Perché voterò Sì

Forse, più che dire perché voterò Sì, farei prima a dire tutti i motivi per cui non voterei Sì e per cui non voterò No.

Gli atteggiamenti e le posizioni dei due fronti sono stati, a dir poco, spiacevoli. Volgarità ed approssimazioni hanno infettato l’intera campagna referendaria che, poi, è diventata sopratutto un regolamento di conti nella sinistra. C’è tutta una parte di PD (D’Alema, Bersani) che è pronta a tutto pur di far cadere Renzi, tanto più a votare contro una riforma che, nella sua totalità, non porta a compimento niente altro che quello che la sinistra ha sempre detto di fare da alcuni decenni. Anzi, quando D’Alema era presidente della Bicamerale, la riforma da questi elaborata era assai più impattante.

Provo ora a riportare alcuni degli elementi per cui voterò sì. Quanto dico si basa sul testo riportato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati che, anche in un modo graficamente gradevole, mostra le differenze tra Costituzione corrente e proposta di riforma (link: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/pdf/ac0500n.pdf)

Questa riforma, primo punto, non è una riforma che comporta pericoli autoritari. Il fronte del No ha sostenuto un po’ questa posizione, fino a circa l’estate, poi l’ha smessa perché risibile. Ci sono molti meccanismi nella nuova Costituzione che tutelano la democrazia.

Intanto il più importante: il Senato delle Autonomie. Poiché eletto da una pluralità di Consigli Regionali (con modalità, va detto, ancora da chiarire) sarà un efficace contrappeso alla Camera, che è invece espressione di una maggioranza politica. La nuova Costituzione prevede che molte leggi importanti e di garanzia (la legge elettorale, i trattati europei, le riforme costituzionali) siano comunque votate da entrambe le Camere.

Oltre a questo, la nuova Costituzione prevede: a) il concetto di “Statuto delle opposizioni”, una importante novità per l’Italia che appunto tutela le opposizioni; b) L’obbligo (mentre oggi era solo una possibilità) per la Camera di discutere leggi di iniziativa popolare (istituto che, proprio per come è previsto nell’attuale Costituzione, ha perso di valore); c) La riduzione del quorum per i referendum, se questi sono presentati da 800mila cittadini. Su questo punto basta dire che, se la nuova Costituzione fosse stata in vigore, molti referendum che sono falliti per mancanza di quorum avrebbero avuto successo, quindi si toglie alla maggioranza politica di quel momento la possibilità di invitare all’astensione per far fallire il referendum; d) il fatto che la pubblica amministrazione sia tenuta alla “trasparenza” (concetto oggi assente).

Detto quindi che la Costituzione non ci porterà a nessuna dittatura, ci saranno dei miglioramenti in numerosi aspetti del processo legislativo. Questo è forse il punto più importante, poco evidenziato nel dibattito. Oggi (dati super partes di Openpolis) per arrivare ad una legge partendo da una proposta di un parlamentare ci vogliono 505 giorni. Questo significa che, adesso, nessun parlamentare presenta proposte di legge per farle diventare leggi, perché i tempi sono tali che, anche se si andasse a votare nel 2018, non si farebbe in tempo a votarle. La maggior parte delle leggi di iniziativa parlamentare viene votata da una sola assemblea e giace, a vita, nell’altra.

Sopratutto, oggi il Parlamento è ridotto ad un emettitore di voti di fiducia sulle proposte del Governo. Lo schema è questo: il Governo avanza una proposta di legge (o una conversione di un decreto legge), gli emendamenti e i tempi della discussione sono tali che, un po’ per convenienza e un po’ per necessità, è poi costretto a mettere la fiducia, a quel punto il Parlamento vota sì o vota no, senza dibattito e senza possibilità di fare delle modifiche.

Questo è un punto critico: se continuiamo con un sistema legislativo in cui il Parlamento vota solo sì o no sulle proposte del governo, un brutto giorno arriverà qualcuno che proporrà non l’abolizione del Senato, ma l’abolizione del Senato e della Camera. Già qualche anno fa Berlusconi disse che, visto l’andazzo, il Parlamento poteva essere fatto di sole cinque persone, tanto tutti i parlamentari votano secondo le indicazioni del gruppo. Berlusconi è, non casualmente, contrario alla riforma.

La forma di Stato migliora notevolmente perché alle Regioni vengono, finalmente, tolti dei poteri che hanno male esercitato. A cominciare dalla Sanità. Oltre a questo, i consiglieri regionali subiscono un forte taglio delle loro indennità e la perdita dei rimborsi.

Una delle obiezioni mosse dai contrari è che è pessimo che i consiglieri Regionali possano diventare dei Senatori, visto che sono la classe politica più corrotta. Ma, va osservato, sono corrotti perché prendono degli stipendi altissimi e hanno dei rimborsi praticamente arbitrari. Forse, dico forse, riducendo le indennità e abolendo i rimborsi si eviterà la corsa dei ladri a diventare consiglieri regionali. Inoltre, piccola grande contraddizione dei sostenitori del No, se le Regioni sono piene di ladri allora è meglio togliere alle Regioni un bel po’ di poteri, piuttosto che rimanere con una Costituzione in cui sono fin troppo autonome. Così magari eviteremo di avere venti diversi sistemi sanitari ma un solo sistema sanitario nazionale (una grande battaglia di sinistra, che a D’Alema ovviamente non interessa), oppure venti sistemi di istruzione professionale (in cui ci sono mangiatoie immense) e sopratutto venti diverse politiche del turismo e della sua promozione.

La Regione Campania, così come molte altre, ha un bell’ufficetto per la promozione del turismo a New York (e da tante altre parti). Ora, quanti abitanti di New York vengono in Campania o in Italia grazie al lavoro di questo ufficio che, siamo sicuri, è pieno di persone capaci? Oppure andranno in Francia, che ha un bell’ufficione gestito a livello nazionale? Con concorsi nazionali per scegliere chi ci va?

Sempre sul tema degli enti locali: la nuova Costituzione stabilisce, finalmente, il concetto di costo standard, per cui una matita (o, sempre per la sanità, un macchinario molto costoso o un ricambio) non può avere un costo diverso tra regione e regione.

Allora, è una riforma perfetta? No, ne apprezzo l’idea di fondo (il Presidente del Consiglio ottiene un po’ di maggiori poteri non per il ruolo che ha come istituzione, ma come capo politico della maggioranza parlamentare: questa nuova Costituzione va verso un sistema fortemente parlamentare, non semi-presidenziale ed è sgradevole vedere tanta gente di sinistra parlarne a vanvera) ma alcuni passaggi andavano migliorati. Per esempio, proprio il Presidente del Consiglio dovrebbe avere il potere di nomina (e sopratutto di revoca) dei ministri, mentre oggi (e anche domani) questi potranno operare con una eccessiva autonomia. Oppure, il meccanismo di scelta dei Senatori tra gli eletti al Consiglio Regionale è fumoso e si presta a forzature.

Ciò detto, se passa il Sì passa il principio che la Costituzione si può cambiare e, giocoforza, le parti politiche saranno costrette a migliorarla, semplificando e riducendo qualche asperità del testo attuale. Magari ci vorrà tempo, magari ci sarà un po’ di instabilità, però si potrà arrivare ad un testo migliorato. Esattamente come, in Francia, dopo la Quarta Repubblica, instabile e provvisoria, venne la Quinta, quella in cui, per capirci e lo dico tecnicamente, c’è un regime di colpo di Stato permanente, perché il Presidente della Repubblica scioglie le Camere quando gli pare e piace (la definizione di colpo di Stato permanente la usò il giovane Mitterand; quello che, alcuni decenni dopo, sarebbe diventato un apprezzato Presidente). Però la Quinta Repubblica francese ha funzionato, eccome se ha funzionato.

Se invece passa il No, continueremo con questo sistema farraginoso, figlio del fatto che la Costituzione del ’48 è stata voluta da due blocchi che non si fidavano l’uno dell’altro. Rimarremo con i consiglieri regionali che, per soli 15mila euro al mese, sfasciano la sanità pubblica, mandano in vacca il turismo e se ne fregano di qualsiasi attività utile per il Paese. Avremo il Parlamento che opera solo dando la fiducia al Governo e sulle leggi del Governo. Ci terremo il preziosissimo CNEL che, ad oggi, non ha mai fatto nulla ma continua a costare i suoi milioncini l’anno. I referendum andranno sempre più deserti. Le leggi di iniziativa popolare saranno un fenomeno di costume.

E questo non è pessimismo, è esattamente quello che succede oggi, con questa Costituzione. Che ora, dopo 70 anni dalla dittatura, va cambiata.

Perché oggi i dittatori non sono quelli che siedono nelle aule parlamentari, ma quelli che spostano miliardi in Borsa con un clic del mouse, ricattando governi e nazioni. Come disse, venti anni fa circa, un certo Massimo D’Alema.

Fortuna che c’è Michael Moore

E’ virale sui social network la lettera di Michael Moore, quello sì un intellettuale impegnato, signora mia quanto è intelligente, su cosa fare ora che ha vinto Trump. Eh meno male che c’è questa gente qui, così fine, così elegante, anche, va detto, proprio nell’aspetto fisico.

Peccato i social network abbiano scarsa memoria, altrimenti si ricorderebbero di una analoga lettera (sempre impegnata, sempre intelligente) in cui Moore diceva, da fonti certissime, sicurissime e vicinissime a Trump, che Trump non voleva assolutamente vincere.

Se questi sono gli intellettuali, io sto con il saldatore del Michigan che ha perso il lavoro e vota Trump. Almeno, il saldatore è intellettualmente onesto.

Contro tutti i fascisti, nuovi e vecchi, compresi quelli dell’ANPI

Nella serie TV Marvel’s Agents of S.h.i.e.l.d. i buoni, lo S.h.i.e.l.d., vengono infiltrati dai cattivi, l’Hydra, cosa che quasi li distrugge e ne mette in dubbio la affidabilità. E’ quello che succede con l’ANPI.

Le vicende degli ultimi giorni richiedono a noi, sinceri democratici antifascisti, di farci delle domande sull’ANPI. Primo episodio, l’ANPI di Latina marcia insieme a Forza Nuova in un corteo contro la riforma costituzionale di Renzi. A giustificazione di questo, secondo episodio, il locale presidente dell’ANPI si sente di dover dire che “Renzi è il nuovo duce”. Terzo, alla senatrice Laura Puppato del PD, che tutti ricordiamo alle primarie di alcuni anni fa come una persona con delle idee di sinistra nemmeno troppo moderate, viene negata la tessera dell’ANPI con la motivazione che “è per il sì al referendum”.

Purtroppo, va detto, l’ANPI non è più quello che poteva essere e che, peraltro, ben poco è stata. Oggi è una associazione i cui dirigenti storici, per evidenti motivi, sono ultranovantenni e quindi, sia detto con tutto il rispetto, non in grado di capire il mondo moderno.

E’ grave che questi dirigenti decidano di marciare insieme a Forza Nuova, partito strutturalmente fascista, dandogli quella legittimazione che disperatamente cercano. Posso immaginare, nei tempi a venire, come Forza Nuova proverà ad accreditarsi come un movimento legittimo, alla fine pure l’ANPI marcia con loro. E’ ancora più grave che un dirigente dell’ANPI parli di Renzi come di un nuovo Duce, perché questo significa diluire e immunizzare gli italiani a questi paragoni, mentre il ruolo dell’ANPI dovrebbe essere quello di preservare una memoria che, se viene messa a disposizione del gioco politico, diventerà una merce politica. Poi, il giorno che arriverà un nuovo Duce, gli italiani faranno spallucce, tanto abbiamo già avuto Berlusconi e Renzi, erano considerati dei duci dall’ANPI e nulla è successo, che vuoi che sia con la terza incarnazione.

E’ ancora più grave che l’ANPI rifiuti l’iscrizione ad una persona di sinistra, un esponente perbene di un partito in cui ci sono tanti onesti, che combatte con onestà una battaglia di rinnovamento. E’ gravissimo, anzi, perché l’ANPI dovrebbe ricordarsi quegli articoli della Costituzione che parlano del diritto dei cittadini di avere le proprie idee, di informarsi, di partecipare alla vita pubblica.

Sì, i diritti della Costituzione. Per cui l’ANPI non ha fatto, negli anni e decenni passati, quelle battaglie che avrebbe potuto fare. Io non me li ricordo, gli arzilli vecchietti di oggi, venti trenta o quarant’anni fa a marciare contro la partitocrazia, contro la corruzione, contro il debito pubblico, cioè contro quelle cose che la Costituzione se la sono mangiata da dentro, portandoci alla situazione attuale da cui, comunque sia, è difficilissimo uscire.

L’ANPI era, per i partiti, un simpatico orpello da esibire tra i soprammobili, a cui dare una spolverata il 25 di Aprile. L’ANPI era contenta di farsi strumentalizzare così, facevano una bella tavola rotonda sulla Resistenza, e mai che l’ANPI avesse detto ai seguaci di Craxi o di Andreotti “NO, voi non vi potete iscrivere perché rubate”.

Invece, l’ANPI trova l’energia di dire “NO” alla senatrice Puppato. Per le sue idee.

Questo, questo sì, è il fascismo, inteso come l’idea totalizzante ed irriducibile che gli altri, comunque, devono pensarla come me. A questa gente, con serenità e con tutto il rispetto data la loro età, dico basta, ora statevene a casa con i vostri nipotini, tornate a fare la sfilata il 25 Aprile come sempre avete fatto e lasciateci trovare il modo di uscire dal guaio in cui anche voi, nei decenni passati, ci avete cacciato.

O Maria o Maddalena

La mia sarà solo un’impressione, però sento proprio che molto del pessimo risultato elettorale americano sia spiegabile con il fatto che uno dei due candidati era una donna.

Come dice bene sul suo blog Nate Silver, sarebbe bastato lo spostamento di un singolo elettore su cento da Trump a Clinton per farla vincere. Ora si può discutere se questo singolo elettore sia stato portato a votare Trump per questo o quel motivo, ma proprio a naso ho la sensazione che sia un elettore che non sopportava, sotto sotto ma nemmeno troppo sotto, Clinton in quanto donna.

(E’ evidente che ci sono tanti di questi singoli elettori su cento, ma mi voglio concentrare sul voto anti-femminista).

Il messaggio di Trump che dice che Clinton era corrotta è stato un messaggio sicuramente efficace. Va pure detto che Clinton va in giro da venti e quattro anni, cioè da quando nel 1992 il marito divenne Presidente. Nel 1992, tanto per ricordarcelo, non c’erano o quasi i telefoni cellulari, Internet era una rete di centri di ricerca con pochi milioni di utenti, le compagnie low cost non esistevano e in Italia c’era Giuliano Amato presidente del Consiglio e si pensava a Giulio Andreotti Presidente della Repubblica.

Chiaro che quando uno sta così tanti anni sulla scena politica, non può che qualificarsi come un uomo o, nel caso in specie, donna di potere. Solo che gli americani (ma anche gli italiani, non temiamo) pensano molto peggio di una donna di potere che non di un uomo di potere.

Si sa che un uomo di potere è un po’ imbroglione, un po’ arraffone, un po’ sgomita per arrivare dove sta, ma sono tutti peccati venali, niente di grave, in fondo è anche giusto che sia così.

Invece la donna di potere non può esistere, è un controsenso in termine. O è una Maria, una vergine santa che non si è mai sporcata con niente, oppure è una Maddalena, una prostituta che ha fatto di tutto e di più per avere la sua posizione.

Clinton ha una oscura vicenda di mail spedite da un server privato? Trump ha un imprecisato numero di cause civili per contratti non onorati, è andato fallito tre volte, è uno che non sa tenere sotto controllo i propri istinti sessuali ed è un bugiardo seriale.

Però è un uomo e, si sa, gli uomini mentono. Le donne no, non devono mai mentire, mai avere una incertezza, devono solo essere sante e pure.

Perché, questa è la verità, se rimangono sante e pure allora non si sporcano con il potere e quindi, possono lasciarlo graziosamente in mano agli uomini a cui, quindi, fa tanto comodo essere imbroglioni.

Tutti insieme a giocare a Risiko a casa mia

Ma tutti questi millennials che sono tanto scioccati, povere stelle, che è stato eletto Trump, che fanno le veglie di protesta, si tengono per mano, c’hanno la candelina carina che loro la democrazia la portano nel cuore, bacini cuoricini (qui una raccolta: http://www.repubblica.it/speciali/esteri/presidenziali-usa2016/2016/11/10/foto/usa_trump_presidente_proteste-151707176/1/#1), tutti sconvolti… ecco, ma ce li ammazzavano ad andare a votare? Oppure erano troppo presi a mettere i like su Facebook per dover stare dietro queste piccole facezie dell’andare a votare?

Mi sembrano gli stessi stronzi, per usare un termine politicamente efficace, che non sono andati a votare per il Remain e oggi si disperano nelle chat inglesi per la Brexit, povere stelle che mamma non gli ha spiegato che ALLE ELEZIONI SI VOTA OPPURE SI FA PIPPA.

Mi ricordano un riuscito e sempre attuale personaggio di Corrado Guzzanti, il ragazzo di sinistra che è tanto contro il governo Berlusconi che è contro la democrazia la Costituzione e ci sono i fascisti (e via per alcuni minuti di frasi fatte e dette per dare fiato alla bocca) e che poi, incalzato da Dandini per sapere cosa concretamente fare, come ci si oppone, propone “stasera a casa mia a giocare a Risiko… E’ una forma di protesta no?”

Se la vita è una ruota che gira, ora pagate un po’ di pegno

Una cosa che ho sempre tenuto a mente è che la vita è una ruota che gira, in certi momenti sei sopra e tutto è facile, in altri momenti sei in affanno perché stai sotto, per cui quando sei sopra cerca di non vantarti troppo e cerca di aiutare chi sta sotto, tanto dopo un po’ tocca pure a te.

Questo vale anche nel mondo del lavoro, per cui la cosa migliore da fare è quella di mantenere, sempre, rapporti almeno cortesi con gli ex-colleghi, perché come dicevano i Trettrè in “Raimondo” sulla Rai, quando parlavano bene della concorrenza dell’allora Fininvest: “Oggi qua e domani là”.

Insomma, arrivando al punto, è un po’ di tempo che alcuni ex-colleghi, incrociati peraltro per pochissimo tempo, sono improvvisamente interessati a sapere dove lavoro, cosa faccio, di cosa mi occupo; tanto interesse spiegabile perché il progetto molto grande su cui lavoravano è quasi terminato e non se ne vedono altri all’orizzonte.

Questo che sta accadendo non è nulla di imprevisto ma, anzi, proprio quello che immaginavo sarebbe successo ed è stato uno dei motivi per cui da colleghi sono diventati ex-colleghi in poco tempo, non vedevo sbocchi seri in quello che si faceva e sapevo che, tempo qualche anno, si sarebbe arrivati alla fine dei giochi.

Questi ex-colleghi, invece, non hanno mai pensato che questo potesse succedere né, va detto, in tutti questi anni si sono mai fatti venire la minima curiosità di sapere cosa facessi, anzi si sono messi in quella comoda posizione di “faccio finta di non vedere”.

Certo è anche colpa della loro inesperienza, penso che si siano fatti anche un po’ sobillare da chi gli raccontava che io fossi una specie di diavolo e non si è preoccupato (non avendone né gli strumenti né la capacità) di costruire un futuro diverso per loro ma pensava a non creare un team di lavoro ma una specie di dopolavoro (penso di essere stato argomento del dopolavoro per un po’ di tempo). E questi ex colleghi, hanno anche ecceduto di, come dire, conformismo?, perché certo mi avessero invitato una volta a prendere un caffè e si fossero informati di cosa facessi.

Insomma, ho pensato molto a lungo su come gestire questi loro CV che arrivano in azienda: non facendo sconti, perché la qualità umana di queste persone non è così alta e non sono così capaci di pensare fuori dagli schemi. Sono dei tecnici di media qualità, come ce ne sono altri, sicuramente ne conosco altri più capaci e sicuramente ne conosco molti altri che un minimo di rapporto di cortesia l’hanno mantenuto. Ma queste persone le ho frequentate per troppo poco tempo per sentirmi titolato ad espormi con loro e propugnarne l’assunzione, dato anche come si sono comportati con me.

Certo, avessero lavorato un po’ sulle relazioni, forse avrei una immagine diversa, forse sarei più disposto, così invece mi pare che sarei troppo ed ingiustificatamente generoso e questo, nei confronti della mia azienda, non è accettabile.

Sì, la vita (del lavoro) è proprio una ruota che gira.

Direi l’ultra-destra

Il principio di Occam (tra tutte le spiegazioni di un fenomeno, scegli la più semplice) è sempre utile per muoversi
nell’immediato dopo di un evento complesso e non del tutto decifrabile, come è il caso degli attentati di oggi a New York e degli accoltellamenti al centro commerciale in Minnesota.

Il punto che colpisce è che mentre l’ISIS ha rivendicato gli accoltellamenti, tace sulle bombe di New York City. Bombe
fatte con delle pentole a pressione, una soluzione rozza e che, sopratutto, non richiede agli autori di immolarsi nell’atto dell’esplosione.

Assieme a questo, colpisce la reazione molto prudente della Clinton, che sembra proprio senta puzza di bruciato lontano un chilometro e non voglia quindi buttarsi in avanti.

Allora, senza avere elementi ulteriori ma mettendo insieme solo quello che sappiamo che è successo e quello che sappiamo che non è successo:

1) Quest’anno si vota per le presidenziali in USA;
2) La settimana prossima c’è la riunione annuale dell’ONU a NYC;
3) Le bombe erano piuttosto artigianali ed una, anzi, non è nemmeno esplosa;
4) L’ISIS ha rivendicato gli accoltellamenti in Minnesota;
5) L’ISIS non ha rivendicato le bombe di NYC;
6) Per far esplodere queste bombe non occorre fare il kamikaze.

a me viene da pensare a delle bombe messe in piedi dall’ultra-destra americana, la stessa che è dietro la strage di Oklahoma City. Avrebbero tutti i motivi per farlo, lo farebbero proprio in questo modo, proprio in questi tempi e, sopratutto, non avrebbero necessità di rivendicarlo (così come, in tempi più recenti, non vennero mai rivendicate le lettere all’antrace).

La domanda che rimane allora è se ci sia una relazione tra queste bombe e gli accoltellamenti. O si tratta di un caso,
una incredibile coincidenza, oppure qualcuno ha sobillato l’accoltellatore perché agisse proprio nello stesso giorno. Considerato che è poco probabile che l’ultra-destra americana (quella suprematista, per capirci) possa avere simpatie per l’ISIS ed avere un contatto con loro, rimane la possibilità di un elemento di collegamento, come delle parti variamente deviate dei servizi segreti.

Ammetto che questo è l’elemento più debole della mia teoria, però l’idea che l’ISIS si metta a fare bombe che, lasciatemi dire, a Napoli a Capodanno facciamo meglio e fanno più rumore, poco mi convince.

Vedo ora, mentre scrivo queste note, che i giornali americani titolano “Non è terrorismo internazionale”, quindi a qualcuno, che ha sicuramente più elementi di me per giudicare, sta venendo lo stesso sospetto.

“Preferisco la Clinton”

Riguardo alle sconclusionate e sguaiate reazioni alla (comunque) inopportuna dichiarazione a sostegno del referendum dell’ambasciatore USA in Italia, ricordo che ad Agosto Renzi dichiarò che avrebbe preferito, come Presidente USA, Clinton a Trump e nessuno, in USA, gridò all’ingerenza, al complotto, ai poteri forti, a Pinochet e non so a che altra corbelleria, tra le tante delle ultime ventiquattro ore, in cui l’odio, quello sì assoluto, verso Renzi e la mania di persecuzione dei suoi avversari, che da una parte assaporano l’idea che se ne vada e dall’altra temono che rimanga, li ha portati ad eccedere, e di molto.

Spiace che a questo sciocchezzaio si sia aggiunta anche una testa fine come Pierluigi Bersani.

(Fonte: http://www.ansa.it/usa_2016/notizie/italia/2016/08/02/renzi-preferirei-clinton-come-commander-in-chief_302bce5c-0f7e-41a0-9528-9393512c26e1.html)

Sirte non è Mosul

L’avanzata degli eserciti della libertà contro i nazi-islamisti che controllano Sirte e Mosul avrà delle ripercussioni, temo terribili, in casa nostra, sotto forma di attentati camuffati come rappresaglie.

Sirte non è una posizione strategica per Daesh, alla fine l’occupazione di quel lembo di territorio in terra libica era una specie di puntata fatta nel caos libico, dove il tentativo era quello di provare ad avere una voce in capitolo nel caos e anzi nell’aumentare la confusione. Ora che un governo libico, per quanto raccogliticcio, esiste, Sirte diventa più un problema che una opportunità.

Mosul è completamente diversa. E’ necessaria per controllare i pozzi di petrolio nella regione del Kurdistan iracheno ed è politicamente indispensabile per sostenere che “Isis”, inteso come stato islamico di Iraq e Siria, non sia solo in Siria ma copra due nazioni.

Se Mosul cade, la reazione di Daesh sarà duale: da una parte si diluiranno nel territorio, dando vita ad una guerriglia con vari livelli di intensità, dall’altra scateneranno vili rappresaglie in Europa e in USA. E’ come quando si arresta un boss della mafia: si scatenano le lotte fratricide tra i luogotenenti per vedere chi ne prende il posto.

Nella città di M.

Ogni tanto torno al paese natale. Oggi ci sono tornato per il funerale di mio zio. Uno zio che non vedevo da forse più di venti anni, da quando la moglie, personaggio terribile e sadico, ha deciso di separarlo dal ramo della famiglia in cui c’erano i suoi fratelli. Mio zio me lo ricordo come un uomo semplice, per certi versi abbozzato e non compiutamente adulto, ma sopratutto me lo ricordo come un lavoratore instancabile, veramente uno stakanovista d’altri tempi, tratto (e forse dote) che condivideva con il fratello.

Me lo ricordo come un uomo che avrebbe voluto tanto un figlio maschio che non potè avere, per tanti motivi legati anche al suo essere in un matrimonio poco felice in cui era soggiogato dalla moglie, una persona che ha tanto la mia disistima che ho preferito venire oggi al funerale, facendomi qualche ora di macchina, piuttosto che chiamarla al telefono per esprimerle delle condoglianze che sento più mie che sue.

Ma non scrivo solo per ricordarne la figura (dovrei raccontare come nella mia casa a Napoli ci sia una cosa che mi dette lui, tanti anni fa, un santino della Madonna del Pozzo, che ho conservato con affetto e amore), vorrei invece, oggi più che mai, celebrare la vita.

Ogni volta, ogni volta di più che torno nella città di M., vedo un pezzo della mia infanzia sparire. Cambia la città, chiudono tanti negozi che conoscevo, le famiglie storiche e il senso di comunità spariscono, cambiano i sensi unici delle strade e, non ultimo, le persone intorno a me vengono a mancare.

Della città di M., oggi rimangono solo ricordi, che proiettano le loro ombre sulla città di oggi, un posto che ormai a me è sconosciuto. Ne capisco il dialetto, ma non so null’altro della attualità e i legami che ho sono quelli che nascono dalla mia famiglia di origine. Non sono uno che, d’estate, sente il bisogno di venire a passarci qualche giorno, né mi immagino anziano a tornare qui, la mia vita e i miei affetti oggi sono da tutt’altra parte.

E non scrivo per parlare di queste ombre, ma per celebrare la vita. La vita! Quel processo meraviglioso e bello che sostituisce a dei ricordi destinati a sbiadire il nostro essere, il nostro agire, il nostro fare.

Non è verso il passato che dobbiamo volgere lo sguardo, perché il passato è fatto solo di morte e di fantasmi che possono solo stordirci e tenerci avvinghiati. E’ al futuro, non inteso come un tempo indefinito e di là da venire, ma come quello che facciamo ogni giorno per costruircelo, per vivere negli affetti e nei cuori delle persone di cui ci vogliamo circondare, nelle scelte di vita, nel lavoro che facciamo, in quello che impariamo e in quello che possiamo insegnare, è a questo che dobbiamo destinare le nostre energie.

Guardiamo al passato perché ci ha reso quello che siamo, e dobbiamo esserne grati; ma la nostra gratitudine deve essere orientata a costruire un nuovo futuro che, un giorno, sarà il passato a cui altri vedranno per costruire la loro vita.