Maroni e l’IP unico: l’ignoranza beata al potere

Un giorno a Roberto Maroni hanno detto: che vuoi fare il ministro dell’Interno? E lui tutto gasato, la Lega, il federalismo, i prefetti, insomma gli è parso brutto dire di no. Solo che ogni tanto non ha ben chiaro di che cosa si dovrebbe occupare e, sopratutto, di cosa non si dovrebbe occupare.

Ieri ha proposto, con la allegra leggerezza dei politici italiani quando parlano di cose tecniche (cioè, senza saperne una beata fava) che ad ogni utente di Internet sia associato un singolo indirizzo IP,  in modo da rendere più semplice la determinazione di chi ci sia dietro un indirizzo, allo scopo di evitare l’uso della Rete per scopi eversivi.

Ora, proverò a fare l’elenco dei motivi per cui quello che ha detto il signor ministro sia una fregnaccia, ma non garantisco che l’elenco sia completo:

  1. Già oggi è possibile associare ad un indirizzo IP pubblico una persona che ne abbia la responsabilità per i contenuti immessi in rete tramite quell’indirizzo: questo strumento viene utilizzato quotidianamente, non è che per dire i pedofili che usano la Rete sono scoperti perchè organizzano dei meeting a Piazza Navona e arriva la polizia che fa una retata;
  2. Ad un indirizzo IP possono corrispondere più persone, è il caso di una qualsiasi azienda che, per usare un termine tecnico, natta (dall’apparecchio che lo fa, il NAT) i suoi utenti. In quei casi l’identificazione del reale utente è più complessa ma comunque, ovviamente, possibile, altrimenti i pedofili di cui sopra compirebbero i loro crimini dall’ufficio per contare sulla non rintracciabilità;
  3. La legge che impone un certo controllo, il cosidetto decreto Pisanu contro il terrorismo, è pienamente operativo e funzionante, e le soluzioni tecniche adottate per aderire alla legge sono quelle corrette, non occorrono cose basate su assurdità tecniche come l’indirizzo IP unico;
  4. Dubito che ci siano sufficienti indirizzi IP per tutti gli italiani e tutte le apparecchiature informatiche che ci sono in Italia;
  5. Ad un indirizzo IP possono corrispondere anche dispositivi automatici (un web server è un dispositivo automatico) che possono essere compromessi per inviare contenuti sovversivi. E’ anzi una modalità abbastanza tipica, e anche se gli amministratori di tali server sono responsabili di almeno mancata diligenza professionale, non arriviamo comunque ad identificare i colpevoli, che è la finalità di cui il signor ministro si preoccupa;
  6. Chi conosce la Rete e i suoi meccanismi conosce tanti, ma tanti, sistemi diversi per fare qualsiasi cosa in modo anonimo. Alcuni sono proprio popolari (usare un anonimizzatore) altri richiedono di sapere dove mettere mani. Io, che mi occupo di informatica ma non faccio certo il retarolo (espressione gergale per dire chi si occupa di reti) ne conosco alcuni, chi si occupa di rete professionalmente credo abbia intere bibliografie sull’argomento;
  7. In Cina, stato comunista (Maroni non era contrario ai comunisti?) non riescono a bloccare completamente il traffico “illegale” (secondo la definizione del governo cinese di illegalità), dubito che possano comunque riuscirci in Italia che rimane uno stato di diritto;
  8. Qualsiasi sia il sistema di autenticazione adottato, questo è sempre violabile da chi ha sufficiente interesse a farlo. Le carte di identità sono un sistema di autenticazione su cui tutti concordiamo, ma non pare riescano a fermare i mafiosi o i pedofili (peraltro, le carte italiane sono tra le più facilmente falsificabili al mondo);
  9. Anche ammesso che i punti precedenti siano aggirabili (e non lo sono) rimane che non è il ministro della Polizia che si deve occupare di come i cittadini esprimono il loro parere, casomai sarà il ministro delle Comunicazioni.

Quindi, le norme che consentono il contrasto ai delitti sociali commessi con la Rete esistono già, funzionano e consentono di perseguire i colpevoli. Non esiste un caso di un terrorista che abbia usato la Rete per i suoi proclami partendo dall’Italia (nè si vede perchè dovrebbe usarla, ci sono sistemi più semplici e più sicuri per il terrorista stesso, a meno che uno non si immagini un alqaedista che viene in Piazza San Pietro per collegarsi via wi-fi ad un computer del Vaticano, tiè giusto per sfregio)  quindi il motivo principe per cui Maroni pensa di mettere in piedi questo accrocco che peraltro non funzionerà mai non ha aderenza con la realtà.

Alla fine, i nostri politici parlano così tanto di questioni come la commissione di vigilanza Rai per un semplice motivo: è l’unica cosa di cui sanno parlare, appena affrontano queste meraviglie della tecnologia moderna, sparano cavolate a 360 gradi.

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Pubblicato il 4 dicembre 2008, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Paolo,
    non dimenticare che questo è il governo delle 3I…

  2. Non posso fare altro che sottoscrivere , anzi grazie , visto che sto preparando l’esame di Reti e almeno mi aiuti a ripassare :D

  3. Maroni ha la fissazione di essere un Ministro altamente tecnologico. O meglio per lui essere tecnologici vuol dire sapere usare Office e poi circondarsi di gente che non sa distinguere una stampante da uno scanner. Ma tanto che gli importa c’è sempre qualche stronzo che corre ad assistere…( Io )

  1. Pingback: ITA contro Google, il potere della casta odiosa nella repubblica delle banane | PNV. Partito Nasional Veneto

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