La strada per la libertà

Ieri ho cominciato la giornata facendo colazione da Starbucks. Dire che in America si mangia male non è un luogo comune, manco il caffellatte gli riesce bene. In particolare questo era non caldo, non bollente, ma almeno ustionante, tanto che viene fornito un apposito fogliettino di carta con cui prendere la tazza. L’idea di farlo a temperatura più compatibile con la fisiologia umana non gli appartiene, tutto qui deve essere -issimo: se non è bollentissimo è freddissimo, per cui l’acqua non esiste, c’è sempre l’acqua raffreddata o servita direttamente con del ghiaccio. Sempre riguardo al caffè, viene fornito in una tazza con un coperchio di plastica con un minuscolo forellino da cui bere, che è minuscolo proprio perchè così ne esce poco per volta, tanto data la temperatura non sarebbe diversamente possibile. Credo che gli americani mangino male (ma tanto, anche i panini di McDonald’s o Burger King sono molto meno buoni che in Italia) perchè a forza di caldissimo o freddissimo c’hanno le papille gustative bruciate. La loro tendenza ad essere guerrafondai credo che si spieghi con la ricerca di popoli che cucinassero meglio di loro, ovvero chiunque. In effetti, Bush mangiava la robaccia texana (che è robaccia pure per gli standard americani: non sono in grado di immaginare cosa possa essere) mentre Obama è un salutista, ha messo l’orto alla Casa Bianca e si è dovuto far fotografare mentre mangiava un panino per non dare un’impressione troppo elitaria. Potrebbe essere un interessante argomento di ricerca: Sensibilità al gusto culinario dei presidenti americani e sua influenza nelle linee di politica estera.

Ho fatto il giro usuale di Boston, ovvero la Freedom Trail. E’ una città molto romantica, con dei cimiteri che sono tra i punti di stop del viaggio. Sono lì sepolti i primi bostoniani, quelli più importanti e alcuni patrioti, compresi Paul Revere e Samuel Adams; questi hanno vicino alla loro lapide una bandiera americana, e sono meta di una processione di tutti i gruppi sociali e demografici. Sono cimiteri a bella vista, non soffocati dai grattacieli nei dintorni che anzi non tolgono la luce.

Il tempo varia con una certa frequenza, ieri mattina c’erano 28 gradi e ieri sera faceva freddo tirando un gran vento; sopratutto i giovani bostoniani se ne fregano, una volta usciti da casa con l’abbigliamento da giornata estiva, pazienza se poi si scatena il gelo.

Nella metro spagnola l’annuncio è “Proxima parada: Tarongers”, mentre qui è “Next stop: Park Street. Doors open on the left”, perchè così si evita la comunicazione tra passeggeri e si risolve ogni dubbio. Inoltre all’ingresso della metro trovi tutte le combinazioni tariffarie, in Spagna si sottintende che devi chiedere a qualcuno. Il traffico è piuttosto incasinato, gli automobilisti spesso vanno giù di clacson se quello davanti non parte appena diventa verde, e i semafori sono molto più convenienti per chi guida che per chi è a piedi. Quanto al via libera per i pedoni, è un sistema che non sono ancora riuscito a capire, essendo composto di varie possibili combinazioni di segnali luminosi, pulsanti più  o meno premibili per prenotare il passaggio o almeno provarci, e segnali acustici ma solo in certe vie che non si sa bene a cosa servano. Alla fine, si butta un’occhiata e si passa, a meno che non sia rosso e ci siano macchine che sfrecciano, soluzione molto all’italiana.

Leggo i giornali italiani, sopratutto quando ieri mi sono sentito con E. che era terrorizzato per la questione della febbre dei maiali, temendo che qui fossimo ormai tutti spacciati e a gustarci gli ultimi giorni della civiltà umana. Il tono ansiogeno di Repubblica è molto fastidioso, a dir poco, addirittura Zucconi ha scritto che New York è la città che si aspetta l’apocalisse. Mentre la ministro dell’Interno USA ha detto che sì, hanno dichiarato una emergenza sanitaria, ma è una misura molto meno forte di quel che sembra. Dicevamo della democrazia italiana e delle condizioni in cui non è: creiamo un clima di terrore in modo tale che la ggggente si stringa intorno al governo e sopratutto eviti di andare all’estero, ci manca solo che vedono che gli altri paesi sono piiù civilizzati di noi, poi dopo Repubblica a chi vende le sue inutili copie?

La conferenza è andata molto bene. All’inizio ero teso, perchè sopratutto i primi lavori presentati erano molto interessanti, poi m’è passata e ho fatto una buona presentazione. Molti errori di inglese, ma sono gli errori di chi non lo parla ogni giorno, tipicamente mi sbaglio la -s finale nei plurali o la terza forma singolare dei verbi, un po’ come quando uno comincia a guidare o a giocare a tennis e pensa più alle regole e quindi si sbaglia. Hanno comunque molto apprezzato il lavoro, e dopo abbiamo parlato con qualcuno di loro, professore di università e membro del panel della National Science Foundation che, quando gli ho detto che questo lavoro lo ho fatto nel mio tempo libero ha sgranato gli occhi e mi ha detto che quando voglio posso scrivergli per parlare un po’. Le miserie dell’università italiana mi sembrano lontane anni luce.

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Pubblicato il 27 aprile 2009, in Fatti miei con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. La s mancante nel plurale in Inglese è un errore tipico, anzi stratipico di noi italiani. Per non parlare della pronuncia.

  2. faccio il tifo per te

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