Stallo

Stallo è la parola con cui potrei definire non solo l’inizio di questo anno, ma anche gli ultimi mesi dell’appena passato.

E’ innanzitutto uno stallo di natura professionale e lavorativa, perchè ci sono tante possibilità di lavoro ma nessuna è ancora andata oltre il parlare per parlare, non ho avuto contratti da valutare. Oscillo sempre tra il Figaro che tutti mi vogliono, e la sora Camilla che nessuno la piglia. Così la vicenda più vecchia, quella londinese, è ancora in totale alto mare, bontà loro che dietro mia sollecitazione mi hanno detto che fino al dieci di Gennaio stanno in vacanza, e dopo devono ancora cominciare a leggere i curriculum inviati. Questo atteggiamento non mi piace nemmeno un po’, ho l’impressione che pensino di stare a trattare, ovvero che cerchino, un ragazzotto scioperato che non ha niente da fare. Le altre possibilità sono rimaste ovviamente ferme con le feste di fine anno, e la gelata dell’economia non aiuta certo ad un fiorirne di nuove.

Così in questo scenario è capitato, per caso, che si aprisse una posizione di lavoro in una agenzia europea, un posto dove ho sempre sognato di andare. Prima di inviare il curriculum, sto studiando per prendermi una certificazione professionale che è considerata utile per quella posizione, magari potrebbe fare la differenza. Poi boh, non so quanto e come ci saranno dei raccomandati, io certo non ho santi in paradiso quindi posso sperare solo nelle mie capacità. Però, nuovamente, non è una cosa che si decide domani mattina, e sarà nuovamente una situazione di attesa.

Anche le vicende sentimentali segnano uno stallo. La frequentazione con l’indiano prosegue, la sua partenza è imminente, e credo che questa conoscenza sia una relazione non relazione, che ora evidentemente mi va bene proprio per questa sua natura ambigua.

E’ un uomo molto gentile, con le ingenuità di chi si avventura in un territorio nuovo, che rimane felice quando gli dico che lo accompagnerò all’aeroporto quando parte perchè non ha mai ricevuto questi gesti di amicizia e di vicinanza e della omosessualità ha conosciuto solo gli aspetti più carnali, non il senso di vicinanza e di intimo affetto verso un altro uomo. Ieri mi ha detto che mi vuole molto bene, perchè quando sta con me si ricarica di energie. E credo sia vero, perchè di converso sono io che mi scarico, e la tosse è la manifestazione più evidente di questo scaricarsi. Mi ha raccontato dei gesti razzisti che ha subìto in Italia, ma non ce l’ha con questo paese che anzi ringrazia, perchè da quando è venuto in Italia ha superato la sua timidezza, tanto da fare oggi un lavoro a contatto con il pubblico. Non è la storia del povero immigrato, è un uomo intelligente che parla tre lingue europee e tre lingue del continente indiano (che se non sono poliglotti non mi piacciono) ma che non riesce ad affermare la sua indipendenza nel contesto familiare, in modo purtroppo non diverso da quello che accadeva anche solo qualche decennio fa in Italia, dove tanti omosessuali si sposarono per convenienza, e non vissero tutti felici e contenti.

Mi rendo conto che anche in questa conoscenza ho attivato un meccanismo di difesa per cui mi sono messo su un piedistallo, ovvero ho conosciuto qualcuno che ha una situazione famigliare più complicata della mia, in modo tale che io invece di essere spronato a modificare gli elementi che non vanno bene, possa essere anzi un esempio di indipendenza. Mi ha chiesto, con tutta la dolcezza ed ingenuità che ci si può immaginare, come mai un uomo intelligente, bello, sensibile e piacevole come me non abbia un compagno. Forse perchè io tutto questo bello, intelligente ecc… non me lo sento. Ovvero, se me lo sentissi, poi troverei per davvero qualcuno di cui innamorarmi sul serio, e una relazione sai come comincia ma non sai come finisce, non sai come vada a perturbare l’equilibrio della tua vita e come ti porti a rivedere certe tue scelte, quali comode ma sformate pantofole ti faccia cambiare per indossarne un paio nuove, che ti porteranno sicuramente più lontano delle vecchie. Allora meglio una relazione non relazione, già previsto che finisce all’aeroporto.

Mi sono già psicoterapeuticamente detto che la mia sensibilità e la mia intelligenza non sono nè tante nè poche, ma quelle necessarie a capire me stesso e ad essere una persona felice e che a questo scopo vanno indirizzate. Farlo è un altro discorso, tanto più lungo, complicato e che avviene con tutti i suoi tempi, dove è tanto più facile rimanere fermi che muoversi. Così appunto cerco di concentrarmi ora sulla mia realizzazione professionale, perchè penso che per quella passi di più e meglio la mia realizzazione personale, ma quello diventa un percorso in cui non sono solo io a muovermi, gli altri devono appunto fare qualcosa; queste due ultime settimane che corrispondono a zero giorni lavorativi ma per la mia psiche sono state vissute intensamente, e questo iato non mi fa tanto bene.

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Pubblicato il 5 gennaio 2009 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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