Quel vicino 1980

Nel lontano 1980, questa zona fu interessata da uno sciame sismico. Ricordo benissimo come mia madre, sentendo alla radio che era previsto questo sciame sismico non ci pensò sopra due volte, prese me e mia sorella (che aveva qualche mese di vita) e ci mettemmo in macchina per trasferirci alla casa colonica che avevamo dove c’era la vigna. Lì saremmo rimasti un paio di mesi di quell’estate, insieme ai nostri cugini (mia zia fece la stessa cosa).

Ricordo la concitazione quando partimmo (al ritorno, il secchio e lo strofinaccio erano rimasti esattamente dove mamma li aveva lasciati facendo un segno sul pavimento), il tentativo di convincere mia nonna a venire con noi (lei fatalista disse che se doveva morire sarebbe morta), la coperta che mia nonna diede a mia madre perchè mia sorella stesse più calda, mia zia e mia madre che ben poco si amavano e che dovettero invece andare d’accordo per tutto quel periodo (quando si ritrovarono, furono subito così pratiche da discutere di cosa avevano portato per mangiare, e tutte e due avevano con loro solo un pezzo di pane, la prima cosa che letteralmente afferrarono all’uscita da casa). I

Il momento più mondano di quelle giornate passate senza televisione e telefono era quando mia madre e mia zia andavano a fare la spesa ad un supermercato lì vicino, io speravo sempre di andare con loro per vedere un po’ di gente e di colori; li resto della giornata passava all’aria aperta (io e mio cugino avevamo fatto un punto d’onore di distruggere un formicaio: ma un formicaio in piena terra è una cosa che non può essere distrutta). Una volta toccai una lampada ad infrarossi che mia zia usava per tenere i suoi figli al caldo, e mi ustionai la mano. Mio padre invece faceva la spola, andando a casa a prendere le cose di cui avevamo via via bisogno. Alla fine, fu insomma quasi una gita, e al ritorno le case e le nostre cose erano esattamente dove le avevamo lasciate.

Stanotte ho sentito la scossa di terremoto che mi ha svegliato, e non mi sono lì per lì agitato. Perchè comunque in questa zona vulcanica il terremoto non è un evento eccezionale; qui, dopo una scossa, non è che la gente dorme per strada presa dalla paura. Dopo la scossa, il mio pensiero è sempre se si è trattato di un terremoto locale, o dell’eco di qualcosa più grave. Questa volta è stata l’eco di qualcosa di più grave.

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Pubblicato il 6 aprile 2009, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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