi che sono stati sbalzati via di mezzo metro o più, e i cavi si sono staccati.

Non è sismologia, è epistemologia

(Rispondo qui al commento di Paolo)

Einstein non credeva molto nella meccanica quantistica: “Dio non gioca a dadi” è una sua frase celebre. Ricordo una scena di Morte di un matematico napoletano in cui uno studente chiede conto a Cacioppoli del perchè di questa idea di Einstein, e il professore gli dice che ogni idea scientifica rivoluzionaria genera delle resistenze.

Io non ho alcun elemento per valutare se la misurazione dei livelli di radon sia o non sia un buon modo per prevedere un terremoto, però osservo alcune cose:

  • chi ha fatto queste misurazioni lavora per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), mentre di terremoti in Italia si occupa l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Chi è addentro al campo della ricerca sa bene che non siamo affatto degli stinchi di santo, e che gli scienziati sono esseri umani come gli altri; come tali anche dotati di gelosie, invidie professionali, approssimazioni e tutto quello che volete. Voglio dire, se io fossi dell’INGV avrei dei motivi umanamente comprensibili per vedere con fastidio uno dell’INFN che si occupa di terremoti. Devo raccontare del mio dipartimento e della mia tesi, in cui “è meglio se non parli di X” perchè c’è un’altra parrocchietta che si occupa di X? Senza capirci una beata di X?
  • queste predizioni sono errate per un aspetto molto importante, ovvero la stima del luogo del terremoto: Sulmona non solo non è l’Aquila, ma è in una zona sismica diversa, per cui i terremoti che riguardano una non riguardano l’altra;
  • per tornare ad Einstein, lui diceva che le equazioni prima le vedeva e poi le scriveva (o Ramanujan, gliele suggeriva una dea indiana; o Bohr, prima decise il modello dell’atomo poi cercò conferme sperimentali). Nella scienza non conta per niente come hai elaborato una teoria, conta se il modello che ne ricavi ti permette di fare delle predizioni. Le predizioni che ha fatto questo fisico nucleare non saranno state molto esatte, ma rispetto al niente che abbiamo  sono già qualcosa.

La cosa grave, e veramente antiscientifica, è che nessuno ha discusso con questa persona che cosa egli abbia scoperto e come.

Per quanto ne sappiamo, i suoi rilevatori di radon potrebbero essere così buoni da trovare variazioni che finora sono sfuggite agli altri. Oppure li ha posizionati, magari per puro caso, in punti che sono significativi. Ma di tutto questo se ne discute nei consessi scientifici, dove chi ha scoperto qualcosa porta le sue scoperte e gli altri ne parlano.

Liquidare tutto come “l’avevano provato a fare dieci anni fa e non funzionava allora, quindi non funziona oggi” è un atteggiamento mentale sicuramente umano, ma non degno del progresso della scienza.

Impicchiamo i colpevoli

Ho chiamato l’ospedale competente di zona per sapere quando andare a donare il sangue. La persona con la quale ho parlato si è pure mezza incazzata, perchè anche lei aveva letto gli elenchi pubblicati dal Ministero che indicavano quell’ospedale come uno dove andare a donare, ma loro non avevano alcuna comunicazione ufficiale, non c’erano richieste di sangue, loro sì sono ben contenti se uno va a donare ma insomma con calma e senza fretta.

Mentre la Regione Abruzzo e il Ministero della Sanità parlano di emergenza sangue, e di 1.500 feriti, la persona che poi è il primo punto di contatto tra chi va a donare il sangue e il centro trasfusionale è in preda essa per prima ad uno stato di ansia evidente, chiaramente agitata e capace di combinare un disastro di pubbliche relazioni e far passare la voglia di andarci.

Nel frattempo G. mi dice che a L’Aquila quelli che sono crollati sono stati sopratutto gli edifici pubblici, sopratutto quelli ristrutturati o costruiti da poco con norme antisismiche. Tutti i segnali di un possibile terremoto sono stati ignorati (e Bertolaso ha una faccia come il culo quando ha detto in conferenza stampa: ci siamo attivati dopo tre minuti dal disastro, segno che se lo aspettavano) e l’unico che aveva previsto qualcosa è stato trattato come un cretino.

Ora, con calma e senza fretta, si prendono i progettisti degli edifici crollati, i direttori dei lavori dei cantieri, gli assessori ai lavori pubblici e i sindaci colpevoli di negligenza o peggio di connivenza, i cosiddetti grandi esperti e si procede all’impiccagione su pubblica piazza, una norma di civiltà e buon senso.

Quel vicino 1980

Nel lontano 1980, questa zona fu interessata da uno sciame sismico. Ricordo benissimo come mia madre, sentendo alla radio che era previsto questo sciame sismico non ci pensò sopra due volte, prese me e mia sorella (che aveva qualche mese di vita) e ci mettemmo in macchina per trasferirci alla casa colonica che avevamo dove c’era la vigna. Lì saremmo rimasti un paio di mesi di quell’estate, insieme ai nostri cugini (mia zia fece la stessa cosa).

Ricordo la concitazione quando partimmo (al ritorno, il secchio e lo strofinaccio erano rimasti esattamente dove mamma li aveva lasciati facendo un segno sul pavimento), il tentativo di convincere mia nonna a venire con noi (lei fatalista disse che se doveva morire sarebbe morta), la coperta che mia nonna diede a mia madre perchè mia sorella stesse più calda, mia zia e mia madre che ben poco si amavano e che dovettero invece andare d’accordo per tutto quel periodo (quando si ritrovarono, furono subito così pratiche da discutere di cosa avevano portato per mangiare, e tutte e due avevano con loro solo un pezzo di pane, la prima cosa che letteralmente afferrarono all’uscita da casa). I

Il momento più mondano di quelle giornate passate senza televisione e telefono era quando mia madre e mia zia andavano a fare la spesa ad un supermercato lì vicino, io speravo sempre di andare con loro per vedere un po’ di gente e di colori; li resto della giornata passava all’aria aperta (io e mio cugino avevamo fatto un punto d’onore di distruggere un formicaio: ma un formicaio in piena terra è una cosa che non può essere distrutta). Una volta toccai una lampada ad infrarossi che mia zia usava per tenere i suoi figli al caldo, e mi ustionai la mano. Mio padre invece faceva la spola, andando a casa a prendere le cose di cui avevamo via via bisogno. Alla fine, fu insomma quasi una gita, e al ritorno le case e le nostre cose erano esattamente dove le avevamo lasciate.

Stanotte ho sentito la scossa di terremoto che mi ha svegliato, e non mi sono lì per lì agitato. Perchè comunque in questa zona vulcanica il terremoto non è un evento eccezionale; qui, dopo una scossa, non è che la gente dorme per strada presa dalla paura. Dopo la scossa, il mio pensiero è sempre se si è trattato di un terremoto locale, o dell’eco di qualcosa più grave. Questa volta è stata l’eco di qualcosa di più grave.


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