Le colpe di Bertolaso

A me, i burocrati che sono autocratici, apprezzati da tutti, che non hanno però nessuna responsabilità politica, non piacciono e anzi ne diffido. Nè impazzisco per Bertolaso, la cui carriera è decollata dopo il Giubileo del 2000, quando molti ragazzi che erano obiettori di coscienza vennero distaccati ad aiutare nell’organizzazione del Giubileo: si sa, a Roma i preti hanno pochi soldi e non possono pagare nessuno, è giusto che lo Stato se ne faccia carico, e tolga persone dall’assistenza sociale aiutando la Curia. Bravo Bertolaso, apprezzato da ambo gli schieramenti: che in Italia se stai sul culo alla Chiesa di sicuro non arrivi in certi posti.

Ma a parte la naturale diffidenza verso gli autocrati, dovremo pur parlare delle colpe sue e della commissione Grandi Rischi, che ha trovato il tempo di riunirsi all’Aquila pochi giorni prima del terremoto, solo per analizzare gli stessi dati che poteva analizzare standosene a Roma, ma non trovando il tempo di ascoltare l’unico che qualcosa aveva previsto. Evidentemente, la commissione Grandi Rischi è andata all’Aquila per farsi la scampagnata. Del resto, quello che hanno detto (va tutto bene madama la marchesa) è stato il loro unico atto conseguente alla riunione. Poi boh, magari avranno mangiato un po’ di torrone d’Abruzzo e i confetti di Sulmona, questo non è dato sapere.

Su Repubblica.it di oggi parla uno dei sopravvissuti:

Da quasi 4 mesi erano state registrate quasi 200 scosse con epicentro a L’Aquila e dintorni. Non poteva essere un evento che rientra nei limiti del normale, come si è sentito dire. Nelle ultime settimane erano incrementate di numero ed intensità. Eppure le voci ufficiali erano rassicuranti. “Non creiamo allarmismi”.

Ma perché essere preoccupati di dare un allarme consapevole? Noi medici siamo obbligati da anni al consenso informato. Quando io intervengo su un aneurisma cerebrale sono COSTRETTO giustamente a dire e quantificare il rischio percentuale di mortalità. E i Pazienti lo accettano. Non fanno gesti inconsulti.
Questo è il mio principale rammarico. Nessuno ha offerto istruzioni calme, rassicuranti, civili, informate. La mia piccola storia assieme alle centinaia di storie di amici, mi ha insegnato che se avessi avuto una torcia elettrica sul comodino non mi sarei fratturato la colonna vertebrale, se avessi avuto un cellulare a portata di mano avrei chiesto aiuto per me e per il palazzo accanto, se molti avessero parcheggiato almeno un’auto fuori dal garage ora l’avrebbero a disposizione, se in quell’auto avessero (e io avessi) messo una borsa con una tuta, uno spazzolino da denti e una bottiglia d’acqua, si sarebbero tollerati meglio i disagi. Se si fosse tenuta una bottiglia d’acqua sul comodino, se si fosse evitato di chiudere a chiave i portoni di casa, se si fosse detto di studiare una strategia di fuga…. Pensate a chi è rimasto incarcerato per ore senza poter comunicare con l’esterno perché aveva il cellulare in un’altra stanza, o perché non trovava al buio le chiavi di casa, come le ragazze di un palazzo a fianco a me già semi sventrato: 6 ore sotto un letto, con la terra che continuava a tremare, perché la porta era chiusa a chiave, senza una torcia elettrica e senza cellulare per chiedere aiuto!

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Pubblicato il 14 aprile 2009, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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