Cose che aiutano e cose che non aiutano

Il raffreddore: aiuta. Ieri sera mi stavo soffiando il naso – a casa dell’indiano – e ho sentito le orecchie che si stappavano. Ho pensato che quindi il raffreddore sia un modo per isolarmi ed ottundermi un poco dal mondo circostante, e anche per soffrire un po’ di meno per lui. Perchè ieri mi ha detto “Nella mia vita, ogni volta che la felicità si è avvicinata alle mie labbra, il bicchiere è caduto”.
Il prete confessore: non aiuta. Qualche mese fa è andato da un prete, confessandosi e dicendogli dei suoi dubbi a sposare una ragazza, visto che preferisce i ragazzi. Il prete gli ha detto che lui non è gay, è solo che sta lontano da casa e allora ha sviluppato queste pulsioni. Sono sicuro che molti preti a Roma non direbbero mai una cazzata simile in un confessionale, ma mi domando dove abbia pescato questo scimunito. Mi ha comunque detto che non è molto incline a pensare che il prete abbia colto nel segno.
Le nuove tecnologie: aiutano. Quantomeno a capire il contesto sociale da cui viene. Ho visto il sito leader per combinare matrimoni per quella zona dell’India, ha 12 milioni di profili, sia uomini che donne, tutti ben classificati per religione (se ti vuoi iscrivere è obbligatorio dare questo dato), casta e sotto-casta. Non puoi fare una iscrizione falsa, perchè chiedono un numero di telefono per la verifica. Immagino solo farle, 12 milioni di telefonate. I futuri sposi e le future spose sono indicati anche per titolo di studio e reddito, del resto stiamo parlando di un matrimonio, non di una botta e via.

Se non fossi colpito per lui, credo che troverei la vicenda quasi surreale. Nel senso, tutto mi era capitato di sentirmi chiedere nell’intimità, ma non di fare da padrino al futuro figlio. Capisco bene che tutto questo è un modo di proteggersi suo, di non voler pensare che questa scelta che sta per fare è una scelta per la vita, che un matrimonio non si risolve in un concepimento di uno o più figli ma è un progetto di vita.

Mi dice e mi ripete: se ti avessi conosciuto prima. Da quello che mi ha detto, la sua omosessualità finora è stata quella di incontri di sesso, e questo quando l’altro non era così razzista da dirgli, appena saputo che era indiano, di salutare le vacche sacre. Perchè i gay sono tanto sensibili, eh.

Ieri sera ci siamo visti, anche se non stavo troppo bene mi sarebbe spiaciuto che avesse passato il Natale da solo. Mi ha fatto qualche altro regalo, anche con l’ingenuità e la dolcezza di chi non si è mai tanto trovato ad avere qualcuno a cui farli. Mi ha raccontato della sua famiglia, delle aspettative che i suoi hanno, mi ha fatto vedere le foto di casa e dei suoi parenti, e di quando sua madre ebbe un incidente e sbattè la testa.

Mi sono chiesto se c’è qualcosa che posso fare per lui, perchè possa scegliere di fare quello che vuole e non quello che gli altri gli chiedono. Posso solo provare a mostrargli un tipo di omosessualità diversa, migliore e completa, di quella che ha conosciuto finora.

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Pubblicato il 27 dicembre 2008, in Fatti miei con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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