L’amaro dolce far niente

La bua è tutta passata, compresa la sinusite degli ultimi giorni che era uno strazio e un fastidio assoluto. Di fattori stressivi ce ne sono stati senza fine, più importante di tutti credo le questioni familiari, la terapeuta quando l’ho avvertita che la seduta sarebbe stata rinviata a seguito della mia febbre non se ne è affatto stupita. Anzi in buona parte mi rendo conto io stesso che la febbre è stata anche una reazione alla penultima seduta e ai temi in essa affrontati.

Solo che poi questa seduta l’abbiamo avuta, ed è stata una seduta che mi ha lasciato molto interdetto. E’ stata utile per mettere in mostra quali miei lati caratteriali e nevrotici io riversi nel lavoro (e non necessariamente in senso negativo, l’importante è capire perchè io eccelga in alcune cose e ne detesti cordialmente altre, in modo da potermi anche costruire un posto di lavoro adatto al mio carattere) ma sono rimasto perplesso sulla strategia che mi ha suggerito. Mi dice: provi a mettere insieme i pezzi del puzzle, cercando di avere un rapporto migliore con sua madre e sua sorella. Con mia madre forse è possibile, ma mia sorella ha preso una piega paranoica negli aspetti del vivere comune che non la rende raggiungibil e con cui non si può ragionare. Non puoi avere un buon rapporto con chi è in una situazione di disagio mentale.

Non so se la mia voglia di sentirmi sempre impegnato in termini lavorativi sia una buona cosa o un modo per non affrontare altri nodi. So che ieri sono andato a conoscere una azienda per una assai remota possibilità di tenere un corso per loro giusto appunto per andarci e non starmene un altro giorno a casa, insomma per fare qualcosa. Colloquio inutile, ma almeno il tipo era proprio carino e gli avrei dato una bottarella con piacere (in effetti, poteva propormi di andarci a prendere un caffè insieme, invece di fare questi equivoci sorrisoni e dirmi che quella è una azienda di persone giovani, con fare ammiccante).

Penso che per una dimensione lavorativa che mi appaghi appieno passino e si realizzino poi altre cose che con questa non hanno direttamente a che fare, e che questa dimensione sia quella in cui più facilmente posso cogliere dei risultati, ma nel contempo sento come altre questioni familiari mi impediscano di realizzare il mio potenziale, ed è una sensazione anche molto frustrante. Ho paura anzi, che questa situazione familiare sia così invischiante da diventare una zavorra. E come mi dice l’esperienza con l’indiano, uno può anche andare a diecimila chilometri di distanza, ma se sei legato mani e piedi allora continui ad esserlo, a prescindere dal fuso orario sotto cui vivi.

Annunci

Pubblicato il 17 gennaio 2009, in Fatti miei con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: