Recensione: “Un mondo senza povertà”, Muhammad Yunus

A metà degli anni ’70, Muhammand Yunus, all’epoca professore universitario di economia, visitò il povero villaggio di Jobra, dove le persone vivevano costantemente indebitate, con interessi altissimi dovuti agli strozzini locali. Nessuna banca prestava soldi ai poveri, perchè i poveri non hanno garanzie da offrire.

Yunus prestò direttamente le poche decine di dollari a queste persone, facendole uscire dalla spirale della povertà. Da lì cominciò la rivoluzione del microcredito: piccole somme di denaro prestate ai poveri e poverissimi, senza garanzie formali ma solo impegni morali, che hanno trasformato la vita di milioni di persone prima in Bangladesh e poi nel mondo.

Se il Bangladesh ha resistito meglio all’ultima disastrosa inondazione, è stato perchè le condizioni di vita dei suoi abitanti sono migliorate, perchè l’economia si è sviluppata grazie al genio visionario di Yunus e alle sue semplici considerazioni su come aiutare fattivamente i poveri ad uscire per sempre dalla povertà. La Grameen Bank si è diffusa in altri paesi del mondo, e milioni di vite sono cambiate grazie a quest’uomo, premio Nobel per la Pace.

E’ impossibile leggere questo libro e non commuoversi mentre racconta cosa ha fatto e come l’ha fatto, come la sua incrollabile fiducia nelle capacità delle persone sia sempre stata ripagata, di quanto le sue idee così semplici abbiano poi funzionato.

mondopoverta

Mi hanno parlato di questo libro una sera a cena di G. e i commenti erano più che entusiasti: è confortante sapere che ci siano persone come queste al mondo; è una persona che senti ti trasmette un senso di speranza verso il futuro. Sono tutti commenti veritieri e non eccessivi. Perchè Yunus dice che il suo obiettivo è sconfiggere la povertà in Bangladesh nei prossimi decenni, perchè questo obiettivo può essere raggiunto in tutto il mondo e poi, un giorno, ogni paese del mondo avrà un museo come l’unico luogo possibile in cui vedere cosa fosse la povertà. Perchè questo obiettivo è possibile, perchè la povertà non è una condizione nè naturale nè dovuta, solo il risultato di processi storici che possiamo cambiare.

E’ un libro che consiglio caldamente a chiunque. Perchè dice, no anzi dimostra,  che il futuro dell’umanità può essere un mondo migliore, un mondo che è possibile e non un semplice auspicio.

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Pubblicato il 2 dicembre 2008, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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