Internazionalismo spicciolo

Così, dopo L’Impero di Cindia, La Speranza Indiana, Il Treno per il Darjeeling, Il Matematico Indiano, The Millionaire, ed avendo appena iniziato a leggere Un Indovino Mi Disse (che non so quanto parli di India, però sempre Oriente è), non poteva non capitare che conoscessi un indiano.

Che, pensa tu i casi della vita, ha una zia che è suora di clausura in una città europea, ed è molto probabile che in quel convento io e G. alcuni anni fa, di passaggio, abbiamo comprato dei dolcetti alle mandorle (pure buoni). A farlo apposta non ci sarei riuscito.

(pare che la mia bellezza non convenzionale avrebbe molto successo in India. Sarà il caso di ripensare alla acuta osservazione di Paolo Villaggio, l’India non è il nostro passato ma il nostro futuro?)

(il senso di ospitalità degli indiani è molto forte, sarei già stato invitato in patria)

(eh sì, c’è un perchè gli indiani hanno inventato il Kamasutra)

(oggi mi piace usare le tonde)

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Pubblicato il 19 dicembre 2008, in Fatti miei con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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