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W la squola

Ho dedicato tutta la giornata a fare gli esami orali (e no, non sono stato nominato ministro).

Situazione degli studenti universitari del primo anno, usciti dal liceo e che si iscrivono ad una facoltà come Ingegneria che dovrebbe anche scoraggiare quelli che pensano sia una passeggiata di salute: dai due terzi ai tre quarti degli esaminati hanno difficoltà con la lingua italiana (si perdono i soggetti nelle frasi, inventano parole che non esistono nel vocabolario e taccio del congiuntivo, oggi non ho avuto il piacere di sentirlo mai) oppure hanno gravi carenze con la logica (domanda: “cosa è X?” risposta: “X non è Y”, definizioni che iniziano con “per esempio”, “sul libro ho letto che”). Questi sono circa un quarto degli studenti presenti in aula il primo giorno di lezione, gli altri non hanno avuto la sufficienza alla prova scritta.

Quindi, in conclusione, da tre sedicesimi ad un quarto degli studenti sono in grado di studiare un esame non particolarmente difficile, in cui le domande sono sostanzialmente annunciate a lezione (sempre en passant, io gli dico: vi invito a provare a fare questo esercizio a casa, poi l’esercizio c’è all’esame, ed è una strage, gente che scrive cose tra il surreale e il dadaista) gli altri non arrivano all’orale o quando ci arrivano non sono in grado di parlare in modo comprensibile, a meno che non abbiano studiato a memoria, nel qual caso è sufficiente una divagazione per mandarli nel pallone.

L’ottanta per cento dei ragazzi che finiscono la maturità quindi non sanno parlare in italiano o non sanno studiare, e temo che questa sia una selezione, perchè non tutti quelli che hanno fatto la maturità fanno l’università, e non tutti fanno ingegneria.

Io alla fine ho messo un 30 e due 18 come estremi (i due 18 erano agghiaccianti, li ho invitati a cambiare qualità dello studio oppure è meglio che lascino perdere), non ho bocciato nessuno ma ho espresso molte volte il mio disppunto (prendendo quindi il titolo di rompicoglioni assoluto, povere stelle che non vedono l’ora di andare a mare) mi domando se mai vorremo cominciare un dibattito sulla qualità dell’istruzione oppure ci siano delle cose più importanti, e nel caso quali.

Parlando della tesi

In tutto questo, c’è sempre una tesi di dottorato da fare. Qualche giorno fa ho finito il secondo capitolo, e l’ho mandato alle due persone che il mio direttore di tesi (ok, non si dice così ma rende l’idea) mi ha indicato come quelli con cui interagire.

Il primo capitolo della tesi era stato a costoro spedito circa cinquanta giorni fa, e nessuna risposta. Ovvio che, quando è arrivato il secondo capitolo, era dovuta una risposta. Non una risposta nel merito, che implica la lettura di quanto scritto (e io scrivo abbastanza fitto che non te la cavi sfogliando distrattamente le pagine, con cinquanta riferimenti bibliografici per quel capitolo credo di aver fatto anzi un ottimissimo lavoro)  bensì la risposta è stata “ok, ora contatta il professore perchè organizzi una commissione di tesi”.

Ovvero: non ce ne frega niente, ma proprio niente, di quello che stai scrivendo, nemmeno ci preoccupiamo di leggerlo e di fare delle correzioni (ora, ok che questa persona qui, quando m’ha corretto la tesi di specialistica, l’unica correzione che m’ha fatto era una cosa che non era un errore, e non mi pare che sia migliorato), l’unico problema è cercare una commissione che non rompa i coglioni (a noi, innanzitutto), ti dia la bella medaglia di dottore di ricerca e grazie e arrivederci, non penserai certo che possiamo accettare l’idea che uno, lavorando da solo, possa produrre una cosa così buona che noi, per valutarla, dovremmo leggercela? Ao’, qua stiamo nell’università, qua facciamo ricerca, che per quanto ho capito in questi anni è una intima disposizione dell’animo per questi personaggi, e si traduce in: facciamo un cazzo, ma con modi presuntuosi.

Così, ora mi trovo a meditare sul terzo capitolo, in cui devo affrontare un problema di combinatorica, e i metodi per risolverlo (necessariamente delle euristiche). La cosa interessante è che questo problema è del tutto ignoto in letteratura, nessuno l’ha mai studiato, e gli unici riferimenti sono in numero di due in una altra tesi di dottorato americana (quindi una cosa tendenzialmente seria) in cui si dice però che è in effetti talmente complicato che è meglio dedicarcisi in seguito. Nemmeno nelle pubblicazioni di ricerca operativa se ne parla, e se uno lo cerca con google ottiene informazioni su, per quel che ho capito, un gruppo rock. Per cui in realtà, la mia tesi di dottorato potrebbe essere molto innovativa. Solo che lorsignori non sono nelle condizioni di capirlo. E questo mi scoraggia.

Mi verrebbe da parafrasare Totò: e dopo dice che uno si butta a destra.

Tana

Ho scoperto che, alcuni dei miei studenti, dicono che: a) di quello che spiego non ci si capisce un cazzo, e questo detto da gente che ho bocciato dopo più appelli di fila non mi stupisce; b) sono frocio.

Entrambi i punti mi sono stati detti da una persona che, forse, dicendo b) voleva anche vedere se c’aveva preso, potrebbe essere la sua intuizione che ha voluto sottoporre a conferma, e io non ho nè confermato nè smentito, ma ho cercato di capire se fosse relata refero oppure un suo pensiero. Se è un suo pensiero, è un modo quasi carino di chiedermi una cosa personale o quantomeno di dirmi che sa e che per lui non è un problema, se è un pensiero di uno o più studenti, credo che sopravviverò allo sprezzante giudizio, posso del resto continuare a bocciare finchè non studiano. Eventualmente, visto che ho dei sospetti su chi sia stato l’autore dell’affermazione, posso anche sottoporlo ad un orale, come dire, più lungo e difficile. Così, impara a non sboccare il primo giorno di lezione.

Il mio dentista è uguale a Calderoli

Più passa il tempo più penso che si debba rivalutare l’opera e gli studi di Lombroso.

Ieri sono andato dal dentista, anzi dallo studio dentistico, sono almeno in tre ognuno ad occuparsi di una specifica cosa. C’è quello che è il capo, il tipico giovane professionista 40enne lanciato in carriera, tutto curato, lampadato, sempre cazzuto e che guida gli altri. C’è ne è un altro che ancora non ho conosciuto, e c’è poi questo qui, che è la copia fisica di Calderoli. Non so se ne condivida, come dire, l’orientamento sessuale, ma gli assomiglia in un modo molto forte; non nella voce e nei modi di fare, anzi è piuttosto pacioso, ma per il resto quando l’ho visto sono rimasto interdetto. Perchè Calderoli è dentista e viene da una famiglia di dentisti, quindi in perfetto accordo con la teoria lombrosiana.

La diagnosi è che comunque ci sono due denti che si sono spaccati, di uno lo sapevo già, dell’altro lo sospettavo, vedremo come potranno essere recuperati. Lo studio medico è molto bello, dall’ultima volta che sono stato in uno studio dentistico, buoni anni fa, la tecnologia ha fatto passi in avanti, pare che potrò vedere anche mentre smanazzano la mia boccuccia, grazie ad un monitor LCD che registra tutto: credo che non ricorrerò alla feature, preferisco avere la sorpresa finale.

La cosa che mi ha più fatto pensare, e purtroppo come sempre aggiungo, è che mi hanno fatto i complimenti per il fatto che,  nonostante la giovane età, sia professore a contratto all’università. Dico purtroppo non per i complimenti ma per la mia reazione. Quando succede così, io mi schermisco subito (questo quando i complimenti li sento sinceri, quando invece sono costruiti divento di ghiaccio). Invece di ringraziare ed apprezzare, già stavo per dire loro che ingegneria non è come medicina, una facoltà dove la gente è pronta ad ammazzarsi per fare il professore a contratto. Certe volte ho proprio un atteggiamento di svalutazione verso di me da cui dovrei almeno un po’ guarire.

Proposte indecenti

Tratto dalla galleria di Repubblica con i manifesti ritoccati.

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“Remember the titans”

Trattasi di un meraviglioso e fondamentale film, in italiano reso con “Il sapore della vittoria”. E’ la storia dell’allenatore Boone, interpretato da Denzel Washington, che allena una delle prime squadre miste bianche-neri nella profonda America degli anni ‘60. Delle sue difficoltà a costruire una squadra, contro le pressioni esterne e contro tutti i razzismi.

C’è una scena nel film che credo descriva benissimo il mio modo di insegnare. Il vice allenatore lo contesta, dicendogli che c’è una sottile linea tra la severità e il sadismo, linea che lui sta sorpassando, e lui gli risponde dicendogli che prendere un ragazzo del college, e non farlo allenare fino ad arrivare al massimo ed oltre, significa farne un menomato per tutto il resto della vita. Poi, dopo questa frase, c’è il discorso che fa ai suoi ragazzi:

Io questo penso, che sia molto semplice e molto facile fare il professore simpatico che non fa studiare troppo i suoi studenti. E’ più facile per te che insegni, ed è più facile per loro che ti troveranno anche più simpatico. Ma, facendo così, nei fai dei menomati intellettuali. Partecipi ad un omicidio dell’intelletto. Perchè gli stai dicendo che le cose difficili non sono per loro, e certe cose , se non le studiano adesso, non le studieranno più.

Spesso, negli occhi dei miei studenti, io vedo anche lo sconforto di vivere in un paese che oggi non premia il merito. Io penso che il merito si premi premiandolo, ogni giorno, nel lavoro che ognuno di noi fa, sopratutto nel lavoro di noi insegnanti. Essere severo a volte non è semplice, ma è l’unico modo di essere giusto.

Ed è impegnativo per tutti, perchè è vero che io uso circa cinque diversi libri, ma dico anche loro come procurarseli, non è il mio compito fare il libraio. Io pretendo che loro, all’esame, conoscano tutto il programma (e il programma è uno dei più pesanti per quell’insegnamento di tutta la facoltà, anche rispetto a quei corsi di laurea dove l’insegnamento non è collaterale ma caratterizzante), ma loro hanno a disposizione tutti i mezzi per contattarmi, durante la lezione e dopo, per mail o per ricevimento, senza il concetto di orario di ricevimento, si trova un momento che vada bene ad entrambi.

Quando insegno, io non conto niente, ma rappresento lo Stato (con la maiuscola) ed una delle sue funzioni fondamentali, e non credo e non voglio che sia uno sbraco e un aumma aumma. Detesto la sciatteria professionale, e quella degli insegnanti più di ogni altra, perchè sono dei ladri di futuro.

Stiamo tra amici

Ma quando uno studente ti manda una mail che esordisce con “’sera prof.re”, tu che fai?

I progressi della tecnica

Nella lezione di oggi, uno studente mi chiede il titolo del libro di testo che stiamo usando per questa parte del corso. Glielo ripeto, lo mostro alla classe, e lui mi dice che purtroppo non si trova in giro, e non si riesce a fotocopiare. Gli spiego che le fotocopie sono possibili, se non superano una certa percentuale sul totale delle pagine, e comunque pagando una tassa. Siccome non sono convinti, allora gli dico “Guardate che lo trovate anche su emule, non è che dovete usarlo solo per scaricare i pornazzi. Fate metà e metà”.

Si ricomincia

Oggi c’è stata la prima lezione del corso. Andremo avanti per i prossimi mesi. Mi sembra una classe decente, rispetto allo sfacelo dell’anno scorso non potrebbe certo andare peggio. Anche se quest’anno si sono già viste alcune studentesse fare gli occhi dolci al professore in giacca e cravatta, povere ingenue.

Credo di aver fatto una buona lezione, e forse una ottima prima lezione, peccato che dopo giorni di antibiotici sto giù, e questo caldo improvviso non aiuta. Per cui, appena finito, sono tornato a casa.

Un uno-due di quelli (ovvero: il matrimonio senza fichi, nemmeno secchi)

Parlo, anzi scrivo, con il mio relatore di tesi. La cosa più gentile che ha detto è stata: mi dicono che non hai materiale sufficiente per la tesi, e dovresti comunque scrivere degli alrticoli altrimenti difenderla è difficile. Però non gli viene in mente che non ho attrezzature per fare questi esperimenti per fare questi articoli, vorrei sapere cosa si aspetta, che vado a negozio e spendo quei 20-30mila euro di tasca mia? E ancora di meno mi piace che i suoi vice a me dicono una cosa sul lavoro da fare e a lui un’altra, è una banalità dire che ora non ho materiale, visto che lo sto scrivendo. In questi anni, qualcuno di loro mi ha mai seguito?

E vabbè, secondo fronte, sempre università. Dobbiamo comprare una soluzione di backup, la cosa più economica per le nostre esigenze viene sui 25mila euro. Serve a garantire la continuità e l’affidabilità di dati che portano, nelle casse dell’università, circa 4milioni di euro l’anno. Dati di cui sono responsabile io. Una volta, io lavoravo chiedendo i preventivi che mano mano servivano, sceglievo l’offerta migliore, chiedevo che venisse acquistato e si faceva, stavano con l’acqua alla gola e avevano bisogno di un esterno che li cavasse d’impaccio. Poi, siccome l’esterno era troppo brillante e faceva ombra ai luminosi direttori, sono stato retrocesso, per cui continuo a fare il mio mestiere, ma ho una persona che coordina gli informatici (con cui comunque il rapporto è paritario da un punto di vista operativo, solo formalmente ci sono riunioni a cui lui va e io no, e la considero cosa di gran sollievo), poi però sopra c’è un professore che è responsabile dell’informatica. E’ una brava persona, cortese gentile e informale, ma è un professore, quindi non ha la sensibilità operativa nel prendere le decisioni. Così oggi parlavamo di questo acquisto che è ormai indispensabile (abbiamo circa 4-6 settimane di vita con l’attuale soluzione di backup) e mi ha cominciato a dire che, certo, però, insomma, 25mila euro sono tanti. Io vorrei sapere chi non è disposto a spendere lo 0,5% del fatturato come assicurazione sulla perdita di dati.

Insomma alla fine l’università ha due possibili modi di comportamento: o non ci sono i soldi, ed è colpa tua che devi fare qualcosa, oppure ci sono ma non sappiamo spenderli, perchè tanto siamo andati avanti finora così e siamo andati benissimo, poi se c’è un allagamento e perdiamo tutto pazienza.

La burocrazia portata all’ennesima potenza, io proprio non ne posso più. Invece di fare, devo stare a perdere tempo ed energie con le loro lentezze. Il guaio vero dell’università italiana, è che la sua classe dirigente è formata da professori, quando invece i professori dovrebbero solo fare ricerca e didattica, lasciando le decisioni da manager ai manager.

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